27 gennaio 2007

In partenza...

(On Air: "Across the universe")

- Tu DEVI essere sicura del mio amore. -

- Non che io non sia sicura del tuo amore, è che sono ancora più sicura di quanto sto bene quando sto con te. Fisicamente con te. -
Parto. Torno a Milano. Ci son colloqui da sostenere. E spazi da rioccupare. E la certezza di un amore che mi sta salvando. Un amore corroborante che ha fagocitato ed annullato tutte le mie paure.
Me l'avessero detto sei mesi fa, gli avrei riso sguaiatamente in faccia.
Ero una nebulosa di incertezze. Un'entropia di cazzate in libertà, di eiaculazioni volutamente ritardate per dare orgasmi che incrementassero la mia reputazione di amante di un certo livello, di sfascio, deboscio e deriva. Una vita in coabitazione con tutti i peggiori vizi in un sottoscala pieno di merdate. Un roboante spot sulla decadenza e sulla narcolessia delle emozioni. Et similia.
Applausi.
Poi arriva una che ti fa scacco matto e si incula soavemente il tuo marasma emotivo.
E tu passi le giornate a ringraziarla.
E a pensare che, in fondo, questa disoccupazione temporanea è stata anche una benedizione. Ché l'ultima volta che avevi convissuto con una donna, ti eri poi ritrovato a riallineare tuo malgrado verso l'alto il tuo personale concetto di fallimento.
"Scusate la lunghezza di questa lettera poiché non ho avuto tempo di farla più corta." (cit.)
Ci si vede a Milano.

21 gennaio 2007

...

DECLINO E': ascoltare tutti i giorni l'oroscopo di Paolo Fox e poi imprecare copiosamente dopo che INEVITABILMENTE ti ha predetto una giornata di merda. L'ennesima.
Qui ci vorrebbe un post nuovo, vero?
E' che son preso dal VIVERE. E dal rileggere l'opera omnia di Sciascia.
(E già sento il coro dell'Antoniano intonare un gioioso "E 'sti turgidissimi gran cazzi?").
E poi, dopo cotanto (ché la falsa modestia è la più alta forma di ipocrisia) stream of consciousness che guaiva dal didentro, qua non soffia altro che un refolo di superficialità. E non è che qui si possa confezionare roba glamour che sciorini decadenza e sfasciume in confezione fashion e in stile catena di montaggio manco si trattasse di Ford T tutte nere.
Né posso mettermi qui a postare aggiornamenti sui miei pastrugnamenti sessuali, (ché mò che so' monogamo non gliene frega un beneamato più a nessuno), né sulla mia prolifica attività intestinale; (a quello ci pensa Johnny Bravo aka Sw4n).
Vi prometto però che sentirete parlare di me.
Qui.
Ancora.
(Sbadigli soffusi, tedio circospetto e malcelato disinteresse: il tutto in una variegata e variopinta macedonia che sa di "E chi t'ha chiesto un cazzo?").

11 gennaio 2007

Le magnifiche e progressive sorti

UPDATE: intanto, incantevoli ragazze romane, (ché a volte un aggettivo, uno solo, è molto più efficace), hanno il coraggio di incontrarmi e di scrivere certe cose. Ho l'ego ipertrofico, in questo momento. Che vi posso dire? Lei è una ragazza fantastica, eclettica, brillante, simpatica e molto mooolto interessante. E poi fa anche l'attrice, e non è poco. (E ha due tette da infarto del miocardio; ché i dettagli sono importanti). E io... Io sono uno scandaloso affabulatore .

DELURKING DAY: chi legge e non commenta mai, che si palesi almeno in questo post. Poi potrà stare tranquillo fino all'anno prossimo. Ma anche no.

Intorpidito, inespressivo ed introspettivo, quasi inconsapevole, (fottuto Rapitalà bianco!!!), mi muovo verso frigo e dispensa tirandone fuori gli ingredienti più disparati. E' l'una di notte e la mia speranza è che, rielaborando mentalmente sentimenti e ricordi e rimescolandoli nel calderone troppo denso delle esperienze passate, io ne possa tirar fuori una torta che ad ogni morso mi bersagli di risposte.
Ché io, adesso, sono un fuoco di domande.
Son le tre. E finalmente è pronta. La torta del 2006. Mai dolce ebbe gusti e composti più eterogenei. Mai la preparazione fu più lunga e laboriosa.
La addento e il primo morso sa di entusiasmo e autocompiacimento. Quante donne ho conquistato in questi dodici mesi? Quante volte ho bluffato clamorosamente? Quante volte ho costruito attorno a un nulla un personaggio irresistibile usando le parole migliori che avessi e spostando espressioni e mimica facciale sulla modalità più ammiccante che conoscessi? Quante volte mi son fatto strada oltre un post, un commento, una mail, un numero di telefono fino alle lenzuola profumate dei loro letti? Quante irruzioni ho fatto in vite che non mi appartenevano? Quante effrazioni a sentimenti che non consideravo fino in fondo perché non miei? Ripensandoci, questo primo morso non sa di niente. Come il niente che ho dato a queste donne. Ripensandoci, se questo primo morso mi propinasse cianuro o stricnina o cicuta, si tratterebbe del primo caso certificato di giustizia divina.
Loro.
Loro son state giuste. E belle. E pazienti. Fottutamente e dannatamente e incompresibilmente pazienti. E io. Io un ventottenne con la testa di un liceale alla ricerca del maggior numero possibile di scopate. Oltre che alla ricerca dell'amore, che maledetto ossimoro del cazzo, è proprio il caso di dirlo. Come se si trattasse di un'estrazione alla lotteria. Come se bastasse comprare più biglietti possibili per aumentare la probabilità di vincere il primo premio.
Cerco di dispensare e distribuire le colpe di questi fallimenti anche a tutte loro, ma non posso. Un po' di onestà, Johnny, suvvia. Ché di onestà è intrisa la seconda fetta della torta.
L'incosapevolezza diminuisce, le rispose iniziano ad arrivare. L'entusiasmo scema.
I denti affondano per la terza volta. E in bocca ho un sapore nuovo. Cerco nel ricettario "Emozioni" e mi dice che si tratta, (finalmente!), di stabilità emotiva mista ad amore. Ha un gusto che avevo scordato ma che ora mi torna familiare. Stramaledettamente familiare. Come quando canti una canzone ascoltandola alla radio, poi va via la corrente e tu continui a cantare.E quando la corrente ritorna e si riaccende la radio, ti accorgi che stavi cantando perfettamente a tempo. E così il tormento ed i sensi di colpa iniziano a sfilacciarsi ed a farsi meno pressanti ed urgenti. Inizia ad avere un gusto migliore, 'sta torta improvvisata.
Come migliore è il quarto morso, che mi ricorda dei nuovi amici e delle nuove scorribande fatte di cene regali e luculliane, chiacchierate fiume, bevute ettolitriche, fumate chilometriche, panini alla salamella completa al barracchino dello Zozzo e focacce al forno sotto casa, campanelli suonati alle tre di notte, ("Chi è?" "Apri!" e quei cazzoni aprivano sempre), e donne da infarto e da romanzo.
Il quinto boccone mi parla di abitudini vecchie e nuove. Di tram presi per andare al lavoro. Di sveglie che suonavano sempre troppo presto. Di uffici in centro. Di colleghi troppo buoni e troppo falsi. Di percorsi ed orari e pause pranzo in comune con altri estraniati mentali. Di sport tutti i giorni, di piscine e parchi e palestre e corse e flessioni e addominali e trazioni e vasche in stile libero. E di nuove abitudini. Fatte di impovvisa disoccupazione. Di pessimismo e frustrazione. Di curricula inviati ed ignorati. Di cocktail adesso preparati dietro ad un bancone e non più sorseggiati in giacca e cravatta con gente con cui fare a gara a chi si desse più un tono. Di nuovi lavori che mai avrei preso più in considerazione. Di nuove città. Di una nuova vita nella quale a volte mi ritrovo imprigionato ed intrappolato, ma che devo inevitabilmente vivere.
Decisamente 'sta cazzo di torta è indigesta. E' lei che morde me. Alle carni. Cazzo. Butto nel cestino quel che ne rimane e scendo a comprare le sigarette. Alla prima boccata capisco che più che rimuginare sul passato, inerme sotto il tiro dei miei sbagli, avrei potuto consultare l'oroscopo di Paolo Fox per il 2007. Dicono che c'azzecchi; (grazie Di Pietro).
Quando ritorno, mi accorgo che nell'ingresso del centralissimo palazzo in cui abito, c'è ancora l'albero di Natale con incorporato il portiere che ti fa gli auguri "per le feste passate". Aspetto che si smaterializzi dai coglioni e rubo una palla dorata da quell'albero di merda. Salgo a casa e inizio a palleggiarci. Poi la riprendo in mano e, mentre la torta marcisce fra il mio intestino ed il cestino della cucina, fisso la palla in cerca di suggerimenti, ché un fallocentrico come me non può che fissare una palla; titillandoselo.
E intanto i miei sogni, chiusi in un cassetto, vanno in apnea.

03 gennaio 2007

Riflessioni.

Ci pensavo ieri sera. Ero a tavola e guardavo "Fratello dove sei?" dei Coen. E ridevo seguendo le disavventure di questi tre sfigati, sempre uniti, quasi simbiotici, nonostante le carrettate di guai con annessa disperazione inclusa nel prezzo. "Questi sì che son veri amici", pensavo. Già, i veri amici. Quelli che si vedono nel momento del bisogno.
E infatti i miei son quasi tutti spariti dalla circolazione. Anche i più insospettabili.
'Sti spocchiosi figli di puttana sanno sempre tutto. Sanno cosa dire, cosa consigliarti, cosa fare. E sanno cosa vuol dire eclissarsi quando chiedi aiuto.
Stupido io che ancora mi aspetto qualcosa dal bastardissimo prossimo. Per poi rimanere stupito dopo.
Del napalm. Datemi del fottuto napalm, ché ce li immergo.
E fanculo pure al buonismo natalizio.
A onor del vero, va anche detto che gente conosciuta da poco e dalla quale non mi sarei aspettato nulla più di una pacca sulle spalle o di qualche parola di incoraggiamento, si è prodigata non poco. Che Dio li benedica.
Saltando da un argomento all'altro, la sera del 31, mentre servivo fiumane di cocktail a masse impazzite dedite all'etilismo ed alla maleducazione con preoccupante predilezione per la seconda, ho avuto una sensazione amara. Io non lavoravo come barman da quattro anni; dalla laurea. E in quel momento era come se non fossero mai passati, come se quei quattro anni fossero svaniti nel nulla. E insieme a loro i lavori "borghesi e rispettabili" in società di revisione, fondi di private equity e banche d'affari. Tutto risucchiato e cancellato. E la sensazione amara che mi pervadeva era di immobilismo, di non aver fatto progressi, in questi anni. Ce l'avete una lametta?
Vabbè, vado a spararmi 'sti duemila addominali per allontanare il nervoso. E poi fumerò un paio di sigarette accompagnate da Rapitalà bianco in calice ghiacciato, ché tanto addominali e flessioni non saran serviti a un cazzo. Cristiddio benedetto.