25 marzo 2008
Happiness is a warm gun
13 marzo 2008
Progetti. LEI. Riflessioni.
Capitolo PROGETTI
Mi sento stranissimo. Così strano da non provare alcuno stato d'animo. La rabbia è fluita, forse non è mai nemmeno arrivata. La delusione aveva occupato tutti i posti disponibili. Rimane il senso di colpa per non aver capito in che cazzo di pericolosissima situazione mi fossi infilato. La mia battaglia adesso non me la posso scegliere. La mia battaglia mi è stata imposta. E’ la battaglia per un lavoro. Ne ho bisogno, e si tratta di una questione molto più mentale che materiale. Ho bisogno di giornate piene e convulse. Di minuti contati e di attimi rubati. Di telefonate fatte al volo e di concitazione perenne. Di compulsione a infilare più cose possibile nei miei giorni prima che arrivi il tramonto, ora che il sole tramonta più tardi. E così, per adesso, sostengo colloqui. A iosa. Per qualsivoglia posizione.
Cerco i panni migliori del guardaroba, evito ogni accenno di tremori e dita sudate, mi siedo su comode poltrone e inizio la mia danza di sguardi convincenti, cercando di apparire un granito fatto di forza, competenza e carisma, mentre contemplo le parole migliori del mio vocabolario e ricapitolo per bene l'elenco degli errori da non commettere.
La mia parlantina fumantina mi salverà: io lo so.
Per adesso li sto passando. Si vedrà. Frattanto qualche solerte lettrice mi ha chiesto il curriculum e l'ha girato ai propri contatti. 'Sto blog inizia a servire a qualcosa che non sia il ricevere foto porche.
Voi comunque continuate a mandarne. Di foto. Continuate ad abbracciare il cuore di questo triste e povero uomo. Io ve lo prometto: non andrò oltre la semplice visione, appagherò solo gli occhi. Non violerò il perimetro delle vostre virginali mutandine bianche. Le guarderò con rispetto e devozione, le mutandine e le foto. Però le tette mandatele.
Quanto al resto.
Sto scrivendo un libro. Sìsì. Anzi no. Ho creato un mega-file di Word con tutti i miei post e l'ho stampato. Ora sto selezionando quelli più belli. Poi darò loro un filo conduttore fino a darne una visione unitaria e lo manderò a tutte le case editrici. Compresa l'Editrice La Scuola; ché secondo me 'sto blog ha un altissimo valore educativo.
Sono ancora indeciso sul titolo eventuale. Le alternative al momento sono: "Memorie di un segaiolo di inizio millennio" e "Storie di ordinario onanismo". Avete suggerimenti?
Sia chiaro. Quello che sto facendo non nasce da mie aspirazioni letterarie. Non ho velleità da scrittore. Manco pe' gnente. Scrittore è Roth. O Richler. O Calvino. O Garcia Marquez. Insomma: avete capito.
Scriverò un libro e, ammesso che venga pubblicato, non mi vedrete in qualche insulsa trasmissione televisiva ove in sovrimpressione alla mia faccia di cazzo appaia, (o apparirà? E’ tardi: siate clementi), il mio nickname con sotto la dicitura “Scrittore”.
Sto solo spulciando i miei eventuali talenti e cercando di spremerne soldi. E dato che non posso fare il gigolò, ché LEI ha già detto che mi affetterebbe le gonadi senza anestesia, sapete com'è...
LEI
Se non ci fosse io mi sentirei solo e finito. E non mi vergogno di dire che quando torno a casa dal parco ho sempre nell'IPOD "Amore caro amore bello" a palla e che la ballo nel corridoio. Lei mi nutre di endorfine. Più della corsa. Più della vita stessa. LEI è. Il mio meglio. E meno male. E anche se spesso la do per scontata, anche se spesso la sua presenza mi sembra ovvia. Anche se spesso sono il solito stronzo. LEI c'è. E continua ad esserci. E grazie a lei è meno buio. Sono un fortunatissimo miracolato.
Capitolo RIFLESSIONI
Per esempio. Quelli che usano Twitter. Io li internerei.
E poi. Devo fare qualcosa per il mio priapismo.
E infine. Esistono ancora ggiovani che girano arruffati, puzzolenti, con un abbigliamento improbabile e improponibile che sembra recuperato da un vecchio concerto dei Nirvana, con la barba lunga e non curata e i capelli lunghi e oliati come un pistone. Che se va veramente di merda, hanno anche la coda di cavallo e gli occhialini rotondi. E che credono che questo configuri un look. Nello specifico quello da intellettuale iconoclasta. E che soprattutto hanno ancora il coraggio di dichiararsi marxisti-leninisti. Davvero: ne esistono ancora. Oggi ne avevo due accanto mentre pranzavo nel mio posto preferito. Ne origliavo le conversazioni mentre leggevo i quotidiani e sorseggiavo vino bianco e il mio fantastico risotto alla trevisana mi risultava indigesto. Mi sono incazzato col titolare. La selezione all'ingresso non è più un modo dell'essere.
06 marzo 2008
Scegli.
- Che whisky? -
- Un Macallan. -
- Non è mai tardi per un Macallan, ragazzo. -
Dio può annidarsi anche in simili conversazioni.
Tracanno un doppio Macallan liscio e con bicchiere d'acqua a parte e mi immergo nel mio soliloquio. Un soliloquio di tristezza.
La gente mi passa davanti, presissima da un mercoledì sera che si spera per loro sia pieno di sorprese. Io non voglio vedere e sentire nessuno. Anche LEI l'ha capito, che non è serata. E ha pensato bene di non telefonarmi.
Che volete che vi dica, forse sono uno un incorreggibile stronzo: fatemi causa.
Sto qui seduto, bevo e medito. E penso alle novità.
Sì, perché ci sono novità.
E non sono per niente positive. Poi mi si chiede perché io sia così conservatore.
Ho perso il lavoro. E la cosa non mi sta rendendo felice.
Sono serio, eh. Sono sempre serio, io. E' il più grosso problema della mia vita.
Avevo un contratto a progetto. L'ennesimo, dopo stage, co.co.co., co.co.pro., sostituzioni per maternità e modulistiche contrattuali pecorinofile varie.
E' inutile io vi spieghi che non c'era nessun progetto. Un contratto simile era semplicemente il più conveniente per la società (a delinquere).
Il contratto scadeva a inizio febbraio. Ho chiesto rassicurazioni sulla mia sorte da inizio ottobre. E fino a fine febbraio. Sì perchè io, intanto, a contratto scaduto, ho continuato a lavorare, ché mi si diceva di star tranquillo ché a lavare i vetri ai semafori non ci sarei finito.
E invece no.
Invece devono contenere i costi. Han detto proprio così: "In questa fase di business calante, è urgente un contenimento dei costi".
Detto mentre loro stan preparando le vacanze di Pasqua e stan cercando di capire quale sia la località più trendy e più pullulante di passera disponibile.
E con contratti di questo tipo, diventi la vittima ideale.
Un classico.
Io ho mantenuto una calma che non conoscevo, in questo frangente.
- Uhm - ho detto.
E poi.
- Scusate: se non vi dispiace, andrei a fumare una sigaretta, ché sono un po' scosso. -
Poi son tornato, ho salutato e me ne sono andato.
Ora sono a casa: navigo nell'ozio. Leggo libri, guardo film. E per non smentire me stesso seguo costantemente gli aggiornamenti di Youporn e Redtube.
Le pippe sono aumentate esponenzialmente.
E mando curriculum.
Ho inviato circa duecento mail il cui testo recitava:
"A parte i bocchini e altre pratiche omosessuali, posso fare di tutto".
Una mia amica oggi mi suggeriva di iniziare a farli.
I bocchini, intendo.
O comunque di iniziare a calare le braghe.
Io però non credo sia questo il punto. Non credo si tratti della solita tiritera trita e ritrita dello scendere a compromessi.
No. Non è questo il punto. Il punto è che mentre imperversa una campagna elettorale di cui me ne frega sempre meno, ché io ho già deciso di non votare, mentre tanti politici fanno a gara a riempirsi la bocca delle parole "Risolveremo il problema del precariato", io sono qua in mezzo a una strada.
E ho trent'anni e avevo dei progetti.
E ora devo iniziare daccapo.
Perché qualcuno sapeva che sbarazzarsi di me, come di tanti altri, senza avere pensieri, sarebbe stato semplicissimo, con queste forme contrattuali che sono l'equivalente moderno della schiavitù.
Sì, perché quando sei in balìa di contratti di questo genere, non esiste più la tua professionalità. Le tue competenze diventano magicamente un plus non più necessario. C'è solo l'istinto di sopravvivenza, la speranza di arrivare a fine mese, che ti porta ad accettare le più losche bassezze pur di riuscire a strappare il rinnovamento di quel contratto.
E così ti ritrovi a portare i giornali a casa ai tuoi capi o a perdere giornate in posta per presentare i ricorsi per le loro multe o a spostar loro le macchine in divieto di sosta.
Tutto nella speranza che.
Ulteriori compromessi io non ne vedo. Ché già aver fatto tutto questo vuol dire aver ingollato tonnellate di merda.
La mia educazione.
Sì, la mia educazione meritocratica e calvinista.
Mi ha imposto un esame di coscienza. Serio, approfondito. Invasivo.
E ve lo giuro: io non riesco a trovarmi colpe.
Ho fatto tardi, per questo lavoro come per tutti gli altri. Non ho avuto orari. Spesso non ho avuto weekend. Non avevo straordinari. Nel senso che non erano pagati. In compenso al minimo errore c'erano insulti e urla.
Ché poi.
A insultarti e farsi grande in questi casi è sempre chi, preso per strada, non avrebbe il coraggio di guardarti in faccia. Figuriamoci di fare a pugni.
E no: io colpe non me ne sono trovate.
E la mia educazione è la stessa che mi ha portato a non dir nulla a casa. Ché il DON direbbe che è comunque colpa mia.
E non ho voglia di litigare anche con lui.
Mi tengo tutto dentro e bevo un whisky.
Tanto io lo so.
Io la sfango sempre.
- E' troppo tardi per un altro whisky? -



