30 dicembre 2006

...and a happy new year...

In morte del blogger Johnny

"Domani, se non andrete sempre ballando
di locale in locale, me vedrete in piedi,
dietro un bancone, o fratelli di blog, shakerando
cocktail che siano alla noia di fine anno rimedi.

Il blog or sol suo di tardo postando
parla di me a te ascoltatore muto,
ma io delusi a voi i miei post tendo
e sol da Roma i commenti saluto.

Sento gli avversi fumi, e le secrete cure
che al viver mio son tuttora tempesta (porca troia!)
e prego anch'io in una bottiglia di Macallan quiete.

Questa di tante ambizioni oggi mi resta.
Stranieri avventori, almeno le mance rendete
allora al petto della mia ragazza mesta".

In sostanza, mentre voi domani cercherete il posto più trendy e la compagnia più cool per rendere meno ovvio il conto alla rovescia, io sarò dietro il bancone di un noto locale della movida romana intento a servire cocktail e a bestemmiare copiosamente. E artisticamente.
Per fortuna che a risollevare il mio ego ci pensa la mia amata, premio Oscar alla sopportazione ad libitum. La beatificazione non è un'opinione.
Oltre che certi messaggi, corredati di foto porchissime e assolutamente inaspettati, che se fossero mail finirebbero per direttissima nella cartella Spam. Messaggi tipo questo.
"Io cerco un porco che mi sbatta ogni qualvolta ne abbia voglia e ti assicuro che questo periodo è quello giusto. Sarei scontata se ti dicessi che sei proprio bono e che quella faccia da porco insospettabile ce l'hai! Poi ti immagino sdraiato sul letto, seminudo, che mi guardi mentre ti ballo davanti, ma senza toccarmi, con lo sguardo arrapato e impotente...e io non mi concedo fino a quando non mi trovi perché nel frattempo mi son nascosta. Ecco, questa cosa che mi devi cercare mi provoca un piacere...".
Anche la gelosia della mia ragazza verso (finora) insospettabili amiche d'infanzia non è un'opinione.
Oltre, ancora, a ventiduenni mai viste prima che, dopo aver parlato con me per circa cinque minuti ai margini di una noiosissima festa popolata da donnine milanesi in carriera che se la tirano da sobrie e mendicano cazzi dopo tre cocktail, ventiduenni, (dicevo), che mi chiudono in una stanza e si abbassano il vestitino striminzito lasciando scoperte tette clamorose e dicendomi: "Vuoi che io sia la tua bambina porca e cattiva?".
Anche gli istinti omicidi della mia ragazza non sono un'opinione.
Buon anno, dunque, disgraziati figli di un cane. Io la lista dei buoni propositi non la compilo. E' così noioso cercarne. E così poco divertente, ormai, disattenderli.

UPDATE: sono le 17:05 del 1° Gennaio. Ho iniziato a lavorare ieri sera alle 19:45. Ho servito l'ultimo cocktail alle 6:00 di questa mattina. Questo è il genere di esperienze che ti allontanano dall'alcool. Sul serio. A parte questo, ieri non ho mangiato un cazzo per tutto il giorno e il brindisi di fine anno mi ha sorpreso mentre servivo bottiglie di prosecco a una mandria di cafoni arricchiti che mangiando nel posto chic credevano di aver fatto progressi nella scala sociale, non sapendo che per me, ieri "umile" barman, rimangono dei fottutissimi e rozzissimi cavernicoli. Con l'aggravante che parlano in romanesco stretto. 'Na "traggedia". Come tragico è stato il numero di froci invertiti che ci ha provato con me e l'altro barman, incidentalmente mio amico e incidentalmente più figaiolo e scopereccio di me. Una volta per tutte: il vostro "Non sai cosa ti perdi" detto con modi checchescamente femminili può andar bene nella sceneggiatura di un b-movie soft-core, e non nella vita reale. Tanto meno con me. Detto questo, neanche i morsi della fame sono un'opinione. Questa mattina, alle ore otto e zero zero, ero intento a far fuori panini al pomodoro preparati dalla mia consorte e intere soppressate con cui la mamma del Don, alias mia nonna, aveva gentilmente intasato i miei bagagli. Che Dio benedica quell'energica ottantenne. Su incontri, casi umani, fenomeni paranormali e amenità varie cui ieri sera ho assistito, seguirà post. Vado a svolgere il mio dovere coniugale; ché chi tromba a Capodanno...
P.S.: c'è solo una cosa peggiore del lavorare come una bestia la notte di San Silvestro ed è ricevere decine di messaggi di auguri uno più idiota dell'altro in modalità catena. Se avessi pazienza, ne farei un post riproponendoli tutti. Ma un cazzo di semplice Buon Anno non sarebe stato più efficace?

21 dicembre 2006

Falla girare, falla girare.

All'improvviso ti ritrovi davanti all'uomo più saggio del mondo. Cosa gli domandi?
- Sei d'accordo con me sull'importanza della salvifica pratica del pompino e sul fatto che, se tutti avessero una regolarità sessuale ed intestinale, il mondo sarebbe un posto migliore?
- Sì, ok: sei saggio. Ma se ti sussurrassi all'orecchio un paio di consigli su come essere un po' più nichilista, ne guadagneresti in autorevolezza ed ampiezza della clientela. Me la dai, poi, una percentuale sugli incassi?
- Perché Silvio Muccino, Fabri Fibra, Mondo Marcio e Gigi D'Alessio hanno un lavoro ed io no?

Tre cose da chiedere a Babbo Natale.
- Un lavoro.
- Un lavoro che mi piaccia.
- Un lavoro ben remunerato. Molto ben remunerato.
- E la disoccupazione per i succitati.
- E un libro da Castelvecchi.

Tre cose da chiedere a te stesso.
- Datti una calmata, stronzo!
- Trattala meglio, stronzo!
- Rispetta di più la famigghia. Snaturato, diseredato e senzaddio.
- Frequenta ancora più gentaglia. La migliore possibile in circolazione. E' da loro che si impara.
- Vai a casa degli stronzi mediocri incontrati quest'anno e lasciagli delle lamette con un biglietto con su scritto: "Fai la cosa giusta".
- Bevi responsabilmente. Responsabilmente dopo i pasti. E responsabilmente tanto.

Tre cose da chiedere a lei.
- Come cazzo fai a sopportarmi?
- Ti ho regalato il mio cuore. Infarti futuri compresi. Maneggeresti con cura?
- Sei sicura di quello che stai facendo?
A volte ne ho scritte più di tre. Perché? Vi ho mai detto di essere uno leale che rispetta le regole? La catena me l'ha passata Chiara. Chi vuole, la "compili" pure nel suo blog. Chi no, lo faccia nei commenti. Chi neanche questo, che vada a fanculo.

18 dicembre 2006

Un giorno scriverò una cazzo di autobiografia...

Un'agenzia interAnale mi convoca per un colloquio motivazionale e di selezione per un posto da operatore call-center in outbound. Applausi, pliiis.
La mia non occasionale avversione al low-profile e il mio imprescindibile stile mi impongono di presentarmi in giacca e cravatta. Scelta sbagliata.
Mi apre un tizio che, oltre alla pronuncia assolutamente improponibile e ad una padronanza dei congiuntivi tendente all'ascissa, indossa un maglioncino a rombi imbarazzante con sotto una cravatta dozzinale con nodo quadrato. Non triangolare, quadrato. Mi sa che andava male in geometria. Il fatto che sulla scrivania tenga in bella vista una confezione di barrette "Peso-Forma" me lo fa miseramente precipitare nella mia classifica di gradimento.
Mi siedo e aspetto. Mi guardo intorno e il senso di inadeguatezza mi implode dentro. Una pletora di barbari senzaddio con occhiali fascianti, cinturoni con fibia extra-large alla John Wayne, jeans troppo stretti e scarpe a punta. Ero venuto ad una convention dei nipoti di Lucky Luke e di Trinità e non lo sapevo. Dio quanto li manderei a lavorare per mio padre, cazzo.
Rifletto sull'involontaria comicità della situazione e rido sommessamente. Sono seduto qui con un paio di scarpini comodi come un guanto ed un abito che quando l'ho finito di pagare hanno iniziato a chiamarmi Polifemo. E non ho una lira. O meglio, un euro. E con una laurea in Bocconi, mi ritrovo a far colloqui insieme a 'sta masnada di licenzamediadotati. Sì, sono classista. E allora?
Aspetto il mio turno. Intanto la tachicardia è a palla. Ché va bene pure il bagno di umiltà, ma qui mi sembra di affogare. In un mare di merda, più che di buoni sentimenti.
Peso-Forma mi chiama.
Mi svacco sulla sedia fottendomene di tutti i principi della prossemica e della comunicazione non verbale e con un'espressione che dice: "Facciamo in fretta co' 'sta pagliacciata."
Lui squadra me, io fisso insistemente la sua cravatta. E' più forte di me.
Buono, Johnny. Stai buono. Questi soldi ti servono. Poi arriverà qualcosa alla tua portata. Ora stai calmo. Non sudarte, cazzo!, non sudare. Ok suda, ignobile ciucciamicia, ma sta' buono.
Inizia la ridda di domande.
- Dunque, iniziamo. Vogliamo darci del tu? -
Cazzo, che esordio scandaloso. Ma come cazzo si fa?
- No. -
- E perché? -
- Perché questo è un colloquio di lavoro, non un aperitivo. Lei mi capisce, vero? -
- Certo, certo. -
Cazzo, JD. Sei uno stronzo. Ti meriti il peggio.
Ok, mi calmo. Riguardo i gemelli ai polsini della camicia. Di madreperla. Azzurri. Come la mia cravatta. Come i miei occhi. Cazzo, quanto so' figo. Titillo i gemelli e sbuffo rumorosamente. Cazzo, cazzo, cazzo! Che irrecuperabile merdaccia.
- Va bene.Vuole dirmi come mai questa sua aspirazione a lavorare come operatore call-center? -
- Aspira-che? L'ha letto il mio curriculum? Le sembra quello di uno che aspira a fare l'operatore call-center? Beh, non lo è. Voglio questo lavoro solo per necessità, per tirar su un po' di soldi. -
- Ok, ok. E quali pensa siano le doti importanti e imprescindibili per un operatore call-center? -
- Voce melliflua e faccia tosta? -
- Ok, ok. E mi dica: cosa pensa serva per svolgere bene il lavoro di operatore call-center? -
Cristo...
- Un telefono, forse? -
- ... -
- ... -
- Mi toglierebbe una curiosità? -
- Se vuole... -
- Lei non si scompone mai? -
- No. A parte per funerali di persone care, "Love Story" e alcuni dischi fondamentali. Tipo il "White Album". -
- Va bene, ho capito. Mi dia cinque minuti. -
Ecco. Lo sapevo. Mi sono inculato da solo. Brutto saccente e arrogante di un figlio di puttana. Dannato presuntuosetto del cazzo. Ha ragione il Don: non concluderai mai nulla di buono, inossidabile testa di cazzo.
Look dimenticabile mi si ripresenta davanti dopo un quarto d'ora.
- Lei ha un caratteraccio. E non mi citi Montanelli, l'ho già sentita. E' evidente che non gliene frega niente di questo lavoro. Però le servono soldi e questa sarebbe una molla non indifferente. Quindi domani lei andrà a fare il colloquio di gruppo con la società per cui dovrà poi fare da operatore. Sia meno scontroso e quei soldi saranno suoi. -
Gesù.
A parte il fatto che "Peso - Forma" ha recuperato in extremis. E alla grande.
La domanda è: c'è una cazzo di morale, in tutto ciò?
E qui dalla Capitale è tutto. A voi la linea, miei amati.

13 dicembre 2006

E' Natale...

... e siccome sono tutti più buoni, mi hanno offerto un lavoro.
Reggetevi forte.
CALL - CENTER IN OUTBOUND.
Dovrò fare pubblicità per nuovi prodotti di una nota società produttrice di latte.
Quando si dice il cambio di prospettive: rivedi il tuo personalissimo modello di riferimento e passi dal Gordon Gekko di "Wall Street" al Gianni Morandi di "Fatti mandare dalla mamma".
Applausi pliiis.
E mentre voi applaudite, io mi siedo in un angolo e, con l'immancabile sigaretta, rimugino sulla teoria di mio padre, il DON, sulla vita intesa come continuo progredire e costruire.
Vado a cercare la canna del gas. Ed anche il post-it su cui dioochiperlui ha scritto "Torno subito". Per bruciarlo. O per aggiungerci la domanda "Qual è la tua concezione di subito?", devo ancora decidere.
A merry merry Christmas and a happy new year.
Let's hope it's a good one, without any fear.
Ma vaffanculo, va'!!!

06 dicembre 2006

On air: "Ma il cielo è sempre più blu".

Se ne stava lì. Le mani in tasca. I denti serrati. Un po' curvo. Non che facesse particolarmente freddo, ma lui se ne stava lì, per strada, con la giacca chiusa e il capo chino, il mento appoggiato allo sterno e l'ennesima sigaretta di cui si sarebbe pentito per l'ennesima volta. Gli pesava addosso la trafila di sistematiche e seriali delusioni piovutegli addosso, una fredda coltre, che ossimoro del cazzo, che non poteva fare altro che farsi passare sul cuore. Sperando facesse male il meno possibile.
Una nebulosa di incertezze. Un futuro del tutto indefinibile. La certezza di un amore. Forte. Finalmente. E la certezza che però neanche quello bastava. Due cuori e una caparra.
Le vetrine di Natale. Sempre odiato, 'sto cazzo di Natale. E ora ancor di più. Per la convinzione che quest'anno non avrebbe potuto regalare nulla. E per una volta, non per la sua ostinata ostilità alla ricorrenza. Fottute decorazioni luminose del cazzo.
Aveva l'esigenza, l'ansia montante che succedesse qualcosa. Che ci fosse una svolta. Gli serviva un epilogo. Un epilogo che non fosse un salto nel buio.
Erano giornate belle e deliranti, le sue. Da lei. Una persona che si prendeva completamente cura di lui, in un clima di festa, di quasi-vacanza. Un rifugio. Un tampone emotivo per non pensare a tutto ciò che non andava.
Un controlo maniacale della mail: nulla se non una patetica sequela di "Ci dispiace, ma...". Istinto: prendere il pc e scagliarlo giù dal balcone. Accostava l'orecchio al cellulare quando squillava. Se squillava. E mai per buone notizie o sorprendenti novità.
L'alcool scorreva a fiumi. Per lenire il dolore. Per non pensarci. Per bruciare lo stomaco e i pensieri.
Alcool e smoking chain per far sì che il giramento di testa fosse totale. Occhiaie. Giornate passate ciondolando. Pigrizia. Abulia. Nessuno scopo. Otto ore di sonno al giorno: troppe. Niente più sport sei volte alla settimana.
Leggeva i quotidiani. Guardava le offerte di lavoro più disparate. E ci pensava, grattandosi la barba sulla guancia destra con l'indice, il medio e l'anulare sinistri. E poi, con la stessa mano, si grattava la testa, passandosi poi le mani ai lati della stessa, sulle tempie, per poi salire, come a ravviarsi immaginari capelli. Un'espressione grottesca. Riprendere a bestemmiare.
E fare sesso. In continuazione. Con amore e con rabbia. Unico anestetico. La sola cosa piacevole. Lei che continuava ad essere orgogliosa di lui e lui che si chiedeva come mai.
Seduto davanti al pc, contemplava questo blog. Ne rileggeva i post. Constatava il declino. Suo e della sua "creatura". Rimuginava sui suoi fallimenti. Sua madre gli ripeteva di stare tranquillo. La sua donna continuava a sorridergli fiduciosa.
Lui la prendeva per mano. Continuava a prenderla per mano. E fanculo tutto quanto.
"Vieni, andiamo a fare l'amore".