E' il vostro aspettarmi. O il mio credere che sia così.
E' il mio tornare solo dopo pause eterne e smisurate.
E' ridere seriamente e soffrire allegramente.
E' pagare lo scotto di essere vivo.
E' lettura compulsiva.
E' farsi strada nel proprio talento.
E' la coscienza come "cipolla inacidita nello stomaco della mente".
E' cercare, e perdere, l'occasione di essere martire per avere più argomentazioni da schierare a battaglia.
E' bere molto durante. E prima. E dopo.
E' il crepuscolo.
E' tante ossessioni che ti avviluppano a ghirlanda.
E' una nebulosa di idee e concetti e scritti inespressi.
E' un uomo che mi chiede scusa, aggravando la sua situazione.
E' non giudicarsi mai col senno di poi, per paura di quello che si potrebbe scoprire.
E' umore spesso barricadero.
E' menefreghismo. Qualunquismo. "Fanculismo."
E' Paul che, a oltre sessantacinque anni, se ne esce con un disco che ti riporta dritto dritto all'Album Bianco. E che sta suonando adesso. In questa stanza.
E' Clint che disegna parabole perfette in un film per il quale puoi solo compiutamente piangere.
E' essere sufficientemente depravati.
E' non essere più armati di tempo fino ai denti.
E' intellettuale. Profondo. Una straordinaria energia. Dinamico. Elettrizzante. Forte. Ostinato. Fa paura, sì.
E' la bramosia del desiderio.
E' la velocità dell'attrazione.
E' tempo anodino.
E' rischiare di morire da dilettante.
E' baloccarsi e trastullarsi con una nuova idea: quella di morire.
E' uno sciabordìo di ormoni: quei figli di puttana.
E' la dignità dei giorni più fieri.
E' autocontrollo militaresco e portamento eretto ed orgoglioso.
E' il coraggio della disciplina.
E' sentire una mancanza sempre: nel sole e nella pioggia.
E' LEI.
E' ottenere il proprio primo comando.
E' divertirsi, tormentarsi e tenersi occupati.
E' camminare a volte leggeri come una piuma. Con l'umore pesante.
E' una notte buia, ventosa e stellata.
E' "il folle mondo che viene avanti rotolando".
E' non dimenticare nulla e non lasciare che chi ti ha offeso la passi impunemente liscia.
E' vendicarsi quando capita l'occasione giusta. Anche se non se ne ha più necessità.
E' volere che certe cose restino immutate.
E' il sapore bellissimo delle ore piccole.
E' la vita che a volte vuole sfuggire da te.
E' non credere ciecamente a fedeltà e trasparenza. Si veda il caso di un certo Gesù Cristo.
E' tutto lo sperma prolifico sprecato in tutte le mie pippe.
E' capire per la prima volta, davvero, il significato della parola "infingardo".
E' ipocondria, sindromi e cazzindromi.
E' sapere che le cose non succedono mai per caso.
E' "ti prego, ti prego!" e poi "beh, fanculo".
E' essere eccezionali in qualcosa che nessuno giudica eccezionale.
E' desiderare napalm e diluvi.
E' "datemi un Depravex!".
E' Dio che ne ha abbastanza di te e ti fa rotolare ottanta chili fra collo e schiena.
E' andare dal dottore ed essere così stronzi da chiedergli: "Sì, vabbeh: camminerò ancora o dovrò comprare un cazzo di girello?".
E' pentirsene subito dopo.
E' essere amato per quello che schifosamente si è.
E' le parole che hanno un peso. Che hanno potere. Che sono sacre.
E' tenersi al riparo da sguardi indiscreti e piangere.
E' fare un tiro di sigaretta e nascondersi la faccia in una nuvola di fumo.
E' un dolore alla testa così forte da non riuscire a distinguere forme e parole. E persone.
E' provare a permettersi di percepire la propria paura. Di morire.
E' parlare forte e chiaro, come se stessi insegnando.
E' cercarsi dei buoni eroi. E trovarli in famiglia.
E' pensare che anche Dio possa essere toccato dalla febbre bianconera se come me si trovasse, unico juventino, in tribuna Tevere.
E' esultare per quelle quattro pappine stringendo la fodera delle tasche della propria giacca fino a strapparla.
E' tenerle sempre d'occhio. Con quell'occhio.
E' ogni giorno che sembra una vita intera.
E' una vita concepita come una lunga serie di missioni. In una di queste morirai.
E' guardare tuo padre e quella sua figura di tormentata grandezza che fa risaltare i contorni della tua piccolezza.
E' voler bene a qualcuno e non essere felici di vederlo.
E' mostrare il dito medio a Dio.
E' non bere prima del tardo pomeriggio.
E' la religiosa passione per il whisky.
E' provare struggimento vedendola.
E' vivere. E morire.
E' LEI che è l'unico sogno con cui guardare.
E' essere tormentati da barlumi di ricordi indistinti.
E' il rimorso e la nostalgia che ti anneriscono il cervello.
E' la nostalgia, sì, come regolamento di conti tra presente e passato.
E' tua madre che ti cerca sempre.
E' te che speri di riuscire sempre a farti trovare.
E' un po' di solitudine che ti strattona. Anche mentre scrivi.
E' l'impossibilità di fumare e risultare sexy stando seduti eretti. Devi sdraiarti un po' ed accavallare le gambe.
E' mollare ogni tanto il colpo e perdere il controllo.
E' continuare a sdraiarsi nella puzza della propria vita.
Don't stop running, JD. Don't stop running.
E' il mio tornare solo dopo pause eterne e smisurate.
E' ridere seriamente e soffrire allegramente.
E' pagare lo scotto di essere vivo.
E' lettura compulsiva.
E' farsi strada nel proprio talento.
E' la coscienza come "cipolla inacidita nello stomaco della mente".
E' cercare, e perdere, l'occasione di essere martire per avere più argomentazioni da schierare a battaglia.
E' bere molto durante. E prima. E dopo.
E' il crepuscolo.
E' tante ossessioni che ti avviluppano a ghirlanda.
E' una nebulosa di idee e concetti e scritti inespressi.
E' un uomo che mi chiede scusa, aggravando la sua situazione.
E' non giudicarsi mai col senno di poi, per paura di quello che si potrebbe scoprire.
E' umore spesso barricadero.
E' menefreghismo. Qualunquismo. "Fanculismo."
E' Paul che, a oltre sessantacinque anni, se ne esce con un disco che ti riporta dritto dritto all'Album Bianco. E che sta suonando adesso. In questa stanza.
E' Clint che disegna parabole perfette in un film per il quale puoi solo compiutamente piangere.
E' essere sufficientemente depravati.
E' non essere più armati di tempo fino ai denti.
E' intellettuale. Profondo. Una straordinaria energia. Dinamico. Elettrizzante. Forte. Ostinato. Fa paura, sì.
E' la bramosia del desiderio.
E' la velocità dell'attrazione.
E' tempo anodino.
E' rischiare di morire da dilettante.
E' baloccarsi e trastullarsi con una nuova idea: quella di morire.
E' uno sciabordìo di ormoni: quei figli di puttana.
E' la dignità dei giorni più fieri.
E' autocontrollo militaresco e portamento eretto ed orgoglioso.
E' il coraggio della disciplina.
E' sentire una mancanza sempre: nel sole e nella pioggia.
E' LEI.
E' ottenere il proprio primo comando.
E' divertirsi, tormentarsi e tenersi occupati.
E' camminare a volte leggeri come una piuma. Con l'umore pesante.
E' una notte buia, ventosa e stellata.
E' "il folle mondo che viene avanti rotolando".
E' non dimenticare nulla e non lasciare che chi ti ha offeso la passi impunemente liscia.
E' vendicarsi quando capita l'occasione giusta. Anche se non se ne ha più necessità.
E' volere che certe cose restino immutate.
E' il sapore bellissimo delle ore piccole.
E' la vita che a volte vuole sfuggire da te.
E' non credere ciecamente a fedeltà e trasparenza. Si veda il caso di un certo Gesù Cristo.
E' tutto lo sperma prolifico sprecato in tutte le mie pippe.
E' capire per la prima volta, davvero, il significato della parola "infingardo".
E' ipocondria, sindromi e cazzindromi.
E' sapere che le cose non succedono mai per caso.
E' "ti prego, ti prego!" e poi "beh, fanculo".
E' essere eccezionali in qualcosa che nessuno giudica eccezionale.
E' desiderare napalm e diluvi.
E' "datemi un Depravex!".
E' Dio che ne ha abbastanza di te e ti fa rotolare ottanta chili fra collo e schiena.
E' andare dal dottore ed essere così stronzi da chiedergli: "Sì, vabbeh: camminerò ancora o dovrò comprare un cazzo di girello?".
E' pentirsene subito dopo.
E' essere amato per quello che schifosamente si è.
E' le parole che hanno un peso. Che hanno potere. Che sono sacre.
E' tenersi al riparo da sguardi indiscreti e piangere.
E' fare un tiro di sigaretta e nascondersi la faccia in una nuvola di fumo.
E' un dolore alla testa così forte da non riuscire a distinguere forme e parole. E persone.
E' provare a permettersi di percepire la propria paura. Di morire.
E' parlare forte e chiaro, come se stessi insegnando.
E' cercarsi dei buoni eroi. E trovarli in famiglia.
E' pensare che anche Dio possa essere toccato dalla febbre bianconera se come me si trovasse, unico juventino, in tribuna Tevere.
E' esultare per quelle quattro pappine stringendo la fodera delle tasche della propria giacca fino a strapparla.
E' tenerle sempre d'occhio. Con quell'occhio.
E' ogni giorno che sembra una vita intera.
E' una vita concepita come una lunga serie di missioni. In una di queste morirai.
E' guardare tuo padre e quella sua figura di tormentata grandezza che fa risaltare i contorni della tua piccolezza.
E' voler bene a qualcuno e non essere felici di vederlo.
E' mostrare il dito medio a Dio.
E' non bere prima del tardo pomeriggio.
E' la religiosa passione per il whisky.
E' provare struggimento vedendola.
E' vivere. E morire.
E' LEI che è l'unico sogno con cui guardare.
E' essere tormentati da barlumi di ricordi indistinti.
E' il rimorso e la nostalgia che ti anneriscono il cervello.
E' la nostalgia, sì, come regolamento di conti tra presente e passato.
E' tua madre che ti cerca sempre.
E' te che speri di riuscire sempre a farti trovare.
E' un po' di solitudine che ti strattona. Anche mentre scrivi.
E' l'impossibilità di fumare e risultare sexy stando seduti eretti. Devi sdraiarti un po' ed accavallare le gambe.
E' mollare ogni tanto il colpo e perdere il controllo.
E' continuare a sdraiarsi nella puzza della propria vita.
Don't stop running, JD. Don't stop running.



