29 giugno 2007

Sia chiaro.

Il Titolare di codesto blog appoggia e sostiene moralmente, psicologicamente, ideologicamente e visceralmente i suoi due nuovi eroi personali.
Stefano Ricucci e Fabrizio Corona.
Il Titolare dichiara altresì che non retrocederà di un passo rispetto a questo suo intendimento, perché se è vero che "cambiare intenti, cambia la fortuna", (Montaigne), è altresì indiscutibile che "i principi importanti possono e devono essere inflessibili"; (A. Lincoln).
E il Titolare, sempre lui, sarà inflessibile; perdio se lo sarà.
(Qua si è parecchio qualunquisti, paraculi e parolai mica pe' gnente, eccheccazzo).
Buona giornata.
E ricordate.
Il Titolare vi ama.

26 giugno 2007

Priorità

Nella classifica dei migliori momenti taumaturgici per l'appassionato ed esplosivo animo del Durelli, nonché per le sue mutande incendiarie, balza prepotentemente al primo posto la pennichella post-sesso-post-prandiale. Id est: il dormire nudi e sudati con LEI, tre ore, dopo un'eccellente spinning copulatorio-digestivo, piacevole seguito di un ottimo pranzo a base di lingua-in-bocca alla romana, (nuova ricetta durelliana: filetti di pollo e prosciutto cotto anziché vitello e prosciutto crudo), e vino bianco frizzante; per poi svegliarsi appagati e felici alle otto di sera. E ricominciare daccapo.
Trattasi di una vera mecca per il mio sistema nervoso.
Ovviamente, per gustare appieno certe piacevolissime ed uniche favorevoli congiunzioni astrali e carnali, sono d'uopo alcuni accorgimenti et precauzioni. E cioè: dato che il mio naso fiuta imprevisti e rotture di coglioni, sapientemente, ed a sua insaputa, spengo i cellulari, stacco il telefono di casa e pure il citofono. Ché se qualche ex ancora vogliosa si presentasse a casa o mandasse mms pieni di carne viva, poiché il passato si nasconde ma è presente (cit.), ad una di LEI plausibilissima incazzatura per la cosa andrebbe tutta la vostra umana comprensione, (nevvero, stronzi?), né io potrei biasimare la sua ira.
Senza contare che il mio livello di resipiscenza, a fronte di uno dei suoi temibilissimi redde rationem, è in riserva. E d'altra parte: cui prodest?
Fatto tutto ciò, e preso atto della mia padronanza del latino, mi gusto queste tre ore palle all'aria, con la sacca scrotale in estasi contemplativa, il piccolo uomo, finalmente pago, placidamente adagiato sul mio interno coscia, le finestre spalancate ed un leggero venticello che va a spettinare amorevolmente i (suoi) capelli.
Per una volta, il nutrimento del mio cuore non lo cerco da un'altra parte. Per una volta non vorrei essere altrove. E il presente mi risulta meravigliosamente accettabile.
E tutto questo me lo danno per niente.
Quando succedono cose così, inizio a sentire il cuore gonfio di palpitanti puttanate post-romantiche, pressione sanguigna e vasodilatazione vanno che è una meraviglia, ed io resetto il modus operandi da "Sturm und Drang" a "Comunione e Liberazione".
Quantevveriddio, in quei momenti riesco persino a non odiare i due terzi del genere umano, che normalmente vorrei cospargere con quella sostanza che voi sapete, e arrivo financo a trovare simpatico Lapo Elkann.
Potenza del coito pomeridiano. Sia lodato Gesù Cristo. Amen.

18 giugno 2007

An old strapponed girl ('Na vecchia strappona)

E' il 10 Agosto e Milano è un forno a microonde. Svegliandomi ed entrando in cucina per la consueta dose di caffeina e nicotina, mi redo conto di essermi denudato nel sonno dalle urla delle mie coinquiline. Alle quali, va detto, passa presto lo sconforto quando iniziano a rimirare il mio morning glory.
Siedo a fumare e proietto pensieri e programmi alla serata, perché al lavoro mi aspetta una giornata umidiccia e afosa, sudaticcia e noiosa, in attesa delle ferie. Così è, infatti.
Giunge la sera. Decido di affidare il programma e la redazione della tabella di marcia al solo, unico, affidabile, fedele e fededegnissimo, amico amante amatissimo mio: il mio piccolo uomo. Che inizia in autonomia a scorrere la rubrica del cellulare nella sezione "Appetibili e non stronze", sottocartella "Zoccole consapevoli".
Contatto un po' di amici ed insieme organizziamo una serata con un gruppo di donzelle di cui non si sospetta alcuna forma di intelligenza, neanche embrionale. Donzelle, insomma, i cui neuroni brancolino nel buio. Fa troppo caldo e l'idea di baloccarmi in inutili e corposi sillogismi col fine ultimo di dilettare lo scroto mi destabilizza.
Arriviamo al locale: molto cool, chic, trendy, à la page. Insomma: il classico posto in cui una spruzzatina di napalm ci starebbe daddio.
Eccole lì, sedute attorno ad un tavolo, a parlar di cazzi e capelli. A tenere banco c'è la mia Preda. Molto carina, ma non posso essere più preciso sulla fisiognomica, chè io e la mia erezione le stiamo guardando le poderose tette.
Si gira a salutarmi e io cerco l'espressione facciale più rispondente all'espressione orale "sono felice di vederti" e la saluto in maniera calorosamente ipocrita. Poi, sprofondo nella poltrona.
Da bravi sodali, io e la mia cricca ordiniamo subito da bere. Senza un Negroni Sbagliato, tutto questo non sarebbe sopportabile. Vivere, non sarebbe sopportabile.
La Preda sta parlando da tempo immemore del suo nuovo fidanzato superlativo. O meglio, non ne sta parlando: ne sta tessendo un peana di lodi sperticate.
Sopprimo uno "Yawn" di passaggio per la mia testa e, ogni volta che lei, finito il periodare da lettrice di Cioè mi guarda, io attivo il protocollo di emergenza e, anziché fare spallucce, me ne esco con quell'ideale scappatoia morale che è un "Maddai..." incredulo e pieno di ammirazione. La qual cosa la rende felice.
Frattanto, ordino da bere. Ancora. Onde evitare l'insufficienza erettile.
Lei intanto continua a favoleggiare su questo splendido coglione e la serata volge, finalmente, al termine.
Mi ritrovo così in bilico fra un finale da applausi a scena aperta, da realizzazione del sogno a occhi aperti, e l'incubo allucinato.
In sostanza, ci provo o credo a tutte le sue stronzate. L'ultimo cicchetto di scotch mi fa prepotentemente optare per la prima chance. Ergo, le chiedo di accompagnarla a casa.
La sventurata mentale annuisce, nell'incredulità di tutti i miei amici ("Ma come? Ha parlato per tutta la sera del suo fidanzato...").
A casa sua, mette su un cd demenziale, che io prontamente faccio finta di apprezzare, e ci svacchiamo sul suo divano.
- Perché vuoi provarci con me? -
- Perché hai intenzione di starci? -
- Non ho detto questo. E poi: non sei fidanzato anche tu? -
- Quella che chiami mia fidanzata è in questo momento in vacanza. Da sola. E ha già fatto amicizia con tutta la fauna ornitologica del posto. E soprattutto non la chiamerei fidanzata visto che normalmente fra il suo nome e il predicato verbale "Scopare" con relativo complemento di compagnia "Con me" intercorrono di solito vagonate di lemmi, e il più delle volte, prima del succitato predicato verbale, c'è il nome di un'altra donna Questo perché ogni volta che voglio scopare con lei o ha il menarca o non ha voglia. Ergo, no: non sono fidanzato. -
- Ah, capisco. No, perché vedi: non voglio finire nei casini. -
- No problem. -
A quel punto, al fine di spegnere le sue esitazioni e di raggirare i suoi in verità labilissimi sensi di colpa, inizio a recitare una litania senz'anima già provata mille volte e di sicuro effetto. Avvicinandomi sempre più alle labbra della supinanda interlocutrice, e con un'erezione dolorosissima in fieri, faccio il pungente, l'istrione, il brillante, l'ironico e l'autoironico,lo splendido e il pagliaccio. In una parola: il cazzaro.
Prima che io inizi a sussurrarle sconcezze all'orecchio, inizia a baciarmi.
Ecco che mi bacia. Ecco che per spinta inerziale si china. E mi stacca un pompino da infarto.
Eccolo, ladies and gentleman.
Il caposaldo dell'essere uomo, la sintesi dell'estasi contemplativa, l'anno sabbatico della sacca scrotale, il giubilo del glande, l'escatologia dell'orgasmo, una delle più alte e pure giustificazioni al nostro vivere doloroso: il pompino.
Mentre si produce in uno stop and go da urlo, io, seduto sul divano, fumando meditabondo, la guardo e cerco di valutare la sua doppietta che neanche Inzaghi. Alla fine le regalo un dignitosissimo ed onestissimo quinto posto nella TOP TEN 2006, che la rende felice.
Questa sera, però, rito abbreviato: niente spinning copulatorio ché la signora è all'ultimo giorno di ciclo.
Mentre lei, ancora seminuda, è al telefono col fidanzato per la buonanotte, io le dò appuntamento per la sera dopo.
Chiamo i miei amici e mi vanto beceramente della cosa. Ho vinto un'altra cena a scrocco. Sono un signore.
La sera dopo, con proverbiale ed inopportuno tempismo, si fanno vivi i suoi sensi di colpa ed i suoi retaggi mariagorettiani che le dicono che darla ad un altro è peccato.
E così, mentre scelgo il cd da mettere in sottofondo, mi gela:
- Mi spiace. Non posso. Mi sentirei in colpa verso di lui. -
- Cioè non si scopa? -
- No. Ma proprio non hai idea di quanto mi senta uno schifo in questo momento?-
La guardo negli occhi e l'unica cosa che capisco è che non c'è trippa per gatti.
Ora.
Io ho sempre avuto una certa qual predilezione per le zoccole. O mignotte. O troie. O ninfomani. O smandrappate. Insomma: avete capito.
Parlo, però, di quelle consapevoli, di quelle orgogliose di esserlo. Quelle che invece dissimulano e fanno le finte santarelline mi fanno decisamente incazzare.
- Sai qual è il problema? -
- Quale? -
- Che se avessimo scopato avrei in futuro pensato, rivedendoti: eccoci qua. Due vecchi amici che una sera, per la filosofia "Io sono ok, tu sei ok, niente pippe mentali", si sono concessi una sanissima scopata e poi amici come prima. -
- E invece? -
- E invece adesso ogni volta che ti vedrò penserò sempre e solo una cosa... -
- Quale? -
- Che sei una magnifica pompinara. Magnifica, eh. Una pompa idrovora, praticamente. Ma pur sempre una pompinara. -
Suppongo sia inutile dirvi che costei da allora mi ha tolto il saluto.

13 giugno 2007

Non sa un cazzo ma lo dice benissimo (aka "Fuffa colorata di buona scrittura")

Dopo un weekend che doveva essere rilassante e non lo è stato. Dopo litigate furiose con Trenitalia, summa dello schifo italiano, conclusesi con l'ennesimo esproprio, da parte loro, al mio non certo pingue portafogli. Dopo l'ennesima settimana passata dormendo quattro ore a notte. Dopo un treno from Capitale to Milano preso al volo alle sei e trenta del mattino. Dopo tutto questo. Preso atto del mio rincoglionimento totale e senza scampo, mi ritrovo in poltrona, in ufficio, a meditare sul da farsi per la serata.
Potrei terminare il mio suicidio mentale in atto, con grosse dose di ansiolitici e tranquillanti, alcoolici e passero-terapia.
Ma.
Il mio medico si rifiuta da oltre un anno di prescrivermi medicinali Marilyn-style. E di passero-terapia ne ho fatta, e parecchia, nel weekend; (per quanto non si possa mai dire di averne abastanza).
Ergo.
L'unica cosa che possa molcere in questo momento le mie labili sinapsi è scrivere un nuovo post da ammannire alle mie adorabili fan e aggiornare così il mio negletto blog.
Ripasso mentalmente il corredo necessario per redarre uno scritto passabile.
"Un portatile, un tavolo, una seggiola, un dizionario, una bottiglia di scotch single malt decente".
E inoltre.
"La capacità di abbellire la storia, ingigantire il proprio ruolo nella medesima, sistemare le cose a proprio modo". Fare il cialtrone, insomma. E non l'onesto cronista.
Mi mancano due sole cose. Una storia da raccontare. E il talento necessario.
Opto quindi per un serio repulisti mentale, da abbinare all'abbellimento esteriore. In sostanza, siccome amo le novità, decido di andare al parco.
Scendendo, mi fermo a contemplare l'occasionale cimitero fai-da-te allestito davanti alla SMA in San Gottardo: fiori, bigliettini, poesie, disegni e quant'altro per il ragazzo ivi morto qualche giorno fa. Io lo conoscevo. Ogni tanto gli rifilavo qualche sigaretta. Eppure, per qualche motivo, tutta 'sta mobilitazione post-mortem, (hanno addirittura organizzato una fiaccolata ad memoriam, a quanto pare), mi pare un po' eccessiva. Roba che se avessi un account Flickr farei una bella foto di tutti 'sti ex-voto e ci scriverei sopra "Ipocrisia". Sarà perché non si è fatto nulla per evitare che tutto questo diventasse materiale per Studio Aperto.
E vabbeh.
Passo davanti ai trans sifilo-vestiti e li saluto e rassicuro, ché si eran preoccupati per non avermi visto sfrecciare nel weekend.
Giunto in loco, faccio i miei soliti esercizi più corsa.
Tre ore durante le quali piove, (ed io mi sento il giovane Balboa), due passera-munite molto in forma, apparentemente fighe ma prive di encefalogramma, due di quelle, insomma, che preferiresti vedere ma non sentire, a meno che non recitino battute altrui, (cit.), mi fanno gli occhietti dolci, un paio di tossici si bucano sulla panchina acccanto a quella su cui faccio stretching, due cripto-froci si limonano a lingua dura sulla stessa panchina, un cucciolo di bulldog troppo estroverso mi morde sulla caviglia e si becca immantinente un cazzotto sul cranio, un padrone di un cucciolo di bulldog troppo estroverso rischia seriamente di finire in ortopedia; ("Violento io? Gli ha detto bene che non gli ho rotto il culo, a quel bastardo!").
Giuro, è così.
Poi mi si chiede perché io e la paranoia facciamo un tutt'uno, Cristo santo.
Torno a casa fradicio di pioggia e sudore. Dopo la doccia, mi siedo ed accendo una sigaretta.
Contemplo mentalmente il materiale narrativo raccolto ultimamente e provo pena per me stesso.
E' proprio vero: son finiti "i bei tempi dei (post sui) ditalini alle nostre Mary Jane Ficarotta", i tempi da vecchia canaglia da bar di quart'ordine.
Forse dovrei scrivere un bel post melenso, da romantica puttana ottocentesca, tanto per scaldare le mutandine di qualche nuova passante. Ma mi sentirei un lestofante sicofante. E pure un po' aberrante; (finita la parentesi à la Piperno). Chiamo LEI e le sciorino tutto 'sto bailamme sul nulla. LEI inizia a consolarmi. E poi.
LEI: - lo so che ti sembrerà una stupida frase fatta. -
IO: - Però... -
- Però, davvero: sei l'unico uomo a cui io abbia mai detto "Ti amo". E son sicura non dovrò più dirlo a nessuno. -
- Tu, invece, non sei la prima a cui io abbia mia detto "Ti amo". Però sei sicuramente l'ultima.
Chiudo pensando di non aver esattamente detto una cosa carina, nonostante la "Sopportatrice" mi abbia detto che sono uno splendido.
So' proprio uno stronzo. E no, non scriverò un post melenso.
E poi: tanti saprebbero farlo meglio.


03 giugno 2007

I look at you all...

Vista la penuria di argomenti interessanti inerenti la mia vita negli ultimi tempi, avevo deciso di scrivere un post alla George Harrison in "While my guitar gently weeps": avrei aperto un libro a caso su una pagina a caso e avrei "costruito" il post sulla prima parola che avessi incontrato.
La parola era "Batracomiomachia": evidentemente non sarei andato molto lontano.
E proseguiamo.
Mi chiedete aggiornamenti, come se fossi la vostra personalissima sit-com in carne ed ossa, beceri rompicazzo.
E sia.
Che volete che vi dica.
Conduco ormai una vita quasi monacale.
Il piccolo uomo è appeso al chiodo e le palle sono nel cassetto.
Mi sveglio alle sette e faccio colazione. Alle sette e mezza sono in bagno: faccio la cacca fumando la prima sigaretta, indi bidet e doccia. Dico: vi sembra roba interessante?
Poi mi metto il mio completo da uomo della finanza, raccolgo le mie frustrazioni e vado in ufficio.
Dopo il lavoro, faccio mediamente un paio di ore di sport al giorno: nuoto, vado in palestra, vado al parco, vado a correre, vado a mignotte; (magari...).
Nell'andirivieni dalla mia dimora, discetto di politica coi trans sotto casa.
Poi torno a casa, ceno, bevo un bicchiere di vino, fumo un paio di sigarette, leggo e dormo per cinque ore.
Vi sembra un'esistenza degna di essere narrata?
Secondo me, no.
Fate conto che, ormai da qualche mese, tutte le sere prima di andare a dormire bevo una tazza di the verde. No, dico: the verde. E la mattina mi spalmo anche la crema protettiva sul viso. Uso anche il burrocacao. E pure il dentifricio sbiancante. E bevo caffè d'orzo. Certo, sempre meglio del cerchietto di ARDEZ. Epperò...
Mancano vestaglia e pigiama e poi potrò seriamente pensare al modo più doloroso per farmi fuori.
Senza contare che fare una vita sana e regolare è praticamente un secondo lavoro. In fondo, i vizi sono belli proprio perché parenti di ozio, svacco, fancazzismo. La disciplina che ci si impone, invece, per fumare e bere il meno possibile, fare sport regolarmente, mangiare in maniera sana ed equilibrata, e tutte le altre stronzate raccomandate da Veronesi, forse ti evita cirrosi, cancro ai polmoni e altre amenità, ma ti disintegra il sistema nervoso. E ti militarizza e "milanesizza".
'Na traggedia.
Beh, certo: le piccole soddisfazioni non mancano. Beccare un collega, l'ennesimo, che scorreggia credendo di non essere visto e (soprattutto) sentito, ha il suo perché. Beccarne un altro con tutti e due i calzini bucati, pure. Rimane da chiedersi dove cazzo io sia finito a lavorare, se in una multinazionale o in un dopo-lavoro per camionisti, ma questo sarà oggetto di post a parte.
Ma a parte questo.
C'è da dire, e qui inizia la parte più frivola del post, (indi potete andare a leggere blog più seri), che non mi sono mai sentito così figo. Dico sul serio.
Una mia ex storica mi lasciò per uno che aveva le sopracciglia come Marrabbio e portava pantaloni che a stento coprivano l'inizio della caviglia.
Nella mia ottica razionale del "Lascio quello che ho per trovare qualcosa di meglio", questo fu un colpo fortissimo alla mia autostima estetica. Senza contare che la stronza mi disse anche che riteneva il totano succitato bellissimo, mentre mi confessava candidamente che io non ero mai stato il suo tipo.
Voi capite che fu una batosta dolorosissima per me, che ho messo anni ad assorbire.
Diosolosa, perché io non voglio saperlo, quante scopate io mi sia perso, tutte le volte che ritenevo di non essere all'altezza della vulva di turno. Il buco con la menta intorno era diventato una sorta di oasi protetta. Da me.
Poi, pian piano, la ripresa.
E ora.
Ora faccio il coglione con tutte. Ostento sicurezza e spalle larghe, occhi blu e parlantina sciolta.
Questo fa sì che io collezioni numeri di telefono ed inviti ai quali non rispondo.
E basta a far sì che io gongoli.
Sì, la stagione di caccia è finita, ma il fare il cretino con le donne, ignare del mio attuale essere tutto chiacchiere e distintivo, può essere un rimedio efficace a giornate così monotone.
E allora ben venga anche la promoter al supermercato che mi segna un pezzo di carta il suo numero di cellulare dicendomi "Chiama pure quando vuoi, nel caso avessi dubbi o domande sulla nostra nuova fantastica raccolta-punti".
E così una mia amica se ne esce con la battuta del secolo: "Sei così figo che quando pranzo con te non so mai se ordinare insalate o preservativi".
La verità è che ora come ora, amore a parte, un bel marasma potrebbe essere salvifico. Uno scombussolamento totale. Un cambiamento drastico.
Insomma, non fatemi fare il grafomane: avete capito.
Bene. Questo è quanto. Vado a leggere "Il mestiere di scrivere" di Henry James. Magari servirà a confezionare post decenti in futuro.
Vi amo. Voi no?