Guardo i miei pensieri e non ne viene fuori nulla di scrivibile. Non c'è luce primordiale, non c'è nulla di interessante. E non è che io sia poi così impegnato a vivere.
Passo le giornate inviando curriculum con mail piene di prolungate formalità. E prendendo nota degli avverbi che meglio possano sottolineare tutta la mia voglia di lavorare. Per quanto mi riguarda, il mondo sarebbe più sereno se per trovare un lavoro non si dovesse passare per i funzionari delle "Risorse umane" e i rigorosi "Egregio", "Gentile" e "Sarei lieto di lavorare per la Sua società". Per facilitarmi il compito, vado a setacciare tutte le sacche di rapporti, occasionali, lavorativi e non, formatesi in questi anni; alla ricerca di un nome utile. Di una scossa positiva.
Tra una mail e l'altra leggo libri infallibilmente stupendi e pieni di grazia di Mc Carthy, Roth, De Lillo e Diaz. Puro paradiso.
Tra una mail e l'altra, scarico anche film di Tinto Brass, genio indiscusso e insuperato.
Guardo la tv. Di mattina. Non accadeva dai primi anni '80. In effetti, gli spot non son più quelli di una volta. Mi concentro su Paolo Fox. Il suo oroscopo è una sequenza ineffabile di speranze avverate e complete delusioni.
E' vero: la prospettiva di una vittoria certa e senza difficoltà è tediante e noiosa, un po' come gli scudetti vinti dall'Inter per mancanza di avversari. Però dopo un po' inizi a non sperare più. A non crederci più. A non credere neanche a un cazzo virgola due per cento (cit.) delle tue possibilità e potenzialità.
E allora esco. Faccio cose. Vedo gente. Fondamentalmente bevo. Perloppiù in compagnia, ma questo è un dettaglio. L'eroismo del mio fegato è spaventoso. Così come la sua capacità di allargarsi senza intaccare la bellezza delle mie fosse iliache. Incontro gli amici e parliamo di calcio e donne. Non si scappa: non puoi non essere fedele a ciò che sei, a ciò di cui non vorresti mai disfarti. Cioè alla fica. Mettere su una combriccola di ficadipendenti può essere deleterio. Si chiacchiera a cazzo duro guardando partite e ci si prende drammatici torcicollo girandosi a rimirare culi che hanno una grazia inviolata, (o almeno ti fa comodo pensarlo). Tette superbe. Gambe da far scoppiare i bulbi oculari. E i piedi. La primavera e i piedi scoperti e scoprire di far parte di un gruppo di laidi feticisti. Prendi una bella donna con un paio di décolleté di un certo livello e a seguirla saranno il tuo sguardo e la tua erezione. Lei che si muove per la sala sarà il tom-tom del tuo testosterone vagante per il locale. L'evento impeccabilmente superbo: una gnocca siderale che accavalla le gambe e mostra i suoi sandali da urlo, la sua compiaciuta e fiera caviglia e quello smalto rosso che ti provoca pensieri per i quali puoi solo vergognarti. Tu, i tuoi boxer tumidi, il tuo senso di colpa e un white lady che diventerà necessario immantinente.
Poi torni a casa e avviene la transizione tra i tuoi due livelli del tuo essere, intercambiabili e assolutamente non antitetici: fica-patico e maritino premuroso. Arrivi a casa e la vedi e sai che fondamentalmente avevi bisogno di un'ora d'aria in cui poter fare liberamente il coglione in salsa liceale. Arrivi a casa e ti reimmergi nel tuo rapporto con LEI che è insieme pace e guerra, perché così è l'amore. Arrivi a casa e LEI, come tutte, potrà anche chiederti di lavare i piatti e tu ubbidirai pure, perché in fondo LEI è il tuo cuore e la tua vita e quando inquadri tutto nel mirino dell'amore tutto diventa sopportabile, come LEI sopporta il fatto che io dorma pochissimo e appena sveglio stia lì a tormentarla. E sai che in fin dei conti non la tradirai mai, anche se mai è davvero tantissimo tempo. Perché sai che LEI è migliore di te, migliore di chiunque altro e non c'è altro da aggiungere. Perché se LEI ha deciso di sopportare il fardello del tuo essere brusco, enfatico, emotivo, impulsivo e diosolosacosaltro, allora vuol dire che in fin dei conti sei stato ripagato di tutti i tuoi dispiaceri. Vuol dire che hai pareggiatoi conti e il tuo bilancio è ancora attivo. Al limite le chiederai di uscire a comprar scarpe e insisterai per una pedicure.
La verità è semplice come sempre. Hai fatto una scelta che ha delle conseguenze. E quelle conseguenze sono un percorso da cui puoi deviare solo ogni tanto. E solo impercettibilmente. Hai fatto delle promesse. E le promesse costano. E terrai fede a quelle promesse anche se la tua ennesima lettrice ti confesserà di avere appena letto tutto il tuo blog, cioè tre anni di cazzate, in un solo pomeriggio e tu avrai capito di essere con lei a tre metri dal pompino, cioè lo spazio da percorrere tra l'uscio di casa tua e il punto in cui lei avrà parcheggiato la macchina con cui sarà venuta a prenderti per fartelo. Il pompino, intendo.



