30 novembre 2006

E dire che non avevo mai sofferto di eiaculazione precoce...

...E invece son tre giorni che, per non venire, mi ritrovo a pensare a Cossiga.

25 novembre 2006

Pre(occupato)...(Sto come Lino Banfi in "Vieni avanti cretino"...)

C'è in questo periodo un'unica consapevolezza che mi satura: io ne ho le palle piene.
Di cosa? Vi starete chiedendo.
Di non lavorare, vi rispondo.
La permanenza forzata a casa, il gesto dell'ombrello continuamente rifilatomi dal bancomat perché io non dimentichi la situazione grottesca del mio conto in banca, il guardare compulsivamente la tivvù causa assenza impegni, il dormire otto ore a notte (quanto rimpiango la mia insonnia da iperattvità), mi portano ad affermare senza tema di smentita la mia sola e nuda intenzione: un lavoro che riempia le mie giornate.
Se fosse anche ben remunerato, il miracolo di Lazzaro che si alza e va a gareggiare alla maratona di Nuova York, sarebbe un'inezia. Addirittura a tempo indeterminato? A quel punto, lo giuro, me lo chiudo nei pantaloni; altro che il miracolo di San Gennaro.
E qui iniziano le proverbiali rotture di coglioni del caso. Cercare lavoro è infilarsi in un tunnel, e restarci, arredato di lacrime, sangue e dolore. E di una quantità inusitata e sorprendente di idioti.
Chiariamo anzitutto una cosa: quanti stracazzo di colloqui è necessario superare per avere un fottuto posto? Sono arrivato anche a otto, per la stessa azienda. (Roba che se mi avessero dato un punto per ogni colloquio, avrei già vinto quanto meno un tostapane). Sempre sentendomi dire: "Le faremo una call per darle per un feedback"; ("Feedback! Feedback! Feedback to where you once belonged..."). Oppure "Stiamo screenando la short-list per cercare i candidati excellent che abbiano i giusti skills per questa mansion".
E ti vengono le coliche. E ti peggiora l'ulcera. Poi dice "Smetti di fumare".
Diceva il maestro Don De Lillo "Dio ha fatto i grandi uomini. E Dio ha fatto i piccoli uomini. Ma poi la Colt ha fatto la .45 per renderli uguali."
O per uccidere i piccoli uomini, aggiungerei io. Nella fattispecie, gli insignificanti e frustrati dipendenti della funzione "EICCIARR" delle grandi multinazionali. Avere a che fare con loro è sinonimo di guai.
Vi prego, stronzi paranoici dell'EICCIARR.
Non chiedetemi più tre miei pregi e tre miei difetti. Non foss'altro perché ne ho molti più di tre. Di pregi, of course.
Non spingetemi a far pazze previsioni su come io mi veda fa tre o cinque anni. Perché se continua così, io semplicemente non mi ci vedo, fra cinque anni.
E invece sempre la solita fottuta storia.
Arrivi lì in modalità "Controlla la rabbia. Affina il controllo", con la speranza che non alimentino la tua già presente tensione che rischia di erodere ogni volontà di rimanere calmi e concentrati e loro.
E loro.
Loro che non sono come le donne. Le donne che ti amano per le tue debolezze e per i tuoi difetti. Loro. Con cui flirtare con discrezione è impossibile. Loro. Alla solita, perenne, inevitabile e rituale ricerca di cause, concause, fattori scatenanti e secondi fini, ti chiedono, per la milionesima volta:
"E come mai la scelta di frequentare la scuola militare?".
Bene. A futura memoria.
Ho deciso di frequentare una scuola militare a quindici anni e mezzo per un motivo semplice e pure un po' banale. Vengo da un paesino di quattromila abitanti. Animali da cortile compresi. E a parte quelli che si inchiappettano pecore e galline, (ché Gavino Ledda non ha scoperto nemmeno l'acqua calda), siam tutti parenti.
Capirete allora l'ansia di andar via di casa di un adolescente segaiolo che per vivacizzare le sue giornate faceva l'autostop, anziché prendere l'autobus, per andare al liceo del paesello vicino.
Tutto qui. Non c'è un sottobosco di motivi nascosti, di incoffessabili paturnie. Fino a sedici anni, l'unica cosa militare che mi avesse mai esaltato era Richard Gere, nella scena finale di "Ufficiale e gentiluomo", che va a prendere la Winger in fabbrica. Sì, ho sognato varie volte di replicarla, la scena, con qualcuna di quelle conosciute nei quartieri spagnoli, ma non è andata bene. A parte questo, mi appello al quinto emendamento.
E basta con le domande stupide e ovvie a cui volete le risposte pre-registrate.
Esempi:
"Perché vuole lavorare proprio per noi?"
"Perché dovremmo assumere proprio lei?"
Non vi dirò che siete un gruppo fico, bello e foto-bidello e internazionale e dinamico. Né che io sogno sin dal mio stato fetale di lavorare per voi.
No, io voglio solo lavorare.
E' così difficile, cristiddio?
E invece no. Andiamo avanti così, prendendoci per il culo.
E poi non vi lamentate se, quando mi chiedete "Se dovessi chiedere ai suoi amici di lei, cosa mi risponderebbero?", (Fatti i cazzi tuoi! Ecco cosa ti risponderebbero, idiota! NdJ), io vi rispondo, cosa che ho fatto davvero: "Le direbbero che sono pazzo, Dottoressa. Che sono pazzo e schizzato. E che con gli occhiali da vista sembro un serial killer. Addirittura parrebbe che abbia la stessa espressione furbetta del Dr. Hannibal Lecter.".
Vi prego, continuate pure: con queste domande prese da un elenco degli Alpha Test, peggiori del "Ti piacciono i fiori?" del questionario della visita di leva, con le vostre deduzioni assurde, le vostre interpretazioni che suonano come autentici attentati alla mia stabilità emotiva.
Io mi sforzo incessantemente. Uno sforzo disperato di restare tranquilli che non trapeli, che non sembri una stonatura alla compostezza richiesta dal contesto formale.
Ah!
E se accavallo le gambe e muovo le mani in un certo modo, è perché l'ho visto fare a mio padre, a Vito e a Michael Corleone e la loro gestualità la ritengo fica ed arrapante. Non sono posizioni di chiusura, le vostre interpretazioni da due lire sulla mia prossemica non rifilatemele.
E non chiedetemi che cosa io abbia fatto quest'estate. Quest'estate sono andato al mare, ho sbevazzato e scopicchiato in giro, ho copulato in posti assurdi, preso sbronze ettolitriche, fumato anche la camomilla e pisciato in posti incredibili.
Proprio certi di volerlo sapere? E se sì, perché poi rimanete meravigliati e sconcertati e sbigottiti? Che cazzo facevate voi, d'estate, alla mia età? Leggevate i manuali del Sole 24 Ore su come avere successo nella vita?
E poi si sorprendono se, alla quindicesima domanda idiota già sentita camionate di volte, avvampa il tuo incendio di incazzature e gli vomiti addosso una babilonia di vaffanculo.
Ma la domanda più importante, (lo so: non si inizia con un'avversativa. E 'sti cazzi?), è:
per quale strano ed arcano motivo quelli che lavorano nell'EICCIARR son sempre e solo donne?
Ora scusatemi: vado a lasciare il mio CV nell'agenzia inter(a)nale sotto casa. L'annuncio recitava: "Abbiamo un'interessante proposta di lavoro da proporti: cassiere in un supermercato". Oppure potrei optare per "Lavora per noi come magazziniere".
(Il primo che mi propina cazzate su classismo e derivati, gli chiedo il numero e gli telefono per sfancularlo).
UPDATE: per offerte di lavoro, di qualsivoglia genere e tipo e in qualsivoglia località, amena o meno, l'indirizzo e-mail lo sapete. Accorrete numerosi. Io, per adesso, sono a Roma.


18 novembre 2006

Vado bene come novello Luzzatto Fegiz?

Disincantato cinismo e lucida disillusione per dipingere testi tristi ma efficaci. Chitarre tetre. Musica apparentemente cupa ma in realtà salvifica. Rock affogato nell'LSD. Voci roche. Tastiere che irrompono improvvise. Chitarre sinuosamente taglienti. Musica da ascoltare accovacciati fumando chilometri di sigarette. Possibilmente pensandoci su. Come ho fatto io, ieri, alla Casa 139 in Ripamonti.
Loro sono i Virginiana Miller e torneranno a Milano il prossimo 20 Dicembre al Circolo Magnolia.
Ma il punto è anche: perché mi son dimenticato, offrendo loro delle sigarette nel post concerto, di chiedergli checcazzo significasse il loro nome?
Vabbè, voi intanto ascoltateli. Una su tutte: "Formiche", dall'ultimo album "Fuochi fatui d'artificio".
Io intanto vado a fare l'ammore.
Criticamente e musicalmente vostro,
JD.

12 novembre 2006

Ho delle ex fantastiche...

Io: - Uomini? -
Lei: - Lascia stare, Jo'. 'Na tragedia. -
- Niente di appetibile, in giro? -
- Zero. Fanno talmente cagare, quelli liberi e disponibili, che preferisco rimanere sola. -
- Per la serie: "Ho tutto quello che mi sZerve". -
- Già. -
- Forse ha ragione quella mia amica... -
- Quale delle tante? -
- No, non la conosci. -
- E figuriamoci. -
- Comunque, tempo fa ero con lei ed altre amiche ad un aperitivo. -
- I fantastici aperitivi Sex and the City con le tue amiche... -
- Stronza. Eravamo a quest'aperitivo ed io le manifestavo incredulità per il fatto che una gnocca clamorosa e perloppiù molto interessante come lei fosse single. -
- Tu pensa... -
- Già. E sai cosa mi ha detto? -
- Non vedo l'ora di saperlo. -
- Beh: mi ha detto che la cosa non dipendeva affatto da lei. E che lei non se la tira affatto. In sostanza, gli uomini, attualmente, si dividono in tre categorie: un buon 70% di gay ed etero checcheggianti, che puoi esserci amica e basta, un 20% di etero senza palle e cervello "tronisteggianti", (o mariadefilippeschi, che dir si voglia), un residuo 10% di uomini veramente appetibili ma già ovviamente fidanzati o comunque impegnati. E quindi a voi donne, sempre secondo lei, non resterebbe che accontentarvi di qualche ramatina, neanche troppo soddisfacente col 20% palestrato di cui sopra, oppure si potrebbe sempre ripiegare sul ruolo di amanti, con tutti gli annessi e connessi, di quel miserrimo rimanente 10% . Che ne pensi? -
- Inizia a starmi simpatica, 'sta tua amica... -
- Lo vedi che sbagli, ad essere prevenuta verso le mie amiche? -
- Il problema con le tue amiche non è mai stato il loro esserti amiche. Era il loro essere troppe... -
- Vabbè, cambiando discorso, o tragedia: come va col lavoro? -
- Il solito. Tutto uguale. -
- In sostanza, du' cojoni. -
- Ecco, appunto. -
- Ma quando cazzo si decidono a farti un contratto a tempo indeterminato??? -
- Seeeee, magari! -
- E perché, scusa? -
- Vedi: dovrei scoparmi qualcuno dei miei capi per ottenere questa cosa, ma non ne ho molta voglia, francamente... -
- Ah... -
- Non fraintendermi. Il punto è che dovrei farmi la ceretta inguinale, se decidessi di scoparmi qualche mio capo. E tu capisci che non c'ho un cazzo di voglia di farmene... -
- Eccerto! Son problemi... -
- Meno male che tu mi capisci. -
- ... -
- ... -
- Se non si trattasse di te, posterei 'sta conversazione sul blog. -
- Nessun problema: postala pure, se ti va. Ne sarei contenta. Se vuoi, puoi mettere anche nome e cognome, ché nun me ne po' frega' de meno... -
- Eheheheheh, sei un mito, lo sai? -
- E tu il solito paraculo... -
- Se c'è la stima, c'è tutto. -
- Eheheheh. Ma com'è che sei così idiota? -

10 novembre 2006

Vedo la santità der Cupoloneeeee...

Il Posto Segreto dello Zodiaco e una bottiglia di prosecco sorseggiata in due guardando il Cupolone. La via Panoramica. Le trattorie di Trastevere. Il Cupolone, ancora. Porta Maggiore, dove siam passati decine di volte. Piazza della Repubblica e Via Nazionale. Termini: magici arrivi e tristissime partenze. La Tiburtina in macchina da solo con un percorso disegnato su fogliettini che volavano via dal finestrino; cazzo, cazzo e cazzo. Il Colosseo. San Lorenzo e un paio di birre in mano. Il Pantheon. La fontana di Trevi e ancora prosecco, ché il tasso di salutismo qua tende allo zero. La Feltrineli lì vicino e regalarsi dei libri scrivendo la dedica di nascosto. La Prenestina e Prati, anche se so' lontanissimi. E questo incipit di un post che sembra una cazzo di guida turistica scritta male.
E la cena appena arrivato con le sue due migliori amiche. Ansiose di conoscermi. E di analizzarmi ed esaminarmi. Sentirsi vagamente accerchiato. Senza però perdere il controllo. Né con loro né con tutti gli altri amici conosciuti nelle serate successive. Affinare i modi suadenti, la voce melliflua e l'attitudine a paraculeggiare il prossimo. Uscendone vincenti su tutti la linea: idolatrati e soddisfatti. Sono un pessimo elemento, a volte. Soprattutto quando lascio scivolare una citazione del libro che so essere il preferito di una delle sue migliori amiche. Con lei che abbandona le sue resistenze ed inizia a trovarmi solvibile.
Roma. Cazzo. Mai stata così bella. Mai così vissuta. Mai così amata. Mai così esplorata.
Stavo talmente bene che ormai, in modalità Assisi, avevo iniziato a parlare pure con gli animali.
Tra simili è più facile, si sa.
Ho smaltito la rabbia, andando a Roma. Da LEI. Proprio quando disperazione e decoro personale stavano andando irreparabilmente a mignotte.
E ora LEI, un amore coltivato con discrezione e dedizione. La più bella delle notizie inattese. Convivere per una settimana, cosa che non facevo dai tempi del Pentapartito, e rimanere sbalordito da tanta naturalezza e spontaneità. Io nel suo mondo come se vi fossi sempre stato. Abitudini perse e ritrovate.
Piccole manie che si compensano. Un mutuo specchiarsi.
Un botta e risposta rimbalzante di fuoco. Brivido. Sisma emozionale. Gusto. Frenesia. Diapason ormonale. Dinamo di sesso; (anche). Guizzo. Urgenza di vivere. E tante sane zozzerie, pure. Checcazzo. E nessun ripensamento.
Costruire un individuo migliore. Basta pose pensierose ed elaborazione di filosofie aromatizzate al veleno. Niente più distillati di riserve mentali. Niente antidolorifici montati in serie.
Ricordarsi di ridere.
E ritrovarsi geloso.
Fottutamente geloso. Geloso pazzo. Ché se non ci metto l'avverbio e l'aggettivo vicino...
E far l'amore allo sfinimento.
Anzi no. Scopare allo sfinimento. Che è amore anche quello. Quando per prendere il treno la mattina presto non hai dormito tutta la notte e arrivi lì devastato di sonno e sigarette e l'unica cosa che vuoi è buttarti con lei su un letto e farlo da star male. Trovando le forze chicazzosadove.
E affacciarsi al balcone e vedere 'sta Capitale. Constatando che Roma ha un cielo. E non una patina di diverse tonalità di grigio. Vedere addirittura, e nitidamente, la Luna. Ché se chiedi a Milano cosa sia la Luna, ti risponderanno che è una canzone di Gianni Togni.
E poi tornarci. A Milano. E crollare a dormire davanti alla tv. Come un vecchietto rincoglionito.
Ché dopo aver guardato il Cupolone dal Parco dello Zodiaco, bere una birra alle Colonne ti sembrerà così noioso e poco appagante.
Ah!
Il disco "Canzoni dell'appartamento" di Morgan è fantastico. Soprattutto se lo si ascolta mentre si è presi dal conoscersi in senso biblico. Goduria pura. Fidatevi di zio JD.

01 novembre 2006

Quel (primo) pomeriggio di un giorno da cani...

Vabbè, avrete capito che l'amore va benissimo.
E già questo sarebbe uno scoop, vista la mia condotta abituale.
Vi basti pensare che ormai ascolto solo canzoni d'ammore. "Wish you were here", "Minuetto", "Golden slumbers", "Amor mio" e "Insieme". Più alcune track degli Zero Assoluto.
Meno male che riesco ancora a cambiar canale quando MTV o AllMusic passano Tiziano Ferro.
Per piacere, sparatemi. Ne sarei contentissimo; (si coglie, la sottile ironia?).
Anzi no.
Torturatemi e lasciatemi sanguinante ed agonizzante. Poi chiamate Vertigoz a finirmi.
Ventotto anni di cinismo che vanno piacevolmente e irrimediabilmente a puttane.
Ormai mi sorridono pure i neonati. Proprio loro che, normalmente, iniziano a piangere e frignare non appena mi scorgono. 'Sti piccoli bastardi. Se sapessero che spesso son figli miei, avrebbero una condotta più consona.
Che cosa patetica, gesùcristiddio.
Epperò.
Ci fosse solo questo, (ammore e ammore e Laguna Blu e Love Story), sarei un uomo (?) completo.
Ma non c'è solo questo.
Ci sono le incombenze quotidiane. Ci sono le necessità pratiche. In sostanza, il mio conto in banca è sempre più avvizzito. E non c'è Oil of Olaz che tenga.
Ovvie conseguenze di una disoccupazione forzata non disgiunta da un bonus corposo dal mio ultimo lavoro che siccome c'ho scritto coglione in fronte non mi verrà accreditato. Per la serie: al danno, la beffa. O per dirla con parole mie: prima ti inculano senza vaselina e poi ti infilano un dito nel culo. Cosparso di sabbia. Scioglievolezza, irresistibile scioglievolezza.
E così.
Mentre mando carrettate di curriculum anche all'Ente Attori Porno Ungheresi, son costretto a restarmene a casa a non fare un cazzo, se non grattarmi i gioielli di famiglia.
E poi arriva l'ora di pranzo.
E ti ritrovi, solo, a prepararti l'ennesimo piatto di tagliatelle alla bolognese.
E a quel punto, dopo che hai letto tutti i blog di tuo interesse, dopo che hai letto cinque quotidiani, dopo che hai parlato al telefono pure col cugino di terzo grado di tua nonna paterna che incidentalmente vive a East Orange a New York, che cosa cazzo fai per non sentirti solo, posto che la tua anima gemella, (quanto amo quella pazza psicopatica e incosciente che continua a dire che è orgogliosa di me), è al lavoro e non è che puoi romperle i coglioni in continuazione?
E' ovvio, massa di ritardati: si accende la tivvù.
Si parte con Beautiful.
Ridge ha sempre la sua cazzo di mascella costruita da Renzo Piano. Thorne non lo riconosci più, ché adesso ad impersonarlo ci sarà il diciasettesimo inespressivissimo attore. Eric è sempre arrapato, nonostante l'età; (prenderà il Viagra o il Cialis?). Stephanie, (l'ho scritto giusto?), continua a collezionare rancori anziché francobolli; (questa, ovviamente, non è mia). Brooke, grazie a Dio, è sempre il solito zoccolone: ora si scopa i compagni di scuola delle elementari dei suoi nipoti. Sally Spectra continua inspiegabilmente ad arraparmi; forse perché resto memore delle sue comparsate, quand'era giovane e bella, in alcuni film di Hitchcock.
Si prosegue con Centovetrine.
Una prece per gli sceneggiatori. Qualcuno li ricoveri. Ché la trovata sul sosia di Marco Della Rocca è inqualificabile.
Voglio dire.
Ammesso pure che abbiano visi identici. E' impossibile, senza margini di dubbio, loro abbiano il pisello uguale. O che sciorinino la stessa tecnica nel copulare. E quindi. Com'è che la moglie non se ne accorge? Fosse anche sempre strafatta di Tavor...
Si passa poi a Uomini e Donne.
E qui incredulità e risate si sovrappongono.
In questi giorni c'è un tronista che imita in tutto e per tutto Totti (ahò!) mentre le corteggiatrici,(cervello delle dimensioni di un pistacchio, marcio), si sperticano in dichiarazioni profonde tipo "Ogni volta che mi guarda, mi viene il battito cardiaco", (evito i commenti per decenza), oppure che, nel pieno dei loro battibecchi con le rivali, si spingono audacemente a ( o in?) dichiarazioni come questa: "Hai detto una cosa davvero provocativa".
A quel punto, cambio canale.
Passo a Italia Uno.
Quattordici spot.
In sette di questi, ci sono quegli idioti che, in situazioni più o meno paradossali, si sbracciano al grido "italia? Unoooo!", normalmente con uno di loro che si butta sott'acqua o sotto la sabbia. Suggerirgli di buttarsi da un balcone dell'Empire State Building potrebbe essere una soluzione.
Negli altri sette, c'è quell'ingombrannte ed inutile cazzone di Mister Lui. Vi prego, spiegatemi l'utilità di quell'essere. Se Frajese prese a calci Paolini, io Mister Lui lo torturerei con un punteruolo infliggendogli una colonna sonora a base di Bee Hive, Blue e Neri per caso.
Dopo questi quattordici spot, Paso Adelante.
Dove almeno so' tutte gnocche. Dementi ma gnocche. Ti scordi dei dialoghi demenziali e dei doppiaggi imbarazzanti e ti concentri sui notevoli pai di tette che ti vengono propinati.
Finisci la pasta. Sorseggi il tuo bicchiere di vino. Accendi una sigaretta che vorresti non finisse mai e poi mai.
Sale il caffè. Lo versi in una tazzina che ha perso il manico in una qualche cazzo di caduta che manco più ricordi.
Bevi il caffè e accendi un'altra sigaretta.
E contempli la tua fottuta disperazione.
Poi scendi a farti una passeggiata.
E ti tocca vedere, in Corso San Gottardo a Milano, una coppia di trentenni che porta a spasso, con tanto di guinzaglio, due agnellini. Corredati di museruola.
Avete capito bene. Due agnellini. Con la lana e tutto. E con la museruola. Cristiddio.
E allora, inspiegabilmente, inaspettatamente, ridi.
E sali su.
Ché ci sono gli highlights dell'"Isola dei famosi" sull' "Italia sul Due",