21 dicembre 2007

Vorrei cantare insieme a voi...

"Cos'è successo alla normalità?"
Me lo chiedo vedendo questi chilometri di invasati pieni di sacchetti infiocchettati.
Passanti più maleducati ed odiosi del solito, a cui augurare soltanto settimane di febbre malarica.
Agitazione, smania, urti. E telefonate piene di smancerie affettate.
Roba da impazzire, da resettare verso l'alto il proprio personalissimo standard di stress e antisocialità.
Necessito di un nuovo io con meno istinti omicidi. E di una nuova guida psichica alla sopravvivenza.
"War is over, if you want it".
Sì...col cazzo.
"Non troverai gente normale, qui". No, per niente.
E infatti parto.
Vado in posti con una più vasta gamma di stelle. Dove tutto sia lontananza da 'sto bordello.
Il programma prevede:
Milano - Roma
Roma - Sicilia
Sicilia - Roma
Roma - Puglia
Puglia - Roma
Roma - Milano
Meglio sorvolare sul numero di chilometri che percorrerò e sulla pecunia che per questo abbandonerà il mio portafogli.
Grazie, Gesù.
Rivedrò la mia Famigghia (Don e compagnia bella) e la famiglia di LEI.
Trabocco di paura e intanto spero di avere dei momenti convincenti.
Quanto a voi.
Come dico sempre in questi casi:
Buon Natale e Buon Anno, sic et simpliciter. E vaffanculo alle catene via sms.
Per quelli che volessero mandare stronzate che vadano oltre la parola "Auguri": "siete morti cinque minuti fa".
Vado.
Vogliatevi bene e scopatevi addosso.
Vi amo tutti; chi più chi meno.
Ci si rivede quando fuori ci sarà un tempo da scotch.
Vostro.

18 dicembre 2007

Elettrocatena di Santa Claus

(Se me lo chiede Lui, non posso che eseguire; voi mi capite...)
Tre aggettivi per descrivere il tuo blog:
La pop song egoriferita di un ciarlatano - Un blog ergonomico (per la passera).
(Come? Non sono aggettivi? Vi ho mai detto che adoro infrangere le regole?)
Quanti blogger hai conosciuto di persona?
Troppi. E mi amano tutti.
Quale blogger ti piacerebbe conoscere?
Lui. Perché ha il dono della sintesi.
Lui. Perché è quello con cui mi trovo d'accordo più spesso.
Lui. Perché è un genio. Punto.
E lui. Perché secondo me siam molto ma molto simili. Anche se inconsciamente spero per lui di no.
Ah! E lei. Perché è figa. E scrive daddio.
Qual è il primo blog che leggi ogni mattina?
Quelli nella colonnina "Compagni di merende".
Qual è il blog di cui festeggeresti la chiusura?
Sinceramente? Sw4n; (sperando non se la prenda troppo). Sarebbe interessante scoprire che ha una vita oltre il blog.
Fai il talent-scout: lancia una gggiovane blog-promessa:
Uno nuovo. Egli. Fidatevi: il ragazzo si farà.
(Giro la strenna a Ste', Ardez e Soul. Cazzi vostri.)

04 dicembre 2007

Era l'amore

Io ero molto innamorato di lei. Davvero.
O meglio. Io non avevo mai saputo cosa fosse l'amore. Ma quel sentimento, quella proverbiale stretta allo stomaco mi sembrava fosse la migliore approssimazione possibile dell'amore.
Anzi, dell'ammore.
E poi era così bella.
Come facevi a non essere ingarbugliato, avviluppato da quella rete seducente che era la sua bellezza?
Beh, certo: era stata una quasi-anoressica e le sue ossa quasi cigolanti forse non erano il non-plus-ultra dell'erotico. E quando ci facevo l'ammore poi mi ritrovavo coi dolori da attrito alle fosse iliache. Però era bella.
E io mi sentivo quasi un miracolato, davvero.
Mi sentivo l'eletto, colui che era stato scelto. Da lei. Quasi immeritatamente.
I suoi amici me lo ricordavano spesso. Che ero un miracolato. Che lei era stata più che una crocerossina, per me. Era stata la mia personalissima Madre Teresa.
In effetti, la sua migliore amica anche in mia presenza le chiedeva sempre: "Ma come hai fatto a metterti con lui? E' proprio brutto!".
In realtà, me lo ricordava spesso anche lei.
Diceva che non ero certo il suo tipo di uomo ideale. Diceva che il suo uomo ideale avrebbe dovuto essere più robusto di me, con i capelli, e scuri per sovrappiù, con gli occhi scuri, con la carnagione scura.
Voleva un turbo-negro e si era ritrovata con un terrone dai lineamenti nordici.
Però io pensavo fosse contenta; in fondo. Anche se non lo dava molto a vedere.
Lei non diceva mai "Ti amo". Io glielo dicevo sempre. Lei, al limite, diceva "I love you" o "Je t'aime". E io ammantavo il mio ammore di cosmopolitismo.
In effetti, se le scrivevo "Mi manchi" in un sms, lei mi rispondeva con "I miss you too".
Ho sempre pensato che lo facesse per aiutarmi a migliorare il mio inglese.
E io allora l'amavo ancor di più.
Lei non diceva mai "Con te sono felice". Io glielo dicevo sempre. Lei mi ripeteva: "Se dico che son felice, poi ho paura che, nel momento stesso in cui l'avrò detto, la felicità scappi via".
Era una leopardiana, in fondo.
E io allora l'amavo ancor di più. E le dicevo: "La mia non vola via. La mia resta".
Io certe volte, di sera, le parlavo e fantasticavo di bambini e vita insieme.
E lei era comprensiva. Mi diceva: "Smettila di far progetti, ché tanto questa storia finirà come tutte le altre".
Ma io ero innamorato e andava bene così. In fondo, cercava di essere realista.
E io allora l'amavo ancor di più.
E poi la sera. Aspettavo sempre la sera, per dormire insieme con lei.
E allora l'abbracciavo. Ma lei mi dava sempre le spalle. "Ho caldo", diceva. E si girava. E mi dava le spalle.
Allora la cingevo da dietro e le sussurravo parole dolci. Ma lei già dormiva alla grande.
E io continuavo a cingerla da dietro. E a stringerla a me.
E in quel preciso momento.
Nell'esatto istante in cui la stringevo a me.
Lei mollava uno scorreggione tonante.
Davvero.
Uno di quei scorreggioni da film di Pierino, che quando li senti vibrano le pareti e tu non pensi possano esser veri.
Io quella volta risi. Lei non se ne era nemmeno accorta. Continuava a dormire. Beatamente. E te credo. E continuava a mollare scorreggioni. Una scarica.
Mi faceva tenerezza. La mia piccola trombetta.
E io allora l'amavo ancor di più.
Poverina: io cercavo di essere comprensivo. In fondo,per mantenersi magra, mangiava male. E questi erano i risultati.
Ma io ero innamorato e non le dissi nulla.
Non le dissi mai nulla.
Non le dissi mai di tutte le volte che l'abbracciai, di tutte le volte, dopo, che rinunciai ad abbracciarla; ma nonostante tutto lei continuò a scorreggiare sonoramente.
Il rumore e l'odore non mi facilitavano certo il sonno. Ma io non le dissi mai nulla di tutto ciò. Continuai ad andare sul balcone, nell'attesa che l'aria si facesse respirabile, mentre lei dormiva ignara. E continuai a svegliarmi prima di lei per prepararle la colazione.
A un certo punto iniziai a prepararle il thè anziché il latte. Il thè al limone. Lei lo rifiutava. Non capiva perché continuassi a propinarglielo.
Mica le potevo dire: "Amore lo faccio per te. E pure per me, in effetti".
E ci rinunciavo.
Allora provai a comprarle tutte le sere la granita al limone. Stesso risultato.
E la notte, ricominciava.
Una volta ne mollò una mentre lo facevamo. Davvero. Mi disse: "Non pensar male. Sono dei rumorini, (disse proprio così, NdJ), che fa la passera in questi casi". Io feci finta di crederle. La prima donna con problemi di flatulenza alla passera.
E andammo avanti così. Per due anni.
Quasi tutte le sere io ormai le dicevo:"Amore, dormi pure ché io esco a fumare l'ultima sigaretta". Nella speranza di non beccarmi i suoi exploit.
Poi lei mi lasciò.
E a me sembrò ingiusto.
Voglio dire: dove lo trovava un altro come me disposto ad amarla al punto da sopportare le sue galoppanti peristalsi intestinali? Dove?
Ma mi lasciò. Io non so se l'altro si sia beccato lo stesso trattamento, le stesse vicissitudini digestive. Magari adesso non lo fa più.
Però una cosa a lei la voglio dire.
Mia cara.
Non so se leggi questo blog.
Nel caso tu lo leggessi, vorrei dirti solo una cosa: non erano rumorini della passera. La fica è profumata. Profumata d'immenso. La fica è un antro prodigioso. Sintesi di umido, oscurità ed estasi. E' un pertugio meraviglioso, la fica. Un pertugio profumato. Al limite è inodore. Al massimo avrà muschi e licheni.
Ma non è una polveriera.
Ché tu non avevi un culo, ma un'arma non convenzionale.
E un'altra cosa. Siccome mi hai trattato così male, io l'ho detto a tutti. Che sei una scorreggiona.
Ecco perché non ti chiama più nessuno.
Hanno paura.
E fanno bene.
Mi sento meglio. E' proprio il caso di dirlo: mi sono liberato.

24 novembre 2007

"...How the life goes on..."

Prendo spunto dall'ultimo post di Strolippo e vi rivelo una serie di cose sul sottoscritto medio.
  • Ho tantissimi difetti. Ma sono un uomo giusto. E non scherzo.
  • Detesto la falsa modestia.
  • E adoro parlare di me.
  • Adoro le battaglie verbali, le polemiche costruttive e le questioni di principio.
  • Adoro vincerle, soprattutto.
  • Sono un iperattivo che levati.
  • O meglio: sono un'anima in pena.
  • Oltre che in piena.
  • Penso troppo. E le seghe mentali spesso si sprecano.
  • Amico di tutti. Fidato (quasi) di nessuno.
  • E' quel quasi che fa la differenza.
  • Se ti voglio bene, ti do tutto e anche di più.
  • Se mi tradisci, sei mio nemico. E se sei mio nemico, sei morto.
  • O preferirai esserlo.
  • Perché ti farò terra bruciata intorno.
  • Spesso, quando attraverso la strada, lo faccio lentamente e facendo finta di essere zoppo per far scattare il rosso e far imbestialire i nevrotici milanesi.
  • Che però non mi dicon nulla perché "Poverino, dai...".
  • Da piccolo comprai un paio di occhiali da sole neri avvolgenti.
  • Li usavo per imitare Aleandro Baldi.
  • Mia sorella faceva Francesca Alotta.
  • Va da sé, cantavamo "Non amarmi".
  • Mi piace sfottere le persone con evidenti difetti fisici.
  • La qual cosa mi obbliga ad essere autoironico sui miei, per prevenire gli sfottò degli altri.
  • La qual cosa implica che sono uno stronzo al quadrato.
  • O forse al cubo.
  • Ho una fibra morale umorale.
  • Sono un bravo attore e un eccellente bugiardo.
  • Ergo: sarei un ottimo politico.
  • Rileggo spesso i miei post e mi trovo formidabile.
  • Leggo mediamente più di quaranta romanzi l'anno. Forse anche più di cinquanta.
  • Poi non me li ricordo mai ché son troppi.
  • Però le frasi più belle le ricopio diligentemente sul mio quaderno Moleskine a quadretti.
  • Il quaderno Moleskine a quadretti è fichissimo.
  • Però costa quattro euro.
  • Cioè ottomila lire.
  • Cioè: mortacci.
  • Ho capito di amarla quando ho capito che se qualcuno le avesse fatto del male, non avrei esitato neanche un secondo ad ammazzarlo.
  • E dico sul serio.
  • La persona che amo di più in assoluto è mio padre.
  • Ciò non toglie che per mia madre, le mie sorelle e LEI io non sia disposto a fare, (o non fare), qualunque cosa.
  • Qualunque.
  • Non vedo l'ora che LEI sia incinta. (Evitiamo battute infelici).
  • Spesso nel pomeriggio, saddio perché, mi vengono attacchi di erotomania compulsiva e invasiva.
  • In quei momenti, la "consultazione" di Youporn e/o MSN la definirei massiva.
  • Prima di andare a dormire faccio sempre il segno della croce seguito da: Ave Maria, Padre Nostro, Eterno Riposo, Atto di colpa, Atto di dolore e quella cosa che fa "Angelo di Dio, che sei il mio custode...".
  • Dopo scatta l'invocazione: "Dio, Madonna e Gesù proteggeteci tutti, soprattutto me e la mia Famiglia, (lo dico in maiuscolo), e LEI e la sua famiglia, e perdonate tutti i nostri peccati".
  • La cosa ha un perché: ero piccolo e mammà era in ospedale e così dormii per qualche mese da mia nonna paterna. E la nonna, quella cagacazzi, mi faceva ripetere 'sta nenia tutte le sere "Sennò Dio ti punisce e punisce tutti noi!".
  • Ora sapete l'origine di questa paura atavica.
  • Ho letto da qualche parte che questo sarebbe un sintomo di DOC; (Disturbo Ossessivo Compulsivo).
  • Io non ne soffro.
  • Scusate: vado a controllare il gas.
  • Certe notti, ubriaco fradicio, la biascico, la preghierina, ma non mi addormento senza biascicarla fino alla fine.
  • La Sega della Buonanotte è un rito che accompagna quasi tutte le mie notti da quando avevo dieci anni.
  • Diosolosa quante lenzuola io abbia lavato di nascosto per questo.
  • Odio i cimiteri. E i funerali.
  • Se non si fosse capito, penso spesso alla morte.
  • Quando ascolto "Hey Jude", mi siedo e faccio finta di suonare il piano e poi canto in palyback la coda di Paul, quella country-western tutta a base di urletti e "Yeah!".
  • Adoro Toto Cutugno.
  • Scusate: vado a controllare il gas.
  • Avevo un coinquilino che mi stava sui coglioni. E così, quando lui non c'era, mi facevo il bidet e poi mi asciugavo il culo con le sue camicie lavate e stese.
  • Erano camicie costose: la stoffa era morbida.
  • Lui le ha sempre stirate ignaro di tutto.
  • Quest'ultima resta ancora adesso una delle mie più grandi soddisfazioni.
  • Adoro ancora suonare i campanelli di notte e scappare.
  • Oppure restare lì e dire: "Apri!"
  • Aprono sempre.
  • Per non tradire e restare fedele, nelle ore di punta ormonali, o nei momenti in cui la tentazione è forte, mi assento un attimo, vado in bagno e mi tiro una gran pippa.
  • E passa tutto.
  • Non c'è che dire: a palle vuote si ragiona molto più lucidamente.
  • Sfido chiunque ad affermare il contrario.
  • Uso spesso un intercalare volgarissimo e senza senso.
  • Che recita: "Sì, vabbeh, alla fine: cazzi in culo, palle in mano e fighe alla rovescia...".
  • Nun se po' senti', in effetti.
  • Nelle due settimane seguenti all'intervento ho divuto indossare assorbenti da donna.
  • Per la precisione: Lines Petalo Blu. Con le ali.
  • Si capiscono tante cose, sulle donne, indossando assorbenti. Ma solo se sono con le ali.
  • Sono diventato ciclotimico anch'io, per esempio. Ma solo per due settimane.
  • Quando devo fare una cernita della rubrica telefonica, mando messaggi personalizzati a tutti quelli presenti sulla rubrica stessa, dando loro quarantotto ore per rispondere.
  • Chi risponde, rimane nella rubrica. Chi no, è fuori.
  • Mai detto si trattasse di un criterio giusto, democratico ed oggettivo.
  • Sono un uomo giusto.
  • Sì, lo so: l'avevo già detto. E allora?
  • Sono coraggioso e spesso incosciente.
  • Parecchie ragazze mi han lasciato sostenendo che a loro sembrava di stare con un boss mafioso.
  • Avevano ragione.
  • Scherzo.
  • Vorrei morire prima dei miei genitori, delle mie sorelle e di LEI. Davvero.
  • Sono coraggioso, sì, ma anche egoista: certi dolori mi annichilirebbero.
  • Ho già dato disposizioni per il mio funerale: Chiesa trendy, funzione con coro gospel, cantante barra pianista serio che canti "Obladì - Obladà", ("Life goes on, bra!"), e soprattutto: selezione all'ingresso.
  • E, chiaramente, processione in fila indiana delle mie donne al leggìo per decantare le mie virtù.
  • 'Notte.
  • Ops!
  • Scusate: vado a controllare il gas.

16 novembre 2007

Bisogna sempre distinguersi

Sono le sette del mattino, non mangio e non bevo dalla mezzanotte della sera prima e sono in un letto d'ospedale ché devono operarmi per le emorroidi.
So' cose belle.
Ai due lati del mio letto, due soggetti anche loro in attesa di essere sferruzzati.
Sperando che stiano passando guai peggiori dei miei, gli chiedo cos'abbiano.
- Fistole perianali. - Mi dice il primo.
Anche a lui è andata di culo, insomma.
- Varicocele. - Spara il secondo.
In tal caso, ho già dato.
Sono stato operato al varicocele l'8 marzo 1996.
Il giorno della festa delle donne mi hanno operato per svuotarmi i coglioni: non so perché ma questa pseudo-coincidenza ha sempre avuto per me una forte valenza simbolica.
Attendo che mi chiamino per l'intervento leggendo e cercando di non pensare alla fame, alla sete, alla gola secca, alla voglia di fumare, alla conseguente drammatica emicrania.
Corriere: un tabloid.
Repubblica: un tabloid.
Io lo so: al prossimo rinnovamento editoriale inseriranno a centro giornale il paginone col femminone ignudo. Son progressi.
Il Riformista: ha il suo perché.
Il Foglio: Ferrara, Marcenaro, Langone e compagnia bella mi rendono la vita meno amara.
Mi addormento e sogno.
E sogno sicuramente mercanzìa sessuale.
Lo so.
Lo so perché quando arriva una coppia di infermieri seguiti da una coppia di barellieri per portarmi in sala operatoria, nei miei boxer si agita il gigantismo del pene fattosi carne.
L'infermiere mi dice di sbrigarmi, l'infermiera è lì che aspetta con in mano il camice per i malati, specificandomi che son finiti quelli in stoffa e che è rimasto solo quello che ha lei in mano, che è fatto praticamente di carta velina. Trasparente.
Scendo di corsa dal letto, afferro il camice e mi precipito in bagno.
Provo ripetutamente a mingere, aka pisciare, nella speranza che orinando si abbassi il ponte levatoio.
Neanche una goccia. Un saluto romano fatto a cazzo.
Tu guarda che spreco.
Ripenso al fatto che ad operarmi sarà questo medico qua, quello che era convinto fossi finocchio.
Quando vedrà in che stato mi presenterò dopo aver dormito fra due uomini, si sarà definitivamente convinto della cosa.
Che contrappasso del cazzo, è proprio il caso di dirlo.
Indosso il camice che lascia scoperto il culo rasato di fresco e mi guardo allo specchio.
Il risultato è: scenario imbarazzante.
Esco dal bagno con l'aria più contrita che si possa immaginare.
L'infermiere: - Ellamadonna! -
Io: - Eh. -
L'infermiera scoppia a ridere e mi guarda maliziosa. Dall'alto verso il basso per poi risalire. Alla punta.
(Oggi è evidente come la volgarità non mi faccia difetto. E' pur vero che una cosa del genere puoi raccontarla solo in un modo).
Inizio a fissare l'infermiera anch'io, non senza un certo orgoglio. Incosciamente, credo sia anche per dimostrare di essere uno gnoccofilo.
Mentre l'infermiere perplesso agita la testa e dice: - Mai successa una cosa del genere -, l'infermiera raccoglie la mia maglietta, me la appoggia voluttuosamente in vita e me la lega dietro.
Esco e mi mettono in barella.
Sembro uno che è morto scopando e a cui il rigor mortis gliel'ha lasciato duro.
La barelliera: - La maglietta in vita? Che è 'sta novità? -
L'infermiera: - Cara, se guardi bene lo capisci... -
La barelliera "guarda bene" e rimane impietrita.
L'infermiera: - Capisci? Questo è pur sempre un ospedale, mica il set di un film porno. -
Il barelliere: - Speriamo solo che non arrivi in sala operatoria ancora in questo stato. Visto che per operarlo devono girarlo, sai i dolori se "resta" così? -
Il paziente a cui resetteranno l'ano: - Poverino. In bocca al lupo, eh! -
Mentre aspetto che mi sedino, ho i brividi. Brividi misti a durelli.
Lo ribadisco: son cose belle.

08 novembre 2007

Sono qui

Dov'ero finito?
A pascolare placidamente dimenticanza. A pensare languidamente e beatamente agli affari miei.
Poco conto, comunque.
Niente nichilismo né cinismo, (beh, insomma...), né sarcasmo.
Qualche orgasmo con relativa siesta ristoratrice. E molta lettura.
Sì, ho sempre un volatile volitivo, (dove l'ho letta?), e continuo a dire e fare cazzate in giro col mio solito inimitabile, (la modestia è una velata forma di ipocrisia), virtuosismo. Tutto all'insegna della mia definitiva irresponsabilità.
Irresponsabilità non dissociata dal programmare tutto con efficienza e precisione: lavoro, parco, spesa, piscina, weekend a Roma, doccia, deiezioni, scopate, attacchi di panico. Un milanese a tutti gli effetti, ormai.
Diciamolo: il solito sottoscritto medio.
I consolanti annebbiamenti causa alcool continuano ad avere il loro perché.
Così come continuano incontri fortuiti con individui che sono un vicolo cieco nel percorso evolutivo della specie umana.
Ma, all in all, me ne sto fottendo.
Intanto, il blog non partorisce progressi in fatto di link e visite. Su Blogbabel sono precipitato più rapidamente delle vendite dell'ultimo singolo di Britney Spears. E il pagerank, (che cosa cazzo è, in definitiva, il pagerank?), è sceso da 16/50 a 14/50.
Roba che Sw4n ingoierebbe una lametta.
E posterebbe il filmino.
Io?
Scusa ufficiale: fancazzismo contenutistico dell'intelletto.
Meglio noto come crampo del blogger.
Potrei citarvi chissà quali aneddoti. Raccontarvi chissà quali storie.
Lasciarvi un bel post ubriaco di vuoto.
Con alla base il solito dilemma: bon mot o mot juste? Cheppalle...
Tutto, comunque, pur di scalare la classifica ed entrare in qualche conventicola piena di disponibili pompini a vicenda.
Una prostituzione amichevole della quale, chissa perché, siam stati tutti, più o meno, consapevolemente vassalli.
Insomma, il solito scrivere sull'acqua in cerca di consensi. Mentre la vita giace sotto spirito.
Per scrivere, poi, ci vuole immaginazione.
Ed io ultimamente manco di immaginazione persino nelle mie seriali ipocondrie, che son sempre le stesse, e nei miei molti, inutili, prevedibili e prescindibili modi di arrabbiarmi.
E non ho voglia di elencarvi le chiavi di ricerca più originali, anche se il tizio che è arrivato da me digitando "outlet di zoccole" merita la mia stima imperitura. E anche la vostra.
Voglio dire: perché mentirvi?
Ci sono cose importanti e significative. E un blog può esserlo. Ci sono cose importanti, significative e fondamentali. E il blog non lo è. Come quasi tutte le cose, un blog è intrinsecamente prezioso solo in relazione a certi fini, che tendenzialmente sono: autostima, consenso, procacciamento di passera inusitata e possibilmente gnocca, appagamento dell'io, pompini; figurati e non.
Se non riesco, o non voglio, dire nulla di simpatico, irriverente, corrosivo, originale, qualcosa che sia "un pugno nello stomaco", (ma chi ha inventato quest'espressione idiota?), carino e, in definitiva, banale, può darsi che forse per la prima volta mi sia ben chiaro il quadro della situazione.
E la situazione è: sto vivendo.
Male, forse. Ma sto vivendo.
Qua ne muoiono a frotte. E io ci ho messo un'eternità, (anno più, anno meno), a capire che non potevo campare e poi interpretare e sciorinare e raccontare gli eventi sperando che i resoconti corrispondessero a quanto gli altri si aspettavano. Non potevo continuare a soddisfare aspettative nutrite da e basate su quello che io speravo di essere ai loro (vostri?) occhi. Aspettative che io stesso ho consapevolmente alimentato. Un circolo vizioso da incubo.
So' diventato contorto e cinico. Un cinico cosmico.
In sostanza.
Vivere è semplice, necessario e spesso niente affatto originale.
E proprio perché non è originale, non è detto che debba interessare a qualcuno. Soprattutto se quel qualcuno legge un blog e crede di avere davanti un guru duepuntozero.
Se poi il guru in questione è preso da altro, non cerca di finire sul Magazine del Corriere né cerca il link della blogghestarre finita sul Magazine per poter dire "Io lo conosco" e soprattutto di pompini ne ha avuti già abbastanza, beh: la conclusione è ovvia.
(Che cosa ho fatto al mio io? Miserere).
Questo post vi sembrerà una complicatissima babele. E lo è.
Ve lo semplifico.
"Il pensiero è una malattia della carne"; (T. Hardy).
Solo che io sto benissimo.
E non ho il tempo di pensare.
Figuriamoci di aggiornare un blog.
O di darvi risposte.
Uscite. Sollazzatevi.
Sporcatevi.

14 ottobre 2007

Lombroso mi si incula con tutte le scarpe

Ospiti inattesi, invadenti e intrusivi fanno sì che i miei desideri di trascorrere un fine-settimana intriso di banalità a base di pulizie, parco, piscina e ozio continuo si suicidino per dar vita ad un tranquillo weekend di paura.
E così assisto impotente ad un guazzabuglio di rotture di palle.
Tra la zia che vuole darmi consigli su tutto, compreso come caricare le lavatrici, la cuginetta che mette le mani ovunque, lo zio comunista "come ce n'erano solo una volta" che si lancia in filippiche che neanche Travaglio e Diliberto, e la gatta della mia coinquilina che ha deciso di morire, morire male e morire per mano mia, visto che va scagazzando per casa, decido che per recuperare una parvenza di equilibrio devo piantare tutti lì e scendermene giù al bar a trangugiare caffeina, inalare nicotina e leggere il Foglio del sabato, aka "La Goduria".
Mi siedo, rimiro la solita processione di coglionazzi intenti a parlare da soli, (una delle cose più caratteristiche di Milano è il numero indecente di persone che parlano da sole come se nulla fosse), e infine ordino un caffè doppio corretto sambuca; (me l'ha insegnato il nonno di una mia ex, che me lo offrì alle sei e mezza di una mattina di un agosto di qualche anno fa).
Tutto si fa assente, astratto. Sto vivendo un momento di assoluta perfezione. Sperando di preservarlo il più a lungo possibile.
Ma.
Al tavolino accanto al mio ci sono due signore: una sui cinquantacinque piacente/quasi trombabile di fronte a me e quella che sembra essere sua madre, (età apparente: oltre il secolo), all'altro capo del tavolo.
La quasi orizzontabile continua a fissarmi, e la mia attenzione alla lettura ne risulta compromessa.
Neanche qui riesco a trovare tranquillità.
Cos'ho fatto, per meritare tutto ciò?
Mi alzo e faccio per andare via.
La quasi pisellabilis continua a fissarmi e poi:
- Mi scusi: posso dirle una cosa? -
Lo sapevo.
- Prego! -
- Sa che lei assomiglia tantissimo all'assassino di Garlasco? Drammaticamente, direi. -
E ridacchia. Sul serio: ridacchia.
- Uh. Quindi lei lo conosce, l'assassino di Garlasco. Sa chi è.. -
- No no. Mi riferisco a quel ragazzo, al fidanzato della vittima, (dice proprio così, giuro. NdJ), all'Alberto. A parte i capelli, ché lei non ce li ha biondi come lui, siete identici! -
- A parte che io i capelli non ce li ho e basta. Mi pare che neanche il resto sia così uguale. -
Momenti pregni di silenzio e imbarazzo. Il mio. Mentre cerco a tentoni offese non troppo grevi, lei continua a fissarmi.
- Lei si sbaglia ed è poco fisionomista. Siete identici. -
A pensarci bene, la signora in questione non è affatto pisellabilis, però è sicuramente rientrata, nei gloriosi tempi andati, nella categoria delle piacenti pompinofile.
- Se lo dice lei... -
- Su, magari poi scoprono che lui non è l'assassino... -
- E a quel punto dovrei essere contento per me o per lui? -
- E non se la prenda! D'altra parte, non è mica colpa mia. -
- Per cosa? -
- Non è mica colpa mia se lei ha una faccia così inquietante. -
E poi, alla secolare madre.
- Che diamine! Questi ragazzi di oggi son tutti maleducati: non gli puoi dir nulla. Ma hai visto, mamma, che faccia che ha, quello lì? Non è inquietante? A me fa paura... -
La vegliarda: - Eh? -
Ora.
Io detesto essere gratuitamente volgare.
Però tu guarda 'sta zoccola dalla bocca strappata.

09 ottobre 2007

Per TE

Oggi è il tuo compleanno e io non sono lì.
Oggi è il tuo compleanno e io sono imprigionato a questa scrivania. A questo computer. A numeri e formule.
Oggi è il tuo compleanno e io posso solo farti gli auguri.
E ho deciso di farteli da qui, da questo blog che spesso ti fa arrabbiare "per tutte quelle lì, che sembra sempre ti ronzino intorno".
Da questo blog che parla di me. E che da un anno a questa parte parla anche di te. Di noi.
Un anno fa ti mandai il mio regalo attraverso una "messaggera d'amore": di lì a poco avresti capito che non ero così pazzo come credevi.
Quest'anno aspetterò il weekend e il mio, il nostro, ennesimo treno.
Per adesso ti faccio gli auguri da qui.
Da questa accozzaglia di pensieri scompaginati.
E da qui ti scrivo per ringraziarti.
Lottare per spremersi lo schiavo dall'anima, diceva Cechov.
E io uno schiavo ce l'avevo. E non riuscivo a spremerlo via.
Ero io. Era il mio essere un uomo fradicio di sentimenti che era troppo sconveniente tirare fuori e mostrare.
Era il mio essere un innamorato in contumacia che si mascherava da cinico bizzoso.
Era la fine del futuro. Erano un passato e un presente incastrati ed incrostati di vizi, sensi di colpa, rabbia, dolore, ipocondrìe, rancori, pugni in tasca e troppe sigarette.
Poi sei arrivata tu.
La mia nuova utopia.
Realizzata.
E ora ogni pensiero è un pensiero di te.
Ché ogni pensiero di te è permeato di bellezza.
Ché la vita con te è traboccante di gioia.
Buon compleanno, amore mio.
E grazie.
Grazie per il tuo amarmi incondizionato. Ma come fai?
Grazie per il tuo sopportarmi.
E scusa.
Scusa per la mia poca pazienza, per i miei scoppi d'ira, per il mio non voler mai mediare, per il mio non voler mai chiedere scusa.
E grazie. Grazie ancora.
Per come sei. Davvero.
Ché se fossi stata anche solo un po' diversa, non avresti potuto essere la donna che amo.
E invece sei davvero così. E io non posso fare altro che amarti.
"Essere vivi è una breve stagione".
Grazie.
Perché hai scelto di viverla con me, quella stagione.
Tuo.

25 settembre 2007

Risvegli

Ormai ho una certa età.
E gestire un post-sbronza in maniera dignitosa sta diventando sempre più complicato.
Certo: è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo, ma io, al prossimo giro, passo.
Domenica sera.
Luogo di ritrovo: Milano, zona S.Lorenzo.
Stazioni di pellegrinaggio per questa mia gita alcoolica in compagnia: due.
Unità alcooliche assunte: due Negroni Sbagliati, un vodka lemon, un Macallan con ghiaccio. Doppio. Gentilmente offerto da un benefattore che ha chiesto di restare anonimo.
Cibo assunto: il Niente.
Eloquio nel durante: a quanto pare, ché io non ricordo nulla, forbito, divertente, interessante, spiritoso, brillante.
Voto come spalla per far risaltare in positivo l'amico single e decretarlo il vincitore morale della serata: nove e mezzo. Non ricordo nulla, ma vado sulla fiducia. Mi tolgo il mezzo punto ché mi son sempre sentito un po' Roby Baggio.
Ansie di promiscuità sessuale ingenerate dall'aperitivo compulsivo: invasive.
Numero di erezioni registrato: tre.
Picchi di sensi di colpa pensando "Se LEI fosse qui" misti ad ansia di rivederla: tantissimi.
Telefonate fatte a LEI cercando di apparire sobrio e di non chiudere malamente la conversazione: parecchie.
Esito delle stesse: tra il drammatico, il pietoso ed il patetico.
Ritorno a casa: barcollante. A tratti in barrella.
Il risveglio è: il Buio.
Unico ricordo vivido: io che mi produco nell'imitazione di Don Vito Corleone quando parla con Buonasera ("Ma che te feci, Buonasera...Che te feci per ottenere una mancanza di rispetto del genere?") e Tony Montana ("Io non ti ammazzo... Manny: sparagli tu, a questo stronzo!").
Ma a parte questo.
Il palato è stato ricoperto da una colata di cemento a presa rapida.
Il mio alito è Il Male.
Le particelle di alcool mi volteggiano fra i neuroni facendo l'hula-hoop nel mio cervello.
Incespico per casa. Gira tutto. Provo a fare colazione e l'esofago è in sciopero. Mi chino per insaponarmi, in vasca, e arrivano i conati di vomito. Esco dalla doccia, inciampo e batto la testa. L'ematoma in fronte non è che mi doni molto.
Il dramma sarà.
Arrivare in ufficio.
In condizioni presentabili.
Passo lo spazzolino da denti anche sulla lingua. Mi cospargo il capo di cenere e il corpo di profumo.
Tengo a bada l'emicrania ingoiando due Vivin C.
Intere.
Osservo il risultato.
Discreto.
Neanche ci provo a guardare i messaggi inviati a LEI durante la mia agonia psico-fisica. Gioco d'anticipo e le invio un messaggio in cui mi scuso per la mia inutile e dannosa esistenza.
Ma LEI non risponde.
E' a San Giovanni Rotondo.
Non si sa se per una grazia o per un esorcista.
Entro in ufficio e cerco di tranquillizzarmi.
Anche perché ancora non so.
Ancora non so che quello che mi aspetta è una riunione.
Di nove ore.
Con dei giapponesi.
Prosit.

20 settembre 2007

Pillole

  • Le preoccupazioni di natura economica fortificano. Ma restano comunque una gran rottura di coglioni.
  • Tra Nero d'Avola, Rapitalà e Shiraz...
  • Quando devi dire troppe cazzate, dille tutte una dopo l'altra. Così ti sarai tolto il pensiero una volta per tutte. Poi, però, ricordati anche di annotarle da qualche parte. Ché gli altri saranno sempre molto bravi a stanarti.
  • C'è il rischio che mi affianchino una stagista. Che dite? Vado a comprare un inginocchiatoio?
  • Ho solo una reputazione. E solo una vita per difenderla. E il blog in tal senso non è che aiuti molto.
  • "Il problema è che di persone interessanti, in giro, non se ne vedono. Sono più rare della gratitudine e della buona educazione". "Non c'è niente in giro. A parte gli ormoni." Il sapore cinematografico di questo botta e risposta merita la pubblicazione.
  • E' uscito il romanzo di Babsi Jones, l'imprescindibile Babsi Jones: "Sappiano le mie parole di sangue". Anziché buttare piccioli in aperitivi con i quali comunque NON vi procaccerete nulla se non bruciore di stomaco, andate in libreria e compratelo.
  • Il fidanzato di mia sorella nutre un tale timore reverenziale nei miei confronti, id est ha una tale paura di me che, quando ci litiga, mi chiama per dirmelo, per rassicurarmi che non è colpa sua e per chiedermi l'autorizzazione a lasciarla. Va da sè, a ragione. Autorizzazione che io, ovviamente, non gli concedo. I privilegi dell' essere un Corleone...
    Poi chiamo mia sorella e le dico: "Connie, Connie, Connie. Perché mi dai questo dispiacere? Perché stai con uno così senza palle?" E lei lo lascia.
    Poi se lo riprende due giorni dopo. Dopo essersi accertata che lui farà tutto quello che lei gli ordinerà, soggiacendo ad ogni sopruso, ogni angheria, ogni insulto. Ogni commento sarebbe futile.
  • Si aggira da un po' di tempo per casa mia la gatta della mia nuova coinquilina. La bestia in questione è in calore. Ansima e ulula notte e dì, si strofina ovunque, (preferibilmente le piace scoparsi le mie scarpe per l'ufficio, oramai ricoperte di una strana patina), e sta sempre svaccata a terra con il culo rialzato e le gambe arcuate, nella speranza che qualcuno se la trombi. E il bello è che a casa mia, oramai crocevia di donne, mignotte, froci e cripto-froci, non si trova nemmeno un vibratore. Né un banalissimo dildo per sollazzare il felino. Qualcuna può aiutarmi in tal senso? Gliene sarei grato. In natura.
  • Le donne tendono a seguire sempre la stessa dinamica, nelle loro storie sentimentali. La Lei media si innamora di un testa di cazzo che la fa soffrire e star male, dopo anni di patimenti lo lascia ma continua a portarlo nel cuore per le emozioni che lui ha acceso in lei, si mette alla ricerca di un bravo ragazzo che la aiuti a recuperare un minimo sindacale di credibile equilibrio psico-fisico e, appena l'ha recuperato, scarica il malcapitato. Questo perché lui si è innamorato. Di lei. E lei si è innamorata. Di un altro. Più coglione del primo. Sex and the City è in sostanza solo una carrellata di ovvietà.
  • Le donne che conosco riducono quasi sempre il tutto a psicodrammi. Gli uomini, giustamente, a orifizi. Più o meno penetrabili. E' una cosa buona.
  • Al lavoro sono così a pecora che fra un po' mi crescerà la lana sulla schiena.
  • Queste due. So' ragazze e musiciste molto ma molto in gamba. E non pensate male. Non sono stato a letto con nessuna di loro. Sono solo mie carissime amiche. Ascoltatele e pubblicizzatele. Ne vale davvero la pena. Hanno talento. E parecchio. Garantisco.
  • Per uno che da almeno dieci anni si dichiara "Un Clintoniano convinto" per la sua notoria predilezione per il gioco del succhia-succhia, scoprire che nello slang americano più recente si chiede un pompino dicendo "Get me a clinton" è una soddisfazione mica da ridere.
  • "Dio mi perdonerà. E' il suo mestiere."

14 settembre 2007

La disperazione (degli altri)

Incontrare per caso vecchi amici, conoscenti o ex colleghi è quasi sempre piacevole.
Quasi.
- Ehi, vecchio porco! -
- Brutto figlio di puttana, come te la passi? -
Visto l'incipit da b-movie scadente, credo sia meglio evitare di specificare chi abbia detto cosa a chi.
Segue dialogo.
JD: - E' una vita che non ci si becca in giro. Che mi racconti, stronzone? -
Conoscente noiosissimo che quando lo incontri vuole proporsi come amico e tu fai finta di ascoltarlo e gli racconti quattro puttanate: - Eh... -
JD: - Eh, cosa? -
CN: - Beh, sai... -
Esita troppo. Ergo, qualcosa non va. Ergo, ha un problema. Ergo, ha una smania enorme di raccontarlo e di condividerlo; smania che maschera beceramente con un "Eh..." trito e ritrito che serve ad attirare ulteriormente l'attenzione.
JD: - Gesù, ma è successo qualcosa? -
CN: - Vedi: le cose non vanno proprio bene, JD. -
Digerisco l'informazione. Il tipo di fronte a me ha in effetti l'aria di uno che non se la sta passando troppo bene. E non certo perché scopa poco. A quello ormai ci ha fatto callo e abitudine. Cerco un tono il più comprensivo e "partecipato" possibile. In casi come questi, un "Occazzo!" sorpreso, stupefatto e soprattutto ansioso ci sta daddio. E infatti.
JD: - Occazzo! E come mai? Che è successo? -
CN: - Te l'ho detto: le cose non vanno troppo bene. Agosto è stato per me un mese davvero difficile. Molto, molto difficile. -
Ipotesi allo studio: visto quanto è grasso avrà il cuore che gli pompa colesterolo anziché sangue, gli hanno diagnosticato una malattia di quelle brutte, ha avuto incidenti stradali, gli pende addosso un mandato di cattura per sfruttamento della prostituzione, gli è morta una persona cara. Oppure è interista.
JD: - Perlamadonna: vuoi dirmi che è successo? -
CN: - Ma come? Non lo sai? Cazzo, JD: ne han parlato tutti i giornali. -
Ho passato le vacanze leggendo Corriere, Repubblica, Foglio e Riformista. Direi di essermi tenuto informato. E parecchio, pure.
Cerco di ricordare le tragedie salienti dell'estate. O è un piromane, o non so di che cazzo stia parlando.
JD: - Non ho letto molto, in effetti, in vacanza. Ma poi, chi cazzo se ne frega dei giornali?!? Vuoi sputare il rospo? -
CN: - ... -
La cosa è seria, cazzo.
JD: - Dai, tieni: accenditi una sigaretta, inspira ed espira catrame e poi parla. Cazzo, mi stai facendo preoccupare. -
CN: - Cristo, JD: E' stata dura, davvero dura. 'Sta cazzo di crisi dei mutui subprime, perdio... -
In effetti, non avevo letto Il Sole 24 Ore.
Dovrei ucciderlo per lo spavento che mi ha cagionato. E per avermi scroccato una sigaretta. Ma, in un nanosecondo, decido automaticamente di reggere il gioco.
Quest'uomo è un disperato. E io giocherò con la sua disperazione.
JD: - Ah! Cazzo, i subprime. I fottuti subprime. Eccerto, come ho fatto a non pensarci? -
CN: - JD, 'sta cosa ci ha messi in ginocchio. Siamo stravolti. Completamente upset. -
JD: - Upset, eh? Beh, non deve essere facile... -
C'è qualcosa che mi trattiene. Dal pestarlo a sangue. Ed è il fatto che so che, se reggerò ancora il gioco, continuerà a sfornare micidiali puttanate. Ho già deciso che questo dialogo diverrà un post. Tanto vale rimpolpare il tutto.
Lo guardo e aspetto. Dai, tirami fuori un'altra perla.
CN: - Il mercato è completamente impazzito. Non sappiamo più che pesci pigliare. Non riusciamo ad azzeccare una previsione. Ogni notizia si rivela una bad news. Tutte le nostre estimates si rivelano inesatte. Facciamo carrettate di sensitivity e si verifica sempre il worst case. -
JD: - Porca troia, che dramma. -
CN: - Esatto. La parola esatta è dramma. It's a fuckin' drama. -
JD: - Dio, bello: non vorrei essere nei tuoi panni... -
CN: - Gesù, se continua così, ci saltano tutti i deal. E' uno showdown, JD, un cazzo di showdown.
Che vi avevo detto? Un post scritto per procura. Che goduria.
D'improvviso, s'illumina. Il piccolo Palla di Lardo omicida dell'italiano si illumina.
Ho paura, adesso.
CN: - Però, eheheh... -
JD: - Però cosa? Dai, cazzo: non tenermi sulle spine. -
CN: - Hai ragione, scusami. Fa paura anche a te, tutto questo, vero? -
JD: - Parecchio, amico mio. Parecchio. Dicevi? -
CN: - Dicevo che tuttavia siamo abbastanza confident di avere until settembre un outlook positivo sul mercato, con cui riprendere fiato. -
JD: - Che bella notizia! L'outlook è positivo? -
CN: - Sì, ma solo until settembre. Sai com'è: ne siam quasi certi ma dobbiamo aspettare che si calmi 'sta cazzo di volatility dei mercati. E siamo molto confident che si calmerà. -
JD: - Eccerto. La volatility. Non può mica durare in eterno. -
CN: - E a te come vanno le cose? -
JD: - Quite good, bello. Quite good. Ora però ti devo lasciare. Ho un lunch con un tizio a cui illustrare tra una portata e l'altra il powerpoint di un memorandum of understanding. Ci si becca in giro, eh? E tienimi aggiornato sui subprime, ok? Guarda che ci conto! -
CN: - Lo farò, bello. Chiamami ASAP anche tu! -
Non è meraviglioso, tutto ciò?

06 settembre 2007

"VIDI-VICI-VENI" (*)

Il tempo è la più detestabile e deprimente delle dimensioni. La più deperibile delle risorse. Faccio i conti con questo concetto una volta all'anno.
Normalmente penso a mastodontiche signore del sesso, a ferormoni in libertà, a capezzoli turgidi e troneggianti, ad ammucchiate selvagge, a lascive contrattazioni. Una roba tranquilla, insomma: il solito integralista della figa.
Ma una volta all'anno penso al tempo. E mentre si prefigura questa flagrante violazione del mio stato mentale scrotale, l'Inferno si paracaduta su di me. Perdo così il mio modus operandi belligerante e, prima di cadere a pezzi come si deve, mi deprimo civilmente in un angolo. A pensare e a far bilanci.
Scherzando scherzando, son passati altri 365 giorni. Se mi è andata male, 366. E così devo fare il riassuntino.
"Una parola in culo all'altra e tutte le parole nel culo dell'umanità."
Insomma.
L'inventario emozionale. Il file excel delle scopate. La proverbiale lista della spesa (già fatta).
Pesco dall'archivio: solita annata. Agli inizi.
Solita anarchica processione di abbietti, guappi, zoccole, straccioni, sregolati, stronzi e poveri cristi in libertà e con enorme attitudine anale che, anziché passarmi semplicemente accanto, hanno sentito la necessità di testimoniarmi la loro presenza. Prima che mi tornasse voglia di dar loro calci nel culo e potessi clisterargli il cervello.
E mi si perdoni se in questo frangente mi ricordo prima di loro, ma si sa: le cose belle le diamo sempre per scontate. E ce ne dimentichiamo.
Non che io non fossi come loro, intendiamoci. Ero un pezzo grosso, fra gli stronzi.
Ero.
Ma lì per lì la prospettiva di giorni migliori era un miraggio da LSD.
I sentimenti erano in moratoria. Non ne parlavo. Non li tiravo fuori. Perché non ne avevo. La vita era amori striminziti, per colpa mia, e qualche attacco di libidine da regolare hic et nunc con la clausola del non sequitur. Barattavo soddisfazione sessuale, (almeno credo fossero soddisfatte), con momentanee impennate emozionali e testosteroniche.
Sai che goduria.
In fin dei conti non si trattava solo di peli, passere e becera stronzaggine, ma di profonde convinzioni filosofiche che difendevo strenuamente.
Ero sempre stato radicato in un posto e quel posto era la mia famiglia. Erano "gli uomini dai quali provengo". E questa mia unica certezza mi bastava.
Epperò.
Il mio personalissimo conto-corrente alla "Banca della Felicità" si era ridotto ad un micragnoso portamonete. Vuoto.
(Frattanto, cerco altri ricordi e non ne trovo...).
Urgeva purificazione interiore. O forse sarebbe bastato buttarsi anima e corpo su qualcos'altro. E ho provato a farlo. Col lavoro.
Lo stress è diventato il mio status-symbol. La gastrite, il non plus ultra dei benefit. La precarietà, una condizione dell'essere. Senza considerare che io e i lavoro-oriented avevamo scelto due divinità antitetiche: Gordon Gekko loro, Dracula io. E così quando i loro visi erano vispi, allegri e tirati a lucido, io faticavo a ricordare il mio nome di battesimo.
Risultato: andavo al lavoro per coltivare comunione e finivo per generare antipatie.
In definitiva: welcome to Senzaddio's home.
Però poi è arrivata LEI. E ho scordato il gusto dell'infelicità. Avevo provato di tutto per distruggermi. Cagandomi addosso se si trattava di essere felici. Ma LEI mi ha fatto tornare la voglia di esistere. Ché prima sembrava lo facessi a posta, a vivere per essere incazzato. E' arrivata LEI e gli altri 300 giorni sono stati salvifici e promettenti. Pieni di vita. Sereni. Camminando e correndo insieme. Facendo strada insieme. Allineando le nostre vite e, chissà, forse anche i nostri destini. Per un percorso che sembrava un breve tratto come gli altri, ma che sta diventando una strada. Una lunga strada.
Sulla quale ogni tanto ci fermiamo. Giusto il tempo di salutare tutti i nuovi splendidi amici che ho trovato quest'anno.
Quegli stessi amici che oggi saranno così gentili da farmi gli auguri per il mio venti-occazzo-novesimo genetliaco.
Ecco cos'è stato, quest'anno.
E' stato una cosa d'amore.

(*): Special thanks to Art Linson, Jonathan Franzen, Leonardo Sciascia e Sam Lipsyte.


31 agosto 2007

Ehm... (Nessuno ha lasciato nessuno)

(Personaggi ed interpreti: JD, l'amica L. e l'amica V.)
L: - Come va? -
JD: - E come vuoi che vada? -
V: - Cazzo, JD: è una vita che non posti qualcosa... -
JD: - Lo so. E' che non ho granché da raccontare. E, soprattutto, tutto 'sto cazzo di ambaradan mi sta nauseando. -
L: - Sarebbe a dire? -
JD: - Sarebbe a dire che son stanco di commentatrici squilibrate, fregne e fregnoni questuanti, mail assurde. Cristo, ho l'antisocialità alle stelle. -
V: - Non ti seguo. -
JD: - Il guaio è che non mi seguo più neanch'io. La gente esige aggiornamenti, manda mail in cui chiede i nuovi capitoli e le nuove puntate di questa specie di nuova soap-opera. Si indigna pure, via mail, perché non gli continuo a raccontare le mie cose. E poi si scalda quando propino loro le uniche due risposte ovvie a certe richieste: "Chi cazzo ti conosce?" e "It's none of your fuckin' business".
L: - Sarebbe a dire? -
JD: - "Fatti i cazzi tuoi". Ah! Aveva ragione Sartre: "L'inferno sono gli altri" -
L: - Non dire che non ti piace, tutto ciò. -
JD: - Mi piaceva. Ma adesso inizia ad essere esagerato. Anche egocentrismo e smanie di protagonismo si arrestano, di fronte a certe esagerazioni. Voglio dire: tu leggi e commenti, se vuoi. Ma non puoi pretendere. Non hai pagato un biglietto. Non hai diritto a un cazzo. Non ti devo nulla. In fin dei conti non capiscono che io ho una vita vera e anche un blog che posso aggiornare ma anche no. Loro, parlo degli squilibrati/e, molto probabilmente non ne hanno una, oppure la passano a sbirciare on-line e chiedono nuovi post come se fossero nuova linfa vitale. E' come se volessero che io uniformassi la mia esistenza alla loro, fatta solo di internet e stanche pippe, mentali e non, davanti al pc. -
V: - Ti capisco perfettamente. -
JD: - Senza contare quelli che mandano mail raccontandomi le loro trascurabilissime esistenze. Intendiamoci: fa piacere sapere che ispiro fiducia al punto che mi si vengano a raccontare le proprie cose intime, non dico di no. Ma se un giorno non ho cazzi di risponderti, o non ho semplicemente tempo, beh: non puoi prendertela con me. Io continuo a non doverti nulla. Stai mandando le mail a JD, che peraltro risponde solo per questioni di cuore, sesso, ciucciamenti di micia e orifizi vari. E' soccorso sessuale, mica un cazzo di carteggio con Babbo Natale!?!?!? Tutto questo manda il mio entusiasmo in terapia intensiva e trasforma il blog da ora d'aria giornaliera a ora di punta delle mie nevrosi. -
L: - Tu la prendi troppo sul personale... -
V: - Cioè? -
L: - Cioè hai preso 'sto blog quasi come una missione. E scrivi forse di cose troppo personali. E adesso che chiedono a gran voce come ti vada la vita, tu non te la senti di continuare a sbandierare tutto. -
JD: - Sai che forse hai ragione? -
V: - Assolutamente sì! -
JD: - Dovrei davvero inventare un personaggio. Con una sua vita autonoma. -
L e V: - Sarebbe fantastico. Però li dovresti avvisare, che la tenuta autobiografica del blog è venuta meno. -
JD: - E perché mai? Perché tutti questi cavilli morali? Volete la vostra cazzo di soap opera? Bene: eccovela. Prima puntata: LEI mi ha lasciato. -
L e V: - Noooo. Sarebbe il putiferio. -
JD: - Già. Una bella infornata di cazzate pret-à-porter. Voglio dire: a pensarci bene, l'aspetto più sexy dell'avere un blog è proprio la possibilità che ti dà di essere qualcun altro. Spacciandolo per te stesso. Ma anche no. -
L: - Ok, mi trovi d'accordo. Ma perché scrivere che LEI ti ha lasciato? -
JD: - Perché è quello che vogliono. Un colpo di scena. Una novità. Qualcosa che smuova le acque. E siccome si tratta per lo più di donne in astinenza da Sex and the Ciity, detto con tutto il rispetto, io le accontento prendendo in ostaggio quel loro commuoversi per storie sentimentali andate male. Mostrerò un po' di sofferenza spinta e gli farò vedere che JD, nonostante la sua erotomania compulsiva, è uno che non sfugge alle mischie e alle tempeste del cuore. -
V: - Tu non sei normale. -
JD: - La normalità io l'ho sempre vista nello specchietto retrovisore. Non è mia. Credo Franzen. Lo so: tutto questo fa venire freddo alle palle. Ma ora come ora non ho troppa sensibilità da sfoggiare. E poi ignorate il risvolto da indagine sociologica della cosa... -
V: - Quale? -
JD: - Beh, vedrete che i commenti saranno tutto un pat-pat di amorevoli et amichevoli et disinteressate pacche sulle spalle consolatorie. -
L: - E...? -
JD: - E invece poi fioccheranno mail, accanto a quelle di amiche e amici sinceri, di lettrici silenziose che, a cadavere ancora caldo, verranno allo scoperto per offrirsi di farmi riprendere in qualche modo... -
V: - E perché non dovrebbero farlo nei commenti ma via mail? -
JD: - Perché se fossero zoccole e stupide farebbero tv, e non leggerebbero blog. Nei commenti non potrebbero farlo, sennò le altre direbbero loro: "Troia!". Capito? -
L: - Tu sei un pazzo malato. Lo sai che i tuoi amici che leggono il blog, ma anche gli altri blogger con cui hai ottimi rapporti, faranno a gara a consolarti e poi, quando scopriranno il tutto, vorranno ucciderti? -
JD: - Lo so e mi dispiace. Ma non posso fare distinzioni. Loro mi vogliono bene e capiranno che non ce l'ho con loro. Che non è loro che sto perculeggiando. Questo deve essere chiaro ed ovvio. Magari li avviso prima. Magari no. Magari mi trovo il mio Mark David Chapman personale sotto casa pronto a impallinarmi. Magari mi faccio un nutrito elenco di nemici. Ma vuoi mettere la soddisfazione? E' una malefatta troppo durelliana perché io non la commetta. -
V: - Quando fa la merdaccia così, lo amo. -
L: - Anch'io. -

28 agosto 2007

"Tutto passa e il resto va..."

Le vacanze erano partite come compendio delle palle all'aria.
Tutto sembrava andasse splendidamente bene.
MA.
Inspiegabilmente.
Almeno per me.
LEI.
Beh, LEI mi ha lasciato.
E' finita.
It's over.
Fai ciao-ciao con la manina al sogno di un amore imperituro, JD.
...
Ora.
Non sono ancora riuscito a riordinare i pensieri.
A capire i motivi.
A trovare le colpe.
Ma giunti a questo punto, serve a qualcosa, trovare le colpe, se non a rinchiudersi ancora di più?
Né ho chiesto consigli o consulenze. Suonerebbero tutti indistintamente insoddisfacenti.
Ora.
Non so quando e se riaggiornerò.
Scusatemi.
Ora avete capito il perché della mia prolungata assenza.
Ora sapete perché continuerà ancora per molto.
Vorrei scrivere frasi senza senso che ridimensionino il tutto, un bel "Mi fanno male i capelli" in salsa durelliana.
Ma esiste, una salsa durelliana?
C'è una pozione? C'è qualcosa che possa arginare il suo muro di granitica fermezza?
C'è un finale diverso?
Io amo LEI. LEI non ama (più) me.
Reciprocità a puttane. E la reciprocità è la costante di qualunque rapporto umano.
Forse non c'è, un finale diverso.
E questo è tutto.
Ora sì che mi ci vorrebbe un Macallan.
Qualcuno vuole offrirmi da bere?

29 luglio 2007

Catatonia

Perplesso, teso ed inconcluso come ogni buon figlio di puttana nevrastenico ed ipocondriaco che si rispetti, mi ritrovo a snocciolare la mia recente trascurabile esistenza.
Che è ormai null'altro che uno spaccio di piccole e grandi nevrosi che vorrei tanto mercanteggiare e smerciare all'ingrosso.
Ma.
Ovviamente non ci riesco.
Né riesco a dissimulare il mio stato di agitazione perenne. Non si scappa da sè stessi. Per lo meno, io non ci riesco mai.
E mi ritrovo cromosomicamente stressato.
Id est.
Lavoro con ritmi pre-infarto che lasciami perdere.
Non ho ancora raggiunto il record assoluto, (ingresso in ufficio alle sette del mattino, uscita a mezzanotte, ripresa a casa da mezzanotte e un quarto alle sei e mezza del mattino dopo con Enea che mi cala litrate di caffeina nell'organismo con l'imbuto, nuovo ingresso alle sette, uscita definitiva alle otto di sera del giorno dopo, sonno della ragione, morte contemplativa), ma quattro giorni consecutivi a botte di diciassette barra diciotto barra venti ore alla volta, son traguardi che Stakanov levati dai coglioni.
E inoltre.
L'ipocondria selvaggia ha fatto sì che io mi sottoponessi ad ogni sorta di esame clinico. Compresa una bella esogastroscopia, (aka tubo in gola fino allo stomaco aka pompino ad una proboscide), che ha attestato che io non ho nulla. Il mio esofago ed il mio stomaco sono miracolosamente sani. Ho debiti da saldare con Padre Pio, me sa. Intanto, ho ripreso a bere l'ndicibile e a fumarmi pure l'anima. Per la serie: che si fottano i buoni propositi. Tanto non ho un cazzo. Almeno per adesso.
Continuando.
Tirare a campare dissimulando è una cosa che non mi riesce tanto bene. E il mio aplomb è a valori da depressione del '29. E il tutto si traduce in reazioni spropositate e fuori luogo che non giovano alla mia causa. Anche se. Certi sgarri, certe inculate lavorative e non, un certo modo di fare non proprio improntato a chiarezza, fiducia e schiettezza, meriterebbero molto più che delle cordiali sfuriate telefoniche alternate a vasche in piscina affrontate ai limiti del collasso repsiratorio.
E intanto penso al lavoro, ai file excel e ai numeri anche quando copulo. Giorni fa, ai margini di un rinfrescante orgasmo estivo, ho esclamato: - E' ovvio che il cash flow non quadri. Non ho incluso i debiti verso altri finanziatori nella posizione finanziaria netta! -
LEI mi lascerà per questo. Io lo so.
Mando allora richieste d'aiuto agli amici che rimangono platealmente inevase. Un po' perché son tutti partiti. Un po' perché crittografare il tutto per mantenere la parvenza di figaggine autoindotta non è esattamente d'aiuto, in questi casi.
E LEI è lontana. Fisicamente, intendo. Aka la ciliegina sulla torta di merda fin qui confezionata.
E poi il blog.
Prima luogo di sfogo.
Ora mi ci avvicino con circospezione. Ché è diventato un circolino di ritrovo per scassacazzi, censori, tarme (e le tarme rosicano), commenti che sembrano tagliole, parole che son sassate, attese ed aspettative che bisogna rispettare, disapprovazioni sempre più urlate.
Insomma, un'altra rottura di coglioni. L'ennesima. Grottesca, peraltro.
E allora lo lascio lì, in un limbo di poco stimolante disagio,col tasto mute pigramente pigiato sul tono "originalità". Ché manco di fanculizzare attraverso epiteti ben congegnati ho più voglia.
Oppure redigo post scritti da un deficitario middle of nowhere mentale.
In frangenti simili, pregni di abulia, rendere plausibile la propria presenza in un locale della movida milanese, di sabato sera, intento a pasteggiare a Negroni sbagliati e Macallan, leggendo "Le correzioni" di Franzen, può risultare difficoltoso. Vero è che in simili pose desterai sempre l'attenzione di qualche fanciulla avvezza all'intellettuale radical-chic-fintosnob che ha dalla sua anche, nel mio caso, l'essere incontrovertibilmente figo. E questo, in ultima istanza, può risultare corroborante per il mio ego.
Come è corroborante ritrovarsi in stanza a ballare con LEI, vestiti solo di stupidi cappelli, "I've got you under my skin", inventandone di sana pianta buona parte delle parole.
Voglio giornate non urlate. Giornate di calma. Giornate rilassate.
Giornate senza nulla da nascondere.
Vado ad ingoiare uno Xanax.

21 luglio 2007

Qua mi sputtano...

Procedendo alle normali abluzioni mattutine, mi accorgo, non senza imbarazzo, di avere delle escrescenze attorno all'ano; (sì, esatto: il buco del culo). Escrescenze che battezzo subito La Cosa. La qual Cosa, appunto, mi turba non poco, anche visto e considerato che il mio sfintere è stato utilizzato sempre e solo per le deiezioni.
LEI è in camera ma farle vedere La Cosa, sempre lei, mi pare poco discreto e carino, oltre che non esattamente funzionale alla stabilità della coppia. Decido allora di rivolgermi a Colei che sa. Chiamo la mia Materfamilias e, carico di vergogna, le ilustro il tutto. Dolores minimizza e io mi tranquillizzo.
Anche perché.
L'ipocondriaco crede sempre e comunque di avere tutte le malattie possibili e sembra quasi che le ricerchi, sottoponendosi agli esami clinici più disparati pur di dissipare ogni dubbio, o forse con la segreta speranza di avere qualcosa ed attirare finalmente l'attenzione su di sè. Ma quando c'è davvero qualcosa che non va, quando ha l'ano impiastrellato e forse sarebbe il caso di farselo visitare, (evitate facili ironie, biechi esseri), allora, per paura, non si sottopone ad alcun esame clinico.
Un po' come quando scopi senza goldone e decidi che non ti sottoporrai al test dell'HIV, mentre te ne sei sparati sette (SETTE!) quando non scopavi, perché sai che adesso la possibilità di uscire dall'ambulatorio col contorno blu tutt'intorno a te sono reali. E così non fai gli esami e ti crogioli nel dubbo. E ogni volta che alla radio passano Freddie Mercury inizi a sudare.
Dicevo.
La Cosa rimane lì per circa un anno e mezzo.
Finalmente, ai margini dell'ennesima visita dalla mia dottoressa durante la quale la poverina, esausta, mi sta rassicurando sul fatto che non ho problemi di cuore, decido di farmi visitare. La Grande Sopportatrice dà un'occhiata e sentenzia: "Emorroidi, darlin'. Vai dal proctologo e fattele operare col laser".
Ma Johnny Durelli non può avere le emorroidi...
Comunque, esulto: finalmente ho qualcosa. E prenoto la visita.
Visita dal proctologo.
Appena entro, fa uscire tutti, mi fa stendere su un fianco, mi fa abbassare calzoni e mutande e inizia a perlustrarmi il culo.
Segue dialogo.
P: - Eh! Ma lei ha rapporti anali! -
JD: - Prego? -
- Lei è omosessuale e ha rapporti anali. Sennò non si spiegherebbe. Stia tranquillo: a me può dirlo. C'è il segreto professionale. -
- No, guardi: lei è completamente fuori strada. -
- Sì, sì: dicono tutti così. -
- Senta: io non sono omosessuale!!! -
- E cosa sarebbe? -
- Figomane -
- Cosa? -
- Eterosessuale. -
- Cioè? -
- Cioè uomini E donne. -
Laddove quella E stava a significare CON, inteso come complemento di compagnia, id est uomini che si accompagnano con donne, id est Durelli che va per figa. Il dottore, invece, intende E come CON ma inteso come complemento di unione cioè io che mi unisco sia con uomini gai che con donne. E infatti...
- Se dice uomini E donne, allora è bisessuale. E quindi ha rapporti anali. Suvvia, non c'è nulla di male. Lo dica pure, almeno mi facilita la diagnosi. -
Chiamarsi Johnny Durelli e ritrovarsi con uno che ti infila dita guantate nel culo e ti dà del frocio. Non c'è più religione, perlamadonna.
E proseguiamo.
P: - Comunque: qui si tratta di Papilloma virus. -
JD: - Papi-che? -
- Papilloma virus. Si tratta di una malattia a trasmissione sessuale. -
- E con chi me la sarei beccata, scusi? -
- Andiamo: non faccia il finto ingenuo. Lei è fidanzato? -
- Sì, da circa un anno. E la mia donna è sanissima ed iper-conntrollata. -
- Non lo metto in dubbio. Lei sarà sicuramente andato di nascosto con qualche donnina oppure con degli omini. -
-
Daje...None! Ho queste escrescenze da prima di mettermi con la mia ragazza e non vado né con donnine né con omini. E poi, scusi: se si tratta di una malattia sessualmente trasmissibile, come avrei fatto a prenderla all'ano? -
- Beh, magari ha fatto un po' di petting e nel mentre le è venuto prurito all'ano, si è grattato et voilà. -
- Dunque: posto che normalmente se faccio petting con una donna non interrompo l'operazione per grattarmi l'ano, com'è che invece il mio pene non ne ha risentito? -
- Faccia vedere. -
Ancora col culo all'aria, gli faccio vedere il piccolo uomo.
- Il suo pene sta benissimo. Stia tranquillo. -
- Scusi, eh, ma i conti non mi tornano. Come faccio adesso con la mia ragazza? -
- Come quel mio paziente che è la terza volta che si fa operare per farsi asportare i condilomi del Papilloma. Lui non dice niente alla moglie, anche per non doverle poi confessare certe magagne. -
Mi fa l'occhiolino e mi dà di gomito.
- Senta, io lo so che tanto uscirò da qui e lei continuerà a pensare che io son gay e che vado di nascosto a omini, ma queste cose sono entrambe false. Comunque, la ringrazio per la visita ed il parere. Arrivederci. -
- Su, non faccia il permaloso. -
- Arrivederci. -
Vado da un altro medico.
Sentenza: Emorroidi.
Diagnosi: passare una crema proprio lì.
Nome della crema: Anonet.
Sto ancora cercando una farmacia suffcientemente lontana da casa mia e il coraggio necessario per chiedere alla farmacista, (c'è sempre unA farmacista, in questi casi), la crema Anonet.
C'è qualcuno che vuole andarci per me? Lo pago in natura.
Emorroidi comprese.