(Questa, poi, sarà vera?)
(Cosa conta, inoltre, in una storia? Andamento della narrazione o accuratezza dei dettagli?)
Questa morte che era stata tanti silenziosi puntini di sospensione, con annesso pollicione in bocca, alla fine di un monologo sconclusionato a base di superalcolici e miscugli vari, mi rendeva la giornata meno tranquilla e stravolgeva i miei programmi. Era come lavarsele in una vasca piena di piranhas. In sostanza: una tritata di palle.
- Calma, nonna: puoi dirmi che cosa ti han detto? -
- Mi han detto che cercavano il sig. Durelli. E io gli ho detto che avrebbero potuto trovarlo al cimitero. Allora mi han detto che cercavano mio nipote. -
- E tu? -
- E io gli ho detto che non ho nipoti. Poi si sono arrabbiati e gli ho dovuto dare il tuo numero. -
Praticamente.
Questi qui han visto il mio documento e poi hanno cercato il mio nome e cognome sull'elenco telefonico del mio paese. Hanno trovato il numero del mio defunto nonno e han chiamato a casa sua. Gli ha risposto mia nonna, ultraottantenne e con problemi di cuore, e gli han detto che il nipote potrebbe essere coinvolto in un omicidio. Dei geni.
- Nonna, stai tranquilla: vogliono solo verificare dei dettagli. Quel tizio viaggiava con me in treno ed è morto nel sonno. -
- Johnny, diglielo a nonna tua: che hai fatto? L'hai picchiato? Sei stato tu? A me lo puoi dire: non glielo dico a nessuno. -
- Perdio, nonna: non ho fatto niente. -
- Comunque: sta per chiamarti tuo padre. -
Riattacco e lancio berci di disperazione.
Driiin.
- Sono mamma. Tuo padre è lì che bestemmia. Ah, eccolo: te lo passo. -
Mia madre non si scompone mai. Il figlio potrebbe finire in galera e lei si preoccupa del ragù. Non so come faccia, Cristo santo.
Arriva il Don, con la sua voce segnata dalla vernice del tempo. E pure parecchio incazzata.
- Possibile che tu faccia sempre cazzate? -
- Pa', io non ho fatto nulla, davvero. -
- Tu non fai mai nulla, perlamadonna. Comunque: vai a parlare co' 'sti qua. Io intanto chiamo l'avvocato. -
- Ma guarda che non serve alcun avvocato... -
- Sì certo, come no. Sistemiamo 'sta cosa e tu dopo vedi di laurearti e di non fare altre puttanate, ché non ho ancora pranzato. -
Infine.
Le forze dell'ordine. Mi chiamano e mi dicono quello che mi aspetto: si tratterebbe di verificare solo alcuni dettagli. "Anche per escludere del tutto si tratti di omicidio."
Si tratta ovviamente di una procedura di routine ma la frase finale in effetti è confortante. E non basterebbe tutta la mia immaginazione a ipotizzare una realtà del genere. Il mondo è proprio una puttana.
Mi faccio coraggio e vado.
Arrivo lì e mi fan sedere e snocciolare la storia.
Estratti.
- Camminava sempre scalzo. Poi si è infilato gli stivali e si è messo a dormire. -
- Se li è infilati lui o lo ha costretto lei ad infilarseli perché non sopportava l'olezzo dei piedi della vittima? Magari dopo una colluttazione... -
E qui le parole mi abbandonano. A parte lo sforzo sovrumano per non apparire un idiota, mi rendo conto che la mia solita verve non mi servirà a molto.
Perdippiù, continuare a chiamarlo vittima non è che aiuti le mie sicurezze.
Ok, ok: calmo, JD. Stan solo facendo il loro lavoro. C'è un tizio che è crepato in un treno e loro devono accertarsi che non sia successo nulla di strano. Nulla di strano a parte che è morto in treno di fianco a te. Calmo, JD: è solo una procedura di routine.
- Prima di dormire si è tolto il giubbino e ha chiuso il finestrino. Ho aspettato che si addormentasse e l'ho riaperto. -
- E anche qui, magari, una colluttazione, eh? -
Evidentemente certi concetti fanno fatica a viaggiare. Anzi: fan fatica anche ad arrivare dall'altra parte di una scrivania.
- Colluttazione? Scusi, eh? L'avete visto? Era due metri per due! Secondo lei potevo essere così matto da cercare una colluttazione con quell'armadio? -
- Va bene, va bene. Mi ripeta tutta la storia. -
- Come, scusi? Io dovrei andare a consegnare la mia tesi di laurea... -
- Sì, va bene: la laurea...Lei intanto mi ripeta tutto daccapo. -
E qua mi rendo conto che ci vorrebbe tantissima pazienza. Qua avrei bisogno della bontà di Dio, per sopportare tutto ciò.
Mentre vado avanti nello spiattellare il poema in morte di quel grassone, al tizio che mi interroga consegnano una busta trovata nel bagaglio della "vittima".
- Ah, ecco: anfetamine...tranquillanti...antidepressivi...ansiolitici... -
E va avanti: trova anche un bel po' di stupefacenti.
(Sia lodato Gesù Cristo).(Cosa conta, inoltre, in una storia? Andamento della narrazione o accuratezza dei dettagli?)
Questa morte che era stata tanti silenziosi puntini di sospensione, con annesso pollicione in bocca, alla fine di un monologo sconclusionato a base di superalcolici e miscugli vari, mi rendeva la giornata meno tranquilla e stravolgeva i miei programmi. Era come lavarsele in una vasca piena di piranhas. In sostanza: una tritata di palle.
- Calma, nonna: puoi dirmi che cosa ti han detto? -
- Mi han detto che cercavano il sig. Durelli. E io gli ho detto che avrebbero potuto trovarlo al cimitero. Allora mi han detto che cercavano mio nipote. -
- E tu? -
- E io gli ho detto che non ho nipoti. Poi si sono arrabbiati e gli ho dovuto dare il tuo numero. -
Praticamente.
Questi qui han visto il mio documento e poi hanno cercato il mio nome e cognome sull'elenco telefonico del mio paese. Hanno trovato il numero del mio defunto nonno e han chiamato a casa sua. Gli ha risposto mia nonna, ultraottantenne e con problemi di cuore, e gli han detto che il nipote potrebbe essere coinvolto in un omicidio. Dei geni.
- Nonna, stai tranquilla: vogliono solo verificare dei dettagli. Quel tizio viaggiava con me in treno ed è morto nel sonno. -
- Johnny, diglielo a nonna tua: che hai fatto? L'hai picchiato? Sei stato tu? A me lo puoi dire: non glielo dico a nessuno. -
- Perdio, nonna: non ho fatto niente. -
- Comunque: sta per chiamarti tuo padre. -
Riattacco e lancio berci di disperazione.
Driiin.
- Sono mamma. Tuo padre è lì che bestemmia. Ah, eccolo: te lo passo. -
Mia madre non si scompone mai. Il figlio potrebbe finire in galera e lei si preoccupa del ragù. Non so come faccia, Cristo santo.
Arriva il Don, con la sua voce segnata dalla vernice del tempo. E pure parecchio incazzata.
- Possibile che tu faccia sempre cazzate? -
- Pa', io non ho fatto nulla, davvero. -
- Tu non fai mai nulla, perlamadonna. Comunque: vai a parlare co' 'sti qua. Io intanto chiamo l'avvocato. -
- Ma guarda che non serve alcun avvocato... -
- Sì certo, come no. Sistemiamo 'sta cosa e tu dopo vedi di laurearti e di non fare altre puttanate, ché non ho ancora pranzato. -
Infine.
Le forze dell'ordine. Mi chiamano e mi dicono quello che mi aspetto: si tratterebbe di verificare solo alcuni dettagli. "Anche per escludere del tutto si tratti di omicidio."
Si tratta ovviamente di una procedura di routine ma la frase finale in effetti è confortante. E non basterebbe tutta la mia immaginazione a ipotizzare una realtà del genere. Il mondo è proprio una puttana.
Mi faccio coraggio e vado.
Arrivo lì e mi fan sedere e snocciolare la storia.
Estratti.
- Camminava sempre scalzo. Poi si è infilato gli stivali e si è messo a dormire. -
- Se li è infilati lui o lo ha costretto lei ad infilarseli perché non sopportava l'olezzo dei piedi della vittima? Magari dopo una colluttazione... -
E qui le parole mi abbandonano. A parte lo sforzo sovrumano per non apparire un idiota, mi rendo conto che la mia solita verve non mi servirà a molto.
Perdippiù, continuare a chiamarlo vittima non è che aiuti le mie sicurezze.
Ok, ok: calmo, JD. Stan solo facendo il loro lavoro. C'è un tizio che è crepato in un treno e loro devono accertarsi che non sia successo nulla di strano. Nulla di strano a parte che è morto in treno di fianco a te. Calmo, JD: è solo una procedura di routine.
- Prima di dormire si è tolto il giubbino e ha chiuso il finestrino. Ho aspettato che si addormentasse e l'ho riaperto. -
- E anche qui, magari, una colluttazione, eh? -
Evidentemente certi concetti fanno fatica a viaggiare. Anzi: fan fatica anche ad arrivare dall'altra parte di una scrivania.
- Colluttazione? Scusi, eh? L'avete visto? Era due metri per due! Secondo lei potevo essere così matto da cercare una colluttazione con quell'armadio? -
- Va bene, va bene. Mi ripeta tutta la storia. -
- Come, scusi? Io dovrei andare a consegnare la mia tesi di laurea... -
- Sì, va bene: la laurea...Lei intanto mi ripeta tutto daccapo. -
E qua mi rendo conto che ci vorrebbe tantissima pazienza. Qua avrei bisogno della bontà di Dio, per sopportare tutto ciò.
Mentre vado avanti nello spiattellare il poema in morte di quel grassone, al tizio che mi interroga consegnano una busta trovata nel bagaglio della "vittima".
- Ah, ecco: anfetamine...tranquillanti...antidepressivi...ansiolitici... -
E va avanti: trova anche un bel po' di stupefacenti.
Frattanto, Dio si materializza e manda lì un altro viaggiatore che vuole testimoniare volontariamente e che, fatto accomodare, conferma la mia versione. Era il marito di una di quelle a cui l'obeso ha toccato culo e tette. Si vede che è ancora incazzato.
(Sempre sia lodato).Colui che mi interroga, mi fissa.
- Beh, da quello che mi dite entrambi si può trarre solo una conclusione. E' evidente che costui era un balordo. Senza contare che tutte le sostanze che ha ingurgitato non gli avran fatto molto bene. Sicuramente ora gli esami medici confermeranno il tutto. Può andare, Sig. Durelli. Vada pure a consegnare la sua tesi. -
- Grazie, eh... -
(Amen).- Beh, da quello che mi dite entrambi si può trarre solo una conclusione. E' evidente che costui era un balordo. Senza contare che tutte le sostanze che ha ingurgitato non gli avran fatto molto bene. Sicuramente ora gli esami medici confermeranno il tutto. Può andare, Sig. Durelli. Vada pure a consegnare la sua tesi. -
- Grazie, eh... -
- A proposito! Forse abbiamo esagerato con sua nonna. -
- Tolga pure il forse. -
La sera, a letto. Al telefono con la famigghia.
Il Don.
- Cinquantotto milioni. Cinquantotto milioni. Sono gli abitanti dell'Italia. Quante probabilità c'erano che incontrassi quel tizio e che lui ti morisse davanti? Quante? Eh? Quante? -
- Papà: non lo so. -
- Appunto! -
- Nonna si è calmata? -
- Macché? Sta ancora piangendo. Ormai si è convinta di avere un nipote assassino. Si sta sfogando col marito, adesso. -
Marito che è morto tre anni prima.
Appunto.
Da grande voglio morire in un letto. Da solo. Senza rompere i coglioni a nessuno.
- Tolga pure il forse. -
La sera, a letto. Al telefono con la famigghia.
Il Don.
- Cinquantotto milioni. Cinquantotto milioni. Sono gli abitanti dell'Italia. Quante probabilità c'erano che incontrassi quel tizio e che lui ti morisse davanti? Quante? Eh? Quante? -
- Papà: non lo so. -
- Appunto! -
- Nonna si è calmata? -
- Macché? Sta ancora piangendo. Ormai si è convinta di avere un nipote assassino. Si sta sfogando col marito, adesso. -
Marito che è morto tre anni prima.
Appunto.
Da grande voglio morire in un letto. Da solo. Senza rompere i coglioni a nessuno.



