UPDATE (e quando mai...):
L'anonimo che nei commenti dice (cito): "Questa roba fa cagare" dovrebbe essere un tale Seba, che ieri sera, dopo aver commentato da me, ha "segnalato" la cosa a Dandyna, affermando, (potete leggere voi stessi), che io me la tiro indebitamente e pregando la stessa Dandyna di fare qualcosa. Cosa, ancora non è dato sapere. Devo aspettarmi adesso una pattuglia di bravi che mi recapiterà gentilmente la stessa Dandyna? Boh, queste cose mi fan sorridere, davvero. E, lo dico a costo di sembrare luogocomunista, certa gente non ha una vita.
Infine e una volta per tutte. Credevo che il post fosse chiaro: non ho certo affermato che scrivo come Roth o Richler o gli altri presi ad esempio nel post. Ho solo detto che non so cosa darei per avere il loro talento, che per inciso NON ho, e che intanto scrivo. Tutto qui. Spero non servano altre spiegazioni. Grazie....
...Eccheccazzo.
Esigo risposte, dalla scrittura.
Ragioni più profonde e argomentazioni più elevate.
Conversazioni con me stesso, con quel prototipo di figlio di puttana che è il mio ego.
Ragioni più profonde e argomentazioni più elevate.
Conversazioni con me stesso, con quel prototipo di figlio di puttana che è il mio ego.
Conversazioni che mi aspetto tonofichino il mio cervello.
Urgenza di scrivere.
Letteratura salvifica.
Urgenza di scrivere.
Aspirazioni letterarie.
Parole da appuntare.
Urgenza di scrivere.
Letteratura salvifica.
Urgenza di scrivere.
Aspirazioni letterarie.
Parole da appuntare.
Parole da ricordare e rileggere.
E da conservare come reliquie.
Ginnastica mentale; anche.
Per mettere a posto i torti.
Liberarsi dai cattivi pensieri e dalle inquietudini e dalle paure.
L'insonnia.
L'inutilità del sonno, a volte.
Ché proprio mentre stai per addormentarti, magari alle 3 e 33, come ha scritto impagabilmente l'unica, vera ed imprescindibile blogger in circolazione, ti scatta qualcosa dentro. Di irrefrenabile.
E da conservare come reliquie.
Ginnastica mentale; anche.
Per mettere a posto i torti.
Liberarsi dai cattivi pensieri e dalle inquietudini e dalle paure.
L'insonnia.
L'inutilità del sonno, a volte.
Ché proprio mentre stai per addormentarti, magari alle 3 e 33, come ha scritto impagabilmente l'unica, vera ed imprescindibile blogger in circolazione, ti scatta qualcosa dentro. Di irrefrenabile.
Hai un pensiero e devi buttarti giù dal letto per annotarlo, perché domani avrai lo stesso pensiero, forse, ma non la stessa intuizione sulla forma migliore in cui renderlo.
Devi sgusciare via dal letto e afferrare carta e penna.
Scrivere, scrivere, scrivere.
Vergare il foglio tenendo la penna come un pugnale.
Effusioni di pensieri e mescolanze di parole che abbiano un senso, che facciano proseliti.
Scrivere, scrivere, scrivere.
Vergare il foglio tenendo la penna come un pugnale.
Effusioni di pensieri e mescolanze di parole che abbiano un senso, che facciano proseliti.
Pagine dense. Pagine la cui lettura duri almeno dieci corroboranti minuti per ciascuna di esse.
Su una moleskine o su un pezzo di carta qualunque. O su un blog.
Concatenare parole e punti e virgole e sintassi magari come fece George Harrison per "While my guitar gently weeps": apri un libro a caso su una pagina a caso e segni delle parole sempre a caso. E su quelle costruisci la canzone. A me succede più o meno la stessa cosa: ho delle espressioni o delle parole che mi ronzano in testa per giorni e poi su quelle ci costruisco i miei appunti. O le cagate che propino qui sopra. Come questa.
Concatenare parole e punti e virgole e sintassi nella speranza di "confezionare" qualcosa che ti faccia bene e che resti anche dopo di te.
Troppa presunzione: io non ce la farò mai.
E ritorno a letto. E guardo la foto in autoscatto appesa alla parete. Io e LEI. E riacquisto un po' di umana serenità.
Forse riuscirò a dormire.
Ma ancora no.
Devo leggere, ancor prima di scrivere.
Troppa presunzione: io non ce la farò mai.
E ritorno a letto. E guardo la foto in autoscatto appesa alla parete. Io e LEI. E riacquisto un po' di umana serenità.
Forse riuscirò a dormire.
Ma ancora no.
Devo leggere, ancor prima di scrivere.
Richler, Roth, Calvino, Marquez, Ellroy, Pessoa, Sartre, Gadda, Sciascia, Bellow e De Lillo e tantissimi altri rigorosamente NON in ordine di importanza.
E capire il loro incantesimo. Da dove nasca.
E allora riprendo e mi sforzo.
Il talento si ha o lo si acquista? E come lo si cesella?
Ché scrivere bene non è solo ignorare più o meno artisticamente le raccomandazioni e le insistenze dei tuoi insegnanti di lettere. Non è iniziare un periodo con un "ma" o con una "e", no. Scrivere bene è parole pregne ed evocative, è creazione pura, è genio.
E' amore per gli altri, anche.
E capire il loro incantesimo. Da dove nasca.
E allora riprendo e mi sforzo.
Il talento si ha o lo si acquista? E come lo si cesella?
Ché scrivere bene non è solo ignorare più o meno artisticamente le raccomandazioni e le insistenze dei tuoi insegnanti di lettere. Non è iniziare un periodo con un "ma" o con una "e", no. Scrivere bene è parole pregne ed evocative, è creazione pura, è genio.
E' amore per gli altri, anche.
Il carisma delle parole, l'assillo corruttore del vocabolario.
Avevo sei anni e chiesi a mio padre di regalarmi un vocabolario e, avutolo, (era uno Zingarelli minore), passai cinque pomeriggi consecutivi a cercare di scoprire più parole a me sconosciute possibili e a cercare di impararne il significato.
Il Don mi gardava perplesso: non capiva se suo figlio fosse un matto sradicato o un impagabile curioso.
Per questo, provo a scrivere.
Per questo, provo a scrivere.
Per poter poi scrivere di un Barney o di un Portnoy, piuttosto che vivere come loro, ché raccontar di loro sì che mi farebbe sentire vivo, per strano o paradossale che possa sembrare.



