30 giugno 2006

EHI, VOI!

Lo so.
Vi sto drammaticamente mancando, miei adorati reietti della Rete.
E, lo giuro, mi mancate molto anche voi.
Sono infognato da tempo immemore, ormai.
Non vado più a leggere, se non di rado, gli altri blog.
L'ultimo post l'ho scritto di notte su dei foglietti di carta per poi ricopiarlo sul pc la mattina e pubblicarlo.
Per sentire tutte le mie adorate amiche, amanti, fidanzate e fan son costretto, in ottica risparmio tempo, a mandare mail con lo stesso oggetto ("Ciao!") e lo stesso testo ("Come stai? Io impelagato di lavoro! Baci! JD") : una cosa veramente penosa.
Vi prometto che rimedierò.
Questo tour de force dovrebbe finire a breve.
Cioé entro il prossimo fine settimana.
Nel frattempo spero che mi passi questa specie di erezione perenne che inizia a crearmi seri problemi; (non avevo il testosterone così alto dalla prima volta che vidi un film porno, in prima media). Non scherzateci, ché questi son drammi. Ieri il morning glory è durato dalle sei, sveglia, alle otto, riunione: la prima e sacrosanta pisciatina del mattino l'ho fatta due ore e mezzo dopo il risveglio. La mia vescica era praticamente evaporata.
Poi cercherò di postare qualcosa di decente.
E di rifarmi vivo con tutte voi, mie damigelle e cortigiane.
Ricordatevi che vi amo tutte.
E ricordatevi pure di mandarmi qualche foto porca, ogni tanto.
Eccheccazzo: rallegrate un po' le giornate uggiose del vostro JD.
Ché mica io, per riprendermi, mi metto a inseguire libellule sul prato.
Intanto, un generoso e appassionato vaffanculo a tutti quelli, (amici, donne, parenti e affini), che credono mi faccia piacere lavorare più di un minatore e se ne escono con cazzate del tipo: "Tu pensi solo a lavorare", oppure "La tua unica priorità è il lavoro" o peggio "Preferisci lavorare che passare un po' di tempo con me".
Ecco. Voi tutti: fottetevi caldamente; (cito Jun).
Ché magari con voi, visto quanto rompete i coglioni, io del tempo non ce lo passerei comunque.
Bene.
Vado.
Mi reimmergo.
PS (nel caso qualcuno ancora non lo sapesse) : per insulti, minacce, accuse, lamentele, palpatine, slinguate e vezzeggiamenti vari:
PS 2: Dio benedica l'inventore dei pantaloncini (o short o come cazzo si dice...) da donna, unica panacea, come ho scritto in un commento, in queste serate di ritorni dal lavoro in giacca e cravatta attraversando le Colonne di San Lorenzo.

23 giugno 2006

Dai, siediti.

Siediti. Prendiamo un caffè. E scambiamoci sguardi. E no. Non badare ai miei occhi intrisi di bourbon. Lasciali stare. ché si portano dietro un destino bastardo ed un passato sgarbato.
Li senti? Sono i Beatles: "Here, there and everywhere"; album "Revolver" traccia numero sette.. Parla di lei, di lui, di come vorrei che noi due fossimo.
Ma prima voglio raccontarti due storie.
Di due che hanno vissuto più di me. Che la sapevano più lunga di me. Che erano più degni di me. E avevano un cuore più grande del mio.
Il primo.
Camminava e la vide. E capì. Senza troppi giri. Era lei. Semplicemente. E sai che fece? Glielo disse. E lei. Lei era bella. Infinitamente ed irrispettosamente bella. Ed altera, (ma poi: ti sei mai chiesta dove vada l'accento su altera? Ché io non l'ho mai capito...). Lei aveva qualche anno meno di lui. E molte meno esperienze. Ma era pienamente ed interamente donna. E questo annullava tutte le differenze. E lei lo squadrò e disse: "Niet!" Ma lui non era tipo da rassegnarsi. Partì per la guerra. Fu ferito, fatto prigioniero. Ma le mandò una lettera al giorno. E ogni lettera finiva così:"Ricordati che ti amerò fino alla tomba!".
Un tipo definitivo, non c'è che dire.
"Ma nonno", gli chiesi, "come facevi ad essere così sicuro e fiducioso?"
"C'è posto per una sola nella vita. E quel posto era il suo."
Adesso, ogni sera, una donna di ottant'anni, ancora bellissima, va in camera da letto e prende una scatola in cui sono raccolte tutte le lettere di quel cocciuto soldatino e le rilegge. Tutte le sere. Tutte le sere. E poi me le passa e mi dice: "Leggi. E impara l'amore." "Nonna, perché le fai leggere solo a me?", le chiedo. "Perché sei l'unico che ne abbia bisogno.
Il secondo.
Il secondo aveva avuto un pauroso incidente stradale; ma si era salvato. Era maciullato, ferito, ma vivo. Si risvegliò in ospedale due settimane dopo. Nove interventi chirurgici. Era ingessato ovunque. Aprì gli occhi in un momento in cui sua madre si era allontanata per una telefonata.
Aprì gli occhi e vide due occhi azzurri. Dei boccoli rossi. Tante lentiggini. E un camice da infermiera. Ripensò a "Generale" di De Gregori. Ma lui non era un soldatino. E non aveva neanche la forza di parlare. Figurarsi di farsi fare l'amore. Iniziò a guardarla. E più la guardava, più dimenticava dolori e fasciature e flebo e gessi. Più la guardava, più si convinceva. Ma per lei, lui era solo un malato come tanti. Un malato un po' matto che provava a fare il simpatico in quelle condizioni.
Passarono cinque anni. Durante i quali lui ebbe molte donne. E fece molti più sbagli.
Era in macchina. Ancora una volta. Fermo a un semaforo. Rosso come il suo umore.
Si voltò verso la fermata degli autobus alla sua sinistra. E lei era lì.
La radio stava passando Tenco. Lui non ci pensò due volte. Scese e le disse: "Salve! Si ricorda di me? Venga: le do volentieri un passaggio!".
"E tu che gli rispondesti, mamma?"
"Io lo cacciai in malo modo. Poi vidi la tristezza timida e sincera dei suoi occhi. E accettai quel passaggio. Tu sei nato meno di un anno dopo."
E no. Non aver paura. Non ti irrigidire. Senti? Paul sta dicendo: "And if she's besides me, I know I need never care...".
Ecco.
E' quello che penso adesso che tu sei qui di fronte a me.
"But to love her is to need her everywhere...".
L'amore è bisogno? Forse sì. Tu sei irrinunciabile. Allora sì: sei un bisogno.
"Each one believing that love never dies...".
Proprio come la pensavano quei due matti di cui ti ho raccontato; quei due matti che mi han cresciuto; insieme alle loro fantastiche donne. E forse qualcosa di buono ancora m'è rimasto. Grazie a loro.
Guardami. Ascoltami.
Ti dirò un'altra cosa. Tu dimmi solo che non ti spaventerai. Un'altra cosa che continuerei a fare all'infinito. Guardarti. Sfiorarti. Accarezzarti. Farti l'amore.
Se solo tu avessi la voglia e la prontezza di rabbrividire anche solo un po'. Anche solo per la durata di questa canzone che rende romantico pure uno stronzo come me.
Ma tu.
Tu te ne stai lì con le braccia conserte. E non interrompi il mio vano monologo con un "Anch'io".
Non mi timideggi occhi languidi.
Tu hai le braccia conserte. E da qualche parte ho letto che indicano difesa, paura. Chiusura.
Tu te ne stai lì. Scostante. Distratta. Tremante e disorientata guardi l'orologio. Sei spaventata.
E allora non preoccuparti. Va' pure. Va' via da me. Che volevo fare la mia strada con te. Io che volevo lasciare la mia bella solitudine. E smetterla di mandare tutto in culo. Io che volevo azzerare. Tirare una riga. Ripartire con te. Perché è dura continuare a farsi passare per stronzo menefreghista.
Ma adesso vai.
Io prenderò un altro caffè.
Con la schiena appoggiata alla sedia. Terrò la tazzina sollevata in alto con la sinistra. E con la destra girerò ininterrottamente il cucchiaino, fissandoti mentre vai via da questo bar. E dalla mia vita screziata. Ebbra e stanca delle mie parole, te ne andrai. Esausta, ma finalmente libera.
Io ti guarderò. Girando il caffè. Ininterrottamente. Sentendo il tintinnìo del cucchiano nella tazzina. Come Noodles in "C'era una volta in America".
E come lui ripetendo: "Tu sei pazzo", guardando fisso in avanti.
"Tu sei pazzo, Johnny. Ché c'hai creduto un'altra volta."

21 giugno 2006

Vi do i miei occhi...


IERI.
Diciotto ore lavorate.
Nello specifico: tredici in ufficio e cinque a casa.
Stakanov? Chi cazzo è Stakanov?
Vi starete chiedendo cosa abbia fatto nelle restanti sei ore...
Un'ora fra doccia ed espletamento bisogni fisiologici.
Un'altra ora a partorire fantasie pruriginose che mi facessero addormentare sereno.
Fantasie generate rigorosamente in Powerpoint.
Quattro ore di sonno.
Il risultato?
Potete "ammirarlo" in alto.
Si notino l'azzurro ancora vivido e bello che cerca, inutilmente, di contrastare il paio di Balenciaga, (l'ho scritto giusto?), incipienti.
Uno spettacolo indecente.
Tristezza. Prostrazione. Stanchezza.
Tre giorni che non tocco un goccio. Indi, santità.
E come se non bastasse, una confusione sentimentale da mandare a puttane l'intero palinsesto pomeridiano di Canale 5; (Beautiful, Vivere, Cento vetrine and so on...).
Checcazzo, da queste parti non ci facciamo mancare proprio niente!

18 giugno 2006

Signore, pietà!

UPDATE ORE 14:03 LUNEDI' 19/06/2006
(R.I.P.)
Non credo che darò segni di vita fino alla metà della prossima settimana. Voi non preoccupatevi. Non troppo, almeno.
Ma pregate per me.
Se qualcuna delle mie fan, amanti, fidanzate, amiche, amiche blogger and so on decidesse di inviarmi mail di incoraggiamento o, meglio ancora, foto porche, sappia che farebbe cosa buona e giusta. E graditissima. Che ricambierò con lussuriose prestazioni in natura.
johnnydurelli@gmail.com (non si sa mai...).
Forza: inondatemi di affetto; ché son solo, triste e sconsolato. Oltre che impantanato, impelagato ed imputtanato di lavoro. In una parola: inculato.
Come sempre, vi amo.
(Ora, leggete pure il post-accozzaglia scritto ieri, se vi va.)
La liturgia quotidiana dell’ennesimo weekend di merda mi propina sbobba lavorativa da sbrigare a casa col pc aziendale. Ça va sans dire, il pc aziendale è stato fabbricato ai tempi del conflitto fra nordisti e sudisti: c’è ancora all’interno un negretto che gira la manovella e fa partire i processori (?). Fra chiavi USB strafatte ed i soliti file psichedelici di excel, mi viene un attacco di sentimentalismo becero e melenso: avverto, fortissima, la mancanza della famigghia.
Decido di chiamarli e comunicarglielo.
- Pronto? -
- Mammà! -
- Dimmi, figghiu! -
- Che fate di bello? -
- Io e le tue sorelle siamo al mare. Tuo padre, impegnato con l’azienda (l’ “ Olive Oil Company”, NdJ), è al solito latitante…Tu che mi racconti? -
- I just called to say I love you… -
- Eh? -
- Volevo dirti che mi manchi! -
- Ti capisco -
- In che senso? -
- Beh, anch’io sentirei la mia mancanza se non mi vedessi per tanto tempo…-
(Quando si dice difetti di famiglia…)
- C’è anche un’altra cosa…-
- Cos’è? Hai messo incinta qualcuna delle tue amichette? –
- Ma certo che no! Volevo dirti che ti voglio bene! –
- Johnny beddu! Se ti servono soldi, devi chiamare tuo padre, lo sai. E’ lui quello che amministra e decide… -
Chiamo Don Corleone, sarà meglio.
- Pronto, Don! –
- Ehi! –
- Come stai? –
- Al solito. Spara! –
- Mi manchi! –
- Di’ un po’: sei diventato finocchio? –
- Certo che no! –
- Scopi con una certa regolarità? –
- Cerco di farlo… -
- Beh, sia ringraziato il Signore! Ma allora cos’è ‘sto sentimentalismo? –
- Volevo solo dirti che ti voglio bene… -
- Se ti servono soldi, vai in banca e prendi quello che vuoi; ma non cercare di circuirmi con questo accattonaggio sentimentale, chè per quello bastano tua madre e le tue sorelle, dio le abbia in gloria. Adesso lasciami stare ché sto lavorando e c’ho un diavolo per capello, cristiddio! –
- Tu almeno ce li hai… -
- Cosa, Johnny? Cosa? –
- I capelli… -
- Scusami, ho fatto una gaffe. Mi dimentico sempre che per te il pettine è un aggeggio sconosciuto. –
Vado allora in piscina: mi serve una pausa. Che durerà tre ore. Prima di entrare in acqua, mi sparo a casa venti gocce di ansiolitico, che mi fanno quasi addormentare in acqua. Col risultato che il bagnino pensa che io abbia avuto un malore e si tuffa in acqua vestito a soccorrermi.
Torno a casa. Contemplo l’inventario dei medicinali presenti: Lexotan, EN, Aulin, Vivin C, Moment, Maalox (tre flaconi), pomata per l’herpes, pomata per lo stiramento del quadricipite femorale, compresse di procinetici per l’esofago, compresse per l’ernia iatale, lubrificante vaginale (che mi fa intuire pratiche sessuali scabrose con le mie partner delle quali a momento non ho memoria). Più tre scatole di preservativi. Scaduti. Inventario insoddisfacente.
La pila di libri e articoli messi da parte per una lettura in tempo di ozio è abnorme. Titoli sparsi: “L’amore dura tre anni” di Beigbeder, “Un cuore così bianco” di Marìas, “Quando le donne aprono le danze” e “Cat chaser” di Leonard, “Il tamburo di latta” di Grass, “Tokyo blues- Norwegian wood” di Murakami, “L’immoralista” di Gide, “Viaggio al termine della notte” di Céline e “Cuore di tenebra” di Conrad; (questi ultimi due, in seconda lettura).
Più la raccolta di racconti brevi Toilet su cui ha scritto anche la cara Junonic (a proposito, il suo racconto "Luoghi comuni" c'ha le contropalle, come le dico sempre) e due tre numeri di Almanacco libri di Repubblica.
Dopo aver dato un'occhiata ad un blog appena aperto da una mia commentatrice, che sembra promettere bene, mi concentro su questi ultimi, per realizzare, orripilato, che nella top ten italiana dei libri più venduti ristagnano Moccia, Coelho, Dan Brown e Camilleri. Che è nato il mio stesso giorno, così come Roger Waters. L’astrologia è decisamente una cazzata.
Dopo un weekend così deprimente, l’unica grassa soddisfazione arriva il sabato notte. E non mi riferisco ai messaggi da utenti femminili che ricevo, che pure mi procurano una certa soddisfazione. No, qualcosa di molto molto meglio.
Birra Peroni gelata, pane e mortadella, e “Ieri e oggi in TV” su Rete 4. Dove trasmettono una puntata del festival delle terme di Boario risalente, credo, al ventennio fascista, condotta da un Mike Buongiorno con capelli rossi biscardeggianti e con la stessa disinvoltura nel fare gaffe comicissime. A un certo punto, viene presentato un tale Gianni Nazzaro, (questo mi mancava), che canta “Il mio amico di strada”.
Versi principali:
“L’amore è una festa solo se ti dà alla testa” e “L’amore è una gioia solo se si confonde con la tua noia.”
Lo applaudo sonoramente fottendomene dei condomini e vado a letto pensando a quanto sia inutile il mio spremermi le meningi, (ultimamente degli spazi vuoti), alla ricerca di idee, (che non trovo), per scrivere post di livello.
Torno in camera, metto su “Abbey road” contemplandone la magnifica copertina e vado a letto sperando che John o Paul illuminino il mio cammino. Se mi andrà di culo, anche questa volta sognerò Ringo Starr che mi sorride dal sottomarino giallo. Cantando in barese stretto. Forse son scaduti anche gli ansiolitici.

14 giugno 2006

Vorrei...

Sole, sonno, soste, solitudine, soluzioni sommarie, sonate, sonetti, sopraffine sorche somale, sorprese, solstizi, sothisischristmas, solletico (ormonale), sobillanti (e) sottaciuti sottintesi (e) solidali (e) solidi sostegni sostitutivi (di) soqquadri (esistenziali), sorbetti, soliloqui, sodomaegomorra, , sollucchero, soddisfazioni (e) sogni sostenibili, sobrietà (e) solvibilità, sostanziali sobbarcate (di) (psicotrope) sostanze, soccombere sopraffatto (da) soverchiante sollazzo.
Forse chiedo troppe allitterazioni?

12 giugno 2006

Becero

Arrivo a casa, venerdì, alle sette di sera. Decido di concedermi due orette di pennica, causa sfinimento. Ché sul tardi mi aspetta una festicciola di compleanno very cool. Mi sveglio comprensibilmente alle tre di notte. Per la fame. Sei bastoncini findus e tre bicchieri di Nero d'Avola. Penoso. Alle sei del mattino mi rimetto a dormire, rimandando al sabato gli istinti guerrafondai.
Sabato sera, dopo una giornata anonima, convinco un recalcitrante Enea ad uscire.
- Dai, a mezzanotte siamo a casa, Promesso! -
Usciamo alle undici e mezza.
In giro c'è un figaio paiura. Corso di Porta Ticinese sembra la residenza di Hugh Hefner. Tette al vento, visi splendidi, pelli abbronzate, vite basse e tanga in libertà, caviglie da urlo e gambe da infarto del miocardio. Un trionfo di misure perfette che avrebbe giustificato un raspone propedeutico pre-uscita.
Commosso da tanta beltà, inizio a piangere lacrime di testosterone.
Ci sediamo fuori da un locale ed iniziamo a discettare di tematiche di rilevante interesse nazionale. Come l'importanza della ceretta per le donne.
- Tanto uno, quand'è allupato, non bada più di tanto ai peli... -
- Già... -
- E le donne che smadonnano con cerette, rasoi, creme e diosolosacosa... -
- Beh, converrai con me che accarezzare una che ha un tappeto che la ricopre non è esattamente elettrizzante... -
- Vero, anche se a me dà più fastidio l'effetto tregiornidopo. -
- Tre giorni dopo che? -
- Tre giorni dopo la ceretta; quando a loro vengon fuori le puntine. E se ci fai l'amore, ti ritrovi escoriato e scorticato. -
- Verissimo: un dramma di cui si parla sempre troppo poco! -
Frattanto, il viso ed i capelli, (ed anche tutto il resto), della cameriera del locale mi ottundono la capacità di eloquio e si guadagnano il palcoscenico principale del mio personalissimo teatro sguardi.
Non c'è niente da fare: certe categorie professionali, (cameriere, shampiste, estetiste, segretarie, braccianti agricole), le preferisco. E' il mio personalissimo modo di esternare l'amore per il proletariato e la vicinanza alle sue cause.
Decido di scriverle un biglietto.
- Ene', che ne pensi? -
- Beh, è da mezz'ora che sta ferma all'entrata a fissarti titillandosi i capelli. E se una donna ti fissa titillandosi i capelli, ti sta comunicando non verbalmente che le piaci ed è disponibile... -
- E questa dove l'hai sentita? -
- L'ho letta su una di quelle riviste tipo "Rimorchia facile, rimorchia subito". -
- Ah, una di quelle che ti dice come avere addominali stile Brad Pitt in "Fight Club" in dieci giorni senza alcun tipo di sforzo? -
- Esattamente! -
- Allora siamo a posto! -
Vada per il biglietto.
Glielo scrivo sul retro dell'orario della piscina. Pasticciato, quanto meno.
"Il cuore ha più stanze di un casino. L'ha detto Garcìa Marquez. Beh, tu da questa sera hai il grimaldello delle mie stanze. (Seguono nome e numero di telefono)." Patetico, perloppiù.
"Ene', dai un'occhiata! -
- Uhm, bello sì... -
- Capirai, è lo stesso che scrivo sempre... -
- Il solito paraculo. E qual è stata, finora, la percentuale di successo? -
- 50% -
- Ottima, direi. Ma in questo caso... -
- In questo caso, cosa? -
- Non lo so: si tratta pur sempre di una cameriera... -
- E allora? L'abbiam fatto anche noi. -
- Sì, ma noi lo facevamo per pagarci gli stravizi e per permettercene di aggiuntivi... -
- E lei, invece? -
- Lei ha la faccia di una che lo fa perché non ha alternative. -
- E quindi? -
- E quindi molto probabilmente leggerà GarCìa MarQUez anziché GarSìa MarCHez. Chiedendosi chi cazzo sia... -
- Quando sei così odiosamente classista, ti adoro... -
- Io no. E odio te che mi hai contagiato. -
Dopo tre Negroni sbagliati, mi faccio coraggio e le consegno il romantico pezzo di carta. La ragazza, dapprima turbata e sorpresa, reagisce infine con molto aplomb e infila il biglietto nel suo grembiulino da lavoro.
Rimango seduto fino a oltre l'orario di chiusura, osservandola attentamente e aspettando e sperando che legga 'sto cazzo di message in a bottle de noantri.
Nell'attesa, macero Macallan e sigarette, attesa ed impazienza.
Lei, ovviamente, non lo fa. Non lo legge. Né naturalmente mi arrivano messaggi o chiamate sul cellulare.
Forse, si starà interrogando sul significato della parola grimaldello.
Questa mattina, il sindacato dei miei epatociti ha diramato un duro comunicato di protesta contro il sottoscritto.
Testo: "Resistere! Resistere! Resistere!".
Intanto, mentre, davanti al report di ShinyStat, mi chiedo il senso di chiavi di ricerca come:
- pompino per sigarette;
- scopate in carrozzella;
- la filippina alla pecorina;
- la nonna e il pompino;
- non pisciare sulla tavoletta;
- Vivin C più caffeina;
- suore zoccole;
- chick-lit nel contesto sociale;
- la colite provoca sintomi alla spalla;
- spazzola cesso nel culo;
- Stip ca trouv (appalusi, pliiiis!);
mi titillo in ufficio con la mia cazzo di sacra Trimurti: Sonno-Emicrania-Allucinazioni...

08 giugno 2006

MOM

C'era Lui. E lui è peggio di me. E v'ho detto tutto.
E poi
lui, lui, lui e lui.
E
lei, lei, lei, lei e lei.
Più altre persone: blogger di cui non ricordo i nickname, non blogger, ex fidanzate, parentado, amici e amici degli amici.
Bella serata, sul serio.
Da ripetere. Organizzandola meglio. E coinvolgendo più persone.
Ma ieri è stata una bella serata.
Tra Negroni sbagliati (ça va sans dir) e schitarrate e troppe sigarette. E pure qualche cannetta in the friendship (aka in amicizia).
E blog che diventavano persone. Vere. Reali.
E nickname che diventavano facce; (o faccie? Non mi ricorderò mai). Simpatiche. Dolci. Di cazzo.
Io?
Io, adesso, ho solo tanto sonno.
Son così rincoglionito dal sonno che quando questa mattina è suonata la sveglia ho afferrato l'incolpevole cellulare ed ho gridato: "Avanti! Chi rompe a quest'ora?".
E non aggiungo altro.
Ora, scusatemi: vado a vendere il mio corpo per un Vivin C.

06 giugno 2006

Faccia

Appunto.
Chissà che faccia farete.
Quando ci vedrete.
Io e il poeta. Il solo, l'unico. Quel satiro marpione di
Spad.
Io e Spad. Ego e Poesia. Gemelli eterozigoti. Mentre io cesello il primo, lui affina la seconda. Non c'è che dire: una bella sincronia.
Desiderosi di attenzione e amore, promettiamo pervicace corteggiamento ed eloquio crepitante virtuosismo. E niente battutacce livello-Pistarino. Più due occhi azzurri glamourosi; (i miei, ché quanto sia fico Spad già lo sapete).
Sarò appena riemerso dal mio cazzo di Purgatorio lavorativo.
Ma prometto di non farmi trovare logorato né vilipeso né rimbecillito né scoglionato né vessato né tartassato né tormentato né stremato né prostrato né ammutolito né rincitrullito né tramortito né ammaccato. Insomma, avete capito.
In compenso, come fastidioso inestetismo della giornata, arriverò corredato di herpes sul labbro.
Niente piacevoli esplorazioni di altri palati, quindi. E cioé: niente limoni.
Vogliamo un pullulare di persone interessanti. Un conclave di gente pimpante. E di donne priapicamente stimolanti. Se non volete che noi ce la si squagli immantinente.
Come? Quando?
Domani sera. Ore 20. Al "MOM", in viale Montenero.
Vedete di esserci.
Io, intanto, sorseggio un Macallan.
Voi che prendete?