31 maggio 2006

Chiavi dell'anima e chiavi di ricerca

Sto partorendo un post tosto. Almeno credo. E devo prepararlo bene. Soppesare ogni singola parola. Ché molto probabilmente farà girare le ovaie a qualcuno. Il post, intendo. Voi aspettate e abbiate fiducia. Non troppa, però. Ché detesto tradire le attese.
Come dite?
Volete un'anticipazione?
Beh...
Si parlerà di donne, di commentatrici, di lettrici silenziose, di lettrici diventate mie donne. E di come tutto questo mi stia complicando la vita. Di come, d'un tratto, sia diventato così facile, per me, conquistare consensi e passere. E di come siano aumentati esponenzialmente i puttanai sentimental-sessuali della mia incasinatissima esistenza. L'esistenza di uno combattuto. Tra l'essere un instancabile segugio da passera e l'avere ancora uno scampolo di romanticismo. Pur rimanendo fedele alla teoria del gettone. Dell’unico gettone. Quello dell’amore assoluto che, irrimediabilmente, finisce. E ti manda al tappeto. E a puttane. Ecco: a me è successo una volta. Il gettone l’ho utilizzato.
Tu che verrai, non parlarmi d’amore. Ché non farò neanche finta di crederci. C’è un pozzo di possibilità inesplorate, mi hai detto. E una di queste è che tu possa innamorarti ancora. Ah, sì? E ‘sti cazzi? E se non volessi mettermi ad esplorare, giovane marmotta de’ noantri?
Sapete che c’è? C’è che il post lo scrivo adesso.
E c’è che vi parlerò di un sacco di cose.
Quando ho iniziato a scrivere sul blog, la mia vita era, fondamentalmente, una stanca pippa. Pochi clamori, zero sorprese e tante rotture di palle. Il cellulare squillava poco. E male. I vizi mi davano coraggio. Del coraggio non sapevo che cazzo farmene. I miei sentimenti erano in sordina. Scantonavo, se vedevo all’orizzonte buoni propositi. Le buone intenzioni? Sedate. Da sempre. Vivevo di evenienze. E di Negroni sbagliati (Dio li abbia in gloria).
Poi la decisione. Volevo mettermi alla prova, ragionarci su, scandagliare l’ immensa palude delle mie frustrazioni e tirarne fuori qualcosa di buono.
E fu sera e fu mattina. E fu il blog. Con un nickname da idiota, dono gradito di una mia ragazza.
Con risvolti inaspettati. Commenti quasi solo di donne. Limoni virtuali che distribuivo a destra e manca. Qualche spompinatrice virtuale. Fan anonime, addirittura. Il mio ego e la mia paraculite che esplodevano.
Non capivo. Davvero, non capivo. Io. L’istrione, il rompipalle, il polemico feroce, lo psicopatico, il dannato, che a un certo punto si ritrova desiderato, lodato.
E tutto questo, scrivendo. Forse dandomi un tono. Ma mai cercando di parlare solo per dire per forza la mia. Mi bastava raccontare quello che mi capitava. Edulcorando, certo, allargando gli orli, soffermandomi anche sulle quisquilie, dissezionando anche i più insignificanti particolari. Alzare gli occhi al cielo e poi riabassarli sulla tastiera: e il gioco era fatto. Un nuovo post. E ora aspettiamo i commenti. Forza, donzelle: titillatemi, ché ne ho bisogno.
Infine, il passo finale.
Conoscerle.
La prima volta è stato stranissimo. Poi ci ho fatto il callo. Ho conosciuto persone meravigliose, grazie al blog. E ne conoscerò ancora.
E le storie con le blogger. E com’era tutto più facile. D’un tratto, avevo perso tutte le mie insicurezze: le incontravo, le adoravo, mi facevo adorare, e pronti, via! si finiva insieme. La mia aria di solvibilità e la mia divertente logorrea mi facevano sentire irresistibile.
Epperò.
Però c’era il gettone. E voi mi chiedevate amore. E sogni. Ma io avevo finito i cassetti. E proporvi una gita all’IKEA sarebbe stato poco delicato. E così, più volte, fenomenalmente finto tonto, mi lanciavo in relazioni che erano uno iato, un fottuto iato. Relazioni con futuro a tempo determinato e verità a breve termine. E loro. Loro che mi trovavano sfuggente, che non riuscivano a inquadrarmi, che cercavano di entrare nella mia testa credendo di trovarvi bugigattoli pieni di secondi fini. Iutilmente.
E dopo.Dopo tutto a puttane. Per mia iniziativa. Come con tutte le altre relazioni. Con una differenza. Che adesso non potevo più parlarne. Non sul blog, unico “luogo” deputato a violare il sancta sanctorum dei miei segreti e delle mie emozioni più inconfessabili, la quintessenza della mia deriva. Perché loro leggevano. E la volta che scrivevo di loro, quasi sempre per esprimere paure ed incertezze, (ché io, quando son felice, non scrivo), era il finimondo: loro leggevano, si incazzavano, commentavano e si arrivava al risultato aberrante di un reality blog. Un’oscenità: a saperlo, sarei andato a Uomini e Donne. E ne avrei avute di cose da raccontare: su di loro, sui miei biechi stratagemmi, su certe mie figuracce, su certe loro cazzate da antologia, sul loro essere donne uguali alle altre, cagacazzi e cerebrali e adorabili e stronze e stupendamente rompicoglioni e bravissime o meno a letto come le altre. E invece niente. E così, mi son ritrovato costretto a scrivere cazzate, ad affastellare luoghi comuni in forma di post, ad accumulare mot juste. Per ottenere un blog ripulito e regolamenato. Ma non più mio. Non più speccho fedele del mio essere un ossimoro pieno di contraddizioni.
Qual è il punto, adesso?
Il punto è che non so più se tenerlo ‘sto cazzo di blog, davvero. Almeno non fino a quando continuerò a sentirmi osservato, non fino a quando continuerò a ricevere telefonate in cui mi si chiede cosa abbia scritto. E perché. Non ho aperto un blog per dare spiegazioni. E J. Edgar Hoover è morto.
Voi che ne pensate?
Dico sul serio.

PS: su ispirazione di ISLA, vorrei ringraziarvi. Tutte e tutti. Troppa pazienza nel sopportarmi. Troppa costanza nel leggermi. Troppo amore. E una cortesia, vi chiedo: ditemi che ne pensate. E fatelo tutti: anche quelli, sempre che ve ne siano, che mi leggono silenziosamente, senza mai lasciare commenti. Oggi, solo oggi, manifestatevi.
Ma.
Se qualcuno volesse obiettare sul contenuto del post, sull’apparente mancanza di senso dello stesso, se qualcuno volesse distribuire pillole di scetticismo o ridere di certe mie affermazioni o sentirsi offeso dalle stesse. Liberissimo. Poi mi faccia il piacere personale di non farmelo presente e di andare a fare in culo.
Delillianamente,
PACE.
UPDATE ORE 15:00
Quasi come provvidenziale risposta, mi ritrovo citato sull'articolo di Grazia uscito oggi "Non è consigliabile innamorarsi di uno che ha un diario pubblico" (pag. 63). Per questo ringrazio Laura, alla quale rinnovo l'invito ad un aperitivo o ad un caffè. Lei mi aveva chiesto pure la foto e io non gliel' ho mandata ché non mi va mi sgamino in ufficio. Mò però sto a rosica': sai che figata una foto insieme al Godfather Trentamarlboro e a quel gran paraculo marpione di Spad (per tacer degli altri)? Mica cazzi!

29 maggio 2006

Ora insultatemi pure...

- Fammi capire: tu vorresti venire a letto con me? -
- Sì, sì, sì, assolutamente sì! -
- E cosa ti fa credere che io possa desiderare la stessa cosa? -
- Ho un ego talmente smisurato da non considerarla neanche, l'ipotesi di un tuo rifiuto...-
- Ma scusa: siamo diversi in tutto! -
- Ma siamo entrambi eterosessuali. E poi siamo presuntuosi e saccenti allo stesso modo. -
- Siamo anche politicamente agli antipodi: io son forzista, tu ti dichiari un liberal-moderato alla Popper: bella perifrasi che fa tanto intellettualoide per dire che voti a sinistra... -
- T'ho chesto di scopare, non di andare insieme a Porta a Porta. O ad un qualche altro cazzo di gruppo di ascolto per devastati mentali. -
......................................................................
- Ti rendi conto? -
- Di cosa? -
- Di quanto fai schifo? -
- E cioé? -
- Mi hai chiesto una fellatio di un quarto d'ora. Poi hai voluto mettermi a pecora e sei durato cinque secondi netti! -
- Già: non son più il ghepardo de' 'na vorta... -
- Durante i quali ti guardavi allo specchio ed armeggiavi col cellulare... -
- Già! -
- E che cazzo ci facevi, con cellulare e specchio? -
- Mandavo messaggi ai miei amici con scritto "Beeeee" e ammiravo la mia t-shirt con scritto "Non ho votato Berlusconi". -
- E aver scopato con una che vota Forza Italia ti dà tutta 'sta soddisfazione? -
- La stessa che avrebbe un culattone interista ad armeggiare per un intero campionato con un deretano juventino. -
- Quanto fai schifo! -
- Gia! -
- Ma non sai dire altro? -
- Ascoltami bene. C'è il buon sesso. E c'è il sesso fatto alla cazzo. Cioé il sesso in cui lui gode e lei no. E noi non abbiamo fatto del buon sesso. -
- Ora lo dico io: già! -
- E tu sei incazzata per questa mia episodica e per te sfortunata eiaculatio precox. Senza renderti conto che è colpa tua... -
- E perché??? -
- Perché, lasciatelo dire, fai delle pompe magistrali. Senza contare che guardarmi allo specchio con quella maglietta mi mandava in visibilio. -
- Ma com'è che sei così fissato con pompini e politica? -
- E' che sono un clintoniano di ferro. Il giorno che in cui una scivolerà sotto la mia scrivania, lo appenderò al chiodo! -
- Sì, vabbè, però.. -
- Però tu adesso reclami il tuo orgasmo. Ma io son stanco e recalcitrante. Oltre che già soddisfatto... -
- Beh, visto che sei così fissato col sesso orale, potresti... -
- Un cunnilinguuus? Naaaaaa. Non se ne parla. Non posso. -
- E perché? -
- Per lo stesso motivo per cui ho infilato due preservativi... -
- Sarebbe a dire? -
- Sarebbe a dire che l'ultima volta che te la sei lavata c'era ancora il penta-partito. Ah, scusa: son troppo fissato con la politica... -

25 maggio 2006

Romance and cigarettes

Nick Murder: "Due cose un uomo dovrebbe fare nella vita: essere romantico con le donne e fumarsi l'anima."
Ora che l'ha detto anche lui, non mi sento più l'unico pirla in circolazione a sostenerlo.
Eccheccazzo!
Né l'unico che voglia farsi, pur non più bambino, una circoncisione. Vuoi mettere la goduria, dopo?
A parte questo.
Correte, davvero, a guardare questo film. E' una delizia! Susan Sarandon che canta "Piece of my heart" di Janis Joplin assieme a un coro gospel vale da sola il prezzo del biglietto. Senza contare James Gandolfini (superiore) e Christopher Walken (fantastico). Un film che è una gemma.

23 maggio 2006

Are things...

Una coppia (consolidata) di miei amici mi invita a cena da loro. Mi avvisano che ci sarà un'altra coppia e mi pregano di arrivare in configurazione conciliante barra remissivo barra diplomatico; (uno sforzo titanico). Il punto è che, per il principio dei due piccioni, la mia amica ha organizzato un unico "evento" per rivedere tutti.
Mi presento in orario e non trovo gli altri due commensali attesi. La cosa mi irrita non poco: il ritardo è un beneficio concesso (dal sottoscritto) a me ed a pochi privilegiati.
Poi giungono.
Un primo esame della coppia che non si fermi all'aspetto meramente tricologico, (già di per sè imbarazzante), rivela dettagli poco edificanti.
Lei.
Lei è innamorata (e vabbè...) e giuliva e adorante. Indi noiosa. Troppo.
Lui.
Lui è uno che ci ha messo una vita a trovare l'atteggiamento e le movenze ed il look giusti e ad intravedere un po' di peluria pubica non facente parte del territorio, pur ristretto, delle sue mutande. E il fatto che da un paio d'anni riesca a festeggiare la notte di San Silvestro con un paio di mani che ravanino nei suoi slip e che non siano le sue, lo rende sicuro e baldanzoso e tracotante. Indi odioso. Troppo.
Peraltro, i suoi risultati estetico-sentimentali sono pessimi.
La panza prominente non gli impedisce di esibire una magliettina aderente. Oltre a monili di varia natura, quali bracciali e collanine; rigorosamente in oro. Placcato. Avesse anche i calzini bianchi, gli chiederei l'autografo. Ma ha deciso di deludermi. E la sua ragazza, se non si fosse capito, è un cesso.
Ciò nonostante.
Entrambi si esibiscono a vicenda; (non c'hanno più pudore, 'sti ragazzi di oggi).
Io sospiro, metto da parte il cahier des doléances, già troppo fitto, e mi siedo a tavola. Mood (Wait and See) On. E bocca cucita.
Mentre mi chiedo che cazzo ci facciano i miei amici co' 'sti due, e mentre la conversazione langue su noiosi argomenti da aritmìa cardiaca con lui che è già mezz'ora che fa proseliti e pontifica su tutto il pontificabile, mostrando un'incompetenza barbara, ecco apparire sul televisore, (acceso ma senza sonoro su un canale che parla d'arte), alcune riprese sul quadro più bello in assoluto (IMHO): "L'Urlo".
Mentre tutti fissiamo, rapiti, il quadro, lui (da adesso Deme), chiede:
- Lo sapete come si chiama questo quadro e chi l'ha dipinto? -
La mia amica fa per rispondere. Io le do una ginocchiata.
Perché so.
So che dirà una cazzata cosmica. E so anche che, dopo che l'avrà detta, non dovremo confutarla ma prestare il fianco e dargli il là perché ne dica altre ben peggiori. La mia amica si frena.
Deme: - JD, tu non sai di che quadro si tratti? -
Io: - Ehm, veramente no... -
- Lo immaginavo. D'altronde, sei laureato in economia, materia arida per definizione, e si vede che sei una persona priva di interessi e con poca cultura generale. -
- Sai com'è: lavoro tanto, non ho tempo... -
- Il tempo si trova, JD! Basta avere costanza e voglia di imparare. -
Dece (la sua ragazza): - Quanto ti amo, quando parli così! -
In questo momento, lavarsele in una vasca di piranha, id est farsi triturare le palle, sarebbe una passeggiata di piacere.
JD: - Sì, vabbé. Come si chiama, allora, 'sto quadro? -
E intanto prego la Madonna dello Sterpeto di Foggia affinché si avveri la mia profezia.
- Questo quadro, ignorante di un Johnny, è "Il grido" di Picasso.-
- Ah! Picasso, certo! Quello di "Guernica"? -
- Nooooo! Quello è Van Gogh! -
- Ma ne sei proprio sicuro? Van Gogh non è quello de "I girasoli"? -
- Quello è Gauguin. Cazzo: stai proprio messo male, eh! Ti mancano i fondamentali! -
- Te l'ho detto: è che non ho tempo... -
Dece: - Amore, ti adoro: sei così colto! -
Mentre i mei due amici tracannano vino per non pensarci, mentre Deme sorride compiaciuto, io ringrazio la Madonna dello Sterpeto. Lei mi manda un sms dicendomi che non c'è di che e facendomi promettere che la ripagherò in futuro con una condotta di vita meno irresponsabile, un atto di colpa ed un caffè macchiato da bere insieme al Bar Quadronno.
Deme: - Ma tu, JD, che hobby hai? -
Amica: - JD ha un blog! -
Deme: - Ah! E come mai? -
Io: - Beh, per imparare a scrivere... -
- E di cosa scrivi, scusa? Voglio dire: non hai interessi, non hai cultura. Come speri che ti leggano? -
Dece: - Sì, infatti... -
E' fatta. Ha sorpassato il limite. E' andato oltre. E mi ha fatto incazzare.
Guardo la mia amica. I suoi occhi mi dicono "Va' e uccidi!".
- Stammi bene a sentire, idiota col cervello di un celenterato! Tanto per cominciare: chi cazzo sei? Chi stracazzo ti credi di essere? Credevi di impressionarci, col tuo bagaglio di nozioni buone solo per essere scartato da Telemike? Beh, sì: ci hai impressionato. Per le stronzate che hai detto. Al confronto, ingoiare una lametta sarebbe stato un soffio di primavera, ignorante cialtrone! -
- Guarda che io sono un ragioniere da 60/60! -
- Vuol dire che il massimo che tu possa fare è tenere la contabilità dei neuroni ancora sani. I tuoi e quelli della tua brillantissima dolce metà. E fattelo dire: non credo si tratti di un'attività così laboriosa e difficile. E tanto per chiarire, quel quadro si chiama "L'urlo" ed è di Munch. Raffigura la sua espressione rabbuiata dopo averti sentito parlare. Oh, eccheccazzo! Ce l'avevo sulla punta dei polmoni! (Un limone a lingua dura a chi mi becca la citazione; NdJ) -
Va da sè che i due hanno lasciato subito la tavola.
Peraltro la mia amica mi ha poi confessato di avermi invitato proprio perché sperava in una mia reazione del genere, confidando così di levarsi finalmente dalle palle il Deme(nte) e la Dece(rebrata).
Va da sè che ci è riuscita.

19 maggio 2006

Artefice del mio decadimento

Penso che vi fornirò il numero di cellulare degli amici con cui, il mercoledì o il giovedì, son solito incontrarmi, in un qualsivoglia locale della patinata milanodabere, per "Andare a bere UNA cosa e fare DUE chiacchiere". Ve li darò, i loro numeri, affinché possiate chiamarli e ricordar loro che dovrebbero controllarmi di più, qualora nello stesso spazio chiuso dovessimo trovarci in contemporanea io, un bancone di liquori ed un barman connivente e complice.
In realtà ho sì bevuto UNA cosa. Cioé il Negroni sbagliato, (e inizio a pensare che certi tipi di serialità siano espressione di un rilassato appagamento, a sua volta indice dell'approssimarsi della senilità), ma l'ho bevuta in modalità Recidiva.
"Padre, ho peccato."
"Quante volte, figliolo?"
"Tre."
Più due birre.
Il mio fegato è rancido. Di rabbia.
E non ho fatto esattamente DUE chiacchiere.
La fantasia sbrigliata, l'ego ipertrofico e l'eloquio suadente ed affabulatorio, han fatto sì che io mi producessi in discorsi che hanno spaziato da Al Pacino (sempre sia lodato) alla questione palestinese, dalla amatissima Juve a Eddy Bunker, dalle difficoltà relazionali all'amore, dalla politica internazionale a (logica conseguenza, si direbbe) figa/sesso/passera, figa/sesso/passera, figa/sesso/passera.
Va detto che l'uditorio è stato attento ed interessato ai miei vaneggianti soliloqui, ascoltandomi rapito nonostante il pullulante bailamme di zoccolette vorreimanonpossochédevotirarmela, checche isteriche e costantini briatoreggianti in libera uscita.
(Ma dove cazzo è finita la selezione all'ingresso di una volta?)
Insomma.
Come al solito ho confezionato una serata a prova di noia.
Sciorinando sciocchezze con scioccante sciovinismo.
Edulcorando i racconti sulle mie improbabili avventure.
Spiattelllando convinto dettagli scabrosi della mia torbida esistenza.
Invitando poi i convitati ad andare a leggere il mio blog (quintessenza del self-marketing d'accatto).
Il mio personale ceppo di forsennata paraculite si sta sviluppando. Clamorosamente.
Urgono nuove istanze morali. E moralizzatrici.
Non adesso, però.
Ché sto terminando il piano regolatore di questo weekend.
I miei organi interni mi stanno già sacramentando.

17 maggio 2006

Io, Murphy e certe situazioni insostenibili

La Legge di Murphy, Postulato Durelli, afferma che :
- se la mattina ti svegli con venti minuti di riritardo,
- se, per questo, dovrai prepararti molto più in fretta del solito,
allora:
- proprio quella mattina scoprirai di non avere alcuna camicia stirata.
- Proprio quella mattina guarderai spaesato e disorientato il tuo stronzissimo stendipanni alla ricerca di un paio di calzini asciutti, non bucati e, soprattutto, dello stesso colore.
- Proprio quella mattina aspetterai invano il tram, vedendone passare quattro nella direzione opposta, assistendo impotente all'aumentare, su quella specie di monitor alla fermata, dei minuti di attesa del tram stesso, (prima tre, poi cinque, poi otto, poi *, che vorrà dire infinito), per poi decidere, dopo quattro sigarette e una ventina di fatwa lanciate contro il personale dell'azienda trasporti pubblici, di fartela a piedi.
- Proprio quella mattina beccherai il tram quando sarai ormai a due passi dall'ufficio. Lo prenderai al volo per darti una sistemata. E per renderti conto che hai dimenticato i biglietti nell'altro giubbino. E te ne renderai conto perché proprio quella mattina il controllore avrà deciso di salire sul TUO cazzo di tram per chiedere i biglietti. E proprio quella mattina ti farà una multa.
- Proprio quella mattina non avrai fatto la doccia ("tanto l'ho fatta ieri sera"), per poi ritrovarti appiccicoso e commosso alle ascelle ché la notte prima, causa incubi vari, hai sudato. Copiosamente.
- Proprio quella mattina l'ascensore si riempirà di gente che dovrà scendere al primo, secondo, terzo e quarto piano. E il tuo ufficio è al quinto. Durata del "viaggio" in ascensore: venti minuti, approssimati per difetto. Avrai fatto in tempo a fumare un altro paio di sigarette e a chiamare il notaio per dettargli il tuo testamento.
Il Postulato Durelli stabilisce anche che:
- se il sabato mattina sarai sceso a comprare i giornali, (nello specifico Repubblica, Corriere, Foglio, Riformista e Sole 24 Ore), per leggerli facendo colazione, l'edicola sotto casa avrà finito i suddetti giornali e tu dovrai scarpinare fino a casa di Cristo per trovare un'altra edicola aperta. Dove l'edicolante ti dirà che ha terminato Repubblica ma ha ancora qualche numero di "D: la Repubblica delle Donne"....
"Eh: magari le interessa...."
E inoltre.
In questo tuo pellegrinare di sabato mattina, la tua colazione sarà ulteriormente ritardata dal fatto che realizzerai che a casa è giorno di pulizie e tu non c'hai più neanche la scopa ed un flacone omaggio di Vetril.
Scenderai giù al supermercato.
Dove.
Troverai cassieri nati nel Mesozoico, invecchiati lì dietro a furia di battere i prezzi col solo indice ed al ritmo di un numero al minuto. Cassieri che, quando gli dici che hai preso una cassa di Acqua Panna, si alzano, vanno a recuperare il quadernetto coi codici dell'acqua, ché ancora non li hanno imparati, e poi battono quel codice chilometrico una cifra alla volta per poi rendersi conto alla quarantanovesima cifra, (la penultima), di aver saltato un numero. E di dover ricominciare daccapo.
Frattanto.
Orde di bambini in fila coi genitori. Bambini che cresceranno, diventeranno maggiorenni ed andranno a votare in una sezione appositamente allestita al reparto frutta, si faranno le prime canne (e tu gliene chiederai un po') e pure le prime scopate fra gli scaffali. Mentre i loro genitori incanutiranno, diventando sempre più curvi per il peso del loro cesto della spesa.
Arrivati a fine coda i bambini, ormai adulti e responsabili, staranno pulendo la bavetta ai loro genitori in carrozzella (non mi si tacci di insensibilità, pliiis).
E tu.
Avrai letto tutte le etichette di tutti i detersivi e di tutte le tipologie di preservativi in vendita. Oltre che tutti i suddetti giornali, dei quali omaggerai quelle zoccole delle cassiere, ormai più vecchie di Noé. Ci avrai provato, inutilmente, con le addette al reparto carne fresca. E, non sapendo più cosa cazzo fartene di quella scopa Tonkita che avevi comprato sailcazzo perché, inizierai a dare una pulita in giro per il supermercato.
Per il Postulato Durelli, arriverai a casa che avrai voglia di pranzare, più che di far colazione. Opterai per uova strapazzate, visto che era da un po' che canticchiavi Scrambled Eggs, ("Scrambled eggs, how I love your legs..."). Ma le uova saranno scadute, o diventate pulcini, visto che le avevi comprate prima di quel fottuto sabato.

15 maggio 2006

Zitti zitti...

Premessa I
Io adoro il Foglio.
Non condivido quasi mai le posizioni di Ferrara. Tre su tutte: l'Amor loro, aborto e Chiesa.
Ma.
Devo ammettere che Ferrara and co. hanno il pregio, oggi sempre più raro, di motivare, e bene, le loro convinzioni ed affermazioni. Di non fermarsi alla superficie, ma di scavare ed indagare.
Noi invece.
(E parlo della stragrande maggioranza degli italioti).
Che non conosciamo la differenza fra un pensiero ed uno striscione da stadio. Fra un'opinione e le quattro cazzate dette sorseggiando un Montenegro durante una mano di briscola al baretto. Dello Sport o di quella gran maiala dell'Ubalda.
Andiamo avanti a sloganismo spinto e selvaggio. Indossando t-shirt e brandendo posizioni di principio. Pensando che questo possa bastare a nascondere il qualunquismo e l'ipocrisia di cui siam pervasi. Intrisi.
Neanche bravi, non più, ad arrampicarci egregiamente sugli specchi, a recitare la parte di chi "Non sa un cazzo ma lo dice benissimo".
Se va bene, leggiamo solo i titoloni, sempre più cubitali, dei quotidiani.
E sputiamo sentenze. Giudici e censori.
Senza sapere che quegli stessi giornali, un tempo autorevoli punti di riferimento, si sono adattati alle nostre esigenze di informazioni. Non dissimili da quelle di clienti in fila dal parrucchiere (with all respect...).
Un bel circolo vizioso, non c'è che dire.
Dove tutti i giornali più autorevoli diventano autorevoli tabloid scandalistici.
Tanti Hush-Hush graficamente corretti.
Sui quali poter gustare, a puntate, il nuovo e appagante tormentone dell'anno: le intercettazioni telefoniche.
Da leggersi rigorosamente in configurazione "Moralista bacchettone e compulsivo".
Premessa II
Io sono juventino. E voi vi chiederete "E che c'azzecca (cito un noto maestro di pensiero dell'ultim'ora...NdJ) questo con la PREMESSA I?" C'azzecca, eccome se c'azzecca: perché quello che sta succedendo è paradigmatico di tutto ciò di cui parlavo. Del moralismo d'accatto di cui si legge e che si sente e si scrive qui da noi. Ultimamente.
Conclusione I
Date un'occhiata a questi articoli di Rocca e Cerasa. E a questo editoriale di Ferrara. Ed all'immancabile Mughini. Se vi va, poi, soffermatevi a leggerli. 'Na volta tanto.Leggete punti di vista un po' diversi. E, secondo me, più intellettualmente onesti.
ConclusioneII
Probabilmente la Juve andrà in B. Così l'Inter rimarrà l'unica squadra a non essere mai stata retrocessa. Un bel record. Oltre a quello, imbattibile, di essere anche la più sfigata. Moggi o non Moggi. E magari riuscirà pure a vincere uno scudetto. Dopo tanti patimenti. Che tenerezza.
ORE 17:21
Ero convinto che i link spiegassero bene ed in maniera esauriente come io la pensi al riguardo. Il tenore di certi commenti livorosi, peraltro previsti, mi induce a pensare il contrario. Bene. Molto sinteticamente: se deve essere repulisti, che repulisti sia. Ma per tutti, eh! Anche per chi si è macchiato di condotte altrettanto "anti-sportive" come: Rolex d'oro regalati agli arbitri, fidejussioni false, passaporti falsi, plusvalenze gonfiate, rateizzazione dei debiti erariali, assegnazione di diritti televisivi in totale spregio dei conflitti di interessi e via dicendo. Tutte cose accertate. Ché sulla Juve, finora, ci sono intercettazioni a iosa e una richiesta di archiviazione. Il resto è tutto ancora da dimostrare. E mi pare che fino a ieri tutti, Moratti in testa, blandissero e corteggiassero Moggi, nel tentativo di portarselo in società. Questo perché, in un contesto in cui tutti rubavano o cercavano di farlo, sempre che sia tutto vero quanto emerso finora, Moggi era solo il più abile a farlo. Niente di più e niente di meno. Se poi si pensa davvero che, radiando Moggi e punendo la Juve, si possa ripulire il sistema, bene: bravi gli illusi.

11 maggio 2006

Non mi sento troppo bene...

Sono un alcolizzato.
Da lavoro.
Fra un po' mi ritroverete saldato a 'sta cazzo di scrivania. Con gli occhi ben incollati ai miei (sempre amati) file excel, che Dio li abbia in gloria.
Ore lavorate: almeno tredici al giorno.
Ore di sonno: tre, al massimo quattro.
Amici rivisti o sentiti ultimamente: uno. Ieri sera. Per sbaglio. E pioveva a dirotto.
Vita sociale: nulla.
Sesso: stendiamo un piumino pietoso.
Alimentazione: scarsa e poco regolare.
Conseguenze.
Una vita che è un surrogato di ufficio, pc, stampante, telefono. Praticamente, sto diventando una cazzo di postazione multitasking. E in sostanza, non vivo più; neanche per procura.
Il gene della schizofrenia si è ormai stabilmente impossessato di me.
Grondo nervosismo da tutti i pori.
Mi inoculo alcool per addormentarmi.
Ho un'idoneità psichica assolutamente sotto la norma. E il cervello completamente bacato.
Faccio la spola casa-ufficio-tabaccaio e ritorno in un loop drammaticamente compulsivo.
Vedo affiorare preoccupanti sintomi di senilità: tipo i tic nervosi. Sì, ogni tanto, la sera, inizio a scattare fotografie con la palpebra destra. E non si ferma, la troia; niente da fare: non riesco mai a mantenere il controllo su una qualunque cosa che sia femminile.
La stanchezza mi rende rincoglionito.
Essere rincoglionito mi rende poco lucido.
Essere poco lucido mi rende sostanzialmente incapace di sviscerare dettagli, quando un'intera pletora di scassacazzi si aspetta che io scandagli per loro tutti i particolari più reconditi di una qualche cazzo di complicata, ma neanche tanto, operazione di finanza.
Il rincoglionimento, peraltro, mi porta anche a balbettare, (è successo stamane), a sprigionare sintassi non propriamente euforiche, ad esprimermi per anacoluti.
Quando poi una una qualunque rompicoglioni con una cazzo di faccia enfia che è un coito negato si mette d'impegno a far tracimare il livello, già preoccupante, di instabilità psichica; a vendicare disperatamente un vaffanculo, allora non mi controllo.
- Johnnyyyyyyyyyyy!!! -
- Sì? -
- Hai finito quell'operazione? -
- Sì. -
- Hai modificato quel file excel? -
- Sì. -
- Hai dato un'occhiata a quei file in word? -
- Sì. -
- Hai fatto le telefonate che dovevi fare? -
- Sì. -
- Hai preso appunti? -
- Sì-
- Sono comprensibili? -
- Sì. -
- Li hai comunque trascritti in word?-
- (Copiate e incollate quanto risposto sopra...) -
- Hai finito quella presentazione in powerpoint? -
- No, quella ancora no. -
- E, di grazia, Johnny, che cosa stai aspettando? -
- Tu mi chiedi cosa sto aspettando, frivolo scherzo della natura? Sto aspettando che tu mi faccia la gentilezza di spostare quella colata di cemento a presa rapida che sei dai miei coglioni e, soprattutto, che tu ti ricordi che ho sì tre gambe ma ancora e sempre e solo due braccia e due mani... -
Il risultato di tutto ciò? Sto disperatamente fallendo nella mia autopromozione.
Per concludere, ieri sera son riuscito ad andare ad un aperitivo. Alle dieci.
Una volta, con tre Negroni sbagliati in corpo, avrei potuto tranquillamente giocare una partita a pallone, farmi cento vasche a nuoto e pure una scopatina dopo.
Oggi ero così rincoglionito che ho preso due tram sbagliati per andare in ufficio e alla fine me la son fatta a piedi.
Questo è disfacimento puro.
Già.
UPDATE: mandare una decina di mail di lavoro, dall'indirizzo di posta dell'ufficio, firmandole Johnny Durelli, non poteva che essere la ciliegina sulla torta.

08 maggio 2006

Desideri

Mi sto disimpegnando dal blog.
E' che son preso.
Dal lavoro.
Dai sentimenti.
Cerco un'anima gemella cui abbarbicarmi.
Di età compresa fra la post-adolescenza e la morte.
Necessari sintassi ed eloquio strepitosi.
E che non mi deprima con sguardi inespressivi.
Sinuosa.
Che mi vellichi le sinapsi.
Chi (mi) si conceda licenziosa.
Che mi faccia alzare l'umore.
Ed anche il barracuda.
Forse l'ho trovata?
..........
Ma adesso.
Ho bisogno di vita mondana.
Sana, inutile e frivola vita mondana.
Di un weekend a zonzo.
Ho bisogno di un aperitivo.
Di un cazzo di Negroni sbagliato.
Il posto poco importa.
Anzi.
Visti la marmaglia frocesca e la ggente indie e l'inglesismo spinto che albergano in ogni locale della milanodabere, va bene tutto ciò che possa definire il concetto di bettola.
Ché nelle bettole si beve bene.
Una bettola.
Con cibo per gatti stantìo servito come buffet.
Un buffet grassissimo che trasudi colesterolo.
Una bettola.
Un bel troiaio lisergico.
Con un nutrito parco zoccoloni da sfottere allegramente.
E musica mixata da qualche dj disperato.
Questo voglio.
Andare in tilt.
E non pensare ad un cazzo.
Questo volevo anche prima di questo weekend.
E invece.
Sabato passato in configurazione Mastro Lindo Stira e Ammira.
Ma adesso faccio il borghese e mi prendo la filippina. Eccheccazzo!
Sabato sera con happy (ma de che?) hour in un locale col nome che prometteva bene ("20: Coffee and Cigarettes"; praticamente un invito a nozze) e tutto il resto una chiavica. A partire dalla compagnia.
- Mi fa piacere rivederti! -
- A me no: rivederti mi provoca solo l'orticaria... -
Domenica guardando due film.
(Broken Flowers: evitabilissimo. A history of violence: godibilissimo).
Ed ascoltando lamentele sentimentali di giovani ed inesperte ed ancora ingenue donne.
Palma d'oro come miglior strafalcione del mese:
- Amore, tu dovresti cercare di essere più costruttiva; di non pensare al passato. Devi smetterla di piangere sul latte MACCHIATO. -
(Sentita, (lo giuro!) , mentre facevo addominali al parco, da un tizio che "amoreggiava"sulla panchina con un roito epico).
UPDATE: m'ero dimenticato che, in effetti, una grossa soddisfazione me la son tolta. In realtà, si è trattato della realizzazione di un sogno che avevo fin da bambino.
Avete presente il film "Altrimenti ci arrabbiamo" ? Quello con Bud Spencer e Terence Hill? Quello della dune buggy? Quello con la scena (magnifica!) del coro in cui le donne cantano "Lala-lala-lalla" e gli uomini "bo-bobobò-bobobò" con un maestro nevrotico e pedantemente pignolo che li dirige? Bene:son riuscito a far cantare lo stesso motivetto ad un coro, rigorosamente suddiviso fra uomini e donne, di circa venti persone. Coro improvvisato e diretto mentre si era in fila alla cassa del supermercato sabato mattina. Adoratemi, pliiiiiiis!

05 maggio 2006

Il Mammasantissima degli stronzi...

Driiiiin...
- Sì? -
- Johnny? Sono io... -
(Oh, cazzo! Una mia ex sbucata dal mesozoico. Un erroraccio di gioventù. Ripasso lo schedario e passo al setaccio gli aspetti degni di nota della tipa: gran bel culo, gran rompicoglioni. Sì, ma il punto è: che stracazzo vorrà, adesso?)
- Carissima!!! Come stai? -
- Bene! E incazzata. Quindi salta pure i convenevoli! -
- Non chiedo di meglio! Che cazzo vuoi? -
- Solo dirti che t'ho sgamato, brutto stronzo! -
- Sgamato cosa? -
- La canzone... -
- Di che cazzo stai parlando? -
- Non ricordi? Stavamo insieme da poco. Eravamo in macchina e tu mi cantasti una canzone bellissima. In inglese. E mi dicesti che l'avevi scritta pensandomi...... -
(Oh, merda! Oh, cazzo! Oh, merda merda merda....)
- Oh, ricordo benissimo! -
(E inizio a gorgheggiarla) - Who knows how long I've loved you... -
- Finiscila! -
- Sì, ok. Ma non ho capito una cosa: qual è il punto? -
- Il punto è che quella canzone l'ho ascoltata per puro caso qualche giorno fa. Alla radio. E sempre per puro caso ho scoperto che si intitola "I Will". Proprio come mi dicesti tu. Peccato che la cantino i Beatles... -
- Magari è una cover... -
- Perché? Sei diventato musicista, nel frattempo, e l'hai pubblicata? E fammi capire: hanno riesumato John e George per incidere questa cover? Senza contare che è una canzone del White Album. Del '69...Ma cerchi ancora di perculeggiarmi, come diresti tu? -
- Certo che ne capisci di musica... E poi scusa: il 69 non era il tuo numero preferito? -
- Falla finita, stronzo. Se penso che quella sera mi convinsi a dartela proprio perché, cantando quella canzone, mi avevi così commosso... -
- In realtà me l'avresti data comunque, a prescindere dalla canzone... -
- E sentiamo: perché? -
- Perché fu il gesto in sè ad impressionarti, non il testo della canzone: tu non capisci un cazzo di inglese... -
Click.
Me lo dico da solo: imperdonabile.
Ho fatto una cazzata. Una minchiata bella e buona. Una stronzata colossale. Epica. Mastodontica.
Ma voglio dirlo chiaro e tondo.
Non me ne sono affatto pentito.

02 maggio 2006

Adoro parlare con le donne...

Raggiungo due mie amiche per un caffè al bar. Trattasi di Grazia e Graziella.
Arriverà, a breve, Grazi' Al Cazzo; che finalmente conoscerò.
Grazia: - E allora? Com'è andata, ieri sera, col tipo con cui sei uscita? Dicci, dicci!
Graziella: - Oh, lui è tanto caro. Lui è così dolce. Lui è così premuroso... -
JD: - Ma....? -
Graziella: - Ma ce l'ha piccolo... -
Grazia: - Cavolo, che sfortuna! -
Graziella: - Di' pure: che disgrazia! -
JD: - Eh, son cose brutte... -
Graziella: - Bruttissime, Johnny! E poi: per piccolo non intendo corto, ma sottile. Almeno nel suo caso. Ma proprio sottile, sottile... E io, purtroppo, per godere ho determinate esigenze dimensionali...-
JD: - Ladies and gentlemen...Johnny Cannuccia!!! -
Tra le risate delle mie compiaciute ed attraenti astanti, giunge Grazi' Al Cazzo.
Grazia procede alle presentazioni e parte con l'interrogatorio.
- Com'è andato il tuo appuntamento galante di ieri sera? -
Grazi' Al Cazzo: - Lascia stare: 'na delusione... -
JD: - Pure tu? -
G. A. C. : - Vedi, JD, è anzitutto d'uopo una precisazione: io sono fidanzata e convivo col mio uomo. E se ieri sono uscita co' 'sto tizio non è perché io sia una zoccola...Solo mi andava di uscire con lui, giusto per una volta, ché mi incuriosiva... -
JD: - Io non ti ho giudicata, né mai lo farei. E....? -
G. A. C. : - Ed è stata 'na tragedia...Ce l'ha a plumcake...-
Tutti, in coro: - E com'è, l'uccello a plumcake??? -
G. A. C. : - Piccolo e molle... -
Grazia e Graziella: - Oh, che tragedia! Che peccato! Come ti capiamo! Sappi che ti siamo vicine, eh! -
G. A. C. : - Fosse stato almeno buono a fare il resto... -
JD: - Un impedito... -
G. A. C. : - Di' pure un imbecille. Comunque, gliel'ho data lo stesso; anche se mi è toccato fingere paurosamente... Il bello è stato che, quando si è spogliato, ha avuto anche il coraggio di dirmi "Non vedi come riesci ad eccitarmi? Non sei contenta dell'effetto dirompente che mi fai?" Che coglione! -
JD: - Non capisco: e non dargliela? -
G. A. C. : - Sì certo, come no? E cosa gli dicevo? No, senti: non se ne fa più niente ché con quell'affarino puoi farci sì e no la pubblicità del mulino bianco. -
Grazia: - E tu che ne pensi, JD? -
JD: - Penso che state amplificando le mie ansie da prestazione. E penso anche che alla prossima scopata mi recherò munito di squadrette, goniometro e compasso... -
Intanto, sopraggiunge Johnny Cannuccia. Raggiante nel vedere Graziella. Ed inconsapevole.
Io gli vado incontro e lo prendo in disparte.
Io: - Ciao, Johnny!!! -
JC: - Ma come? Mi chiami Johnny? Non sei tu, il Johnny Durelli? -
JD: - Sì ma, dopo ieri sera, il titolo ti spetta di diritto... -
JC: - E tu che ne sai? -
JD: - Beh, Graziella ha cantato....Dinamite pura, a quanto pare. In una scala di magnetudo del godimento sessuale, dice di essere passata dal delirio al visibilio all'estasi! Non ti facevo così, vecchio trapano! -
JC (ammiccante) : - Che vuoi che ti dica? Questa per me non è certo una novità.... -
JD: - Sapevo non mi avresti deluso, vecchio porco. Ora vai, sequestrala e dalle il bis! -
JC: - Oggi le faccio male sul serio! -
JD: - Cavolo: vorrei essere deciso, sicuro e sessualmente irrefrenabile come te, bello... -
JC: - Basta portare pazienza...JD. Ed ascoltare i miei insegnamenti. -
JD: - Sarò tutt'orecchi! -
JC: - Peraltro, adesso capisco perché continuasse a guardarmelo con gli occhi sgranati...ehehehehehe... -