(Personaggi ed interpreti: JD, l'amica L. e l'amica V.)
L: - Come va? -
JD: - E come vuoi che vada? -
V: - Cazzo, JD: è una vita che non posti qualcosa... -
JD: - Lo so. E' che non ho granché da raccontare. E, soprattutto, tutto 'sto cazzo di ambaradan mi sta nauseando. -
L: - Sarebbe a dire? -
JD: - Sarebbe a dire che son stanco di commentatrici squilibrate, fregne e fregnoni questuanti, mail assurde. Cristo, ho l'antisocialità alle stelle. -
V: - Non ti seguo. -
JD: - Il guaio è che non mi seguo più neanch'io. La gente esige aggiornamenti, manda mail in cui chiede i nuovi capitoli e le nuove puntate di questa specie di nuova soap-opera. Si indigna pure, via mail, perché non gli continuo a raccontare le mie cose. E poi si scalda quando propino loro le uniche due risposte ovvie a certe richieste: "Chi cazzo ti conosce?" e "It's none of your fuckin' business".
L: - Sarebbe a dire? -
JD: - "Fatti i cazzi tuoi". Ah! Aveva ragione Sartre: "L'inferno sono gli altri" -
L: - Non dire che non ti piace, tutto ciò. -
JD: - Mi piaceva. Ma adesso inizia ad essere esagerato. Anche egocentrismo e smanie di protagonismo si arrestano, di fronte a certe esagerazioni. Voglio dire: tu leggi e commenti, se vuoi. Ma non puoi pretendere. Non hai pagato un biglietto. Non hai diritto a un cazzo. Non ti devo nulla. In fin dei conti non capiscono che io ho una vita vera e anche un blog che posso aggiornare ma anche no. Loro, parlo degli squilibrati/e, molto probabilmente non ne hanno una, oppure la passano a sbirciare on-line e chiedono nuovi post come se fossero nuova linfa vitale. E' come se volessero che io uniformassi la mia esistenza alla loro, fatta solo di internet e stanche pippe, mentali e non, davanti al pc. -
V: - Ti capisco perfettamente. -
JD: - Senza contare quelli che mandano mail raccontandomi le loro trascurabilissime esistenze. Intendiamoci: fa piacere sapere che ispiro fiducia al punto che mi si vengano a raccontare le proprie cose intime, non dico di no. Ma se un giorno non ho cazzi di risponderti, o non ho semplicemente tempo, beh: non puoi prendertela con me. Io continuo a non doverti nulla. Stai mandando le mail a JD, che peraltro risponde solo per questioni di cuore, sesso, ciucciamenti di micia e orifizi vari. E' soccorso sessuale, mica un cazzo di carteggio con Babbo Natale!?!?!? Tutto questo manda il mio entusiasmo in terapia intensiva e trasforma il blog da ora d'aria giornaliera a ora di punta delle mie nevrosi. -
L: - Tu la prendi troppo sul personale... -
V: - Cioè? -
L: - Cioè hai preso 'sto blog quasi come una missione. E scrivi forse di cose troppo personali. E adesso che chiedono a gran voce come ti vada la vita, tu non te la senti di continuare a sbandierare tutto. -
JD: - Sai che forse hai ragione? -
V: - Assolutamente sì! -
JD: - Dovrei davvero inventare un personaggio. Con una sua vita autonoma. -
L e V: - Sarebbe fantastico. Però li dovresti avvisare, che la tenuta autobiografica del blog è venuta meno. -
JD: - E perché mai? Perché tutti questi cavilli morali? Volete la vostra cazzo di soap opera? Bene: eccovela. Prima puntata: LEI mi ha lasciato. -
L e V: - Noooo. Sarebbe il putiferio. -
JD: - Già. Una bella infornata di cazzate pret-à-porter. Voglio dire: a pensarci bene, l'aspetto più sexy dell'avere un blog è proprio la possibilità che ti dà di essere qualcun altro. Spacciandolo per te stesso. Ma anche no. -
L: - Ok, mi trovi d'accordo. Ma perché scrivere che LEI ti ha lasciato? -
JD: - Perché è quello che vogliono. Un colpo di scena. Una novità. Qualcosa che smuova le acque. E siccome si tratta per lo più di donne in astinenza da Sex and the Ciity, detto con tutto il rispetto, io le accontento prendendo in ostaggio quel loro commuoversi per storie sentimentali andate male. Mostrerò un po' di sofferenza spinta e gli farò vedere che JD, nonostante la sua erotomania compulsiva, è uno che non sfugge alle mischie e alle tempeste del cuore. -
V: - Tu non sei normale. -
JD: - La normalità io l'ho sempre vista nello specchietto retrovisore. Non è mia. Credo Franzen. Lo so: tutto questo fa venire freddo alle palle. Ma ora come ora non ho troppa sensibilità da sfoggiare. E poi ignorate il risvolto da indagine sociologica della cosa... -
V: - Quale? -
JD: - Beh, vedrete che i commenti saranno tutto un pat-pat di amorevoli et amichevoli et disinteressate pacche sulle spalle consolatorie. -
L: - E...? -
JD: - E invece poi fioccheranno mail, accanto a quelle di amiche e amici sinceri, di lettrici silenziose che, a cadavere ancora caldo, verranno allo scoperto per offrirsi di farmi riprendere in qualche modo... -
V: - E perché non dovrebbero farlo nei commenti ma via mail? -
JD: - Perché se fossero zoccole e stupide farebbero tv, e non leggerebbero blog. Nei commenti non potrebbero farlo, sennò le altre direbbero loro: "Troia!". Capito? -
L: - Tu sei un pazzo malato. Lo sai che i tuoi amici che leggono il blog, ma anche gli altri blogger con cui hai ottimi rapporti, faranno a gara a consolarti e poi, quando scopriranno il tutto, vorranno ucciderti? -
JD: - Lo so e mi dispiace. Ma non posso fare distinzioni. Loro mi vogliono bene e capiranno che non ce l'ho con loro. Che non è loro che sto perculeggiando. Questo deve essere chiaro ed ovvio. Magari li avviso prima. Magari no. Magari mi trovo il mio Mark David Chapman personale sotto casa pronto a impallinarmi. Magari mi faccio un nutrito elenco di nemici. Ma vuoi mettere la soddisfazione? E' una malefatta troppo durelliana perché io non la commetta. -
V: - Quando fa la merdaccia così, lo amo. -
L: - Anch'io. -



