21 dicembre 2007

Vorrei cantare insieme a voi...

"Cos'è successo alla normalità?"
Me lo chiedo vedendo questi chilometri di invasati pieni di sacchetti infiocchettati.
Passanti più maleducati ed odiosi del solito, a cui augurare soltanto settimane di febbre malarica.
Agitazione, smania, urti. E telefonate piene di smancerie affettate.
Roba da impazzire, da resettare verso l'alto il proprio personalissimo standard di stress e antisocialità.
Necessito di un nuovo io con meno istinti omicidi. E di una nuova guida psichica alla sopravvivenza.
"War is over, if you want it".
Sì...col cazzo.
"Non troverai gente normale, qui". No, per niente.
E infatti parto.
Vado in posti con una più vasta gamma di stelle. Dove tutto sia lontananza da 'sto bordello.
Il programma prevede:
Milano - Roma
Roma - Sicilia
Sicilia - Roma
Roma - Puglia
Puglia - Roma
Roma - Milano
Meglio sorvolare sul numero di chilometri che percorrerò e sulla pecunia che per questo abbandonerà il mio portafogli.
Grazie, Gesù.
Rivedrò la mia Famigghia (Don e compagnia bella) e la famiglia di LEI.
Trabocco di paura e intanto spero di avere dei momenti convincenti.
Quanto a voi.
Come dico sempre in questi casi:
Buon Natale e Buon Anno, sic et simpliciter. E vaffanculo alle catene via sms.
Per quelli che volessero mandare stronzate che vadano oltre la parola "Auguri": "siete morti cinque minuti fa".
Vado.
Vogliatevi bene e scopatevi addosso.
Vi amo tutti; chi più chi meno.
Ci si rivede quando fuori ci sarà un tempo da scotch.
Vostro.

18 dicembre 2007

Elettrocatena di Santa Claus

(Se me lo chiede Lui, non posso che eseguire; voi mi capite...)
Tre aggettivi per descrivere il tuo blog:
La pop song egoriferita di un ciarlatano - Un blog ergonomico (per la passera).
(Come? Non sono aggettivi? Vi ho mai detto che adoro infrangere le regole?)
Quanti blogger hai conosciuto di persona?
Troppi. E mi amano tutti.
Quale blogger ti piacerebbe conoscere?
Lui. Perché ha il dono della sintesi.
Lui. Perché è quello con cui mi trovo d'accordo più spesso.
Lui. Perché è un genio. Punto.
E lui. Perché secondo me siam molto ma molto simili. Anche se inconsciamente spero per lui di no.
Ah! E lei. Perché è figa. E scrive daddio.
Qual è il primo blog che leggi ogni mattina?
Quelli nella colonnina "Compagni di merende".
Qual è il blog di cui festeggeresti la chiusura?
Sinceramente? Sw4n; (sperando non se la prenda troppo). Sarebbe interessante scoprire che ha una vita oltre il blog.
Fai il talent-scout: lancia una gggiovane blog-promessa:
Uno nuovo. Egli. Fidatevi: il ragazzo si farà.
(Giro la strenna a Ste', Ardez e Soul. Cazzi vostri.)

04 dicembre 2007

Era l'amore

Io ero molto innamorato di lei. Davvero.
O meglio. Io non avevo mai saputo cosa fosse l'amore. Ma quel sentimento, quella proverbiale stretta allo stomaco mi sembrava fosse la migliore approssimazione possibile dell'amore.
Anzi, dell'ammore.
E poi era così bella.
Come facevi a non essere ingarbugliato, avviluppato da quella rete seducente che era la sua bellezza?
Beh, certo: era stata una quasi-anoressica e le sue ossa quasi cigolanti forse non erano il non-plus-ultra dell'erotico. E quando ci facevo l'ammore poi mi ritrovavo coi dolori da attrito alle fosse iliache. Però era bella.
E io mi sentivo quasi un miracolato, davvero.
Mi sentivo l'eletto, colui che era stato scelto. Da lei. Quasi immeritatamente.
I suoi amici me lo ricordavano spesso. Che ero un miracolato. Che lei era stata più che una crocerossina, per me. Era stata la mia personalissima Madre Teresa.
In effetti, la sua migliore amica anche in mia presenza le chiedeva sempre: "Ma come hai fatto a metterti con lui? E' proprio brutto!".
In realtà, me lo ricordava spesso anche lei.
Diceva che non ero certo il suo tipo di uomo ideale. Diceva che il suo uomo ideale avrebbe dovuto essere più robusto di me, con i capelli, e scuri per sovrappiù, con gli occhi scuri, con la carnagione scura.
Voleva un turbo-negro e si era ritrovata con un terrone dai lineamenti nordici.
Però io pensavo fosse contenta; in fondo. Anche se non lo dava molto a vedere.
Lei non diceva mai "Ti amo". Io glielo dicevo sempre. Lei, al limite, diceva "I love you" o "Je t'aime". E io ammantavo il mio ammore di cosmopolitismo.
In effetti, se le scrivevo "Mi manchi" in un sms, lei mi rispondeva con "I miss you too".
Ho sempre pensato che lo facesse per aiutarmi a migliorare il mio inglese.
E io allora l'amavo ancor di più.
Lei non diceva mai "Con te sono felice". Io glielo dicevo sempre. Lei mi ripeteva: "Se dico che son felice, poi ho paura che, nel momento stesso in cui l'avrò detto, la felicità scappi via".
Era una leopardiana, in fondo.
E io allora l'amavo ancor di più. E le dicevo: "La mia non vola via. La mia resta".
Io certe volte, di sera, le parlavo e fantasticavo di bambini e vita insieme.
E lei era comprensiva. Mi diceva: "Smettila di far progetti, ché tanto questa storia finirà come tutte le altre".
Ma io ero innamorato e andava bene così. In fondo, cercava di essere realista.
E io allora l'amavo ancor di più.
E poi la sera. Aspettavo sempre la sera, per dormire insieme con lei.
E allora l'abbracciavo. Ma lei mi dava sempre le spalle. "Ho caldo", diceva. E si girava. E mi dava le spalle.
Allora la cingevo da dietro e le sussurravo parole dolci. Ma lei già dormiva alla grande.
E io continuavo a cingerla da dietro. E a stringerla a me.
E in quel preciso momento.
Nell'esatto istante in cui la stringevo a me.
Lei mollava uno scorreggione tonante.
Davvero.
Uno di quei scorreggioni da film di Pierino, che quando li senti vibrano le pareti e tu non pensi possano esser veri.
Io quella volta risi. Lei non se ne era nemmeno accorta. Continuava a dormire. Beatamente. E te credo. E continuava a mollare scorreggioni. Una scarica.
Mi faceva tenerezza. La mia piccola trombetta.
E io allora l'amavo ancor di più.
Poverina: io cercavo di essere comprensivo. In fondo,per mantenersi magra, mangiava male. E questi erano i risultati.
Ma io ero innamorato e non le dissi nulla.
Non le dissi mai nulla.
Non le dissi mai di tutte le volte che l'abbracciai, di tutte le volte, dopo, che rinunciai ad abbracciarla; ma nonostante tutto lei continuò a scorreggiare sonoramente.
Il rumore e l'odore non mi facilitavano certo il sonno. Ma io non le dissi mai nulla di tutto ciò. Continuai ad andare sul balcone, nell'attesa che l'aria si facesse respirabile, mentre lei dormiva ignara. E continuai a svegliarmi prima di lei per prepararle la colazione.
A un certo punto iniziai a prepararle il thè anziché il latte. Il thè al limone. Lei lo rifiutava. Non capiva perché continuassi a propinarglielo.
Mica le potevo dire: "Amore lo faccio per te. E pure per me, in effetti".
E ci rinunciavo.
Allora provai a comprarle tutte le sere la granita al limone. Stesso risultato.
E la notte, ricominciava.
Una volta ne mollò una mentre lo facevamo. Davvero. Mi disse: "Non pensar male. Sono dei rumorini, (disse proprio così, NdJ), che fa la passera in questi casi". Io feci finta di crederle. La prima donna con problemi di flatulenza alla passera.
E andammo avanti così. Per due anni.
Quasi tutte le sere io ormai le dicevo:"Amore, dormi pure ché io esco a fumare l'ultima sigaretta". Nella speranza di non beccarmi i suoi exploit.
Poi lei mi lasciò.
E a me sembrò ingiusto.
Voglio dire: dove lo trovava un altro come me disposto ad amarla al punto da sopportare le sue galoppanti peristalsi intestinali? Dove?
Ma mi lasciò. Io non so se l'altro si sia beccato lo stesso trattamento, le stesse vicissitudini digestive. Magari adesso non lo fa più.
Però una cosa a lei la voglio dire.
Mia cara.
Non so se leggi questo blog.
Nel caso tu lo leggessi, vorrei dirti solo una cosa: non erano rumorini della passera. La fica è profumata. Profumata d'immenso. La fica è un antro prodigioso. Sintesi di umido, oscurità ed estasi. E' un pertugio meraviglioso, la fica. Un pertugio profumato. Al limite è inodore. Al massimo avrà muschi e licheni.
Ma non è una polveriera.
Ché tu non avevi un culo, ma un'arma non convenzionale.
E un'altra cosa. Siccome mi hai trattato così male, io l'ho detto a tutti. Che sei una scorreggiona.
Ecco perché non ti chiama più nessuno.
Hanno paura.
E fanno bene.
Mi sento meglio. E' proprio il caso di dirlo: mi sono liberato.