30 dicembre 2006

...and a happy new year...

In morte del blogger Johnny

"Domani, se non andrete sempre ballando
di locale in locale, me vedrete in piedi,
dietro un bancone, o fratelli di blog, shakerando
cocktail che siano alla noia di fine anno rimedi.

Il blog or sol suo di tardo postando
parla di me a te ascoltatore muto,
ma io delusi a voi i miei post tendo
e sol da Roma i commenti saluto.

Sento gli avversi fumi, e le secrete cure
che al viver mio son tuttora tempesta (porca troia!)
e prego anch'io in una bottiglia di Macallan quiete.

Questa di tante ambizioni oggi mi resta.
Stranieri avventori, almeno le mance rendete
allora al petto della mia ragazza mesta".

In sostanza, mentre voi domani cercherete il posto più trendy e la compagnia più cool per rendere meno ovvio il conto alla rovescia, io sarò dietro il bancone di un noto locale della movida romana intento a servire cocktail e a bestemmiare copiosamente. E artisticamente.
Per fortuna che a risollevare il mio ego ci pensa la mia amata, premio Oscar alla sopportazione ad libitum. La beatificazione non è un'opinione.
Oltre che certi messaggi, corredati di foto porchissime e assolutamente inaspettati, che se fossero mail finirebbero per direttissima nella cartella Spam. Messaggi tipo questo.
"Io cerco un porco che mi sbatta ogni qualvolta ne abbia voglia e ti assicuro che questo periodo è quello giusto. Sarei scontata se ti dicessi che sei proprio bono e che quella faccia da porco insospettabile ce l'hai! Poi ti immagino sdraiato sul letto, seminudo, che mi guardi mentre ti ballo davanti, ma senza toccarmi, con lo sguardo arrapato e impotente...e io non mi concedo fino a quando non mi trovi perché nel frattempo mi son nascosta. Ecco, questa cosa che mi devi cercare mi provoca un piacere...".
Anche la gelosia della mia ragazza verso (finora) insospettabili amiche d'infanzia non è un'opinione.
Oltre, ancora, a ventiduenni mai viste prima che, dopo aver parlato con me per circa cinque minuti ai margini di una noiosissima festa popolata da donnine milanesi in carriera che se la tirano da sobrie e mendicano cazzi dopo tre cocktail, ventiduenni, (dicevo), che mi chiudono in una stanza e si abbassano il vestitino striminzito lasciando scoperte tette clamorose e dicendomi: "Vuoi che io sia la tua bambina porca e cattiva?".
Anche gli istinti omicidi della mia ragazza non sono un'opinione.
Buon anno, dunque, disgraziati figli di un cane. Io la lista dei buoni propositi non la compilo. E' così noioso cercarne. E così poco divertente, ormai, disattenderli.

UPDATE: sono le 17:05 del 1° Gennaio. Ho iniziato a lavorare ieri sera alle 19:45. Ho servito l'ultimo cocktail alle 6:00 di questa mattina. Questo è il genere di esperienze che ti allontanano dall'alcool. Sul serio. A parte questo, ieri non ho mangiato un cazzo per tutto il giorno e il brindisi di fine anno mi ha sorpreso mentre servivo bottiglie di prosecco a una mandria di cafoni arricchiti che mangiando nel posto chic credevano di aver fatto progressi nella scala sociale, non sapendo che per me, ieri "umile" barman, rimangono dei fottutissimi e rozzissimi cavernicoli. Con l'aggravante che parlano in romanesco stretto. 'Na "traggedia". Come tragico è stato il numero di froci invertiti che ci ha provato con me e l'altro barman, incidentalmente mio amico e incidentalmente più figaiolo e scopereccio di me. Una volta per tutte: il vostro "Non sai cosa ti perdi" detto con modi checchescamente femminili può andar bene nella sceneggiatura di un b-movie soft-core, e non nella vita reale. Tanto meno con me. Detto questo, neanche i morsi della fame sono un'opinione. Questa mattina, alle ore otto e zero zero, ero intento a far fuori panini al pomodoro preparati dalla mia consorte e intere soppressate con cui la mamma del Don, alias mia nonna, aveva gentilmente intasato i miei bagagli. Che Dio benedica quell'energica ottantenne. Su incontri, casi umani, fenomeni paranormali e amenità varie cui ieri sera ho assistito, seguirà post. Vado a svolgere il mio dovere coniugale; ché chi tromba a Capodanno...
P.S.: c'è solo una cosa peggiore del lavorare come una bestia la notte di San Silvestro ed è ricevere decine di messaggi di auguri uno più idiota dell'altro in modalità catena. Se avessi pazienza, ne farei un post riproponendoli tutti. Ma un cazzo di semplice Buon Anno non sarebe stato più efficace?

21 dicembre 2006

Falla girare, falla girare.

All'improvviso ti ritrovi davanti all'uomo più saggio del mondo. Cosa gli domandi?
- Sei d'accordo con me sull'importanza della salvifica pratica del pompino e sul fatto che, se tutti avessero una regolarità sessuale ed intestinale, il mondo sarebbe un posto migliore?
- Sì, ok: sei saggio. Ma se ti sussurrassi all'orecchio un paio di consigli su come essere un po' più nichilista, ne guadagneresti in autorevolezza ed ampiezza della clientela. Me la dai, poi, una percentuale sugli incassi?
- Perché Silvio Muccino, Fabri Fibra, Mondo Marcio e Gigi D'Alessio hanno un lavoro ed io no?

Tre cose da chiedere a Babbo Natale.
- Un lavoro.
- Un lavoro che mi piaccia.
- Un lavoro ben remunerato. Molto ben remunerato.
- E la disoccupazione per i succitati.
- E un libro da Castelvecchi.

Tre cose da chiedere a te stesso.
- Datti una calmata, stronzo!
- Trattala meglio, stronzo!
- Rispetta di più la famigghia. Snaturato, diseredato e senzaddio.
- Frequenta ancora più gentaglia. La migliore possibile in circolazione. E' da loro che si impara.
- Vai a casa degli stronzi mediocri incontrati quest'anno e lasciagli delle lamette con un biglietto con su scritto: "Fai la cosa giusta".
- Bevi responsabilmente. Responsabilmente dopo i pasti. E responsabilmente tanto.

Tre cose da chiedere a lei.
- Come cazzo fai a sopportarmi?
- Ti ho regalato il mio cuore. Infarti futuri compresi. Maneggeresti con cura?
- Sei sicura di quello che stai facendo?
A volte ne ho scritte più di tre. Perché? Vi ho mai detto di essere uno leale che rispetta le regole? La catena me l'ha passata Chiara. Chi vuole, la "compili" pure nel suo blog. Chi no, lo faccia nei commenti. Chi neanche questo, che vada a fanculo.

18 dicembre 2006

Un giorno scriverò una cazzo di autobiografia...

Un'agenzia interAnale mi convoca per un colloquio motivazionale e di selezione per un posto da operatore call-center in outbound. Applausi, pliiis.
La mia non occasionale avversione al low-profile e il mio imprescindibile stile mi impongono di presentarmi in giacca e cravatta. Scelta sbagliata.
Mi apre un tizio che, oltre alla pronuncia assolutamente improponibile e ad una padronanza dei congiuntivi tendente all'ascissa, indossa un maglioncino a rombi imbarazzante con sotto una cravatta dozzinale con nodo quadrato. Non triangolare, quadrato. Mi sa che andava male in geometria. Il fatto che sulla scrivania tenga in bella vista una confezione di barrette "Peso-Forma" me lo fa miseramente precipitare nella mia classifica di gradimento.
Mi siedo e aspetto. Mi guardo intorno e il senso di inadeguatezza mi implode dentro. Una pletora di barbari senzaddio con occhiali fascianti, cinturoni con fibia extra-large alla John Wayne, jeans troppo stretti e scarpe a punta. Ero venuto ad una convention dei nipoti di Lucky Luke e di Trinità e non lo sapevo. Dio quanto li manderei a lavorare per mio padre, cazzo.
Rifletto sull'involontaria comicità della situazione e rido sommessamente. Sono seduto qui con un paio di scarpini comodi come un guanto ed un abito che quando l'ho finito di pagare hanno iniziato a chiamarmi Polifemo. E non ho una lira. O meglio, un euro. E con una laurea in Bocconi, mi ritrovo a far colloqui insieme a 'sta masnada di licenzamediadotati. Sì, sono classista. E allora?
Aspetto il mio turno. Intanto la tachicardia è a palla. Ché va bene pure il bagno di umiltà, ma qui mi sembra di affogare. In un mare di merda, più che di buoni sentimenti.
Peso-Forma mi chiama.
Mi svacco sulla sedia fottendomene di tutti i principi della prossemica e della comunicazione non verbale e con un'espressione che dice: "Facciamo in fretta co' 'sta pagliacciata."
Lui squadra me, io fisso insistemente la sua cravatta. E' più forte di me.
Buono, Johnny. Stai buono. Questi soldi ti servono. Poi arriverà qualcosa alla tua portata. Ora stai calmo. Non sudarte, cazzo!, non sudare. Ok suda, ignobile ciucciamicia, ma sta' buono.
Inizia la ridda di domande.
- Dunque, iniziamo. Vogliamo darci del tu? -
Cazzo, che esordio scandaloso. Ma come cazzo si fa?
- No. -
- E perché? -
- Perché questo è un colloquio di lavoro, non un aperitivo. Lei mi capisce, vero? -
- Certo, certo. -
Cazzo, JD. Sei uno stronzo. Ti meriti il peggio.
Ok, mi calmo. Riguardo i gemelli ai polsini della camicia. Di madreperla. Azzurri. Come la mia cravatta. Come i miei occhi. Cazzo, quanto so' figo. Titillo i gemelli e sbuffo rumorosamente. Cazzo, cazzo, cazzo! Che irrecuperabile merdaccia.
- Va bene.Vuole dirmi come mai questa sua aspirazione a lavorare come operatore call-center? -
- Aspira-che? L'ha letto il mio curriculum? Le sembra quello di uno che aspira a fare l'operatore call-center? Beh, non lo è. Voglio questo lavoro solo per necessità, per tirar su un po' di soldi. -
- Ok, ok. E quali pensa siano le doti importanti e imprescindibili per un operatore call-center? -
- Voce melliflua e faccia tosta? -
- Ok, ok. E mi dica: cosa pensa serva per svolgere bene il lavoro di operatore call-center? -
Cristo...
- Un telefono, forse? -
- ... -
- ... -
- Mi toglierebbe una curiosità? -
- Se vuole... -
- Lei non si scompone mai? -
- No. A parte per funerali di persone care, "Love Story" e alcuni dischi fondamentali. Tipo il "White Album". -
- Va bene, ho capito. Mi dia cinque minuti. -
Ecco. Lo sapevo. Mi sono inculato da solo. Brutto saccente e arrogante di un figlio di puttana. Dannato presuntuosetto del cazzo. Ha ragione il Don: non concluderai mai nulla di buono, inossidabile testa di cazzo.
Look dimenticabile mi si ripresenta davanti dopo un quarto d'ora.
- Lei ha un caratteraccio. E non mi citi Montanelli, l'ho già sentita. E' evidente che non gliene frega niente di questo lavoro. Però le servono soldi e questa sarebbe una molla non indifferente. Quindi domani lei andrà a fare il colloquio di gruppo con la società per cui dovrà poi fare da operatore. Sia meno scontroso e quei soldi saranno suoi. -
Gesù.
A parte il fatto che "Peso - Forma" ha recuperato in extremis. E alla grande.
La domanda è: c'è una cazzo di morale, in tutto ciò?
E qui dalla Capitale è tutto. A voi la linea, miei amati.

13 dicembre 2006

E' Natale...

... e siccome sono tutti più buoni, mi hanno offerto un lavoro.
Reggetevi forte.
CALL - CENTER IN OUTBOUND.
Dovrò fare pubblicità per nuovi prodotti di una nota società produttrice di latte.
Quando si dice il cambio di prospettive: rivedi il tuo personalissimo modello di riferimento e passi dal Gordon Gekko di "Wall Street" al Gianni Morandi di "Fatti mandare dalla mamma".
Applausi pliiis.
E mentre voi applaudite, io mi siedo in un angolo e, con l'immancabile sigaretta, rimugino sulla teoria di mio padre, il DON, sulla vita intesa come continuo progredire e costruire.
Vado a cercare la canna del gas. Ed anche il post-it su cui dioochiperlui ha scritto "Torno subito". Per bruciarlo. O per aggiungerci la domanda "Qual è la tua concezione di subito?", devo ancora decidere.
A merry merry Christmas and a happy new year.
Let's hope it's a good one, without any fear.
Ma vaffanculo, va'!!!

06 dicembre 2006

On air: "Ma il cielo è sempre più blu".

Se ne stava lì. Le mani in tasca. I denti serrati. Un po' curvo. Non che facesse particolarmente freddo, ma lui se ne stava lì, per strada, con la giacca chiusa e il capo chino, il mento appoggiato allo sterno e l'ennesima sigaretta di cui si sarebbe pentito per l'ennesima volta. Gli pesava addosso la trafila di sistematiche e seriali delusioni piovutegli addosso, una fredda coltre, che ossimoro del cazzo, che non poteva fare altro che farsi passare sul cuore. Sperando facesse male il meno possibile.
Una nebulosa di incertezze. Un futuro del tutto indefinibile. La certezza di un amore. Forte. Finalmente. E la certezza che però neanche quello bastava. Due cuori e una caparra.
Le vetrine di Natale. Sempre odiato, 'sto cazzo di Natale. E ora ancor di più. Per la convinzione che quest'anno non avrebbe potuto regalare nulla. E per una volta, non per la sua ostinata ostilità alla ricorrenza. Fottute decorazioni luminose del cazzo.
Aveva l'esigenza, l'ansia montante che succedesse qualcosa. Che ci fosse una svolta. Gli serviva un epilogo. Un epilogo che non fosse un salto nel buio.
Erano giornate belle e deliranti, le sue. Da lei. Una persona che si prendeva completamente cura di lui, in un clima di festa, di quasi-vacanza. Un rifugio. Un tampone emotivo per non pensare a tutto ciò che non andava.
Un controlo maniacale della mail: nulla se non una patetica sequela di "Ci dispiace, ma...". Istinto: prendere il pc e scagliarlo giù dal balcone. Accostava l'orecchio al cellulare quando squillava. Se squillava. E mai per buone notizie o sorprendenti novità.
L'alcool scorreva a fiumi. Per lenire il dolore. Per non pensarci. Per bruciare lo stomaco e i pensieri.
Alcool e smoking chain per far sì che il giramento di testa fosse totale. Occhiaie. Giornate passate ciondolando. Pigrizia. Abulia. Nessuno scopo. Otto ore di sonno al giorno: troppe. Niente più sport sei volte alla settimana.
Leggeva i quotidiani. Guardava le offerte di lavoro più disparate. E ci pensava, grattandosi la barba sulla guancia destra con l'indice, il medio e l'anulare sinistri. E poi, con la stessa mano, si grattava la testa, passandosi poi le mani ai lati della stessa, sulle tempie, per poi salire, come a ravviarsi immaginari capelli. Un'espressione grottesca. Riprendere a bestemmiare.
E fare sesso. In continuazione. Con amore e con rabbia. Unico anestetico. La sola cosa piacevole. Lei che continuava ad essere orgogliosa di lui e lui che si chiedeva come mai.
Seduto davanti al pc, contemplava questo blog. Ne rileggeva i post. Constatava il declino. Suo e della sua "creatura". Rimuginava sui suoi fallimenti. Sua madre gli ripeteva di stare tranquillo. La sua donna continuava a sorridergli fiduciosa.
Lui la prendeva per mano. Continuava a prenderla per mano. E fanculo tutto quanto.
"Vieni, andiamo a fare l'amore".

30 novembre 2006

E dire che non avevo mai sofferto di eiaculazione precoce...

...E invece son tre giorni che, per non venire, mi ritrovo a pensare a Cossiga.

25 novembre 2006

Pre(occupato)...(Sto come Lino Banfi in "Vieni avanti cretino"...)

C'è in questo periodo un'unica consapevolezza che mi satura: io ne ho le palle piene.
Di cosa? Vi starete chiedendo.
Di non lavorare, vi rispondo.
La permanenza forzata a casa, il gesto dell'ombrello continuamente rifilatomi dal bancomat perché io non dimentichi la situazione grottesca del mio conto in banca, il guardare compulsivamente la tivvù causa assenza impegni, il dormire otto ore a notte (quanto rimpiango la mia insonnia da iperattvità), mi portano ad affermare senza tema di smentita la mia sola e nuda intenzione: un lavoro che riempia le mie giornate.
Se fosse anche ben remunerato, il miracolo di Lazzaro che si alza e va a gareggiare alla maratona di Nuova York, sarebbe un'inezia. Addirittura a tempo indeterminato? A quel punto, lo giuro, me lo chiudo nei pantaloni; altro che il miracolo di San Gennaro.
E qui iniziano le proverbiali rotture di coglioni del caso. Cercare lavoro è infilarsi in un tunnel, e restarci, arredato di lacrime, sangue e dolore. E di una quantità inusitata e sorprendente di idioti.
Chiariamo anzitutto una cosa: quanti stracazzo di colloqui è necessario superare per avere un fottuto posto? Sono arrivato anche a otto, per la stessa azienda. (Roba che se mi avessero dato un punto per ogni colloquio, avrei già vinto quanto meno un tostapane). Sempre sentendomi dire: "Le faremo una call per darle per un feedback"; ("Feedback! Feedback! Feedback to where you once belonged..."). Oppure "Stiamo screenando la short-list per cercare i candidati excellent che abbiano i giusti skills per questa mansion".
E ti vengono le coliche. E ti peggiora l'ulcera. Poi dice "Smetti di fumare".
Diceva il maestro Don De Lillo "Dio ha fatto i grandi uomini. E Dio ha fatto i piccoli uomini. Ma poi la Colt ha fatto la .45 per renderli uguali."
O per uccidere i piccoli uomini, aggiungerei io. Nella fattispecie, gli insignificanti e frustrati dipendenti della funzione "EICCIARR" delle grandi multinazionali. Avere a che fare con loro è sinonimo di guai.
Vi prego, stronzi paranoici dell'EICCIARR.
Non chiedetemi più tre miei pregi e tre miei difetti. Non foss'altro perché ne ho molti più di tre. Di pregi, of course.
Non spingetemi a far pazze previsioni su come io mi veda fa tre o cinque anni. Perché se continua così, io semplicemente non mi ci vedo, fra cinque anni.
E invece sempre la solita fottuta storia.
Arrivi lì in modalità "Controlla la rabbia. Affina il controllo", con la speranza che non alimentino la tua già presente tensione che rischia di erodere ogni volontà di rimanere calmi e concentrati e loro.
E loro.
Loro che non sono come le donne. Le donne che ti amano per le tue debolezze e per i tuoi difetti. Loro. Con cui flirtare con discrezione è impossibile. Loro. Alla solita, perenne, inevitabile e rituale ricerca di cause, concause, fattori scatenanti e secondi fini, ti chiedono, per la milionesima volta:
"E come mai la scelta di frequentare la scuola militare?".
Bene. A futura memoria.
Ho deciso di frequentare una scuola militare a quindici anni e mezzo per un motivo semplice e pure un po' banale. Vengo da un paesino di quattromila abitanti. Animali da cortile compresi. E a parte quelli che si inchiappettano pecore e galline, (ché Gavino Ledda non ha scoperto nemmeno l'acqua calda), siam tutti parenti.
Capirete allora l'ansia di andar via di casa di un adolescente segaiolo che per vivacizzare le sue giornate faceva l'autostop, anziché prendere l'autobus, per andare al liceo del paesello vicino.
Tutto qui. Non c'è un sottobosco di motivi nascosti, di incoffessabili paturnie. Fino a sedici anni, l'unica cosa militare che mi avesse mai esaltato era Richard Gere, nella scena finale di "Ufficiale e gentiluomo", che va a prendere la Winger in fabbrica. Sì, ho sognato varie volte di replicarla, la scena, con qualcuna di quelle conosciute nei quartieri spagnoli, ma non è andata bene. A parte questo, mi appello al quinto emendamento.
E basta con le domande stupide e ovvie a cui volete le risposte pre-registrate.
Esempi:
"Perché vuole lavorare proprio per noi?"
"Perché dovremmo assumere proprio lei?"
Non vi dirò che siete un gruppo fico, bello e foto-bidello e internazionale e dinamico. Né che io sogno sin dal mio stato fetale di lavorare per voi.
No, io voglio solo lavorare.
E' così difficile, cristiddio?
E invece no. Andiamo avanti così, prendendoci per il culo.
E poi non vi lamentate se, quando mi chiedete "Se dovessi chiedere ai suoi amici di lei, cosa mi risponderebbero?", (Fatti i cazzi tuoi! Ecco cosa ti risponderebbero, idiota! NdJ), io vi rispondo, cosa che ho fatto davvero: "Le direbbero che sono pazzo, Dottoressa. Che sono pazzo e schizzato. E che con gli occhiali da vista sembro un serial killer. Addirittura parrebbe che abbia la stessa espressione furbetta del Dr. Hannibal Lecter.".
Vi prego, continuate pure: con queste domande prese da un elenco degli Alpha Test, peggiori del "Ti piacciono i fiori?" del questionario della visita di leva, con le vostre deduzioni assurde, le vostre interpretazioni che suonano come autentici attentati alla mia stabilità emotiva.
Io mi sforzo incessantemente. Uno sforzo disperato di restare tranquilli che non trapeli, che non sembri una stonatura alla compostezza richiesta dal contesto formale.
Ah!
E se accavallo le gambe e muovo le mani in un certo modo, è perché l'ho visto fare a mio padre, a Vito e a Michael Corleone e la loro gestualità la ritengo fica ed arrapante. Non sono posizioni di chiusura, le vostre interpretazioni da due lire sulla mia prossemica non rifilatemele.
E non chiedetemi che cosa io abbia fatto quest'estate. Quest'estate sono andato al mare, ho sbevazzato e scopicchiato in giro, ho copulato in posti assurdi, preso sbronze ettolitriche, fumato anche la camomilla e pisciato in posti incredibili.
Proprio certi di volerlo sapere? E se sì, perché poi rimanete meravigliati e sconcertati e sbigottiti? Che cazzo facevate voi, d'estate, alla mia età? Leggevate i manuali del Sole 24 Ore su come avere successo nella vita?
E poi si sorprendono se, alla quindicesima domanda idiota già sentita camionate di volte, avvampa il tuo incendio di incazzature e gli vomiti addosso una babilonia di vaffanculo.
Ma la domanda più importante, (lo so: non si inizia con un'avversativa. E 'sti cazzi?), è:
per quale strano ed arcano motivo quelli che lavorano nell'EICCIARR son sempre e solo donne?
Ora scusatemi: vado a lasciare il mio CV nell'agenzia inter(a)nale sotto casa. L'annuncio recitava: "Abbiamo un'interessante proposta di lavoro da proporti: cassiere in un supermercato". Oppure potrei optare per "Lavora per noi come magazziniere".
(Il primo che mi propina cazzate su classismo e derivati, gli chiedo il numero e gli telefono per sfancularlo).
UPDATE: per offerte di lavoro, di qualsivoglia genere e tipo e in qualsivoglia località, amena o meno, l'indirizzo e-mail lo sapete. Accorrete numerosi. Io, per adesso, sono a Roma.


18 novembre 2006

Vado bene come novello Luzzatto Fegiz?

Disincantato cinismo e lucida disillusione per dipingere testi tristi ma efficaci. Chitarre tetre. Musica apparentemente cupa ma in realtà salvifica. Rock affogato nell'LSD. Voci roche. Tastiere che irrompono improvvise. Chitarre sinuosamente taglienti. Musica da ascoltare accovacciati fumando chilometri di sigarette. Possibilmente pensandoci su. Come ho fatto io, ieri, alla Casa 139 in Ripamonti.
Loro sono i Virginiana Miller e torneranno a Milano il prossimo 20 Dicembre al Circolo Magnolia.
Ma il punto è anche: perché mi son dimenticato, offrendo loro delle sigarette nel post concerto, di chiedergli checcazzo significasse il loro nome?
Vabbè, voi intanto ascoltateli. Una su tutte: "Formiche", dall'ultimo album "Fuochi fatui d'artificio".
Io intanto vado a fare l'ammore.
Criticamente e musicalmente vostro,
JD.

12 novembre 2006

Ho delle ex fantastiche...

Io: - Uomini? -
Lei: - Lascia stare, Jo'. 'Na tragedia. -
- Niente di appetibile, in giro? -
- Zero. Fanno talmente cagare, quelli liberi e disponibili, che preferisco rimanere sola. -
- Per la serie: "Ho tutto quello che mi sZerve". -
- Già. -
- Forse ha ragione quella mia amica... -
- Quale delle tante? -
- No, non la conosci. -
- E figuriamoci. -
- Comunque, tempo fa ero con lei ed altre amiche ad un aperitivo. -
- I fantastici aperitivi Sex and the City con le tue amiche... -
- Stronza. Eravamo a quest'aperitivo ed io le manifestavo incredulità per il fatto che una gnocca clamorosa e perloppiù molto interessante come lei fosse single. -
- Tu pensa... -
- Già. E sai cosa mi ha detto? -
- Non vedo l'ora di saperlo. -
- Beh: mi ha detto che la cosa non dipendeva affatto da lei. E che lei non se la tira affatto. In sostanza, gli uomini, attualmente, si dividono in tre categorie: un buon 70% di gay ed etero checcheggianti, che puoi esserci amica e basta, un 20% di etero senza palle e cervello "tronisteggianti", (o mariadefilippeschi, che dir si voglia), un residuo 10% di uomini veramente appetibili ma già ovviamente fidanzati o comunque impegnati. E quindi a voi donne, sempre secondo lei, non resterebbe che accontentarvi di qualche ramatina, neanche troppo soddisfacente col 20% palestrato di cui sopra, oppure si potrebbe sempre ripiegare sul ruolo di amanti, con tutti gli annessi e connessi, di quel miserrimo rimanente 10% . Che ne pensi? -
- Inizia a starmi simpatica, 'sta tua amica... -
- Lo vedi che sbagli, ad essere prevenuta verso le mie amiche? -
- Il problema con le tue amiche non è mai stato il loro esserti amiche. Era il loro essere troppe... -
- Vabbè, cambiando discorso, o tragedia: come va col lavoro? -
- Il solito. Tutto uguale. -
- In sostanza, du' cojoni. -
- Ecco, appunto. -
- Ma quando cazzo si decidono a farti un contratto a tempo indeterminato??? -
- Seeeee, magari! -
- E perché, scusa? -
- Vedi: dovrei scoparmi qualcuno dei miei capi per ottenere questa cosa, ma non ne ho molta voglia, francamente... -
- Ah... -
- Non fraintendermi. Il punto è che dovrei farmi la ceretta inguinale, se decidessi di scoparmi qualche mio capo. E tu capisci che non c'ho un cazzo di voglia di farmene... -
- Eccerto! Son problemi... -
- Meno male che tu mi capisci. -
- ... -
- ... -
- Se non si trattasse di te, posterei 'sta conversazione sul blog. -
- Nessun problema: postala pure, se ti va. Ne sarei contenta. Se vuoi, puoi mettere anche nome e cognome, ché nun me ne po' frega' de meno... -
- Eheheheheh, sei un mito, lo sai? -
- E tu il solito paraculo... -
- Se c'è la stima, c'è tutto. -
- Eheheheh. Ma com'è che sei così idiota? -

10 novembre 2006

Vedo la santità der Cupoloneeeee...

Il Posto Segreto dello Zodiaco e una bottiglia di prosecco sorseggiata in due guardando il Cupolone. La via Panoramica. Le trattorie di Trastevere. Il Cupolone, ancora. Porta Maggiore, dove siam passati decine di volte. Piazza della Repubblica e Via Nazionale. Termini: magici arrivi e tristissime partenze. La Tiburtina in macchina da solo con un percorso disegnato su fogliettini che volavano via dal finestrino; cazzo, cazzo e cazzo. Il Colosseo. San Lorenzo e un paio di birre in mano. Il Pantheon. La fontana di Trevi e ancora prosecco, ché il tasso di salutismo qua tende allo zero. La Feltrineli lì vicino e regalarsi dei libri scrivendo la dedica di nascosto. La Prenestina e Prati, anche se so' lontanissimi. E questo incipit di un post che sembra una cazzo di guida turistica scritta male.
E la cena appena arrivato con le sue due migliori amiche. Ansiose di conoscermi. E di analizzarmi ed esaminarmi. Sentirsi vagamente accerchiato. Senza però perdere il controllo. Né con loro né con tutti gli altri amici conosciuti nelle serate successive. Affinare i modi suadenti, la voce melliflua e l'attitudine a paraculeggiare il prossimo. Uscendone vincenti su tutti la linea: idolatrati e soddisfatti. Sono un pessimo elemento, a volte. Soprattutto quando lascio scivolare una citazione del libro che so essere il preferito di una delle sue migliori amiche. Con lei che abbandona le sue resistenze ed inizia a trovarmi solvibile.
Roma. Cazzo. Mai stata così bella. Mai così vissuta. Mai così amata. Mai così esplorata.
Stavo talmente bene che ormai, in modalità Assisi, avevo iniziato a parlare pure con gli animali.
Tra simili è più facile, si sa.
Ho smaltito la rabbia, andando a Roma. Da LEI. Proprio quando disperazione e decoro personale stavano andando irreparabilmente a mignotte.
E ora LEI, un amore coltivato con discrezione e dedizione. La più bella delle notizie inattese. Convivere per una settimana, cosa che non facevo dai tempi del Pentapartito, e rimanere sbalordito da tanta naturalezza e spontaneità. Io nel suo mondo come se vi fossi sempre stato. Abitudini perse e ritrovate.
Piccole manie che si compensano. Un mutuo specchiarsi.
Un botta e risposta rimbalzante di fuoco. Brivido. Sisma emozionale. Gusto. Frenesia. Diapason ormonale. Dinamo di sesso; (anche). Guizzo. Urgenza di vivere. E tante sane zozzerie, pure. Checcazzo. E nessun ripensamento.
Costruire un individuo migliore. Basta pose pensierose ed elaborazione di filosofie aromatizzate al veleno. Niente più distillati di riserve mentali. Niente antidolorifici montati in serie.
Ricordarsi di ridere.
E ritrovarsi geloso.
Fottutamente geloso. Geloso pazzo. Ché se non ci metto l'avverbio e l'aggettivo vicino...
E far l'amore allo sfinimento.
Anzi no. Scopare allo sfinimento. Che è amore anche quello. Quando per prendere il treno la mattina presto non hai dormito tutta la notte e arrivi lì devastato di sonno e sigarette e l'unica cosa che vuoi è buttarti con lei su un letto e farlo da star male. Trovando le forze chicazzosadove.
E affacciarsi al balcone e vedere 'sta Capitale. Constatando che Roma ha un cielo. E non una patina di diverse tonalità di grigio. Vedere addirittura, e nitidamente, la Luna. Ché se chiedi a Milano cosa sia la Luna, ti risponderanno che è una canzone di Gianni Togni.
E poi tornarci. A Milano. E crollare a dormire davanti alla tv. Come un vecchietto rincoglionito.
Ché dopo aver guardato il Cupolone dal Parco dello Zodiaco, bere una birra alle Colonne ti sembrerà così noioso e poco appagante.
Ah!
Il disco "Canzoni dell'appartamento" di Morgan è fantastico. Soprattutto se lo si ascolta mentre si è presi dal conoscersi in senso biblico. Goduria pura. Fidatevi di zio JD.

01 novembre 2006

Quel (primo) pomeriggio di un giorno da cani...

Vabbè, avrete capito che l'amore va benissimo.
E già questo sarebbe uno scoop, vista la mia condotta abituale.
Vi basti pensare che ormai ascolto solo canzoni d'ammore. "Wish you were here", "Minuetto", "Golden slumbers", "Amor mio" e "Insieme". Più alcune track degli Zero Assoluto.
Meno male che riesco ancora a cambiar canale quando MTV o AllMusic passano Tiziano Ferro.
Per piacere, sparatemi. Ne sarei contentissimo; (si coglie, la sottile ironia?).
Anzi no.
Torturatemi e lasciatemi sanguinante ed agonizzante. Poi chiamate Vertigoz a finirmi.
Ventotto anni di cinismo che vanno piacevolmente e irrimediabilmente a puttane.
Ormai mi sorridono pure i neonati. Proprio loro che, normalmente, iniziano a piangere e frignare non appena mi scorgono. 'Sti piccoli bastardi. Se sapessero che spesso son figli miei, avrebbero una condotta più consona.
Che cosa patetica, gesùcristiddio.
Epperò.
Ci fosse solo questo, (ammore e ammore e Laguna Blu e Love Story), sarei un uomo (?) completo.
Ma non c'è solo questo.
Ci sono le incombenze quotidiane. Ci sono le necessità pratiche. In sostanza, il mio conto in banca è sempre più avvizzito. E non c'è Oil of Olaz che tenga.
Ovvie conseguenze di una disoccupazione forzata non disgiunta da un bonus corposo dal mio ultimo lavoro che siccome c'ho scritto coglione in fronte non mi verrà accreditato. Per la serie: al danno, la beffa. O per dirla con parole mie: prima ti inculano senza vaselina e poi ti infilano un dito nel culo. Cosparso di sabbia. Scioglievolezza, irresistibile scioglievolezza.
E così.
Mentre mando carrettate di curriculum anche all'Ente Attori Porno Ungheresi, son costretto a restarmene a casa a non fare un cazzo, se non grattarmi i gioielli di famiglia.
E poi arriva l'ora di pranzo.
E ti ritrovi, solo, a prepararti l'ennesimo piatto di tagliatelle alla bolognese.
E a quel punto, dopo che hai letto tutti i blog di tuo interesse, dopo che hai letto cinque quotidiani, dopo che hai parlato al telefono pure col cugino di terzo grado di tua nonna paterna che incidentalmente vive a East Orange a New York, che cosa cazzo fai per non sentirti solo, posto che la tua anima gemella, (quanto amo quella pazza psicopatica e incosciente che continua a dire che è orgogliosa di me), è al lavoro e non è che puoi romperle i coglioni in continuazione?
E' ovvio, massa di ritardati: si accende la tivvù.
Si parte con Beautiful.
Ridge ha sempre la sua cazzo di mascella costruita da Renzo Piano. Thorne non lo riconosci più, ché adesso ad impersonarlo ci sarà il diciasettesimo inespressivissimo attore. Eric è sempre arrapato, nonostante l'età; (prenderà il Viagra o il Cialis?). Stephanie, (l'ho scritto giusto?), continua a collezionare rancori anziché francobolli; (questa, ovviamente, non è mia). Brooke, grazie a Dio, è sempre il solito zoccolone: ora si scopa i compagni di scuola delle elementari dei suoi nipoti. Sally Spectra continua inspiegabilmente ad arraparmi; forse perché resto memore delle sue comparsate, quand'era giovane e bella, in alcuni film di Hitchcock.
Si prosegue con Centovetrine.
Una prece per gli sceneggiatori. Qualcuno li ricoveri. Ché la trovata sul sosia di Marco Della Rocca è inqualificabile.
Voglio dire.
Ammesso pure che abbiano visi identici. E' impossibile, senza margini di dubbio, loro abbiano il pisello uguale. O che sciorinino la stessa tecnica nel copulare. E quindi. Com'è che la moglie non se ne accorge? Fosse anche sempre strafatta di Tavor...
Si passa poi a Uomini e Donne.
E qui incredulità e risate si sovrappongono.
In questi giorni c'è un tronista che imita in tutto e per tutto Totti (ahò!) mentre le corteggiatrici,(cervello delle dimensioni di un pistacchio, marcio), si sperticano in dichiarazioni profonde tipo "Ogni volta che mi guarda, mi viene il battito cardiaco", (evito i commenti per decenza), oppure che, nel pieno dei loro battibecchi con le rivali, si spingono audacemente a ( o in?) dichiarazioni come questa: "Hai detto una cosa davvero provocativa".
A quel punto, cambio canale.
Passo a Italia Uno.
Quattordici spot.
In sette di questi, ci sono quegli idioti che, in situazioni più o meno paradossali, si sbracciano al grido "italia? Unoooo!", normalmente con uno di loro che si butta sott'acqua o sotto la sabbia. Suggerirgli di buttarsi da un balcone dell'Empire State Building potrebbe essere una soluzione.
Negli altri sette, c'è quell'ingombrannte ed inutile cazzone di Mister Lui. Vi prego, spiegatemi l'utilità di quell'essere. Se Frajese prese a calci Paolini, io Mister Lui lo torturerei con un punteruolo infliggendogli una colonna sonora a base di Bee Hive, Blue e Neri per caso.
Dopo questi quattordici spot, Paso Adelante.
Dove almeno so' tutte gnocche. Dementi ma gnocche. Ti scordi dei dialoghi demenziali e dei doppiaggi imbarazzanti e ti concentri sui notevoli pai di tette che ti vengono propinati.
Finisci la pasta. Sorseggi il tuo bicchiere di vino. Accendi una sigaretta che vorresti non finisse mai e poi mai.
Sale il caffè. Lo versi in una tazzina che ha perso il manico in una qualche cazzo di caduta che manco più ricordi.
Bevi il caffè e accendi un'altra sigaretta.
E contempli la tua fottuta disperazione.
Poi scendi a farti una passeggiata.
E ti tocca vedere, in Corso San Gottardo a Milano, una coppia di trentenni che porta a spasso, con tanto di guinzaglio, due agnellini. Corredati di museruola.
Avete capito bene. Due agnellini. Con la lana e tutto. E con la museruola. Cristiddio.
E allora, inspiegabilmente, inaspettatamente, ridi.
E sali su.
Ché ci sono gli highlights dell'"Isola dei famosi" sull' "Italia sul Due",

28 ottobre 2006

Senilità precoce

Appena finito di cenare.
Trecentocinquanta grammi di carne rosso sangue, due uova strapazzate e un tasso di colesterolo che stroncherebbe un lottatore di sumo. Senza contare le sei sigarette, e le tre beck's, che mi mandano in loop da infarto causa persistente senso di oppressione al petto. Son cose...
Agito la tovaglia, fantasia a fiori e residui da Fort Apache (scalpi di manzo compresi), fuori dalla finestra.
Nota della redazione: quarto piano.
Sento un tonfo.
Mi affaccio. Scorgo il vicinato al completo in contemplazione al balcone.
Un mosaico di transistor e pezzi di plastica mi fa ciao ciao dal marciapiede: trattasi del telecomando della tv della sala da pranzo. Sfortuna che non ho beccato nessuno. Sai che figata? Un Lee Oswald in salsa 1984. E invece so' stato più sfigato del generale Custer. Porca troia. E aggiungiamoci pure un "Merda, merda, merda" come lo direbbe la Paltrow in "Sliding doors", che fa sempre il suo cazzo di porco effetto.
E non sono nemmeno ubriaco. So' solo da buttare. In un inceneritore. Vivo.
Proprio mentre "ammiravo" Pulsatilla dichiarare alla conduttrice barbarica che lei ha imparato a non mangiare con le mani a Milano, ché a Foggia, patria anche del sottoscritto oltre che della succitata mirabile scrittrice, pare siam tutti trogloditi. Che simpatica canaglia, la Pulsatilla. E io che volevo prepararle un cestino pieno di vaffanculo per il pic-nic domenicale nelle campagne del Tavoliere. Dove avremmo, ovviamente, mangiato con le mani. Con Mamma Corleone lì pronta con la tagliola a mozzare ogni gesto inconsulto in modalità Teteschen.
Domattina, mi toccherà svegliarmi all'alba e fiondarmi in un cazzo di mediaworld per comprare un telecomando nuovo, onde evitare linciaggio e ostracismo dalla casa da parte dei miei coinquilini che non potranno più guardare i video di Gigi D'Alessio, di Fabri Fibra (applausi, applausi!) e di Mondo Marcio. Né le interviste a Pulsatilla.
(Please: fatevi passare tutti i dubbi relativi alla plausibilità dei miei coinquilini, ché io li adoro. Anche se non san pulire casa, quei piccoli innocenti e sifilitici bastardi...).
Un pettinino per i pidocchi passato fra i peli della mia mirabile sacca scrotale sarebbe più piacevole.
Poi dice che uno non deve riprendere a bestemmiare.
Cazzo cazzo e cazzo; (Panofsky docet).

24 ottobre 2006

"Un pensiero per il momento di coricarsi..."

Ho respinto e mandato via in malo modo un sacco di donne splendide da ogni punto di vista. Che quindi non facevano per me.
Ora ho fatto un miracolo. L'ho trovata. LEI è autenticamente quello che cercavo.
Dite un po', sordidi lettori voyeur: quanto, tutto ciò, cozza contro tutto quello che avete sempre letto e sempre vi aspettereste di leggere in questo "spazio"?
Vi irrita, tutto ciò? Delude le vostre aspettative? Cozza contro il mio "personaggio"?
Beh, tutto questo cozza contro il mio essere e le mie esperienze pregresse.
Ché quanto mi sta accadendo, va in direzione della mia completezza.
Niente più imprecisione nei rapporti e nelle parole. Un'unica logica conclusione. Un NOI troppo spesso vagheggiato e sospirato.
Niente più relazioni sinonimo di guai. E sbronze. Ed errori di valutazione. Ma una chirurgica precisione ed esattezza nel dire, senza ombra di dubbio: "E' LEI".
Niente più facili ritirate dopo aver scorto donne non giuste per sè. Ma voglia di andare avanti sempre e comunque.
Amare e far l'amore cercando finalmente il sapore, senza star lì a contemplare il piatto. Sarà pure porcellana di Bavaria, ma il sapore?
Non più un continuo disapprovare e trincerarsi dietro le proprie incancrenite peculiarità.
Non più un continuo marciare ed esplorare verso una supposta consapevolezza sentimentale, guadando un guazzabuglio ormonale da paiura.
Niente più legami superficiali corredati di schermi dove far rimbalzare incomprensioni e delusioni.
Niente più relazioni partorite come piani ben concepiti che vanno irrimediabilmente a puttane.
Mescolarsi di paranoie e autocontrollo emozionale. Antidolorifici sentimentali a iosa.
Rapporti sterilizzati e rigorosi. Bleah!
Niente più ordine.
Sentirsi vivo, imprudente, guizzante, pazzo. Completamente pazzo. Rabbioso e passionale e incosciente e vivo. Vivo.
Logorroico nel parlare di questo.
Follia supersonica, come direbbe De Lillo. E chissenefrega. LEI merita anche questo.
Un jet lag emozionale piacevolissimo.
I cuori uncinati e legati.
Ma anche il corpo, il sudore, le labbra.
Labbra che combaciano. E rendersene conto mentre arriva il treno.
Una Donna. Assoluta, totale e completa. Una Donna fatta e finita, porca puttana. Non una figa moscia.
Da baciare fino allo sfinimento. E alla vecchiaia.
Una donna che mi ha ricordato di ridere.
Un incontro casuale che abbiam deciso di prolungare oltre i canonici cinque minuti. Ringrazio ancora i nostri istinti.
Dite che esagero?
Beh, no. No che non esagero. Avete la mia parola.
"E la mia parola ha un senso!". (Prego beccare la citazione, grazie).
Ora, qui.
Resto qui a fumare.
E penso così tante cose. Sensate, folli, stupide, serissime. Penso a LEI.
Che sa che non deve aver paura di me, né di noi. Che sa che voglio dedicarmi a LEI. E ho una voglia matta di farlo.
Gesù, che cazzo di sballo.
Sto costruendo un individuo migliore. Grazie a LEI.
Rileggo il post.
Dov'è quel vecchio porco di JD? Quell'intollerante e cinico figlio di puttana? Forse che è finito il personaggio ed è iniziata la vita vera? Forse son solo fasi che si susseguono. E ora è il momento di crederci. Metti da parte la cancrena sentimentale, JD. Le stronze prima di LEI. Che ti han reso così. Che si fottano. E neanche caldamente. Hai visto mai che dovesse piacerle.
Cerco le sigarette. Non basteranno mai e poi mai, cristiddio.
Cerchi di fumo. E LEI che mi chiama per una buona notte che mi farà dormire senza insonnia. Sereno.
Cerchi di fumo. "Wise up" di Aimee Mann in sottofondo.
Manca solo un Macallan commemorativo e celebrativo.
Ora più che mai.
Sì, ok. Ma dove cazzo l'ho messo?

21 ottobre 2006

Follia allo stato puro...

(PREMESSA: LEI è a Roma. Io a Milano).
SMS
LEI: " ...Ma di una cena a Firenze, io e te, domani, che ne dici?"
IO: " Dico che è ok. Vado a casa e prenoto il biglietto in Internet. Già che ci sono, recupero i numeri di quei miei amici fiorentini che non sento da un po' e li chiamo per chieder loro consigli sul ristorante."
"Perfetto. Fammi sapere a che ora arrivi."
"Solo una domanda: ma non dovevamo vederci il prossimo weekend?"
" 'Sti cazzi: io non vedo l'ora di vederti. E neanche tu. Quindi ci concederemo un piccolo anticipo."
"Mi sembra giusto."
"Allora a domani."
" A domani."
"Siamo due pazzi."
"Completi, compulsivi e conclamati. E meno male."
"Credo che non farò in tempo a passare dal parrucchiere. Tu sii clemente."
"Credo che arriverò ancora sbronzo a causa di un post venerdì sera altamente alcoolico già organizzato da tempo: due borse louis vuitton sotto le palpebre ed occhiaie col riporto. Tu cerca di tenere a bada gli istinti omicidi."
Non c'è che dire: siam fatti per stare insieme.

17 ottobre 2006

Riemergo...

Allora.
Riassunto.
Non chiedetemi più come sia andata a finire. Ve lo dirò a tempo debito.
Vi basti sapere, per adesso, che sono felice. E in un periodo in cui sembrava andare tutto in merda, direi si tratti di una gran cosa. A chi mi ha chiesto, e son stati tanti, cosa avesse LEI di così speciale ho risposto:"LEI mi placa." Ed è vero e non è cosa da poco. Vedete, quand'ero piccolo, e ve l'avrò già detto decine di volte, mi piaceva andare a fissare i miei campi di grano ancora da mietere. Scrutare quelle immensità mi dava un senso di pace ed era l'unico modo che io conoscessi per stare finalmente calmo. Ecco: LEI è il mio campo di grano. (E tanti cazzi se l'ha già detto Jovanotti in una sua canzone). Anche perché qualcosa mi dice che quello che c'è fra noi è molto fertile. Detta così suona riduttivo, ma ci vorrebbero decine di post per descrivere tutte le sue qualità. Diciamo che LEI rende plausibili certe canzoni di De Gregori. Come "Sono tuo" o "Souvenir", tanto per dire. Non voglio dilungarmi troppo, comunque. Io di solito la felicità cerco di tenermela stretta e di non sbandierarla troppo in giro. Ché ho paura che poi si possa disperdere. Quello che ci sta succedendo, è una cosa bella, molto bella. E forte. E voglio tenermela per me. Per noi.
Per il resto.
Qualcosa comincia a smuoversi sul lavoro. Qualcosa che sembrerebbe anche molto concreto. Vi aggiornerò. Tranquilli.
A casa mia è in scena un delirio entropico. Ieri mattina son stato svegliato dalla mia vicina di casa, in compagnia di idraulici e muratori. Non so come sia entrata in camera mia. So solo che la vista del mio durello mattutino l'ha inquietata non poco e che per qualche ragione a me oscura dovevano eseguire lavori nel mio bagno. Risultato: muri e pavimento del bagno devastati e cesso divelto. Conseguenza: ieri sera, ormai sicuro di morire di occlusione intestinale, ho bussato ad un'altra mia vicina e le ho detto: "Salve, lo so che di solito ci incontriamo per le scale e non ci salutiamo. So anche che lei mi ritiene una brutta persona. Beh, ha ragione. Ora però, le chiedo un favore: mi farebbe andare a fare la cacca nel suo bagno, ché a casa mia ho il water in corridoio?".
Fortunatamente, ha accettato.
Last but not least.
Ieri scendevo le scale ed ho trovato un'inquilina, (un'altra), di due piani sotto che piangeva disperata sull'uscio di casa.
"Che le succede?"
"E' uscita e non è più tornata"; detto sempre frignando.
Ho pensato ad una figlia scappata di casa.
"E ora non so dove sia. Spero non le sia successo niente..."
"Perché non chiama i carabinieri?"
"E per dir loro cosa? Che non trovo la mia barboncina Bibi?".
Stavo parlando con una pazza scatenata.
Arrivo nel cortile interno e vedo la vecchina del primo piano che ridacchia e mi indica il locale della spazzatura. Con aria interrogativa vado lì e chi ti trovo? Il chihuahua della vecchina che si inchiappetta allegramente Bibi la vagabonda. Che sembra apprezzare.
Mi affaccio sul pianerottolo ed urlo alla signora, che ancora sta frignando come una demente: "Non si preoccupi, signora. Bibi è qui sotto e sta bene. Ed ha l'aria di divertirsi molto."
L'idiota si fionda per le scale. Arriva che il chihuahua, in modalità Duracell, non ha ancora finito. Lascio lei e la vecchina a discutere animatamente sull'opportunità che un chihuahua vivace possa andare in giro "ad importunare le altre rispettabili cagnette".
A volte, mi sento molto più normale degli altri.

10 ottobre 2006

POST N° 69

Vado per punti.
- Detesto visceralmente quelli che utilizzano il fonema "Cazzarola".
- Chiudere il Bar del Rattazzo in Ticinese per sostituirlo con un negozio di Guru è la cosa più deprimente cui mi sia capitato di assistere ultimamente. Al confronto, "Buona Domenica", "Amici" e "Uomini e donne" sono una passeggiata di piacere, un soffio di primavera.
- Il vecchio proprietario del Rattazzo si ritroverà a godere di una vecchiaia dorata. Noi ci ritroveremo orfani di un ritrovo storico, di un simbolo. Per cosa, poi? Per veder campeggiare su delle vetrine il logo più brutto della storia.
- Il periodo precedente è pieno di ripetizioni e cacofonie; (l'ho scritto giusto?). Il Titolare se ne scusa con certosini, precisini e cagacazzi vari.
- Pulire casa vuol dire rendersi conto che chi l'ha pulita prima di te l' ha fatto a cazzo. Questo farà sì che ti ritroverai ad essere un collettore di merda che neanche in un letamaio.
- Io mi porto dietro il caos. Oppure sono i disastri che mi stanno sempre molto nei paraggi; (aka fra i coglioni).
- Uscire con un amico che ha deciso di sbronzarsi causa donna (e perché, sennò?) e permettergli di farlo, sapendo che lui normalmente non reggerebbe neanche il liquore di un mon cherì, può rivelarsi controproducente. Specie se poi devi aiutarlo a vomitare e per farlo devi infilargli pure due dita in gola, al coglione. Consuntivo: per poco non mi tranciava indice e medio della mano destra. E ovviamente mi ha vomitato sulle scarpe. Ancora mi sto chiedendo come mai io non l'abbia ucciso.
- Oltre ai disastri nei paraggi, si vede che troppi imbecilli mi capitano fra le palle.
- Se in casa tua deve esplodere una lampadina e mandare poi in corto, (aka a puttane), tutto l'impianto elettrico di casa, sarà la lampadina della tua camera ad esplodere. Proprio sopra la tua amabile testa di cazzo. Alle tre e mezza di notte. E quando ti avvierai lungo il corridoio a controllare il contatore, ti ricorderai dell'esistenza di un pilastro che sporge dalla parete solo quando ci sarai andato a sbattere col sopracciglio destro. Chiaramente sanguinerai copiosamente e bestemmierai rumorosamente. Chiaramente l'alcool a casa tua sarà finito. E dovrai medicarti col Cicatrene. Cristo santo.
- Ho scoperto che mi sono avanzate due scatole di biglietti da visita del mio vecchio lavoro. Voi portate la robba ché io c'ho i filtrini...
- Sto accumulando una tale scorta di vaffanculo che se fosse whisky ce ne sarebbe abbastanza per una esistenza da alcolisti per me ed i miei nipoti.
- Io detesto gli ex delle mie donne, o presunte donne, o candidate ad esserlo. Ma questo sarà argomento di un post a parte.
- "Non devi preoccuparti delle amiche di una tua donna. Se dicono che ti detestano o che non ti approvano, è perché piaci anche a loro." La donna che mi ha rivelato questa verità andrebbe santificata.
- I regali le son piaciuti. Soprattutto il libro, che era "La voce a te dovuta" di Salinas. A parte questo, devo ancora capire come rimedierò alla figuraccia fatta con la mia ex, che quando le ho chiesto cosa ne pensasse del libro mi ha detto: " Toh, è il mio libro di poesie preferito. Singolare che tu lo stia regalando ad un'altra." "Ti prego, uccidimi".
- Come sia andata a finire con LEI non ve lo dico. Non ancora, almeno. Abbiate pazienza.
- Devo smetterla di ripassare le mie scene preferite del Padrino quando non ho un cazzo da fare. E soprattutto devo smetterla di farlo davanti allo specchio.
- Le selezione musicale casuale del pc è una colossale presa per il culo. Come cazzo è che quando hai le palle che sono un vortice ti sforna proprio quella canzone che non avesti voluto sentire, quella che sarà il colpo di grazia, quella per la quale ti precipiterai in cucina a riempirti un bicchiere di whisky mentre il nervoso farà sì che riuscirai ad accenderti una sigaretta anche coi piedi?
- Basta con questo mio farmi film mentali e melensi appena parte una canzone d'amore. Checcazzo, un po' di dignità.
- Ultimamente buona parte delle mie relazioni interpersonali si basa sull'assunto (San Mordecai Richler sempre sia lodato): "Non ti preoccupare. A preoccuparmi ci penso io." Che è una rivisitazione del mio altrettanto efficace "C'è sempre chi si sbatte e chi se ne sbatte. E fanculo alla reciprocità."
- Fosse ancora vivo, oggi sarebbe il compleanno di mio nonno paterno. La mia personalissima esemplificazione di Dio. Non son sicuro che, se fosse qui, sarebbe orgoglioso di me. La cosa dovrebbe essere una molla non indifferente per il sottoscritto patetico bastardo.
- "Se ci fosse abbastanza mondo e tempo, amore mio...".

06 ottobre 2006

Chissà come andrà a finire...

Alle due e trenta della sera la saluto dandole la buona notte. Inizi a farti domande su una donna quando vedi come speciali delle abitudini e dei riti che normalmente riterresti insulsi.
Provo a dormire, ché la sveglia suonerà quattro ore dopo, ma non ci riesco. Domani la vedrò. Ho deciso di farle una sorpresa. Prenderò il treno all'una per arrivar lì in Stazione Termini alle cinque e mezza e per poi telefonarle e dirle: "Ti andrebbe un caffè vicino al Chiostro del Bramante?"
L'emozione e la tensione mi tengono gli occhi sgranati.Opto per una camomilla. Doppia.
Notti calme, giorni belli, filtro-fiore Bonomelli.
L'inventore di questo slogan andrebbe imbarcato su un cargo pieno di neri grandi, grossi ed incazzati. Oltre che arrapati e gay.
Vado all'armadietto medicinali: benzodiazepine. Una dose che stroncherebbe Varenne.
Niente.
Inizio a far flessioni. In qualche modo, devo mandar via l'adrenalina in eccesso.
Il mio ultimo ricordo è una macchia non meglio identificata sul parquet della mia camera che fissavo mentre eseguivo i miei atletici piegamenti.
La sveglia mi trapana le tempie alle 6:30. La mia coinquilina spagnola, già sveglia, mi chiede "Come va?" ed io, novello Big Lebowsky, le rispondo"Obladì-Obladà"; ( per chi pensa io ricorra a citazioni cinematografiche causa cultura latente, rispondo "Fottetevi caldamente!").
Cinque minuti dopo sono al parco a correre.
Ore sette e quaranta: arrivo a casa e la chiamo ché da un po' di tempo sono diventato il suo personalissimo servizio sveglia.
Colazione abbondante e doccia. Fisso il regalo fatto alla tizia che mi ha lasciato via mail. Regalo che lei mi ha restituito recapitandomelo elegantemente in ufficio. Decido di dare un senso alla presenza di quell'oggetto. Lo afferro e lo ficco in tasca.
Alle otto e trenta son fuori di casa. Ho davvero troppe cose da fare.
Passo innanzitutto in agenzia a ritirare i biglietti che avevo fatto mettere da parte.
Il tizio dell'agenzia, un vecchio amico:
- Certo che se lei, dopo una sorpresa del genere, non fa salti di tre metri da terra, è proprio una stronza. -
- O forse solo una normale... -
Chiamo un amico.
- Sei ancora interessato al braccialetto? -
- Certo che lo sono! -
- Alle dieci in Piazza Duomo? -
- Alle dieci. -
Appena arrivo, partono le contrattazioni.
- Quanto mi dai? -
- Il 50% del prezzo d'acquisto. -
- Col cazzo! -
- E' usato. -
- Usato una sega. Sai benissimo che giace da un mese nella sua confezione a casa mia. -
- Sì, ma lei l'ha indossato. -
- Per meno di ventiquattr'ore... -
- 50%. -
- 70%. -
- Puoi anche morire. -
- Famo 60% e non se ne parli più. -
- Affare fatto! -
- 'Stardo... -
Mi fiondo in Rinascente e la commessa ha deciso di farsi un po' di fondamentali cazzi miei.
- E' per una ragazza? -
- In realtà l'avevo pensato per mio padre... Certo che è per una ragazza. -
- Deve essere una persona importante. -
- Non l'ho ancora capito. -
- E già le fa dei regali? Così si spaventa. E' una cosa da pazzi, questa. -
- O da incoscienti... -
Alle undici meno un quarto ho un pacchettino in una mano e le ascelle più commosse ed estroverse che dopo una maratona.
Poi ho un'illuminazione. LEI, la sera prima:
- Dovremmo scrivere una sorta di libro che faccia da cronistoria a tutto quello che ci succede, annotando solo i messaggi che ci mandiamo. -
- Cioè, una storia in fieri la cui evoluzione si evinca dal tono dei messaggi? - (quanto so' contorto, a volte... NdJ)
- Già. -
E così mi precipito alla Libreria in Porta Romana e le prendo un libro che mi sembra adatto alla cosa.
11:30. Sono a casa e decido di pranzare.
Il treno è all'una e potrei mangiare nella carrozza ristorante ma poi avrei il problema di dover fare la cacca, cosa che faccio dopo ogni pasto.
E dato che in treno non la farei, non mi sembrerebbe esattamente carino, appena arrivato, dirle: "Possiamo andare a casa tua ché nel mio intestino è in atto la presa della Bastiglia?"
E così faccio fuori sei bastoncini Findus, due uova strapazzate, una mela ed una banana.
Deiezioni e cura della persona.
Via le unghie dai piedi. Spuntatina ai peli delle spalle. Barba. Crema idratante e gel esfoliante rubati ad Enea, ché io 'ste cose non le ho mai usate. Doccia tripla, vestizione e via andare.
Controllo lo zaino. Regali al loro posto. Medicinali vari:compresse per l'esofago, Cicatrene, cerotti, Vivin C, Aulin, Anauran.
Quotidiani: "Corriere della Sera", "Repubblica", "Foglio" e "Riformista".
Libri: "Libra", (De Lillo) e "L'apprendistato di Duddy Kravitz", (Richler).
Diciamo che dovrei riuscire a riempire il tempo del viaggio.
Beauty case con dentifricio, spazzolino, bagnoschiuma e shampoo ché non escludo di darmi una rinfrescata in treno prima di scendere.
Taxi e arrivo in stazione.
Salendo penso: "Ma che cazzo sto facendo?".
Chiamo tutte le mie amiche ed è un coro di "Vai, JD! Fallo! Sei un grande!".
Realizzo di non aver avuto un consenso simile neanche quando, rappresentante d'istituto, promossi l'occupazione della scuola.
Salgo e penso: "Checcazzo, andrà bene."
Poco prima di Firenze, le telefono.
- Alle cinque e mezza sono in Stazione Termini. -
- Sei pazzo?!?!?! -
- Preferisco definirmi un incosciente... -
Chiudo. In effetti, un disco dei Gazosa riceverebbe recensioni molto più entusiastiche.
Prendo "L'apprendistato di Duddy Kravitz", che potrebbe chiamarsi anche "Le avventure del giovane Barney", (l'autore è lo stesso), e inizio a leggerlo.
Mi chiama il Don.
- Che fai? -
- Sto andando a Roma da una ragazza. E' una sorpresa: lei non sa niente. Praticamente una pazzia. -
- E' figlio mio. -
Sorrido. Chiudo gli occhi e penso a lei. Alla faccia che farà.
Vorrei un Macallan, adesso.

02 ottobre 2006

Questo. E non ho nient'altro da dire.

SMS.
Io: "Mi sa che mi sto affezionando a te. Cheppalle."
Lei: "...cheppalle anch'io..."

Come dire: iniziamo bene.

(Se avete da ridire sul fatto che ultimamente qui si stia diventando melensi e stucchevoli, 'sti cazzi.
Se avete da ridire sul mio pressappochismo linguistico e contenutistico, 'sti cazzi.
Se il livello di interesse del blog vi dà ironicamente le vertigini per la profondità, 'sti cazzi.
Se cercavate post su avventure irrealistiche ma divertenti da leggere, passate al prossimo post. Sennò, 'sti cazzi.
Se pensate io sia ripetitivo, 'sti cazzi.
Se non vi sto simpatico, tanto meglio.
Se avete offerte di lavoro, va bene anche la prostituzione, allora possiamo sederci ad un tavolo e parlarne.)
PS: se scopri, per una serie di fottutamente fortuite coincidenze, che una tua ex ragazza, con la quale sei miracolosamente, (roba che manco l'Immacolata Concezione), rimasto in buoni rapporti e la ragazza che adesso ti sconfiffera i neuroni e le papille gustative sono vecchie amiche che non si vedono da un po', tanto che l'una non sa dell'altra l'ultimo capitolo aggiornato del proprio personale diario di Bridget Jones.
Se riesci a metterle in contatto fra loro.
Se loro si incontrano ad una festa e passano la serata insieme.
Se anche solo per cinque minuti parlano di te.
Se esci indenne, o addirittura con qualche punto in più, da quella loro conversazione.
Se ti chiami Johnny Durelli e hai fatto tutto questo.
Tu.
Hai appena realizzato un capolavoro diplomatico.
Roba che von Bismarck, Metternich e Talleyrand ti fanno una pippa.
Ora scusatemi. Vado a risolvere i conflitti nel mondo.
Per adesso, ho mandato un mio discorso al Congresso di Vienna.

Intanto, con l'ozio che mi divora e una sensazione di avvolgente inutilità nell'aria, conscio che le sigarette non basteranno mai e poi mai, vi lascio con i testi di un paio di canzoni che meritano. Non ho commenti da fare al riguardo. LEI sa. Comunque, nonostante tutto, vi amo. Se non altro, mi dedicate molta più attenzione di chi ultimamente legge il mio curriculum vitae. (Certo, pure io potrei evitare di citare la politica internazionale fra i miei interessi...). Stay tuned, stronzi, ché fra un po' mi ripiglio.


"Time keeps movin' on,
Friends they turn away.
I keep movin' on
But I never found out why
I keep pushing so hard the dream,I keep tryin' to make it rightThrough another lonely day, whoaa.
Dawn has come at last,
Twenty-five years, honey just in one night, oh yeah.
Well, I'm twenty-five years older nowSo I know we can't be right
And I'm no better, baby,And I can't help you no more
Than I did when just a girl.
Aww, but it don't make no difference, baby, no, no,
And I know that I could always try.
It don't make no difference, baby, yeah,
I better hold it now,
I better need it, yeah,
I better use it till the day I die, whoa.
Don't expect any answers, dear,
For I know that they don't come with age, no, no.
Well, ain't never gonna love you any better, babe.
And I'm never gonna love you right,
So you'd better take it now, right now.
Oh! But it don't make no difference, babe, hey,
And I know that I could always try.
There's a fire inside everyone of us,
You'd better need it now,
I got to hold it, yeah,
I better use it till the day I die.
Don't make no difference, babe, no, no, no,
And it never ever will, hey,
I wanna talk about a little bit of loving, yeah,
I got to hold it, baby,I'm gonna need it now,
I'm gonna use it, say, aaaah,
Don't make no difference, babe, yeah,
Ah honey, I'd hate to be the one.
I said you're gonna live your life
And you're gonna love your life
Or babe, someday you're gonna have to cry.
Yes indeed, yes indeed, yes indeed,
Ah, baby, yes indeed.
I said you, you're always gonna hurt me,
I said you're always gonna let me down,
I said everywhere, every day, every day
And every way, every way.
Ah honey won't you hold on to what's gonna move.
I said it's gonna disappear when you turn your back.
I said you know it ain't gonna be there
When you wanna reach out and grab on.
Whoa babe,
Whoa babe,
Whoa babe,
Oh but keep truckin' on.
Whoa yeah,
Whoa yeah,
Whoa yeah,
Whoa,
Whoa,
Whoa,
Whoa,
Whoa"
(Janis Joplin, "Kozmic Blues")

"Niente lunaquesta sera,
niente gatti sopra il tetto,
i miei sogni sono tutti rotolati sotto il letto
e nel buio con la lingua conto i denti che mi restano.
Domani che farò ragazza mia,dei tuoi pensieri magri?
Sul campanile nevica, d'accordo,
ma purtroppo ho solo una camicia
e francamente non mi basta
e faccio di mestiere il venditore di risate
al circo che si tiene il lunedì,
ragazza mia, ci andresti mai?
E intanto conto i denti però il conto non mi torna,
ce ne è uno che mi manca e
forse tu mi puoi aiutare.
Per caso, non l'hai mica ritrovato a casa tua?
Ero così distratto,
amore mio, quando ti ho morso il cuore."
(Francesco De Gregori, "Souvenir")

27 settembre 2006

Io e le mie amiche fichissime.

Personaggi ed interpreti:
Me and Lucy in the Sky.
Scena: telefonata fra me e Lucy.
Lei: - Pronto? -
Io: - Che fai? -
- Son seduta sulla poltrona a leggere. Sigaretta in una mano e caffè americano nell'altra. Con posacenere a destra e pila di vecchie foto a sinistra. Leggo e non escludo di cambiare la disposizione del tutto. A parte questo, spara. -
- Mi ha mandato un messaggio. -
- Uhm, lo sapevo. Troppo prevedibile, 'sta qua. E che ti ha scritto? -
- In sostanza: buona notte e un bacio. -
- E tu? -
- Non ho risposto. -
- Uhm... -
- La mia amica Lucia dice che questa, come tutte le donne, stronze, si sbrodola appena uno inizia a non cagarla. -
- Io e Lucia siamo omonime ma non la pensiamo allo stesso modo. -
- Vale a dire? -
- Come tutte le QUASI-donne, forse. Quelle alla costante ricerca di un uomo. Quelle che, incapaci di affrontare i sentimenti del primo uomo con le palle che capita loro, inscenano tattiche da quindicenni a base di "Son confusa" e "Ho paura". Eccheppalle! Non son donne. Sono un sotto-prodotto. Son prede per il marketing. Son spettatrici della De Filippi. -
- Ti pare che mi possa piacere una che guarda la De Filippi? -
- Spero per te di no. Però, checcazzo, una che fa così mi fa cadere le ovaie. Fammi finire, comunque. Son quasi-donne, dicevo. Isteriche, incontentabili, insicure, insoddisfatte. Che non capiscono che il vero problema son loro e non il portatore sano di pisello, e si spera anche di palle, che han di fronte. -
- Mi stai smontando la donna a cui tengo. -
- Lo faccio per te, stronzone. -
- Mi stai dicendo che mi sono affezionato all'ennesima divoratrice di chicken-lit? -
- Io dico che tu la stai idealizzando. Poi non la conosco e sono pure un po' stronza, in questo periodo. Ma se tu mi dici che ci tieni e se lo merita, voglio provare a crederti. Ma sai cosa? -
- Cosa? -
- Io dubito di chi dubita. E lei non può aver dubbi su uno come te. -
- Che c'entra? Tu parli così per affetto... -
- Certo. Però parlo a ragion veduta. Tu sei uno stronzo scassacazzi e smargiasso e saccente e cinico e gelido a volte e intollerante. Ma sei anche pieno di qualità e sei abbastanza presuntuoso da esserne consapevole. E poi tu c'hai le palle. E lei dovrebbe essere solo contenta e felice se un uomo come te decide di dedicarsi anche solo un po' a lei. -
- Dici sul serio? Cazzo, dovrei chiamarti più spesso, Lucy in the Sky... -
- Coglione! -
- Sai cosa dice però la mia amica Silvia? Che il mio problema è che faccio ridere e allora non mi si prende sul serio. -
- Beh, anche questo è vero. Una ti vede, con quegli occhi un po' azzurri e un po' grigi che guardano dentro... -
- Guardano attraverso i vestiti, eheh. -
- Coglione. Dicevo: una ti guarda e pensa che sei un pazzo, che non sei normale. E allora si incuriosisce. Poi ti conosce e pensa che è stata fortunata. Solo che poi inizi a farla ridere a crepapelle e non riesce più a prenderti sul serio. -
- Cosa dovrei fare: il finto dannato che lascia scorgere questo immaginario e vasto oceano di profondità? -
- Ti basterebbe fare meno il cazzone. E comunque: diciamola tutta! -
- Digiamolo! -
- Che cazzo di senso ha, il messaggio? Avrei preferito facesse la ladra di baci. -
- ??? -
- Sì! Che ti chiamasse e ti dicesse semplicemente "Ciao, un bacio" per poi riattaccare. Resistendo all'impulso di chiederti cosa stessi facendo. -
- Un po' troppe subordinate nel tuo ultimo periodare. -
- Ripeto: coglione. Dicevo: una cosa del genere sarebbe stata molto più bella e meno incasellabile alla voce: risiko pseudo-sentimentale. -
- Uhm...Quando parlo con te soffro sempre di inadeguatezza. -
- Che c'entri tu? -
- Ma dimmi una cosa. Cosa avresti pensato, al mio posto, del mio non rispondere al tuo messaggio? -
- Lo ripeto: che c'hai le palle. Ecco che cosa avrei pensato. Che sei uno che tiene fede a quello che dice e che tiene a me. Al punto da tirarsi indietro. -
- E adesso? -
- E adesso lei dovrebbe fare una sola cosa. Chiamarti per dirti "Sono a Milano, che indirizzo devo dare al taxi?" oppure "Senti, brutto stronzo: quand'è che vieni qui?". -
- Non credo lo farà mai... -
- Vorrà dire che non ti sei perso niente. Oppure potresti farlo tu. Vai lì e prendi un caffè. -
- Col rischio che non si presenti o di dormire, dopo, in salotto. -
- Se fa una cosa del genere e non apprezza il tuo gesto, è una cogliona che impiegherai otto secondi a dimenticare. Posto che secondo me sta già sbagliando adesso. E comunque ti basterà prendere il primo treno per il ritorno. -
- Insomma: cosa cazzo dovrei fare, adesso? -
- Aspetti e ti dai una calmata. Se è davvero la donna che credi, ti chiamerà. -
- Senti un po': com'è che io e te non si sta insieme? -
- Perché non ho le tette abbastanza grandi per piacerti, perché ci amiamo alla follia ma siam troppo insopportabili per stare insieme, perché ci siam detti e confidati troppe cose, perché a te piace 'na stronzetta e a me un cazzone avariato, come diresti tu. -
- Siam condannati a questa nostra personalissima nemesi, insomma. -
- Già... -
- Senti, Lucy in the Sky. Però un paio di colpi in amicizia, ogni tanto, ce li potremmo pure dare. O neanche quelli? -
- Ma perché perdo del tempo a parlare con un imbecille del genere? -
- Ghghghghghghgh. -
- Che idiota compulsivo. -
- Ti voglio bene, Lucy. -
- Anch'io, sordido demente. -
Click.

26 settembre 2006

Definisciti con un aggettivo...

Rimanere senza lavoro dopo tre anni e mezzo per la più banale delle cause, (l'arrivo della nuova dirigenza che procede immantinente ad un forte "downsizing"), può essere avvilente.
La conseguente sensazione di inutilità mista al middle-eight a base di "E mò che cazzo faccio per riempire le giornate?" può essere avvilente.
Ciondolare per casa, ché fuori sta piovendo il mondo, fumandosi la vita, e setacciando compulsivamente la rubrica del cellulare alla ricerca di qualcuno da chiamare per non dirgli nulla in particolare, può essere avvilente.
Mentre si stila questo cahier des doléances, guardare Silvio Zeppola Muccino che dice "Ho tutto quello che mi sZerve" mentre Ligabue vomita il suo ennesimo peana filo-proletario seduto sui suoi miliardi, e decidere sedutastante di cambiare operatore telefonico, può essere avvilente.
Desiderare di chiamare una sola persona, avendo deciso di non farlo, e quindi non chiamarla, può essere avvilente.
Realizzare che forse con quella persona si è stati troppo melensi, col rischio di essere apparsi per quel che non si è, e recitare conseguentemente litanie di mea culpa, può essere avvilente.
Scrivere un post in cui parli per una volta di tematiche diverse da figa e sue declinazioni, e passare mezzo pomeriggio a rispondere ai commenti di chi blatera che ti stai inventando tutto, per poi decidere di cancellare il post stesso, può essere avvilente.
Uscire con una ragazza per poi scoprire:
- al primo appuntamento che ha ventidue anni e non i ventisei che aveva dichiarato;
- al secondo appuntamento che è fidanzata da quattro anni, (mentre tu stai armeggiando col suo reggiseno);
- al terzo appuntamento che il suo ragazzo è impotente;
- al quarto appuntamento che è ancora vergine, (sì, e non scherzo);
- al quinto che vorrebbe FARLO con te, (e tu ovviamente rifiuti);
può essere avvilente.
Sapere che nei vostri commenti vi concentrerete su "Like a virgin", può essere avvilente.
Notare come la fiducia in te riposta dalle figure parentali di riferimento sia più incerta e altalenante della maggioranza al Senato, (-Come stai?- -Bene, papà! Grazie!- -Uhm...sicuro?- -Certo!- -E il lavoro?- -Tutto ok!- -Vuoi che ti mandi un po' di soldi?-), può essere avvilente.
Avere la sensazione di aver sprecato tempo e parole con una donna, senza che questo possa aver prodotto risultati apprezzabili in termini di sentimenti, emozioni, reciprocità e cazzate varie, può essere avvilente.
Guardare sconsolati il proprio piccolo uomo che dopo qualche settimana di inattività inizia a dare segni di squilibrio, può essere avvilente.
Continuare a bere e fumare dopo che i medici ti han detto un anno e mezzo fa, (un anno e mezzo fa!), che non puoi per poi ritrovarsi a dormire con due cuscini come un vecchietto ché il reflusso esofageo rischia di soffocarti, può essere avvilente. Oltre che da coglioni.
Ascoltare Janis Joplin e sentirsi come lei ma senza l'apporto di alcuna sostanza stupefacente, né di alcuna persona che possa meritare capolavori come "Kosmic Blues", può essere avvilente.
Contemplare la propria vena creativa, (perché? C'è mai stata?), prosciugarsi inesorabilmente, può essere avvilente.
Sapere che qualcuno leggerà questo post e mi coprirà di insulti, o si sentirà ferito, o trarrà conclusioni affrettate, e realizzare che non me ne frega un cazzo, può essere avvilente.
Ritrovarsi, da anima in pena insonne e sempre affaccendata, abulico, inutile, senza obiettivi, apatico, insofferente, insopportabile e, (diciamolo!), pure un po' stronzo, non avendo alcuna voglia di cambiare atteggiamento, può essere avvilente.
Leggere sul cellulare, mentre stai scrivendo il post più sonnolento della "blog-storia", una Buona notte via sms che hai aspettato per tanto, troppo tempo, e che ora non ti basta più, può essere avvilente.
Constatare come l'essere un puttaniere, o presunto tale, sia in realtà una scelta di ripiego dettata dal fatto che tutte le volte che decidi di accarezzare quel viso e solo quello lei si gira dall'altra parte, può essere avvilente.
Scrivere mentre quella cazzo di caldaia alle tue spalle non la smette di gocciolare con un "plic-plic" continuo che ti ricorda un racconto claustrofobico di Buzzati, (ma non ricordo esattamente quale), può essere avvilente. Oltre che disturbante e vagamente da incubo.
Scrivere certi post può essere avvilente.
Tirati su, Johnny.
Ché tu la sfanghi sempre, piccolo bastardo.
Intanto.
Vado a leggere Roth e De Lillo.
Ascoltando la Callas.
E se avete da ridire sulla Callas, non avete capito un cazzo.
UPDATE DELLE 10:00 DEL MATTINO: checcazzo, si vede che non riesco più a esprimermi come vorrei. Ieri mi davate del mitomane, brutti stronzi malandati, oggi mi ricoprite di abbracci. Tranquilli, eh! E' tutto ok. Cioè, tutto ok una sega. Però io mi ripiglio. Già i miei morning glory stan tornando quelli di una volta, tanto per iniziare. E poi speravo che questo post, più che autocommiserazione (bleah!), trasudasse autoironia, della serie: "Me ne stan capitando di tutti i colori ma chissene: ridiamoci su". No, eh?
Grazie, comunque. Vi amo e lo sapete, squinternate teste di cazzo. Eh!

19 settembre 2006

Dice:"Ma le incontri tutte tu???"

Il telefono di casa squilla mentre, seduto sul cesso, bicchiere di vino da una parte e sigaretta nel posacenere dall'altra, sto scorrendo la rubrica del cellulare. Voce:Donne. Categoria: Zoccolette. Sottocategoria: Questa sera te la dò (va bene l'accento?), domani non lo so; quindi approfittane. E si sa quanto io adori il tempismo. (NdJ: non rompetemi i coglioni con questioni noiose tipo maschilismo e grettezza, ché nun c'ho voglia).
A chiamarmi è G., la ex storica del compianto
Enea, (una prece), nonché mia carissima amica.
Mi invita a raggiungerla ad una festa di compleanno di amici comuni in un locale in Viale Montenero.
Il locale, nei pressi del MOM, era una bettola di un certo livello che frequentavo spesso e volentieri perché era vicino casa mia e perché era appunto una bettola e, come tutte le bettole che si rispettino, era ben frequentata (solo gentaglia come me) e serviva ottimi cocktail. E aveva le cameriere gnocche.
Ora, il pit-stop ivi effettuato da qualcuno degli arbiter elegantiarum del nostro secolo (id est: un tronista o una velina) lo ha reso un posto fighetto e precisino. Dove io non vado più
Arrivo con E. e mi si fa incontro una pletora di amici, amici degli amici e rompicoglioni vari. Compreso il venditore di rose, che guardo stupito: "Sono qui con un mio amico, che cazzo me ne faccio delle rose?".
G. mi si palesa con sorriso raggiante, frangetta nuova e fisico modellato dalla palestra in evidenza.
- Sordido maiale! Ti trovo in forma! -
- Anche tu non stai messa male... -
- Vabbé, cazzate a parte: che ne pensi della fauna che ho radunato qui questa sera? E' di tuo gradimento? -
- Sì, ma oggi non ho molta voglia di socializzare... -
- Prima fai il ciucciamicia, come dici te, e poi ti apparti in un angolo. Tu sei lunatico e psicopatico! -
- Preferisco bipolare. -
- Vabbé, io vado a telefonare a quel rompipalle noioso del mio ragazzo. Tu fai il bravo, eh! -
- That's amore, direi... -
- Deficiente! -
Mentre sorseggio il mio secondo Negroni sbagliato e discuto animatamente col mio amico di politica internazionale e questione mediorientale, discussione non disgiunta da un placido rimirar la figa di passaggio, mi si avvicina una delle amiche di G.
Capelli neri e lunghi, bel visino. Beh, naso un po' prominente, ma ce l'ha pure Barbra Streisand e non si è offeso nessuno. Dicevo. Camicetta bianca con bottone sbottonato a lasciar intravedere un ottimo paio di tette. Bel culo.
Io ed E. ci fissiamo. Giudizio finale: orizzontabile.
- Ciao! -
- Ciao... -
- Ti sto osservando da un po'. Te ne stai sdempre in disparte, alle feste di compleanno? -
- A un incipit da film del genere, non posso che rispondere: non volevo rubar la scena al festeggiato. -
E così procediamo nella più classica delle conversazioni da aperitivo, della quale ometterò i dettagli perché ci tengo a voi; lettori ingrati. Per dire: lei parla ed io mi sento un laccio emostatico stretto attorno ai coglioni. Mentre contemplo il rigor mortis dei suoi neuroni, se ne esce con un colpo di genio.
- Tu vorresti uscire con me. Vero, JD? -
- Eh? -
- Dai, è ovvio. Sennò, perché staresti qui a parlare con me? -
- Guarda che hai attaccato bottone tu... -
- Vabbé, non fare il finto tonto. Ammettilo: tu vuoi uscire con me. E fondamentalmente per portarmi a letto. -
- ... -
- E supponiamo una cosa... -
- Cioè? -
- Supponiamo che anch'io abbia un barlume di interesse solo ed esclusivamente fisico nei tuoi confronti. -
- Cioè vorresti venire a letto con me? -
- Uhm, sì. Ma dicevo: supponiamo sia così. Tu che mi risponderesti? -
- Che potremmo a questo punto saltare tutti i passaggi intermedi. -
- Lo sapevo! -
- Hai altre soluzioni? -
- Sì. Tu mi mandi una mail per invitarmi ad uscire. Se la mail è stuzzicante, accetto ed esco con te. -
- Famme capi': tutto 'st'ambaradan per una scopata? -
- E' proprio lì il bello. Tanto comunque tu mi inveteresti ad uscire solo per sesso. -
- Posto che stai facendo tutto tu. Apprezzo la franchezza ma è il modus operandi che non capisco. Lo trovo contorto ed in contraddizione col tuo essere così eloquente e, se vogliamo, disinibita. -
- Sai com'è. E' che sono avvocato. -
- E quindi? -
- E quindi mi piace negoziare. -
- ... -
- Soprattutto se so di avere il coltello dalla parte del manico. -
- Non vorrei sembrarti volgare, ma in questo caso il manico, da un punto di vista prettamente anatomico, ce l'ho io. -
- Sì, ma non te ne faresti nulla, senza di me. Cavolo: adoro negoziare! -
- Poi dice che gli ordini professionali non vanno riformati... -
- Eh? -
- Senti, essiccatoio mentale: non faccio per dire ma me la cavo discretamente bene con le parole: scritte e parlate. Non mi dovrebbe risultare difficile, quindi, trovare le parole giuste per stuzzicarti. Il punto, però, non è questo. -
- Ah! E quale sarebbe? -
- Il punto è che non voglio uscire con te. Né tanto meno portarti a letto. Ti immagini la scena? "Vostro Onore, potrei avere una fellatio, per cortesia?" "Sì, imputato. Ma prima mi pratichi un cunnilinguo! E dopo mi invii una mail e deciderò". Ho già le convulsioni al pensiero. Vedi: tu sarai pure carina ma sei psicopatica forte. E se te lo dico io...E poi: bastava dirmelo subito che sei avvocato. Senza mettere in mostra tette dalla camicetta e gangli cerebrali occlusi. Non che le tre cose siano necessariamente in relazione fra loro, eh! -
- ... -
- Famo che pigliamo un altro cocktail, Perry Mason? -
- E se ti lasciassi il mio numero di telefono, anziché la mail? -
( E vi giuro su mia madre che è tutto vero. Purtroppo.)

15 settembre 2006

Pensavo...

Whisky, Marlboro Lights morbide e cacciaggione indefessa e compulsiva di nuove prede alla ricerca del pompino perfetto.
Forse è il caso di darsi una regolata. Di cambiare. Di moderarsi. Di fermarsi un secondo a ragionare.
Ché una vita a base di sbronze, nicotina e vulve nuove o in modalità usato sicuro può non essere il massimo; né il meglio che uno potesse aspettarsi. E rivelarsi, pensa un po', anche noiosa. E fottutamente ripetitiva. Aggiungici le corse in auto ed eccoti servito il più banale dei cliché.
E troppo piena di effetti collaterali, anche.
Son stanco, questa sera, di raucedine e catarro. Di bruciori di stomaco e telefonate di fuoco. Di disinteresse mascherato per donne che meriterebbero di meglio. Molto meglio. Di sesso serializzato per potersi ripetere "Sono un figo". Di coiti recitati; ché inizio a pensare che pure noi uomini si possa fingere. Ché se vengo è solo una questione di flussi sanguigni. Ma la testa è da un'altra parte. E quindi vengo ma non godo.
Questa sera ascolto "Something", (ancora), e mi rendo conto che non potrei dedicarla a nessuna, (o quasi), delle donne registrate nella mia rubrica telefonica. Che tristezza d'uomo.
TU.
TU mi hai detto di ascoltare "Ti bacio sulla bocca".
E io ti ho detto "LasciaCi provare".
Ma TU non ti fidi di me.
Però, se solo ci provassi.
Forse potrei venirne fuori. Da questa pozzanghera mentale. Da questa vita infangata stillante vizi presi per darsi un tono.
LasciaCI provare.
Lascia che riprenda a fare pazzie per qualcuno diverso da me.
Con la speranza che quel qualcuno possa apprezzarle.
Perché so che tu le apprezzeresti.
Ti bacio sulla bocca.
E non scapparmi. Rimani lì. Incollata alle mie labbra.
Aspetta. Scusa un minuto. Hai delle monete? No, perché ho finito le sigarette e 'sto cazzo di distributore non accetta banconote.
Ah, fumi anche tu Marlboro Lights morbide?
Lo vedi che siam fatti l'uno per l'altra?