Il tumulto lavorativo, sportivo, sessuale ed autobiografico che impregna le mie giornate trova pace, temporaneamente, il venerdì sera. Ed è solo allora che mi ricordo dell'ultimo imprescindibile impegno: un nuovo post. Anche se, paradossalmente, non ho un cazzo da dire o raccontare. E scandagliare il turpiloquio, a questo punto, diverrebbe sterile esercizio di stile fine a sè stesso e poco produttivo. Vero è che ormai i commenti ai miei post vivono di vita propria.
Ma a parte questo...
Io che vivo con la perenne speranza che un nuovo fracasso barra sconquasso di natura emozionale venga ad agitare le mie giornate e ad alimentare la mia rabbia, ergo la mia efficienza, mi trovo rassegnato a vivere con disciplinato stoicismo settimane copy and paste in cui tutto si ripete uguale a sè stesso.
Ufficio-palestra oppure ufficio-parco o anche ufficio-piscina. Tutto così dannatamente cronometrato e calibrato che ora come ora un rutto lontano dai pasti costituirebbe un evento epocale.
Insomma: una mastodontica rottura de' cojoni con colonna sonora dei Ramones.
Non c'è niente da fare: sono un rancoroso ex-disoccupato, ex-alcolizzato, ex-puttaniere, ex-vizioso. Un ex-qualcuno; (cit.).
La stabilità è appagante. La noia, incalzante.
Dove si sono rintanate la mia antipatia e la mia rabbia? E soprattutto: che fine ha fatto il mio libertinaggio?
E così, per vivacizzare il tutto, e per provare ancora una volta a me stesso di essere un appetibile figlio di puttana, decido di coglionare un po' di donne in giro. Si sa: pettinare occasionalmente l'ego fa bene al cuore.
Essendo fuori allenamento, ché la fedeltà ha un prezzo, opto per categorie di basso voltaggio (neuronale) e di facile abbordaggio. Ergo: cassiere, commesse, cameriere, studentesse bocconiane and so on, ché il mio successo presso il proletariato femminile è cosa nota. Il classismo è un connotato dell'essere.
Entro nel primo negozio di abbigliamento maschile e, con la scusa di voler dare un'occhiata in giro e di provare varie paia di jeans ché piuttosto che indossarli farei un favore alle donne e girerei nudo, inizio a fare la simpatica canaglia con una commessa addobbata in stile "Bella presenza e perfetta aderenza".
Battute ad effetto, cadenze giuste, silenzi studiati, sguardi vagamente lascivi ed ammiccanti.
Il tutto innaffiato da spiragli di silenzi finto-assorti che le lascino intravedere un minimo sindacale di profondità emotiva ed intellettuale mista all'insofferenza di chi, ogni giorno, cerca di scegliersi una nuova personalissima lotta contro il prossimo, più per darsi un tono e uno scopo che per altro. In sostanza, la ricerca di una giustificazione ad esistenze altrimenti inutili.
Personalmente "l'irrazionale mi secca" (cit.) ma è noto come le ragazze dagli undici ai novant'anni, tutte egualmente orizzontabili, (dove non arrivano bellezza e carne soda, supplisce l'esperienza), siano irrimediabilmente affascinate da riccioli ribelli o occhi azzurri e da quel vasto oceano di monumentali cazzate riassumibile nell'espressione "bello (ma de che?) e dannato".
Fondamentale, in questa festa del luogo comune del rimorchio, è la presenza di una spalla connivente e collaborativa che ti serva assist che neanche Beckham. In tal senso, la performance attoriale di quel sordido del mio amio E. si rivela provvidenziale. Mentre è lì, continua a sminuirsi e a giocare la parte del falso modesto, esaltandomi implicitamente.
Quando poi chiamo l'incauta sfortunata in camerino chiedendole se non pensi che i miei jeans siano un po' stretti e, per renderla edotta del tutto, alzo la maglietta facendole intravedere le mie mirabolanti fosse iliache, la mia vacuità intellettuale è ormai apoteotica e il suo cervello mononeuronico è collassato.
"Decido" di non prendere nulla e mi avvio verso l'uscita. E a quel punto lei, che ormai si sente persa, prima mi chiede il nome, poi se non mi va di bere qualcosa dopo la chiusura, indi il numero di cellulare.
Fossi single, le farei il calco della bocca con la lingua.
Essendo fidanzato, le do il numero sbagliato e poi porto E. in Trattoria Toscana.
Ho vinto la scommessa e mi deve un cocktail.
Lui rilancia dicendomi che dobbiamo sfidarci ad una gara di rimorchio aggressivo all'Esselunga di Papiniano.
Quando gli ricordo che quel supermercato è l'anticamera di gaylandia, (with all respect), prima desiste, poi propone la Sma di San Gottardo, (aka il supermercato sotto casa mia, aka luogo compromettente e pericoloso), poi io accetto, infine, finalmente, paga il mio prosecco.
Bollicine nello stomaco ed effervescenza nella testa: il trionfo della superficialità.
Pomeriggi come questi mi fanno sentire orgoglioso del mio curriculum professionale.
Chediomibenedica.



