Milano è arrivarvi in un pomeriggio carico di importanza ed essere accolti da quella Stazione Centrale che non smetterai mai di pensare sia di una bruttezza esasperante. Milano è tanti gesti automatici e inconsapevoli, come prendere la metropolitana senza neanche più guardare i segnali e ricordare esattamente il numero di fermate precedenti la tua. Milano è arrivare in piazza Duomo e ammirarne, nonostante tutto, l'imponente immobilità, in estatica contemplazione del divino.
Milano è decidere di non infliggersi la via Crucis dei luoghi più importanti per te, per non dover risvegliare tutti i ricordi conservati sotto rimorsi e rimpianti.
Milano è concedersi comunque una puntatina al Bar Quadronno a mangiare i migliori panini, a bere il miglior caffè e i migliori distillati della città per poi allungare, con le sigarette che non finiranno mai e poi mai, per andare ad amare un'ultima volta Porta Romana; rimpiangendo quel genio di Gaber.
Milano è ripassare davanti al teatro Carcano ricordando di quella volta che vi hai incontrato Vittorio Gassman e sei riuscito a chiacchierarci due minuti.
Milano è comprare un ultimo libro alla libreria di Porta Romana.
Milano è tutti i vizi giovanili che non hai ancora perso.
Milano è tornare alla prima vecchia casa e chiedere di poterla rivedere e tornare su quel terrazzino, a stanare i ricordi e i pensieri insanguinati di allora: quel florilegio di sogni e furie, quel coacervo di vecchie sensazioni dalle nuvole alle fogne, quell'essere allora ebbro di felicità ma completamente ubriaco; quando ancora ti permettevi di mostrare i tuoi sentimenti in società.
Milano è prendere un'ultima volta il 3, il tram che la taglia trasversalmente tutta, e ritornare nei luoghi in cui hai lavorato e buttato sangue: via Mercato, via Dante, via Dell'Orso, via Brera, via Pontaccio, Foro Buonaparte. Un panorama di ordine, di fretta combinata a furbizia, di attenzione agile e scattante, di nevrosi mestruali ambosessi, di un aspetto che dipenderà sempre più dalle ore di sonno dormite. E sarà sempre un aspetto di merda.
Milano è prendere un altro caffè, questa volta da Toldo, con la sua leggendaria pallina di gelato.
Milano è passare per le Colonne di San Lorenzo e provare lo stesso identico istinto omicida di dieci anni fa verso i suonatori di bonghi; pensando che di questi tempi, una volta superato il metro e cinquanta, son destinati a diventare tossicomani o zoccole. O suonatori di bonghi.
Milano è pensare queste cose dimenticando le proprie punte mai più raggiunte di irresponsabilità.
Milano è dove si è guadagnata confidenza e consapevolezza con la fica. E' aver iniziato a intravedere un po' di peluria pubica non facente parte del pur vastissimo territorio delle proprie mutande. E' aver capito il significato della frase "Mi sento svuotato". E' due bellissime gambe incrociate con tre lunghissime gambe.
Milano è cercare un rimedio alla solitudine mischiando tante anonimità vestite male in un ego comunitario di bestie che si credon signorili e che vanno a ballare in Corso Como cercando qualcosa di interessante da dire e che ti fanno rendere conto che il buon gusto è una trovata squisitamente umana che non è stata ancora brevettata. Né resa obbligatoria.
Milano è un coacervo di incontri. E non solo, ripensandoci bene, con encefali deficitari, accennati barlumi cerebrali e fiche con la menta intorno e il cervello dal tassidermista che se avessi fatto la prova della pippa, ("mi faccio una sega e poi vedo se ho ancora voglia di vederla"), avresti cancellato immantinente dalla tua vita. E' anche tanti splendidi amici che hai deciso di non salutare di persona perché non vuoi far vedere loro le tue lacrime.
Milano è tatuaggi sopra il culo per le donne, è una città senza popolazione veramente autoctona, è dire "allucinante" e "stiloso" senza che nessuno desideri ucciderti per questo.
Milano è tornare a casa e guardare la propria stanza, ricordando nitidamente gli odori che la pervadevono, il mobilio umano che vi ha scorazzato, i pomeriggi ad alto voltaggio erotico che l'hanno animata e pensare sconsolato: "In questa stanza non ci scoperà più nessuno." Non come me, almeno.
Milano è la città che ti ha insegnato e scandito il quotidiano. Era l'amica delle ore liete e delle ore di fila alla cassa la domenica all'Esselunga in Papiniano. Milano non è solo il peso degli incubi. E' anche il cornetto di notte da Gattullo, perché conoscevi il fornaio che ci lavora. E' la focaccia da Princi e la pisciata per strada.
E' una passeggiata in Corso Indipendenza e Corso Monforte di domenica mattina, di ritorno da casa di un tuo amico dove si è fatto mattina pasteggiando a Martini cocktail.
Milano è il vedersi periodicamente a casa di uno del gruppo, chiudere ogni fonte di luce, preparare sigarette, alcool e schifezze di contorno e gustarsi tutta la saga del Padrino in religiosissimo silenzio.
Milano è vedere Inter-Juve all'Osteria del pallone, esultando come un forsennato all'ennesimo gol di Del Piero e gustandosi la rabbia cieca di tutti gli altri. Rimasti seduti. Perché tutti interisti.
Milano è le vasche su per i Navigli per poi sedersi a bere qualcosa in locali che servono l'Autan anziché il Negroni sbagliato.
E' ritagliarsi ancora due ore per andare a correre e ad allenarsi un'ultima volta al Parco Ravizza, cercando di calcolare quante migliaia e migliaia di chilometri di corsa e di trazioni e di addominali e di flessioni tu possa aver macinato.
E' invidiare sé stessi per il credito vitale che questa città sempre cinerea ti ha infuso.
Milano è dare un senso, finalmente, all'espressione "tuffo al cuore".
Milano è sapere che più in là sarai pronto a tornarvi. Che più in là imparerai ad amarla. Dopo pause eterne.
Milano adesso è riprendere un ultimo treno da quella brutta stazione e cercare un aforisma, un mot juste che definisca questi ultimi istanti, mentre si affievolisce il peso degli incubi che addebitavi ingiustamente, ora lo sai, a questa città e alla sua "circonvalla".
Milano adesso è foschia, pioggia e lacrime, mentre la saluti con un'espressione che è cinerea come lo è il cielo di questa città trecento giorni all'anno.
Milano è pensare che, in fin dei conti, tutto questo è così fottutamente letterario.
Milano è decidere di non infliggersi la via Crucis dei luoghi più importanti per te, per non dover risvegliare tutti i ricordi conservati sotto rimorsi e rimpianti.
Milano è concedersi comunque una puntatina al Bar Quadronno a mangiare i migliori panini, a bere il miglior caffè e i migliori distillati della città per poi allungare, con le sigarette che non finiranno mai e poi mai, per andare ad amare un'ultima volta Porta Romana; rimpiangendo quel genio di Gaber.
Milano è ripassare davanti al teatro Carcano ricordando di quella volta che vi hai incontrato Vittorio Gassman e sei riuscito a chiacchierarci due minuti.
Milano è comprare un ultimo libro alla libreria di Porta Romana.
Milano è tutti i vizi giovanili che non hai ancora perso.
Milano è tornare alla prima vecchia casa e chiedere di poterla rivedere e tornare su quel terrazzino, a stanare i ricordi e i pensieri insanguinati di allora: quel florilegio di sogni e furie, quel coacervo di vecchie sensazioni dalle nuvole alle fogne, quell'essere allora ebbro di felicità ma completamente ubriaco; quando ancora ti permettevi di mostrare i tuoi sentimenti in società.
Milano è prendere un'ultima volta il 3, il tram che la taglia trasversalmente tutta, e ritornare nei luoghi in cui hai lavorato e buttato sangue: via Mercato, via Dante, via Dell'Orso, via Brera, via Pontaccio, Foro Buonaparte. Un panorama di ordine, di fretta combinata a furbizia, di attenzione agile e scattante, di nevrosi mestruali ambosessi, di un aspetto che dipenderà sempre più dalle ore di sonno dormite. E sarà sempre un aspetto di merda.
Milano è prendere un altro caffè, questa volta da Toldo, con la sua leggendaria pallina di gelato.
Milano è passare per le Colonne di San Lorenzo e provare lo stesso identico istinto omicida di dieci anni fa verso i suonatori di bonghi; pensando che di questi tempi, una volta superato il metro e cinquanta, son destinati a diventare tossicomani o zoccole. O suonatori di bonghi.
Milano è pensare queste cose dimenticando le proprie punte mai più raggiunte di irresponsabilità.
Milano è dove si è guadagnata confidenza e consapevolezza con la fica. E' aver iniziato a intravedere un po' di peluria pubica non facente parte del pur vastissimo territorio delle proprie mutande. E' aver capito il significato della frase "Mi sento svuotato". E' due bellissime gambe incrociate con tre lunghissime gambe.
Milano è cercare un rimedio alla solitudine mischiando tante anonimità vestite male in un ego comunitario di bestie che si credon signorili e che vanno a ballare in Corso Como cercando qualcosa di interessante da dire e che ti fanno rendere conto che il buon gusto è una trovata squisitamente umana che non è stata ancora brevettata. Né resa obbligatoria.
Milano è un coacervo di incontri. E non solo, ripensandoci bene, con encefali deficitari, accennati barlumi cerebrali e fiche con la menta intorno e il cervello dal tassidermista che se avessi fatto la prova della pippa, ("mi faccio una sega e poi vedo se ho ancora voglia di vederla"), avresti cancellato immantinente dalla tua vita. E' anche tanti splendidi amici che hai deciso di non salutare di persona perché non vuoi far vedere loro le tue lacrime.
Milano è tatuaggi sopra il culo per le donne, è una città senza popolazione veramente autoctona, è dire "allucinante" e "stiloso" senza che nessuno desideri ucciderti per questo.
Milano è tornare a casa e guardare la propria stanza, ricordando nitidamente gli odori che la pervadevono, il mobilio umano che vi ha scorazzato, i pomeriggi ad alto voltaggio erotico che l'hanno animata e pensare sconsolato: "In questa stanza non ci scoperà più nessuno." Non come me, almeno.
Milano è la città che ti ha insegnato e scandito il quotidiano. Era l'amica delle ore liete e delle ore di fila alla cassa la domenica all'Esselunga in Papiniano. Milano non è solo il peso degli incubi. E' anche il cornetto di notte da Gattullo, perché conoscevi il fornaio che ci lavora. E' la focaccia da Princi e la pisciata per strada.
E' una passeggiata in Corso Indipendenza e Corso Monforte di domenica mattina, di ritorno da casa di un tuo amico dove si è fatto mattina pasteggiando a Martini cocktail.
Milano è il vedersi periodicamente a casa di uno del gruppo, chiudere ogni fonte di luce, preparare sigarette, alcool e schifezze di contorno e gustarsi tutta la saga del Padrino in religiosissimo silenzio.
Milano è vedere Inter-Juve all'Osteria del pallone, esultando come un forsennato all'ennesimo gol di Del Piero e gustandosi la rabbia cieca di tutti gli altri. Rimasti seduti. Perché tutti interisti.
Milano è le vasche su per i Navigli per poi sedersi a bere qualcosa in locali che servono l'Autan anziché il Negroni sbagliato.
E' ritagliarsi ancora due ore per andare a correre e ad allenarsi un'ultima volta al Parco Ravizza, cercando di calcolare quante migliaia e migliaia di chilometri di corsa e di trazioni e di addominali e di flessioni tu possa aver macinato.
E' invidiare sé stessi per il credito vitale che questa città sempre cinerea ti ha infuso.
Milano è dare un senso, finalmente, all'espressione "tuffo al cuore".
Milano è sapere che più in là sarai pronto a tornarvi. Che più in là imparerai ad amarla. Dopo pause eterne.
Milano adesso è riprendere un ultimo treno da quella brutta stazione e cercare un aforisma, un mot juste che definisca questi ultimi istanti, mentre si affievolisce il peso degli incubi che addebitavi ingiustamente, ora lo sai, a questa città e alla sua "circonvalla".
Milano adesso è foschia, pioggia e lacrime, mentre la saluti con un'espressione che è cinerea come lo è il cielo di questa città trecento giorni all'anno.
Milano è pensare che, in fin dei conti, tutto questo è così fottutamente letterario.




31 commenti:
bellissimo, fottutamente letterario, amore/odio per Milano, molto più amore che odio però
M'hai fatto commuovere; posso chiamarti "bastardo"?
Io certe cose le provo quando metto piede a Roma. Forse più che la città c'entra il modo in cui l'hai vissuta (fatto di tanti pezzi di un puzzle che tu riesci magistralmente a ricomporre scrivendo).
Lode.
P.S. Refuso (?):aninomità - anonimità
MW: già.
BB: adoro quando mi chiami bastardo. :) Corretto il refuso, eh.
Ad maiora JD, anzi, ad maxima!
Ci si vede quando ci si vede.
G.
E' strano leggere di una città che tu stessa vivi, leggere dei luoghi che entrambi abbiamo frequentato (la libreria di P.R. è un punto fermo della mia vita), tuttavia leggere di come la stessa città e gli stessi luoghi possano essere vissuti in modi così diversi: il mio e il tuo.
E' una gran fortuna trasferirsi a Roma, secondo me. L'unico modo per non dover rimpiangere la cinerea città.
che dire.... a parte complimentarsi per aver colto in pieno il senso della citta Milano.....
leggerti così in un mix di ricordi/amore/odio mi è alquanto strano sopratutto da te.
mi è capitato di sentire le stesse tue emozioni quando per radio qualche tempo fa ho sentito una canzona (le solite commerciali pacchiane) che parlava solo ed esclusivamente di milano!
Ciao
D_S_MY_L
ARDEZ: ci si vede PRESTO.
PAPIKITA: forse.
DSMYL: di' un po': mi stai paragonando ad Alex Britti? Ti sei per caso bevuto il cervello? :)
dovrebbe esserci una legge che vieti l'uso smodato della parola "coacervo"..
(milano è una cartina tornasole dell'umore.. solare se si felice, grigia se sei triste, trafficata se sei di fretta..)
SPAD: fottiti. :)
Condivido l'amore per Porta Romana...i caffè nel Bar Quadronno e le sigarette a prolungare i piacevoli momenti di niente.
I pomeriggi sdraiati al Parco Ravizza...hanno scandito i miei anni universatari, gli anni delle intensità, dei divertimenti, delle malinconie e delle consapevolezze in formazione. Porta Romana.
Condivido la stretta al cuore quei luoghi, che è intenso, e malinconico e che oggi evito accuratamente, che troppi i ricordi e le sensazioni provate che quelle vie mi ripropongono inevitabilmente e violentemente...
a volte penso che dovrei trasferirmi anche io...per imparare ad amarla attraverso il distacco e la nostalgia.
Condivido l'immobilità che ancora provo davanti al Duomo, che riesce sempre a incantarmi e mettermi soggezione e farmi pecepire un chiaro senso di appartenenza...che io sono di Milano. Non ce ne è.
Anche se spesso mi va stretta..nonostante il legame fortissimo...
Quello che provo per Milano, è amore, difficile, tormentato, ma intenso
E tu sei stato molto letterario, e mi hai reso eccessivamente e terribilmente romantica.
E Milano a volte ce la fa...ad essere romantica.Nonostante Corso Como, nonostante le fiche con la menta intorno, nonostante la libertà di dire "allucinante" e "stiloso" senza esser uccisi.
ommioddio, sei juventino!
Non conosco Milano così in dettaglio. Le volte che ci sono stato l'ho vista molto distante da me.
Ma questo post è bellissimo.
Complimenti.
Milano è la città dove abbiamo passato i 20'anni... che abbiamo tutti amato ed odiato... che ci ha fatto trascorrere infiniti pranzi domenicali tra sigarette e caffè...
Milano ci ha aperto un mondo...
Milano ci ha dato amici e nemici
Milano ci ha fatto piangere quando siamo andati via...
Milano già mi manca. Mi manca la mia bella casa(andata ad uno che nemmeno se la merita) mi mancano gli amici di tante avventure e le stronzate che johnny sparava cercando di tirarti su il morale quando eri triste...
EH Johnny Milano è il passato ora il futuro è tutto da scrivere.
EL REY
Mi sono commossa anche io.
Questo post diventa immediatamente uno dei miei preferiti, bello.
Sono una fottuta sentimentale, lo sai.
ROB: grazie! Grazie assai.
EL REY: già. Ti abbraccio, amico mio.
VALU: :)
bellissimo...
è lo stesso amore/odio che provo io per la mia città...
così dolce e così puttana
un abbraccio, anche se mancavo da un pò, ma spero di esser tornato
krepa
Tutto molto bello, e credo che ognuno possa scrivere una cosa simile della propria citta',io invece ogni volta che torno a milano e vedo le facce della gente in metropolitana sulla tratta centrale s.ambrogio (neanche crescenzago-cologno sud) mi annuvolo. Cio' non toglie la magia di alcuni momenti, come di una donna lasciata ma col sorriso.
Jon
ad alex britti!mhuahahhahahahahahahahaha
aspè che riprendo fiato....mhuahahhahahaahhahahahaah
meglio evitare stronzate del genere
no, premsso che non ti paragonavo a nessuno! è solo che sentir parlare di milano con una certa vena di tristezza mi ricorda molto una canzona, una delle poche decenti degli articolo 31 cerdo si chiami MILANO.
non è il massivo, e qui si potrebbero fare milioni di commenti, ma in fondo è una delle poche ch riprende milano vista sotto il tuo stesso aspetto descritto nel post!
KREPA: a allora bentornato!
JON: verissimo, amico mio.
DSMYL: occristo. Almeno Britti suona, e benissimo, la chitarra...
KREPA: a allora bentornato!
JON: verissimo, amico mio.
DSMYL: occristo. Almeno Britti suona, e benissimo, la chitarra...
Vincenzo dice che sei fredda,
frenetica senza pieta'
ma e' cretino e poi vive a Roma, che ne sa?
io ho pensato che la canzona fosse questa.
Milano di Alex Britti e' una canzone di tutto rispetto, non paragonabile certo a un Jannacci o (addirittura) un Nanni Svampa ma tecnicamente Alex ne sa, ah se ne sa.
Jon
chi ti accoglie è sempre migliore di chi ti lascia andare, anche suo malgrado. è così per la vita, per un uomo, per una città.
(niente. non ce la faccio ad essere magnanima con milano.
e nemmeno "letteraria". per farmi perdonare vado a comprarti un panino con la porchetta dallo zozzone a trastevere, ok?)
Io a Milano non ci sono mai stata....però capisco la sensazione di avvertire perennemente le contraddizioni della propria città e di sentire che contraddittorio è anche il proprio modo di essere e di vivere per il mix di emozioni che i luoghi ci infliggono...cmq io scrivo un post su Napoli se mi riesce,mai così bello sicuro....mai così vero perchè io a Napoli ancora ci resto! Buon viaggio!
ANONIMO: sei DSMYL? E questa sarebbe la canzone degli Articolo 31?
JON: l'ho visto suonare, (solo suonare, fortunatamente), in un club qui a Roma. Dio con il plettro.
MICRAGNA: non mi piace la porchetta. :)
CROMOSOMAR: grazie!
Che bello questo questo post! Sono senza parole... :)
Però magari, a Roma, è la volta buona che ci becchiamo!
dopo 3 anni a milano avevo anche io questa sensazione di malinconia piu che per la citta per quello che avevo vissuto, ma sarei ipocrita se non ti dicessi che non l ho mai rimpianta, mai, e non ho mai desiderato tornarci.
era tanto che non passavo di qui ma sono passata in tempo per leggere questo magnifico post. Mi hai quasi commosso. Dopo il tuo "addio" a Milano mi piace questo più malinconico "arrivederci". Ti mancherà nonostante tutto oppure ti manca già?
Un abbraccio sincero.
Dafne
P.S. è sempre piacevole leggerti anche quando sei un pochino "malinconico" ma sempre e fottutamente bravo a scrivere.
ILA: eh! Magari...:)
SCIROCCHELLA: e qui si apprezza un sacco la tua sincerità! :)
DAFNE: sempre di più, direi. :)
(Un'altra cazzo di "faccina" e mi uccido).
Chissà che in autunno non ripercorrerai corso Indipendenza alla ricerca di un Martini e di un amico...
Giù il cappello, a presto vecchio.
Cromosomar, aspetta di leggere un post simile su Napoli (Johnny dai... Stupiscici ancora una volta)! Un saluto da Hyde Park, altro che Ravizza! Blindo
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