27 agosto 2008

"Raccontare una storia vera ti ci riporta dentro"

(Questa sarà vera?)
Sono in stazione. Sto per partire per Milano. Ho appena passato un weekend di pura gloria. Ho mostrato alla famigghia la tesi di laurea, che consegnerò la mattina dopo in segreteria.
La pagina dei ringraziamenti li ha davvero commossi tutti. Anche perché dell'argomento della tesi dubito che qualcuno, me per primo, ne capisse un cazzo. E insieme alle lacrime e alle pacche sulle spalle, sono arrivati copiosi anche fasci di banconote.
Nel tragitto verso la stazione il DON è stato insolitamente loquace. Addirittura, sorrideva.
Prologo: in anni e anni di andate e ritorni da stazioni e aeroporti, il DON ha sempre mantenuto un ostinato e ostentato mutismo. Mutismo interrotto allorquando, protendendomi la mano colma di soldi, mi diceva: "Studia, stai attento, non fare troppe cazzate e non metterne incinta nessuna".
A 'sto giro, invece, è allegro. Forse perché pensa, beato ingenuo, che con la mia laurea finirà il suo dissanguarsi.
Si rabbuia solo quando salgo sul treno e vede in che scompartimento son finito con la mia prenotazione. Va detto che fa un freddo cane, anche se è marzo, e che a dirla tutta nevica. E parecchio. Quindi non mi sorprende il fatto che il DON sogguardi il tizio, l'unico, con me nello scompartimento, e sbuffi e agiti la testa. Perché il tizio in questione, mentre il mondo gira in cappotto e si alita nelle mani per cercare un po' di tepore, ha addosso solo una polo fred perry e un jeans.
Il treno parte. Mio padre rimane sulla banchina a sbuffare ed agitare la testa.
- Buonasera! Siam solo io e lei? -
- Buonasera! No, prima c'era altra gente. Però li ho mandati tutti affanculo, perché erano maleducati. -
Ah, ecco.
La sua alitata di alcool è tutta un programma. E poi noto con piacere che gira senza scarpe. Con un paio di calzettoni bianchi. Di spugna. Luridi. Ha un che di specificamente viscido, quest'uomo. Il mio stomaco si flette e si comprime.
Mentre blatera di avventure da peones e fuma una sigaretta via l'altra, inizia a molestare platealmente le donne degli altri scompartimenti. Pacche sul culo, dita fra le tette e complimenti abbastanza espliciti. Prima ancora che io me ne renda conto, è già scoppiata una rissa. Di quelle serie. Il tizio si sente a suo agio, anche perché è alto due metri e peserà davvero tanto. Non so come, riesco a dividerli e a riportare l'armadio nel nostro scompartimento.
Non è insomma, costui, il classico bestione dentro cui c'è un benefattore che scalpita per venire fuori. Non è un burbero dal cuore d'oro. E' proprio uno stronzo. Un grosso, grossissimo stronzo, perdippiù.
Mi si accosta e riesce solo a dirmi: - Mi scusi, eh, ma sono completamente fatto e ubriaco. Pensi che ho da poco vomitato in bagno. Venga a vedere! -
E mi trascina di forza in bagno mostrandomi i suoi succhi gastrointestinali.
Quello che era il mio personale paradiso, il mio weekend a casa, inizia a diventare un posto decisamente nuvoloso. E sento che fra un po' mi estrarranno il fegato. E senza anestesia.
Provo a parlare al barlume cerebrale che è in lui e a dirgli che è il caso che si calmi e che se ne stia buono. Ma questo è troppo andato per avere un punto di vista e gli ultimi neuroni li ha finiti dopo essersi sfilato le scarpe.
Intanto, seduto, continua a tracannare birre e a fumare ossessivamente. E a parlare al telefono. Cioè, a bestemmia e urlare. Ovviamente, dall'altra parte del telefono non c'è nessuno. E beve e fuma. E' incredibile, e mi rendo conto che probabilmente se nessuno lo fermasse sarebbe in grado di andare avanti così fino a morire. La pazzia sarà anche un evento poderoso e autentico e profondo ma questo di poderoso ha davvero solo la mole. E il fegato, evidentemente.
"Fa caldo", dice. "Fa davvero caldo, non crede? Apriamo un po'!"
Armeggia col finestrino e lo apre. Si sfila il giubbottino estivo che aveva indossato poco prima. A me si congelano pure i pensieri.
Dopo di che indossa degli stivali. Mi guarda.
- Son sempre fatto e ubriaco. Che bello! - E sghignazza.
E poi.
- Sa cosa le dico? Che mi metto a dormire perché sono stanco. Lasci il finestrino aperto per piacere, ché ho davvero caldo. Sa cos'altro le dico? Che la ringrazio: lei è stato l'unico passeggero a trattarmi con educazione e rispetto. Non come quegli stronzi cafoni lì. -
Manco a dirlo, si alza, va verso lo scompartimento attiguo e urla "Stronzi di merda!" ai presenti.
Poi rientra e si addormenta.
Cioè.
Si stende, si infila il pollice in bocca e inizia a russare pareeeeeechio rumorosamente. Vorrei lanciare berci di disperazione. Ma nessuno mi ascolterebbe. In questo momento, le mie richieste di aiuto rimarrebbero platealmente inevase.
Qua di dormire non se ne parla. Però fa un cazzo di freddo. Così, chiudo di soppiatto il finestrino, tanto quello già dorme alla grande, e mi metto a leggere. Lui intanto dorme e russa. Ogni tanto molla scorreggioni tonanti. Sempre col pollicione in bocca.
Andiamo avanti così per ore.
Poi.
Ore 5:45 del mattino.
Smette improvvisamente di russare. Mi giro a guardarlo. Ha una specie di lungo sospiro. Poi il pollice gli cade letteralmente dalla bocca. E in pochi secondi è bianco. Con le labbra viola. Giuro.
Gli vado vicino, lo agito, "Ehi!" gli dico. Ma niente. Auscultare il cuore sarebbe impossibile, dato l'ammasso di adipe. E poi non respira.
La razionalità mi abbandona per un po'. Mi accendo una sigaretta, lo guardo e ho una precisa immagine davanti agli occhi. La morte, compresa di teschio, falce e tutto, che entra nello scompartimento e fa una specie di pari e dispari e sceglie lui anziché me. Viviamo davvero sotto gli occhi della morte.
Mentre penso a tutto ciò, passa un tizio e si accorge della cosa.
- Ma è morto? -
- No. Sta facendo apnea. Certo che è morto. -
Non so come né perché, ma sono freddissimo anch'io. Almeno in senso figurato.
- E come è morto? -
- Ha letteralmente chiuso gli occhi ed è morto. -
Tre secondi e arriva un medico, presumo di una qualche autorità, che, come si dice in questi casi, ne constata il decesso.
- Lei viaggiava con la vittima? -
- Sì. -
- E che può dirmi al riguardo? -
- Che era visibilmente alterato, ubriaco e credo anche drogato. Almeno stando a quanto mi aveva detto. -
- Le ha detto di essere ubriaco e drogato? -
- Sì. Mi ha anche mostrato il suo vomito, se è per questo. -
- E lei gli ha creduto? -
- Beh, dato il suo stato, sì. -
- E secondo lei come è morto? -
- Non sono un medico. Presumo che tutti quei vizi non facessero bene al suo cuore. -
- Va bene, va bene. Mi faccia vedere un suo documento, ché eventualmente la contatteremo per verifiche di routine.
- Certo! -
Sbrigata la pratica, do un'ultima occhiata al corpaccione inerte e me ne vado.
Ho una tesi da consegnare. E devo consegnarla entro oggi, se non voglio andare fuori corso. Ché in quel caso i morti diverrebbero due.
E sinceramente con tutto questo trambusto di cose da fare non c'era bisogno anche di vittime che facessero spettacolo. Almeno non oggi.
Saddio perché, riesco a non pensare al morto. Arrivo a casa.
Trovo i coinquilini che bevono il caffè.
- Ehi! Come stai? Andato bene il viaggio? -
- Sìsì. A parte che il tizio che mi viaggiava accanto è morto nel sonno. -
Sento distintamente uno dei miei coinquilini che sputa il caffè per la sorpresa, quando squilla il cellulare.
- Nonna, ciao! Scusa se non ti ho subito telefonato. Sono arrivato! Tutto a posto. -
- Che hai fatto? -
E piange.
- Che? -
- Che hai fatto? Ha chiamato la polizia. Ti cercava. Dicevano che uno è morto. E ti cercavano. Che hai fatto?-
E piange.
(...Continua...)

21 commenti:

Anonimo ha detto...

con te è sempre la stessa storia... non ho mai dubbi
;-)
welcome back!

Anonimo ha detto...

post di livello superiore!

Anonimo ha detto...

molto superiore
k

Anonimo ha detto...

A volte essere educati salva la pellaccia.
Non come quei cafoni là.

Anonimo ha detto...

Me l'avrai raccontata almeno tre volte. E infatti me la ricordavo.
Porti più nero della Fletcher ;)
Arrivederci.

Anonimo ha detto...

Come mi piace quando mi raccontano ( bene) una storia
TIC

Anonimo ha detto...

Strolippo lì sopra sembra svelarci che questa storia sia vera. "Son sempre fatto e ubriaco. Che bello!" mette davvero tristezza.
Come al solito mi chiedo di chi è la citazione del titolo.

Johnny Durelli ha detto...

MOLECOLE: già! :)
ANONIMO e K: grazie! Grazie assai.
JIMMY: eh.
STROLIPPO: :)
TIC: già.
ALLI: la citazione è di Pete Dexter. Se la storia è vera? Boh...:)

Anonimo ha detto...

Assassionio sull'oriente express ti fa un baffo!

Anonimo ha detto...

bellissima :-)

Velenero ha detto...

Oh... finalmente un bel post con le fantastiche avventure di Johnny Durelli come ai vecchi tempi...

Anonimo ha detto...

Questa storia ormai mi appartiene come le novelle di tradizione popolare. La narrerò a mio figlio, quando compirà 2 anni. Gli dirò: "Vuoi sentire la vecchia storia di JD e l'assassinio sull'orient express?".

Lui batterà le manine tutto contento.
[Ste]

Johnny Durelli ha detto...

ILA: :)
ANONIMO: eh, viverla un po' meno. :)
VELENERO: :)
STE': stronzo. :)
(Mai lasciati tanti smile del cazzo in un commento. Ho le sinapsi in pappa).

Lillo ha detto...

No, scusa sai, ma ti è capitato per davvero?

Certo che ho proprio una vita pallosa.

-L.

Anonimo ha detto...

Beh, arriva o non arriva la seconda puntata?!

Anonimo ha detto...

la nonna - la polizia - il morto - sei ricercato - mio nipote è un killer - la laurea è na copertura - per quello cha messo na vita - e tutti quei soldi che gli abbiamo dato - avrà comprato delle armi - si è arruolato coi mujiaidin dell'afghanistan - oddio oddio oddiooo - povera nonna :)
grande JD sempre soddisfazioni con te.

Manù

Eva Carriego ha detto...

sì e sì

Johnny Durelli ha detto...

LILLO: sì. :)
ILA: arriverà.
MANU': eh. :)
EVA: cioè?

Anonimo ha detto...

Buon compleanno! :*

Anonimo ha detto...

cioè sì, che devo dire di più: tu mi entusiasmi, cioè, il tuo modo di scrivere mi entusiasma

Johnny Durelli ha detto...

EVA: non sai quanto piacere mi facciano questi tuoi complimenti.