“You’re so charming, JD”
La frase risuona così, improvvisa. Mentre io son lì che le dico, seduto accanto a lei durante una sorta di cena di gala in uno dei ristoranti più cool di una romantica capitale europea, che le sue scarpe son veramente belle.
Lei è una mia collega. Tedesca. Teutonicamente bella. Una di quelle così belle che ti sentiresti di merda anche solo a farti le seghe pensandoci.
Insomma, un’erotica ed insana oscillazione fra una madonna e una che creerebbe erotismo ed attrazione anche solo con le parole.
“Charming”, dice. “Charming”. Mi ci balocco almeno trenta secondi, con quest’aggettivo. Questo mentre lei mi fissa con degli occhi che convertirebbero pure Elton John.
Ma perché son lì?
Perché sono in viaggio di lavoro. C’è una sorta di corso d’aggiornamento da sostenere, con colleghi di vari uffici europei.
C’è di tutto. Persino dei kazhaki. E poi russi, tedeschi, inglesi, francesi, svedesi.
O meglio.
Russe, tedesche…
E insomma, lei mi dice “You’re so charming” ed io potrei sciogliermi come la zuppa di patate, funghi, carote e cipolle che mi hanno servito spacciandomela per una prelibatezza locale.
“I only eat maccaroni”, ho risposto al cameriere.
Tsk, gli italiani: pizza, mandolino, spaghetti, mafia.
E io?
Io ho una disciplina che mi sono imposto.
E per quanto tu la disciplina possa imporla a te stesso ma non agli altri.
Per quanto faccia sempre e comunque piacere essere presi di mira dalla curiosità di una donna che prima che bellissima è anche molto interessante.
Per quanto soccombere a una tentazione può a volte comportare una piacevolissima ricompensa.
Per quanto il boomerang dell’attrazione erotica sia un qualcosa da cui è sempre piacevole farsi investire.
Beh, devo adottare “la soluzione senile: lasciar perdere”; (cit.).
In questi giorni all’estero, sto adottando la tattica del silenzio.
E non perché mi faccia difetto la conoscenza dell’inglese. Né sono un timido.
Ma perché.
Non voglio sedurre.
Se anche volessi, il mio punto di forza, (a parte l’indiscutibile figaggine, ça va sans dire), sarebbe il parlare. E l’inglese non mi offrirebbe lo stesso spettro di possibilità. E di cazzate.
E così vado esibendo parole e sincerità con parsimonia.
E nonostante questo, o forse proprio per questo, lei mi trova “so charming”. Faccio alzare il tizio accanto a me e ordino un Calvados doppio per la mia erezione, che si adagia tronfia sulla sedia.
Arrivano i colleghi maschi.
“Tonight you must come with us, ‘cause if there’s JD, then there are women”; mi dicono quelli che non mi odiano.
Mi accodo solo per bere altro Calvados e altro Macallan.
Ma a parte questo.
Nonostante la mia fluviale presunzione, son sempre stato molto ingenuo riguardo alle attenzioni delle donne verso di me.
Son sempre stato quello cui amiche di vecchia data confessavano: “Ho avuto per mesi una cotta per te ma tu non te ne sei mai accorto”. E io, magari, non avrei aspettato altro.
La tattica del “mettiglielo in mano che tanto non cade” è un qualcosa di terribilmente recente. Oltre che efficace.
Fino a poco tempo fa, se una ragazza “mi smerciava” per strada o in un locale, (“smerciare” è ufficialmente il più bel verbo romano fin qui appreso), non me ne accorgevo.
Ecco perché tutte queste attenzioni mi sembrano così strane.
La mattina dopo vado allo shop dell’albergo per comprare delle sigarette e la titolare, una ragazza con una maglia e una morale pericolosamente sbottonate, mi dice:
“What about a coffee or a drink after the closing?”
Ha delle tette che mi porterebbero a dire “Yeah!” anche se mi chiedesse di dare una spazzata nel negozio.
Io.
“No, I can’t”.
Lei ci rimane male. Il mio piccolo uomo pure.
Passo in reception per spedire delle cartoline a famigghia e amici stretti, (spedire cartoline è una di quelle cose che fa di me “un vero uomo del secolo scorso”), e la tizia, un’autoctona troppo bionda per essere vera, mi dice che ci sono messaggi per me.
Bigliettini per me da parte di alcune colleghe. Che si dicono gelose della tedesca. Hai capito, le kazhake? Non parlano ma agiscono.
Salgo in camera. Io non lo so cosa cazzo stia succedendo. Se è un fluido o il mio borsalino gessato blu o la mia classe che mi porta a privilegiare fazzoletti di stoffa a volgarissimi kleenex.
Però mi sento irripetibile. E so già che continuerò per mesi a sentirmi sempre e comunque irripetibile.
Rientro in aula canticchiando la prima versione di Yesterday: “Scrambled eggs, scrambled eggs: how I love your legs”, adattandola alle note di “Spider man” di Bublé. Immaginatevi l’effetto. Io canticchio e saltello. Loro, tutte loro, mi guardano estasiate. La teutonica mi sorride sorniona e guarda tutte con l’espressione “E’ mio”.
E’ stupendo e insano sentirsi conteso.
Erano anni che non sentivo per niente l’esigenza di correre: le endorfine son già troppe.
La sera successiva, la teutonica bussa alla porta e mi chiede di accompagnarla in camera sua.
“No, I can’t”, le dico.
Li mortacci miei.
Lei va via delusissima.
Io vado ad ammazzarmi di pippe per non correre il rischio di avere ripensamenti. Conterò quattro manicotti in meno di un’ora. I kleenex, per quanto volgari, diventano una risorsa scarsa, in camera mia.
Infine si riparte.
Da buon cazzaro, (o kazharo?), medio, le chiedo di farci una foto.
Non me la sarò scopata ma almeno potrò esibirla come un trofeo del torneo del “potrei ma non voglio”, che è la champions league per chi gareggia nel campionato del “vorrei ma non posso”.
Si riparte, dunque.
Aereo.
Una bionda. Un’altra. Col fidanzato. Mi sorride.
Giuro su dio. Mi sorride.
L’incantesimo sta continuando.
Io leggo.
Scendiamo.
Siamo sul nastro che ci trasporterà al ritiro bagagli.
Loro due sono immediatamente dietro me e il mio collega. Prima che il nastro finisca, lei dice al tizio di proseguire pure a ritirare i bagagli ché lei andrà un secondo in bagno.
Cornelio si allontana. Lei mi prende una manica del cappotto e mi trascina in bagno. Letteralmente. Io la seguo: incuriosito e basito. Si ferma sull’uscio e si presenta. Mi mette una mano sulle tette e mi chiede di “accompagnarla” in bagno; tutto questo dopo avermi specificato che quello lì è il suo fidanzato “so boring”.
Io ho la mano destra sulle sue tette, il collega italiano che si gusta la scena e un sacco di incredulità addosso.
“You’re so funny and crazy. Really funny and crazy. But sorry: I can’t”.
Collega italiano, allibito: “Non è che le chiederesti se per lei sarebbe lo stesso se me la scopassi io?”.
Arrivo ai bagagli e saddio perché Cornelio attacca pure bottone.
Crazy and funny arriva e si unisce, comesenullafosse, al cicaleccio.
LEI viene a prendermi.
“Avevo carestia del tuo sorriso” le dico citando Neruda o Machado e pensando di essermi guadagnato tanta innocenza.
Poi le racconto tutto.
E LEI è quasi contenta, persino orgogliosa.
Due minuti dopo le stanno girando vorticosamente i coglioni.
“A Natale ti regalo una fede enorme, vistosissima, kitsch!”
“Ma amore: non lo sai che la fede è il più grosso anello acchiappafica?”
La frase risuona così, improvvisa. Mentre io son lì che le dico, seduto accanto a lei durante una sorta di cena di gala in uno dei ristoranti più cool di una romantica capitale europea, che le sue scarpe son veramente belle.
Lei è una mia collega. Tedesca. Teutonicamente bella. Una di quelle così belle che ti sentiresti di merda anche solo a farti le seghe pensandoci.
Insomma, un’erotica ed insana oscillazione fra una madonna e una che creerebbe erotismo ed attrazione anche solo con le parole.
“Charming”, dice. “Charming”. Mi ci balocco almeno trenta secondi, con quest’aggettivo. Questo mentre lei mi fissa con degli occhi che convertirebbero pure Elton John.
Ma perché son lì?
Perché sono in viaggio di lavoro. C’è una sorta di corso d’aggiornamento da sostenere, con colleghi di vari uffici europei.
C’è di tutto. Persino dei kazhaki. E poi russi, tedeschi, inglesi, francesi, svedesi.
O meglio.
Russe, tedesche…
E insomma, lei mi dice “You’re so charming” ed io potrei sciogliermi come la zuppa di patate, funghi, carote e cipolle che mi hanno servito spacciandomela per una prelibatezza locale.
“I only eat maccaroni”, ho risposto al cameriere.
Tsk, gli italiani: pizza, mandolino, spaghetti, mafia.
E io?
Io ho una disciplina che mi sono imposto.
E per quanto tu la disciplina possa imporla a te stesso ma non agli altri.
Per quanto faccia sempre e comunque piacere essere presi di mira dalla curiosità di una donna che prima che bellissima è anche molto interessante.
Per quanto soccombere a una tentazione può a volte comportare una piacevolissima ricompensa.
Per quanto il boomerang dell’attrazione erotica sia un qualcosa da cui è sempre piacevole farsi investire.
Beh, devo adottare “la soluzione senile: lasciar perdere”; (cit.).
In questi giorni all’estero, sto adottando la tattica del silenzio.
E non perché mi faccia difetto la conoscenza dell’inglese. Né sono un timido.
Ma perché.
Non voglio sedurre.
Se anche volessi, il mio punto di forza, (a parte l’indiscutibile figaggine, ça va sans dire), sarebbe il parlare. E l’inglese non mi offrirebbe lo stesso spettro di possibilità. E di cazzate.
E così vado esibendo parole e sincerità con parsimonia.
E nonostante questo, o forse proprio per questo, lei mi trova “so charming”. Faccio alzare il tizio accanto a me e ordino un Calvados doppio per la mia erezione, che si adagia tronfia sulla sedia.
Arrivano i colleghi maschi.
“Tonight you must come with us, ‘cause if there’s JD, then there are women”; mi dicono quelli che non mi odiano.
Mi accodo solo per bere altro Calvados e altro Macallan.
Ma a parte questo.
Nonostante la mia fluviale presunzione, son sempre stato molto ingenuo riguardo alle attenzioni delle donne verso di me.
Son sempre stato quello cui amiche di vecchia data confessavano: “Ho avuto per mesi una cotta per te ma tu non te ne sei mai accorto”. E io, magari, non avrei aspettato altro.
La tattica del “mettiglielo in mano che tanto non cade” è un qualcosa di terribilmente recente. Oltre che efficace.
Fino a poco tempo fa, se una ragazza “mi smerciava” per strada o in un locale, (“smerciare” è ufficialmente il più bel verbo romano fin qui appreso), non me ne accorgevo.
Ecco perché tutte queste attenzioni mi sembrano così strane.
La mattina dopo vado allo shop dell’albergo per comprare delle sigarette e la titolare, una ragazza con una maglia e una morale pericolosamente sbottonate, mi dice:
“What about a coffee or a drink after the closing?”
Ha delle tette che mi porterebbero a dire “Yeah!” anche se mi chiedesse di dare una spazzata nel negozio.
Io.
“No, I can’t”.
Lei ci rimane male. Il mio piccolo uomo pure.
Passo in reception per spedire delle cartoline a famigghia e amici stretti, (spedire cartoline è una di quelle cose che fa di me “un vero uomo del secolo scorso”), e la tizia, un’autoctona troppo bionda per essere vera, mi dice che ci sono messaggi per me.
Bigliettini per me da parte di alcune colleghe. Che si dicono gelose della tedesca. Hai capito, le kazhake? Non parlano ma agiscono.
Salgo in camera. Io non lo so cosa cazzo stia succedendo. Se è un fluido o il mio borsalino gessato blu o la mia classe che mi porta a privilegiare fazzoletti di stoffa a volgarissimi kleenex.
Però mi sento irripetibile. E so già che continuerò per mesi a sentirmi sempre e comunque irripetibile.
Rientro in aula canticchiando la prima versione di Yesterday: “Scrambled eggs, scrambled eggs: how I love your legs”, adattandola alle note di “Spider man” di Bublé. Immaginatevi l’effetto. Io canticchio e saltello. Loro, tutte loro, mi guardano estasiate. La teutonica mi sorride sorniona e guarda tutte con l’espressione “E’ mio”.
E’ stupendo e insano sentirsi conteso.
Erano anni che non sentivo per niente l’esigenza di correre: le endorfine son già troppe.
La sera successiva, la teutonica bussa alla porta e mi chiede di accompagnarla in camera sua.
“No, I can’t”, le dico.
Li mortacci miei.
Lei va via delusissima.
Io vado ad ammazzarmi di pippe per non correre il rischio di avere ripensamenti. Conterò quattro manicotti in meno di un’ora. I kleenex, per quanto volgari, diventano una risorsa scarsa, in camera mia.
Infine si riparte.
Da buon cazzaro, (o kazharo?), medio, le chiedo di farci una foto.
Non me la sarò scopata ma almeno potrò esibirla come un trofeo del torneo del “potrei ma non voglio”, che è la champions league per chi gareggia nel campionato del “vorrei ma non posso”.
Si riparte, dunque.
Aereo.
Una bionda. Un’altra. Col fidanzato. Mi sorride.
Giuro su dio. Mi sorride.
L’incantesimo sta continuando.
Io leggo.
Scendiamo.
Siamo sul nastro che ci trasporterà al ritiro bagagli.
Loro due sono immediatamente dietro me e il mio collega. Prima che il nastro finisca, lei dice al tizio di proseguire pure a ritirare i bagagli ché lei andrà un secondo in bagno.
Cornelio si allontana. Lei mi prende una manica del cappotto e mi trascina in bagno. Letteralmente. Io la seguo: incuriosito e basito. Si ferma sull’uscio e si presenta. Mi mette una mano sulle tette e mi chiede di “accompagnarla” in bagno; tutto questo dopo avermi specificato che quello lì è il suo fidanzato “so boring”.
Io ho la mano destra sulle sue tette, il collega italiano che si gusta la scena e un sacco di incredulità addosso.
“You’re so funny and crazy. Really funny and crazy. But sorry: I can’t”.
Collega italiano, allibito: “Non è che le chiederesti se per lei sarebbe lo stesso se me la scopassi io?”.
Arrivo ai bagagli e saddio perché Cornelio attacca pure bottone.
Crazy and funny arriva e si unisce, comesenullafosse, al cicaleccio.
LEI viene a prendermi.
“Avevo carestia del tuo sorriso” le dico citando Neruda o Machado e pensando di essermi guadagnato tanta innocenza.
Poi le racconto tutto.
E LEI è quasi contenta, persino orgogliosa.
Due minuti dopo le stanno girando vorticosamente i coglioni.
“A Natale ti regalo una fede enorme, vistosissima, kitsch!”
“Ma amore: non lo sai che la fede è il più grosso anello acchiappafica?”




23 commenti:
10 e lode.. buahahhahaah.. minchia che storia, spero sia sacrosantemente vera = )..
E sennò perché non ci starei ancora credendo?
Già, già... non male,io ci credo, solo l'unica pecca è che un'esperienza cosi alla "American Pie" può trovare comprensibili scetticismi da parte dell'amico di turno, togliendo cosi la soddisfazione del meritato quanto indimostrabile trofeo del "potrei ma non voglio".. ehehe :)
Dade
Fidati. L'amico di turno ci ha creduto. Al limite, c'era della malcelata invidia. :)
cit. - un trofeo del torneo del “potrei ma non voglio”, che è la champions league per chi gareggia nel campionato del “vorrei ma non posso” -
Semplicemente geniale, ecchisenefrega se è vero oppure no.
Io le odio le autobiografie dell'Illinois ...
Cruyff
piesse: grande "buffalo" Muntari, non trovi ?
Affanculo tu e Muntari. :)
simpaticamente, però.
cruyff
Le biografie saranno pure sovrapponibili, ma -cristo-, le fortune proprio no. E non è mal celata invidia, è invida ostentata.
O_O quasi non ti riconosco più...
ma in questa nuova versione sei ancora più bbbello! ;)
io non rimorchio più dal 1908.
(e ancora non c'era facebook, quindi suppongo sia un problema mio)
poi dimmi dove hai comprato il dopobarba, così NON lo regalo a natale al mio fidanzato.
CRUYFF: cor cazzo. :)
MILES: ti capisco. :)
ILA: nuova versione?
MICRAGNA: io non uso dopobarba.
è ancora meglio della prima stesura e sto ridendo da morire. che innegabile classe.
e adoro LEI, chiaro. ha reagito come tutte le grandi donne.
In effetti rendere in Inglese alcuni vocaboli, come l'aggettivo "apotropaico", potrebbe creare un certo calo nella resa espressiva.
Soul
Come ti ho già detto, tu vivrai una seconda vita, maledetta, in cui Iddio ti ridarà questi stessi anni di potente giovinezza, però da uomo SINGLE. Sarai single e nessuna donna ti farà il filo, nessuna, per quanto tu ti sforzerai di essere "charming". E allora ti domanderai, davanti allo specchio, ignaro dell'esistenza precedente, ti domanderai cos'hai fatto di male per meritarti tanta non curanza da parte dell'altro sesso. E volgerai verso un'omosessualità devastante per la gioia di tuo padre.
[Ste]
Tieni dei corsi? c'è possiblità di accedere ad un master?
Che, Cristo, quando mi guardano le donne è perchè ho una caccola in bella vista che spunta da una naricIe.
-Lillo
ARI: e si è pure incazzata, come tutte le grandi donne. :)
SOUL: bastardo...:)
STE: e tu sarai il mio elton john di riferimento.
LILLO: macché. L'incantesimo è già finito. :)
Praticamente la tua vita è una trama da film porno ma attui una ferrea censura alle scene hard perchè il tuo produttore tanto ti paga lo stesso
con invidia
Arturo Folletti
Ah...ora non ci capiamo neanche più...va beh...
Buon Natale! :)
sei stato nominato
ARTURO: ahahah.
ILA: ma no ma no.
EVA: ?
non desidero ricevere inviti su nessun sito...o altro...
grazie
scaravento
alora
ci diamo una mossa a scrivere un altro post, qui, o dobbiamo creare una litigata ad hoc per raggiungere millemila commenti così te la senti calla, darling?
sempre tua
cler
non credo a una parola.
ma, facendo finta di, mi inchino.
bravo.
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