17 settembre 2009

Agosto

Caldo, insetti e stronzate.
Finalmente trovo un bar, buio, come tutti i bar dovrebbero essere. Entro, mi siedo.
Sono una persona perbene, io. E ora come ora provo malinconia. Sentimento tipico delle persone perbene. I miei principi mi fanno soffrire. E così, con i sottostanti triturati, e sperando di non raccogliere troppi sguardi circostanti, ché non voglio recuperare proprio adesso in protagonismo, tiro fuori il quaderno. Mi metto comodo e mi verso una libagione di whisky, ché ho parole da scrollarmi dalle dita. Ché sto perdendo, ad agosto, la mia leggerezza dei pazzi e il mio animo da bambino.
Controllo le mie emozioni, centellino le mie conversazioni. Serate decadenti e telefonate deludenti. Incappare in una serata tecnicamente splendida è diventato impossibile. In questo quaderno quasi ogni parola ti fa raggrinzire le palle e i confini della mia sanità mentale, per quanto io li pattugli, sono sempre più ristretti.
Un po' sono grato, di essere depresso. Ciò mi consente di calare una saracinesca in viso e di essere impermeabile e sordo a ogni dovere e ad ogni fantasia.
Leggo libri. E' il mio oppio. Leggo libri e comprendo ancora la melodia delle parole. Mi ci lascio cullare. Tanto non avrei nessuno con cui condividere, adesso, i miei fervori e le mie smanie e le mie passioni. E mi ci lascio cullare, prima che sfioriscano.
Il presente è inesistente e inutile. I pensieri sono rancorosi e mediocri. E il macallan è l'unico che mi faccia compagnia. Lui mi sopporta. E' un amico . Come l'autoindulgenza. Come Strolippo con i suoi disegni e certa purissima arte e certe splendide parole. Come Soulkitchen con certi messaggi. Soulkitchen che ama la mia stessa libreria. Quella di Porta Romana. Che non c'è più.
"Se un uomo parte con delle certezze, finirà con dei dubbi". A volte ho il dubbio di aver fatto la cosa sbagliata. Venendo qui. Ché ora come ora ho solo la bile in gola. Già. Ho troppi pensieri, ma chi sono i fortunati che riescono a controllare tutto quello che passa per la loro cazzo di testa? Vivo e penso troppo. E mi pento troppo spesso. E aggiorno il mio cartellino segnapunti di errori e relative penitenze. Una contabilità sterile e a tratti ipocrita. E così prego Iddio o chi per lui perché determinazione e calma mi aiutino a sfuggirvi, a questi pensieri negativi. E intanto, s'è capito, la mia tonalità emotiva è piuttosto tesa, e dovrei accordarla su qualcosa di più calmo; cercando di passare i pomeriggi, da solo in questa città che è un cazzo di Armageddon solitario e deserto, in nostalgica malinconia. Tiro fuori i bei ricordi messi da parte. Ora non ne ho. Sono stati razionati. E, forse, visto il presente di merda, mi basterebbe arredarlo con roba di seconda mano, con ricordi di basso livello.
"Menefreghisno. qualunquismo. fanculismo". Questo ci vorrebbe. D'altronde perché cazzo dovrei salvare le apparenze? Per attenermi al dogma teologico del "diventi ciò che odi"? Sono un fantasista dell'unicità, a disagio con questa umida ed afosa quotidianità, un Ronerto Baggio, solo meno perfetto, (molto meno perfetto), che non si vuole accontentare. Che non vuole un "niente più di più". Non voglio che il dovere diventi un piacere, ché per me è il piacere ad essere l'unico dovere.
Lei non c'è. E' partita. Se ci fosse, proverei ancora sete. Di Lei. Se ci fosse, forse vi sarebbe meno struggimento. Se ci fosse, le porgerei il braccio e non ci penserei. Meno ermetico e più cazzaro, le porgerei il braccio.
Nostalgia di Milano. Inusitatamente bella, la ricordo, Milano. Sta lì, nel soffitto delle nostalgie.Un prodotto di insoddisfazione e rabbia. Un cazzo di andirivieni di angosce.
Una città forse decaffeinata: Milano. Cervelli acrilici e sterilizzati: Roma.
Roma che ha in mano la mia resa incondizionata. E se la palleggia allegramente.
Vorrei avere l'animo offuscato e indurito da imprese eroiche, come certi colonnelli di certi splendidi romanzi, ma qui l'impresa eroica è scendere dalla metro con l'abito indenne. Ché per non girare armati in metropolitana a Roma dovresti incutere terrore, comunicare istinto sanguinario e non cadere nel tranello dell'incazzatura col maleducato di turno, sfoderando una vena ironica violenta. Pressappoco gli stessi attributi di Dio. O forse basterebbe imparare a fottere il prossimo nel modo più sbrigativo e maleducato possibile.
Ogni passo, qui, ha qualcosa da dire. Ogni passo è un vaffanculo. Seguo la dieta del vaffanculo, io. Aiuta a sgonfiare fegato e stomaco.
Numeri di telefono. Inutili. Scorro la rubrica e sento accumularsi il risentimento. E forse è pure un po' colpa mia, perché quando l'affetto sbaraglia il rispetto allora va tutto a puttane. Dovrei contenere la mia debordante umanità, cazzo. Ogni sera a casa da solo. Ogni sera a casa da solo in una città dove "dormono tutti, tranne i cani e i peccatori". Io soffro di insonnia. Solo insonnia. Niente latrati. Niente ansimi. E l'amico di Milano che mi telefona per chiacchierare di alcol, sangue e fica, all'una di notte, e poi l'amico che mi parla della burbera franchezza e della falsa arroganza di Milano, mi strappano letteralmente il cuore. Me lo buttano in una risacca di tristezza. . E così anche dormire mi stanca. Mi mancano i miei vecchi amici. Mi mancano anche i miei vecchi nemici: non avevo dubbi sulla loro sincerità.
Allora inseguo i minuti. Cerco di riacchiappare la vita, ovunque sia finita. Rimpiangendo, a volte, quelle giornate di festosa, attaccatticcia e frequente promiscuità e commistione. Giornate da leggende vivente. Da albo d'oro delle teste di cazzo. Rimpiangendo quel passato che sembra mi segua e mi sovrasti, e ritrovandomi trentunenne, carico di età e di seghe mentali. Un adolescente inconcluso che si sente costantemente in credito con la vita. Perché cazzo non paga, 'sta stronza? Io vorrei sporgermi sulla vita, tenendo l'anima per le palle, ma poi porto a spasso, per le strade e per queste righe, questa piccola disperazione insoddisfatta.
"Sono un tipo allegro ed un uomo infelice"? Spero di no.
Sono uno che fa tutto con le sue palle e le sue cazzate. E poi rimpiange le cazzate. Che è più facile ottenere un perdono che un permesso.
Tornando indietro, forse non fuggirei. Forse non partirei.
Continuo a scrivere e mi rendo conto che puzzo di alcol, di cattivi sentimenti e di illusioni deluse: un cazzo di cimitero. E cerco di trasudare alterigia, di mandare avanti il bluff della mia presunta tracotanza, la mia maschera di spavalderia. E rispolvero "quel vecchio classico. L'odio". Anche se l'odio è solo per chi non riesce a ignorare o schiacciare gli altri. I miei coglioni, però, le mie palle formato macigno, continuo ad amarle e celebrarle. Loro mi fanno mantenere le distanze. Mi fanno odiare con circospezione. Mi fanno sopravvivere. Praticamente avvampo e vivo nella mia testa, ma mi amo, comunque. Mi amo perché non riesco ad odiare le persone coerenti. D'altronde, anche se ad agosto ho fatto enormi progressi sulla scala della solitudine, non riesco a mantenere un sorriso, ma riesco ancora a mantenere un'erezione (questa non so se sia mia, ma è splendida).
La faccenda va per le lunghe. Il post va per le lunghe. Come tutte le belle cose.
Belle, poi. Per me, che riprendo a scrivere. Per voi, molto probabilmente, sarà solo una monumentale ed ossessiva campagna per l'abbattimento dei coglioni.
E' fine agosto e spero non sia ancora arrivata l'ultima notte in cui sarò stato giovane. I miei momenti sono ancora belli, a volte. Sono ancora attraente, "vivo di insalate e martini", e ancora molti continuano a cercare di imitare, inutilmente, i miei modi di fare, non possedendo il mio buon gusto. Non voglio un'anima impiegatizia, che mi prenda fra l'incudine e lei. Non voglio solo rimuginare, scrivere, blaterare e far da ventriloquo a me stesso. Non voglio avere più ricordi che progetti. Non voglio continuare a bere litri di caffè e a fumare chili di sigarette. E' uno schifo. Anche se certi vizi, più non ne hai bisogno, più non riesci ad abbandonarli. Voglio ancora certe cose che forse non posso avere, ma alle quali non posso rinuciare. Voglio ancora sia la fornace che il focolare. Voglio ancora delle possibilità.
Continuo a non essere perfetto ma a ritenermi giusto, a fare spesso la cosa giusta. E magari il problema è proprio qui. Sono diventato il mio inferno, chiunque ne ha uno. Ma non è ancora la mia fine. Non ho ancora messo il punto. Perdio.
Io non cambio. Non voglio. A meno di non forzare le cose, non cambia nessuno. E allora lotto silenziosamente con tutta questa cazzo di confusione, questa tormenta mentale, diciamolo: questo rondò di puttanate. Questo trionfo di invertebrate stronzate. Per cercare di vivere decentemente in una situazione indecente.
Dovrò sbronzarmi come un porco, dopo questa storia e questo compleanno.

(Grazie a Philip Roth, Bernard Malamud, James Ellroy, Denis Johnson, Don Winslow, Ethan Canin, Gaetano Cappelli, David Trueba, Shalom Auslander, Andrew Greer, Alfio Caruso. Mi avete tenuto compagnia. Grazie.)

7 commenti:

ardez ha detto...

Non hai detto un cazzo di niente, ma l'hai fatto benissimo. Bravo.

Johnny Durelli ha detto...

Non è vero e lo sai. E' fin troppo chiaro il punto: sono scoglionato, per non dire depresso. Sul serio. Avessi voluto essere solo un po' più diretto, avrei dovuto scrivere solo bestemmie.

ardez ha detto...

...parafrasando Antonio Rezza, la depressione la lascerei agli stronzi.

marco ha detto...

ti parlai di gattullo e vetra mesi fa, ed anche oggi mi ritrovo dentro le tue parole in maniera preoccupante: i bar bui per scrivere e bere, i ricordi e le città del passato comunque sempre migliori del presente.

la vuoi una risposta vera e netta alle tue domande?
non sarai e non sarà mai più meglio di come è stato, in quei vestiti.
cambia l'abito, e vedrai.

pro(va a)creare.

michaelmcd ha detto...

il prossimo macallan lo bevo alla tua.

Anonimo ha detto...

due tipi in più per la compagnia letteraria:
Dennis Lehane, qualsiasi cosa con sottofondo i Dropkick Murphys e Drambuie per la gola;
James Lee Burke, la serie con Robicheaux e Purcel con sottofondo Zachary Richard e Southern Comfort per la gola.
Se non li conosci mi ringrazierai

Cruyff

Anonimo ha detto...

Caro johnny, non sei l'unico a celebrare il tuo ritorno a scrivere, ci sono anch'io.
Sei bravo. Io non ti conosco, ma a volte ho l'impressione, mentre ti leggo, che tu stia rischiando di trasformarti in uno di quei personaggi fenomenali, ma non reali, come Barney Panofsky.
D'accordo con marco, cambia l'abito e vivi il presente. basta passato, basta.

Sofia